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Analisi antropologica delle emissioni dal corpo umano mediante nuove tecnologie fotografiche

Uno studio che conferma antiche percezioni nella Storia dell’Arte

 

Paolo Debertolis*, Daniele Gullà**

 

*Dipartimento di Scienze Mediche - Università di Trieste

**SB Research Group

 

 

Lavoro scientifico pubblicato sugli Atti del Congresso “The 3rd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results (SCIECONF-2015)", Slovakia, Žilina, May 25-29, 2015 (http://www.scieconf.com). Pubblicato da: EDIS - Publishing Institution of the University of Zilina, Univerzitná 1, 01026 Žilina, Repubblica Slovacca.

 

Riassunto - In questi ultimi anni il nostro gruppo di ricerca ha progressivamente migliorato la propria esperienza nel campo dell'archeoacustica anche attraverso nuovi metodi di ricerca, in particolare nella valutazione dell'effetto di un antico ambiente sacro sull’emozionalità di chi vi è sottoposto. Uno tra questi nuovi metodi che abbiamo elaborato recentemente è l’analisi dell'attività cerebrale utilizzando la fotografia nel campo dell’ultravioletto (UV) mediante una speciale fotocamera  digitale da noi brevettata, progettata e costruita come prototipo sulla base della nostra esperienza nel campo forense. Sul principio delle nuove scoperte in fisica quantistica in neurofisiologia, questo dispositivo è stato utilizzato per valutare meglio il livello di emozionalità dei nostri volontari dopo un lungo soggiorno in uno spazio "sacro" in virtù dell'emissione di luce UV conseguenza di un elevata attività cerebrale. Abbiamo infatti scoperto la presenza di un particolare alone luminoso prodotto dall’attività cerebrale intorno alla testa simile all'aureola dei santi o attorno alle immagini sacre rappresentate nei dipinti antichi. Questa aureola era più ampia e più intensa in persone abituate alla meditazione e alla preghiera. Ancora una volta possiamo affermare che, grazie alle nuove tecnologie, scienza e religione possono non essere in contrasto, ma descrivere le stesse peculiarità da un diverso punto di vista.

Parole chiave: luce ultravioletta, aureola, antropologia

 

I. INTRODUZIONE

Nei nostri precedenti studi di archeoacustica e antropologia abbiamo dimostrato che il corpo umano può essere influenzato nella sua fisiologia da fenomeni provenienti dall’ambiente degli antichi templi [1,2,3,4,5,6,7,8,10,11]. Abbiamo inoltre dimostrato che alcuni fenomeni fisici (vibrazioni, campi magnetici e onde radio) prodotti o indotti in questi antichi siti possono senza dubbio influenzare l'attività cerebrale di chi vi è esposto [5,7,10,11]. Per meglio analizzare l’eventuale stato alterato di coscienza dei soggetti in esame, possibile negli antichi spazi sacri in particolari condizioni, abbiamo cercato di ricreare lo stato originale della risonanza presente in essi anche con l'uso di strumenti musicali o della voce monitorando i volontari mediante l’elettroencefalografia  (EEG) [5] o la telecamera a risonanza variabile (TRV) [7, 11].
Se l'EEG era in grado di valutare la differenza di attività elettrica in diverse aree di competenza del cervello umano durante questi esperimenti, la telecamera TRV era in grado di monitorare lo stato emozionale dei volontari utilizzando la correlazione diretta tra stati emotivi e funzionali del corpo umano che possiede precisi parametri di controllo dei movimenti riflessi [7,11].



 
Fig. 1 - Monitoraggio dello stato alterato di coscienza dei volontari nell’Ipogeo di Cividale del Friuli (Udine) mediante EEG


Rispetto l’EEG, che identifica l'area del cervello più coinvolta durante l'esperimento di archeoacustica [5], il programma software connesso alla tecnologia TRV consente l'analisi del grado di stress e dell’emozionalità del soggetto in esame o altri di parametri biologici che sono importanti per il monitoraggio del livello di equilibrio mentale/emotivo. L'algoritmo dell'equazione su cui si basa il programma comprende diversi filtri, sicché le impostazioni e le regolazioni possono essere variamente configurate all'interno del software di sistema. In particolare sfruttando la percezione da parte del sistema computerizzato dei micro-movimenti della parte sinistra e destra del corpo in correlazione alle micro-vibrazioni del soggetto esaminato [7,11].
Ma per confermare i nostri dati precedenti mediante un’altra metodica di analisi in grado di verificare il livello dello stato alterato di coscienza che è possibile raggiungere in un antico spazio sacro, riproducendo la situazione fenomenologica originaria, abbiamo deciso di fare uso di un nuovo metodo qualitativo e quantitativo di utilizzo della fotografia scientifica.


 
 


Fig. 2 - Alcune immagini riprese dalla telecamera a risonanza variabile (TRV) nell’ipogeo di Cividale del Friuli


Grazie alle ricerche di J.N. Hansen e J.A. Lieberman circa la possibilità del corpo umano di produrre luce non visibile (emissioni UV estreme) provenienti dal sistema di microtubuli allocati nei neuroni a specifici livelli di coscienza come un fascio di luce intorno alla testa [14], abbiamo deciso di utilizzare questo aspetto anche nella ricerca di base in archaeoacoustica.
Per questo motivo abbiamo costruito una particolare fotocamera digitale con un sensore decisamente molto recettivo, basato su tecnologia militare e in grado di percepire non solo la luce visibile e i suoi estremi, ma anche i raggi ultravioletti nella banda dell’UV estremo. I risultati di questa tecnica ha superato tutte le nostre aspettative e ha aperto la discussione su alcuni aspetti antropologici della Storia dell'Arte. Per questo motivo abbiamo anche deciso di brevettare la nostra macchina fotografica digitale e il metodo di indagine.
 


II. PREMESSE SCIENTIFICHE DELLA NOSTRA FOTOCAMERA

Da molto tempo il mondo della fisica sta cercando di guadagnare il dominio delle neuroscienze attraverso una visione da una prospettiva diversa della biologia e la scoperta di vibrazioni quantistiche all’interno dell’organismo umano sta aumentando l’importanza di questo nuovo approccio. Il nostro obiettivo è stato pertanto quello di indagare la rilevanza degli studi sulla coscienza dal punto di vista del sistema neurologico dei microtubuli e di altri materiali biologici presenti in esso correlando questa nuova visione alle nostre ricerche di archeoacustica. I neurofisiologi hanno trascurato per lungo tempo le varie sostanze presenti nei neuroni, considerandoli solo come particolari cellule. Ma le recenti scoperte nel campo del sistema neurologico dei microtubuli ha dimostrato che le proteine ed altri materiali cerebrali, (come la scoperta di una catena di risonanza che collega il DNA all'architettura complessiva del cervello) permettono di comprendere meglio l'attività cerebrale. In particolare la scoperta della catena di risonanza che si estende su una banda di frequenze sorprendenti e di diversi ordini di grandezza potrebbe portare neurofisiologi e ricercatori sulla coscienza verso un unico approccio diretto al cervello [16].
La scoperta delle vibrazioni quantiche nell'architettura dei microtubuli che si trovano all'interno delle cellule cerebrali effettuata da Stuart Hameroff assieme a Roger Penrose [13, 16] ha influenzato fortemente la nostra ricerca. Essi propongono che le onde cerebrali registrate dall’elettroencefalografia (EEG) provengono dalle vibrazioni della struttura dei microtubuli dei neuroni. Inoltre il tipo di queste vibrazioni sono in relazione diretta anche alle condizioni cognitive, neurologiche e mentali. Penrose e Hamerof ritengono anche che i pensieri siano originati da questo sistema e considerano la vibrazione quantica come orchestrata dalle connessioni sinptiche (Teoria della Riduzione Oggettiva Orchestrata o "Orch OR") [13].
Questa teoria è stata fortemente criticata dalla maggior parte dell’ambiente accademico sin dall'inizio della sua formulazione. Le ragioni affermate a critica si basavano sul fatto che un sacco di ricercatori ritiene il cervello troppo complicato nella sua essenza per ospitare processi quantici così delicati. Ma di recente la teoria Orch OR è stata confermata anche dal gruppo di ricerca di Anirban Bandyopadhyay dell’Istituto di Scienza dei Materiali di Tsukuba (Giappone) [17, 18] e dal team di Roderick G. Eckenhoff [12, 16], ricercatore presso l’Università della Pennsylvania. In particolare quest'ultimo ricercatore ha dimostrato che l’anestesia generale è in grado di agire sul sistema dei microtubuli dei neuroni senza toccare alcuna altra funzione di queste cellule. In altre parole si può operare sulla coscienza senza influenzare la funzione non-cosciente del cervello. Quindi i nuovi orientamenti considerano la memoria nel cervello come una deformazione della catena risonanza.

 

 
Fig. 3 - diverso aspetto dei microtubuli durante la risonanza (immagine presentata alla Conferenza “Adventure Consciousness”, 16 gennaio, 2014, Amsterdam, Paesi Bassi) [16]


Penrose, Hameroff e Bandyopadhyay concluso che la nostra coscienza è una vibrazione non armonica del sistema microtubuli dei neuroni [16]. Ma la sua vibrazione quantica può anche generare luce e non solo l'attività elettrica rilevata dall’EEG.
Quindi, poiché le persone con una consapevolezza molto elevata come ad esempio i santi da molti secoli sono raffigurate nelle immagini pittoriche con un'aureola intorno alla testa, ci siamo domandati se in questa tradizione antropologica c'era pure qualcosa di scientifico, collegato alle nuove scoperte della neurofisiologia. E se questo aurea fosse stata visibile da qualcuno con un elevato livello di consapevolezza, ossia con il cosiddetto "terzo occhio" aperto della filosofia orientale, tanto da ispirare generazioni di artisti. Ossia che non fosse altro che un aspetto scientifico neurofisiologico tradotto nell’arte sacra. È pertanto possibile che queste persone, con alto livello di coscienza, possedessero il talento di percepire anche deboli variazioni cromatiche di luce.
Ma il nostro gruppo di ricerca è abituato all’uso solo di metodi e protocolli scientifici ripetibili, lontano dalle impressioni soggettive. Così abbiamo progettato di costruire una macchina fotografica speciale in grado di catturare immagini anche al di fuori della luce visibile proprio in quel territorio di visione pertinente solo a guru famosi e maestri di yoga. Nello stesso tempo abbiamo voluto esplorare quantitativamente il livello di coscienza dei nostri volontari durante i nostri esperimenti di archeoacustica negli antichi siti, seguendo gli orientamenti delle nostre ricerche precedenti.

 

III. MATERIALI E METODI

Questa particolare macchina fotografica (che abbiamo chiamato FUTURA) nasce totalmente dall’idea originale del nostro ricercatore, Daniele Gullà, che ha progettato e costruito questo dispositivo sulla base della sua grande esperienza forense per la polizia italiana nell’analisi della scena del crimine e in qualità di perito nominato dal giudice in vari tribunali italiani (CTU), oltre che come esperto in criminalità informatica.

Nel campo forense, ed anche in campo antropologico ed archeologico, la ricerca in banda ultravioletta fornisce dati normalmente non visibili dall'occhio umano, ma sicuramente molto preziosi [9], ma questo tipo di  ricerca non è stata sufficientemente estesa anche in banda UV estrema.
Quindi per la nostra macchina fotografica è stata scelto uno sensore molto sensibile, normalmente utilizzato per la fotografia scientifica in campo medico e microscopico. Questo sensore è il CCD42-40 NIMO a CCD retro illuminato dalla britannica E2V Technologies. Ha un'architettura full-frame, con formato di 2.048 X 2.048 pixel (dimensione pixel 13,5x13,5μm). Tecnologia di illuminazione posteriore in combinazione con amplificatori a rumore estremamente basso, rende il dispositivo particolarmente adatto per le applicazioni più impegnative che richiedono un elevato range dinamico. Per migliorare ulteriormente la sensibilità, il CCD è stato prodotto senza strutture anti-blooming. Esso dispone di due amplificatori a basso rumore nel registro di lettura, uno per ciascuna estremità. Il carico per trasferire i dati può essere fatto tramite uno o entrambi gli amplificatori apportando le opportune connessioni di tipo R1. Il registro di lettura ha una porta controllata per lo scarico veloce scarico di dati non desiderati. Il registro è stato progettato per ospitare immagini fino a immagini da quattro, ma sarebbe in grado di contenere immagini fino sei i pixel. L'amplificatore d’uscita possiede anche una funzione che consente la possibilità di ridurre il pacchetto di uscita, consentendo la lettura di pacchetti di immagini molto grandi.

 

 
Fig. 4 - Il sensore CCD42-40 NIMO a CCD retro illuminato della britannica E2V technologies


 
Fig. 5 - Risposta tipica spettrale del sensore CCD42-40 NIMO. Sull’asse delle ascisse è disposta la lunghezza d'onda della luce in nm, sull’asse delle ordinate l’efficienza quantica in percentuale (%)


Poiché le lenti delle normali ottiche professionali hanno un assorbimento in banda ultravioletta (UV) molto forte, di solito un ottica normale non è in grado di consentire il passaggio delle onde elettromagnetiche al di sotto dei 320-350nm. Pertanto per esplorare la banda UV estrema avevamo bisogno di ottica scientifica per la nostra macchina fotografica ad altre prestazioni. Infatti è inutile avere un sensore molto sensibile capace di scendere di molto sull’UV estremo e poi avere ottica che assorbe questa banda in tale maniera da non far proprio passare la luce in questo campo dell’UV. Abbiamo quindi scelto ottiche al quarzo e fluorite per la loro estrema limpidezza per uso forense (200-1.300nm). Queste lenti permettono ancora un passaggio di luce UV a 200nm del 85%, quindi con una attenuazione in banda UV estrema veramente bassa.

In questo caso la nostra ottica di scelta è stata l’obiettivo Cerco 2.073 UV, progettato per intensificare le tele/fotocamere a CCD con fotocatodo UV (diametro 18 o 25 mm). Questa ottica progettata proprio per l’UV Imaging raggiunge un’efficienza luminosa elevatissima, grazie anche alla sua apertura F/1,8 e i rivestimenti antiriflesso multistrato.

 


Fig. 6 – L’obiettivo Cerco 2.073 UV


La caratteristica principale della nostra macchina fotografica è che opera in estensione multispettrale, perché all'interno del contenitore della fotocamera c'è un disco rotante da 8 scomparti sui quali sono inseriti vari filtri per luce ultravioletta, luce visibile e infrarossi. Questo disco fa ruotare davanti ai sensori i diversi filtri passa banda senza spostare la fotocamera o senza dover avvitare uno sull’ottica. Così è possibile scegliere la banda luminosa che vogliamo analizzare e se la fotocamera è posto sopra un treppiede il ricercatore può scegliere le bande che vuole esaminare e posizionando anche le diverse immagini ottenute sulla stessa fotografia oppure eseguire fotografie singole dello stesso soggetto totalmente confrontabili nei risultati.

 


Tab. 1 – Tabella dei diversi scomparti e dei diversi filtri utili per ottenere le immagini multispettrali



 
Fig. 7 - L'aspetto esterno della macchina fotografica multispettrale FUTURA progettata e costruita dal nostro ricercatore D.Gullà

 

La telecamera multispettrale possiede anche sul sensore un filtro attivo al berillio. Quando questo filtro è attivato questa fotocamera può fotografare i raggi X, i raggi gamma, i raggi cosmici e neutroni. La fotocamera è portatile perché ha una batteria interna e possiede uno schermo TFT. Il CCD è a microcelle di Peltier con un raffreddamento autonomo fino -60 ° C. L'unico piccolo problema di questo sofisticato dispositivo è il peso di quasi 3,2 kg e pertanto deve essere utilizzato solo su un treppiede. L'uso di questa fotocamera speciale può essere esteso anche in altri campi da quello medico come quello dell'archeologia, per esempio nello studio delle pitture rupestri, i restauri archeologici e nei manoscritti deteriorati.

 


Fig. 8 – Una incisione semicancellata sul coperchio di in una tomba etrusca a Veio (Roma) raccolta in modalità multispettrale dalla macchina fotografica FUTURA

 

IV. RISULTATI

Fin dall'inizio è stato chiaro che le emissioni di luce dal corpo umano create dalle vibrazioni quantiche del sistema dei microtubuli nelle cellule neuronali è visibile solo nella banda UV. Ovviamente le immagini scattate in banda UV appaiono nella luce visibile come delle fotografie in bianco-nero. Per distinguere facilmente le differenti bande di luce UV emessa dal corpo umano abbiamo sviluppato anche delle immagini colorate. Le immagini a colori di questo biocampo posto attorno al soggetto in esame sono state costruite con una composizione in quadricromia RGB a tre bande (F3, F4, F5) in cui la banda BLU è stata ripresa con il filtro F3 con efficienza fino 250nm, la banda VERDE con il filtro F4 con capacità fino a 300 nm e in banda ROSSA con il filtro F5 con efficienza fino ai 350nm. Sopra questa ultima frequenza non è possibile vedere qualsiasi biocampo intorno al volontario. I risultati di questo metodica fotografica sono stati sorprendenti.

 


Fig 9 – È  visibile un alone intorno alla testa di una volontaria ripresa durante la meditazione in banda UV. Questa emissione sembra essere molto evidente durante la meditazione profonda nelle persone addestrate a questa disciplina


Tutte le nostre immagini sono originali e non sono interpolate o modificate da programmi di imaging (ad es. Photoshop). Non sembra essere un artefatto di questa tecnica perché assume diversi aspetti in persone diverse. Questa aureola, però, sembra però più visibile in persone addestrate alla meditazione o allo yoga e più il loro livello di coscienza è elevato per un lungo allenamento in questi disciplina e più è possibile trovare un alone più ampio intorno al capo. Come in altre ricerche che abbiamo fatto precedentemente mediante l’EEG, vi è una diversa risposta di andamento dell’attività cerebrale, se il volontario è addestrato alla meditazione o alla preghiera [5]. Sicché la sua aureola intorno alla testa è maggiormente espansa quando la persona è abituato ad un certo grado di spiritualità.

Va però ribadito che questa sorta di aureola intorno al capo presente in fotografia UV non è il risultato di una interpolazione della foto da software o da hardware in postproduzione, ma il sensore legge direttamente la luce proveniente dalla testa dei volontari senza alcun accorgimento al fine di evidenziare l'aureola.


 
Fig. 10 - Lo stesso soggetto in Fig. 9  ripreso con un'immagine in quadricromia RGB che evidenzia la diversa frequenza attorno al corpo umano: il colore bianco intorno alla testa indica l'emissione di luce in tutte le bande di esposizione UV con conseguente colore bianco

 

 
Fig. 11 - È evidente la luce intorno al capo durante la meditazione profonda in un luogo sacro

 

 
Fig. 12 - I diversi volontari che abbiamo fotografato. È evidente la differenza di forma del loro alone intorno alla testa


Il secondo risultato importante è il fatto che in luoghi sacri questo alone è facilmente più esteso dopo una permanenza di alcuni minuti in tale ambiente, come se l'ambiente avesse un effetto diretto sull’emotività del volontario oppure è in grado di rafforzare la sua capacità. Questo risultati sono tutti ripetibili, anche se per risultati più estesi si dovrebbe espandere i campione dal numero di 10 elementi ad un numero maggiore di volontari.

 


V. DISCUSSIONE

La prima volta che abbiamo osservato l'aspetto del aureola intorno alla testa, che confermano le ricerche di altri scienziati nel mondo, la nostra mente è volata all'aspetto dell'aureola posto intorno alla testa dei santi o delle immagini sacre ben visibili nei quadri antichi. Un aureola è il brillare di un alone luminoso, che a volte nei dipinti di personaggi sacri, avvolge l'intera figura, ma solitamente di più il capo. L'aureola nell'arte cristiana compare la prima volta nel 5 ° secolo d.C, ma lo stesso motivo era presente già diversi secoli prima nell’arte ellenistica precristiana [15]. Si trova persino in alcune rappresentazioni persiane di re e divinità e nel Buddha dell’arte buddhista dal 1° secolo d.C. Il suo utilizzo è riconosciuto anche nell’arte della pittura esercitata dagli egiziani fino agli antichi Greci e Romani. Nella tradizione islamica il profeta Maometto non può essere rappresentato, tuttavia alcuni artisti religiosi hanno indicato la sua presenza in scene storiche come  un'aureola vuota fiammeggiante.
La domanda di un certo interesse che ci siamo posti è: perché i santi di varie religioni così distanti sono rappresentati in ogni tempo in questo modo? È possibile che qualcuno fosse in grado di vedere questa aureola anche ad occhio nudo in modo da spiegare all'artista ciò che aveva visto realmente?
In teoria questo è possibile, perché questo alone di luce UV è visibile ad una lunghezza d’onda non troppo discosta dalla banda visibile, come il nostro studio dimostra quando viene usata la modalità di lettura RGB di emissione di UV (vedi Fig. 10).

Per fare un esempio anche ai nostri giorni ci sono alcune persone con un senso dell'udito in grado di percepire oltre i 20KHz (limite superiore della banda sonora udibile dall'orecchio umano normalmente), ma specialmente nei tempi antichi, quando il massimo del rumore possibile era generato dal brontolio di un tuono o il rumore di una grande cascata e non vi erano volumi sonori così elevati come nella musica rock, il cinema e nel traffico, capaci di rovinare il nostro organo dell'udito fin dall'infanzia.

Quindi è possibile che tali persone erano in grado di vedere questo alone con i propri occhi nei tempi antichi, soprattutto se esercitati alla spiritualità e alla preghiera come ad esempio i monaci o gli eremiti, e perché senza avere a disposizione televisori o schermi di computer che sicuramente ai nostri giorni hanno un effetto negativo sulla nostre capacità visive nel tempo.

 

 
Fig. 13 - Un'antica immagine di San Francesco con un’aureola dorata attorno al capo


Inoltre dobbiamo considerare che i cosiddetti santi in tutto il mondo hanno sempre avuto un livello di spiritualità e di coscienza molto elevata insieme ad un comportamento connesso ad una notevole saggezza, paragonabile nel nostro campione alle persone "addestrate" che abbiamo esaminato e forse anche di più. Tutte queste persone più spirituali presentavano infatti un alone molto più evidente nella nostra metodica di fotografia UV.

Dunque la comune interpretazione antropologica della persona sacra nelle antiche pitture, identificabile con un’aureola dorata circostante il capo e che è stata intesa come l’identificazione nell'immagine del sole, simbolo di coscienza e la saggezza, potrebbe non essere corretta. O meglio, l'origine della tradizione di dipingere un’aureola intorno alle persone sacre potrebbe non uscire solo da un parere etico, ma da un’immagine che qualcuno è riuscito davvero a vedere ad occhio nudo. Questa teoria si basa su un dato oggettivo di fatto e non su una speculazione soggettiva, perché questa tradizione è presente in diverse religioni e culture non comunicanti tra loro, oltre che in tempi diversi, e ciò non può essere considerato solo una coincidenza.

 
Fig. 14 - Un alone di luce UV fotografato attorno al capo di uno dei nostri volontari simile a una fiamma

 


VI. CONCLUSIONI

Come abbiamo proposto all'inizio di questo articolo, la fotografia UV utilizzata nell'imaging forense sembra essere anche un buon modo per descrivere la variazione dell’emotività indotta o prodotta nell’attività cerebrale dai siti antichi. Il metodo potrebbe essere utilizzato anche per la valutazione di uno stato alterato di coscienza, dovuto all'effetto di risonanza sonora sul corpo umano o da un fenomeno fisico che abbiamo ritrovato più volte essere presente in luoghi sacri nelle nostre ricerche antropologiche nel campo dell’archeoacustica. Ma il risultato inatteso di persone in possesso di un alone intorno al capo come da sempre rappresentato nell'iconografia religiosa sembra incredibile e sembra confermare come la scienza e la religione spesso sono due modi diversi per descrivere lo stesso fenomeno. Soprattutto quando la fisica quantistica è coinvolta maggiormente.


RINGRAZIAMENTI

Il gruppo di ricerca SBRG è grato al Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Trieste per il supporto in questa ricerca ed in particolare al suo direttore, professor Roberto Di Lenarda.
Un sincero ringraziamento alla nostra assistente scientifica, Nina Earl, per il suo aiuto nella stesura di questo articolo.

 

BIBLIOGRAFIA

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[2]     P. Debertolis, N. Bisconti: “Archaeoacoustics in ancient sites” Proceedings of the “1st International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2013), Zilina (Slovakia) June, 10 - 14, 2013: 306-310.

[3]     P. Debertolis, N. Bisconti: “Archaeoacoustics analysis and ceremonial customs in an ancient hypogeum”, Sociology Study,  Vol.3 no.10, October 2013: 803-814.

[4]     P. Debertolis, S. Mizdrak, H. Savolainen: “The Research for an Archaeoacoustics Standard”, Proceedings of 2nd ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Bratislava (Slovakia), December, 3 – 7, 2013: 305-310.

[5]     P. Debertolis, G. Tirelli, F. Monti. “Systems of  acoustic resonance in ancient sites and related brain activity”, Proceedings of Conference "Archaeoacoustics. The Archaeology of Sound", Malta, February 19 - 22, 2014: 59-65.

[6]     P. Debertolis, N. Bisconti: “Archaeoacoustics analysis of an ancient hypogeum in Italy”, Proceedings of Conference "Archaeoacoustics. The Archaeology of Sound", Malta, February 19-22, 2014: 131-139.

[7]     P. Debertolis, Gullà D, Richeldi F, “Archaeoacoustic analysis of an ancient hypogeum using new TRV camera (Variable Resonance Camera) technology”, Proceedings of the “2nd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2014), Žilina (Slovakia) June, 9 - 13, 2014: 323-329.

[8]     P. Debertolis, A. Tentov, D. Nikolić, G. Marianović, H. Savolainen, N. Earl, “Archaeoacoustic analysis of the ancient site of Kanda (Macedonia)”, Proceedings of 3rd ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Zilina (Slovakia), December, 1 – 5, 2014: 237-251.

[9]     P. Debertolis, N. Earl, “Forensic Imaging in Anthropology”, Proceedings of The 2nd Human And Social Sciences at the Common Conference (HASSACC), Žilina (Slovakia), November, 17 – 21, 2014: 206-212.

[10]  P. Debertolis, F. Coimbra, L. Eneix: “Archaeoacoustic Analysis of the Ħal Saflieni Hypogeum in Malta”, Journal of Anthropology and Archaeology, June 2015, (Volume 3, Number 1) – in press.

[11]  P. Debertolis, D. Gullà, “Archaeoacoustic analysis of the ancient town of Alatri in Italy”, 2015, unpublished.

[12]  D.J. Emerson, B.P. Weiser, J. Psonis, Z. Liao, O. Taratula, A. Fiamengo, X. Wang, K. Sugasawa, A. Smith, R.G.Eckenhoff, I.J.Dmochowski,Direct modulation of microtubule stability contributes to anthracene general anesthesia.” J. Am. Chem. Soc. 2013.S.

[13]  S. Hameroff, R. Penrose, "Reply to criticism of the ‘Orch OR qubit’ – ‘Orchestrated objective reduction’ is scientifically justified". Physics of Life Reviews (Elsevier) 11 (1), 2014: 94–100.

[14]  J. N. Hansen, J.A. Lieberman, “Construction and Characterization of a Torsional Pendulum that Detects a Novel Form of Cranial Energy”, Department of Chemistry and Biochemistry, University of Maryland, 15 College Park, MD 20742.

[15]  G Schiller, “Iconography of Christian Art”, Vol. I,1971 (English trans from German), Lund Humphries, London, pp. 76-78 & figs, ISBN 0-85331-270-2.

[16]  Vlaam Cultuuhuis de Brakke Grond, “Adventure Consciousness Conference and Debate. A closer look into the fundamental principles of neuroscience and its replication”, Brain Storming Session 2014, 16th January 2014, Amsterdam. 

[17]  S. Sahu, S. Ghosh, K. Hirata, D. Fujita, A. Bandyopadhyay, “ Multi-level memory-switching proprieties of a single brain microtubule”, Appl. Phys. Lett. 102, 123701 (2013).  

[18]  S. Sahu, S. Ghosh, B. Ghosh, K. Aswani, K. Hirata, D. Fujita, A. Bandyopadhyay, “Atomic water channel controlling remarkable properties of a single brain microtubule: correlating single protein to its supramolecular assembly.” Biosens Bioelectron 2013;47:141–8.

 

 


 

Archeoacustica all’ipogeo di Hal Salfieni a Malta

di Paolo Debertolis


Articolo pubblicato sul n.73
, Novembre 2014 (Anno VII°), pagine 64-70, della rivista Fenix (Xpublishing S.r.l. Editore)

 

Introduzione

L’archeoacoustica è una nuova disciplina complementare all'archeologia che può spiegare la motivazione per la quale un particolare sito fu considerato sacro nell’antichità o il perché una struttura antica fu costruita o scavata nella pietra. Partiamo dal concetto che i tempi antichi non trascorrevano nel silenzio o erano privi di rumori. La musica e le vibrazioni prodotte dagli strumenti musicali rimasero per lungo tempo la più alta espressione di cultura nella civiltà umana. Attraverso la ricerca archeoacustica è stato possibile dimostrare che nel periodo neolitico ed anche nei momenti successivi la conoscenza dei fenomeni acustici era ben nota e sapientemente utilizzata nei rituali di quei periodi. Dopo una ricerca durata tre anni in questo campo in Europa il mio gruppo di ricerca (SB Research Group) ha dimostrato che le popolazioni antiche erano in grado di influenzare le capacità percettive della mente umana utilizzando il suono ottenendo diversi stati di coscienza senza l'uso di farmaci o di altre sostanze chimiche psicotrope. Inoltre, gli antichi erano anche in grado di rilevare i fenomeni naturali presenti nell’ambiente in grado di creare direttamente sull’organismo umano uno stato di coscienza alterata [2,3,4,5,6,7,8].

Anche altri ricercatori hanno trovato risultati simili ai nostri nei loro studi, ma senza un protocollo comune tra tutti loro, e quindi non è mai stato possibile confrontare esattamente le caratteristiche dei diversi siti con aspetti simili [9,10,11,13,14,15].

Proprio in base a questa ultima osservazione, il gruppo di ricerca SBRG ha sviluppato un nuovo standard che ora può essere applicato all'analisi di tutti gli antichi siti in Europa e nel resto del mondo. Lo abbiamo chiamato “SB Research Group Standard per l’Archeoacustica”, o meglio con  un acronimo: SBSA. Questo protocollo è stato anche applicato anche nell’Ipogeo di Hal Saflieni a Malta.

 

La ricerca nell’archeoacustica

Ci sono due principali campi di indagine in archeoacustica: il primo riguarda lo studio del fenomeno della risonanza o del riverbero presente in antiche strutture costruite per uno scopo particolare, ad esempio per rituali, musica o per diffondere meglio la voce. La seconda riguarda la ricerca di fenomeni naturali presenti negli antichi siti archeologici che hanno un effetto diretto sulla fisiologia del corpo umano e sul cervello in particolare.


Nel primo campo di ricerca, ossia nello studio del fenomeno di risonanza nelle antiche strutture, è necessario analizzare all’inizio i siti utilizzando generatori elettronici di toni sonori. Dopo aver identificato la giusta frequenza di accordo della struttura, sono prese in considerazione le altre caratteristiche, quali la posizione dei “nodi acustici”, ossia la posizione ottimale per ottenere il migliore effetto di risonanza o la migliore risposta sonora utilizzando uno strumento musicale o la voce. Questo non è un grande problema perché un generatore di suoni elettronici è uno strumento facile da usare in quanto vi sono molti programmi per computer che possono generare toni sonori nell'intervallo richiesto. Il metodo utilizzato dal SBRG comprende un computer portatile accoppiato a degli altoparlanti attivi, operanti a batteria o connessi alla rete elettrica, se disponibile. Il saggio per le proprietà acustiche della struttura rispetto gli strumenti musicali viene effettuata utilizzando strumenti musicali antichi come ad esempio strumenti a percussione (ad es. un tamburo sciamanico) o a fiato (ad es. corna di animali). La voce umana viene invece testata utilizzando il canto armonico che ha la caratteristica di mantenere la stessa nota a lungo nel tempo. Il gruppo di ricerca SBRG utilizza sia cantanti maschili che femminili per questo scopo.


Nel secondo campo di ricerca in archeoacustica, ossia la ricerca di fenomeni naturali particolari che rendano sacri quei luoghi dove sorge un antico tempio, l'analisi deve essere più articolata e complessa. Molti siti antichi sono stati considerati "sacri" da migliaia di anni, con tutta una serie di strutture sovrapposte e costruite nello stesso luogo nel corso della storia. Quindi l'analisi non deve essere limitata alla struttura attuale, ma anche ai suoi dintorni. I "luoghi sacri" sono quei luoghi geografici che un particolare gruppo sociale ritiene degno di rispetto e venerazione; tipicamente luoghi di culto e/o utilizzati per scopi spirituali o religiosi. Come tali, potevano anche essere profanati o contaminati da qualcuno, quindi possiedono tuttora in un modo o nell'altro qualche genere di protezione. Gli antichi Greci usavano il termine topos per indicare le caratteristiche fisiche osservabili di un determinato luogo, e la parola chora per riferirsi a quelle qualità di un particolare sito che avrebbero potuto sollecitare la spiritualità evocando una presenza mistica di qualche genere [10]. Il gruppo SBRG ha  saggiato diversi metodi di analisi per verificare i nostri risultati finali e dopo tre anni di ricerca in archeoacustica condotta nel Sud dell'Inghilterra, Italia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Macedonia e Malta abbiamo prodotto un sofisticato e affidabile standard che può essere utilizzato da qualsiasi ricercatore in archeologia che vuole analizzare un luogo sacro da questo punto di vista [5].

 

 

 Fig. 1  - Lo studio degli effetti di risonanza utilizzando il protocollo SBRG all'interno delle rovine della torre di sud-ovest del palazzo imperiale Felix Romuliana (III sec d.C) a Gamzigrad, Serbia

 

L’ipogeo di Hal Saflieni

E ' generalmente accettato che la prima volta che l'uomo cominciò a popolare l’arcipelago di Malta questo accadde intorno al 5.200 a.C. Grazie agli scavi archeologici compiuti nell’arco di due secoli e poi grazie all'uso della datazione al carbonio 14 si è potuto determinare che la costruzione di un certo numero di templi megalitici è da porre intorno al 3.600 a.C. [23].  In particolare l’ipogeo di Hal Saflieni è un patrimonio dell’UNESCO ed è un complesso sotterraneo scavato profondamente nella roccia calcarea. È un sito scoperto per caso nel 1902 durante i lavori di modifica di una cantina di una delle case poste al di sopra di esso. Infatti tale ipogeo si trova al di sotto dell’abitato di Paola. Questo rimase indisturbato fino ad oggi dal momento del suo brusco abbandono da parte della civiltà che lo aveva costruito per motivi misteriosi, ossia intorno al 2.500 a.C.

La prima descrizione delle sue proprietà acustiche risale al 1920. In quell’epoca William Arthur Griffiths scrisse per il National Geographic Magazine che "Solo pochi mesi fa si è notato in questo luogo (la Stanza dell’Oracolo dell’ipogeo di Hal Saflieni) che ogni parola è amplificata di cento volte, tale da renderla udibile in tutta la struttura sotterranea. Una curvatura è stata appositamente ricavata nella parte posteriore della grotta nelle vicinanze di questo foro e funge da cassa di risonanza, mostrando che i progettisti avevano una buona conoscenza pratica dei movimenti delle onde sonore. Si può immaginare che impressione aveva sul creduloni quando l'oracolo parlava e le sue parole arrivavano tuonando attraverso questi luoghi oscuri e misteriosi con un’imponenza terrificante" (22).

Il complesso è costituito da un sistema di camere e passaggi che si sviluppano su tre distinti livelli sotterranei fino a raggiungere una profondità massima di circa 11 metri e con una superficie di circa 500 metri quadrati. Sin dal primo sguardo questo immenso lavoro sembra essere il risultato di una civiltà ben organizzata e avanzata. L'ipogeo è noto per risalire almeno al 4000 a.C., se non ad ancora prima. Questo in accordo con Pace [22] secondo il quale alcune terrecotte contemporanee (fase ceramica Zebbug) sono state scoperte in loco. Secondo questi parametri temporali, per gli archeologi la roccia sembrerebbe essere stata scavata utilizzando solo strumenti semplici d’osso o di pietra dura. Secondo la datazione al carbonio 14 l'Ipogeo di Hal Saflieni è stato utilizzato in un arco di molti secoli durante i quali il monumento ha registrato un gran numero di modifiche [22]. Consideriamo infatti che prima del suo abbandono l’ipogeo fu utilizzato per più di 1.500 anni.
L' architettura di questo ipogeo presenta come dominante l’aspetto curvilineo delle varie celle e dispone di numerose absidi. Inoltre è pieno di scelte deliberate nello scavo delle camere che hanno permesso le soluzioni più spontanee e razionali. È pieno di archi, volte e cupole [30]. La pseudo-facciata nella zona conosciuta come il Sancta Sanctorum suggerisce anche il suo uso come tempio.

 

Fig. 2 - La Stanza Centrale del ipogeo, o Sancta Santorum (foto OTSF)

 

 Fig. 3 - La mappa dell’Ipogeo maltese di Hal Saflieni . Nella parte inferiore della mappa è presente la Stanza dell’Oracolo, dove è stato eseguito l'esperimento di archeoacustica

 

L'ipogeo maltese ha svolto due ruoli, il primo come un santuario dedicato al culto, forse della Dea Madre, il secondo come luogo di sepoltura, come testimoniano i resti di migliaia di scheletri con i loro ornamenti e le loro ceramiche, ma solo nella fase finale del suo utilizzo.

È stato ipotizzato da Evans [21] che i fori interconnessi nel pavimento di fronte all'ingresso della zona conosciuta come il "Sancta Santorum" avrebbero potuto essere stati utilizzati per raccogliere la libagione di animali destinati al sacrificio, o per offerte in solido, possedendo anche un movimento di corde attraverso i fori.

Questa caratteristica si trova anche nel terreno posto davanti all'ingresso dei templi maltesi di superficie. Alcuni dei fori nelle pareti delle camere ipogee è ipotizzabile che siano riconducibili alla pratica dell’oracolo, come è successo a Delfi molti secoli dopo. È  plausibile che un sacerdote approfittasse del fenomeno di eco e risonanza, rispondendo anonimamente a tutte le domande che gli erano poste. L'esempio più interessante attribuito a questa pratica affascinante si trova all'interno della "Stanza dell’Oracolo" vera e propria. Parlando da una nicchia scavata all'interno di questa stanza, la voce è notevolmente ampliata e approfondita. Evans aveva già notato l'acustica di quella nicchia, ricordando che "senza dubbio un profondo eco può essere sollecitato parlando attraverso esso" (16). C'è anche una seconda nicchia che sembra avere uguale importanza per quanto riguarda questo effetto. Questa stanza sembra essere il centro per la generazione di echi straordinari che continuano in altre parti del Ipogeo con un effetto di rimbalzo. Alla giusta frequenza, c'è l'amplificazione non solo del suono, ma anche della sua durata. Durante i nostri esperimenti, si è osservato che alcuni suoni nell’ipogeo risuonavano per ben 7 o 8 secondi dopo che il suono originale si era fermato. Ciò grazie proprio al fenomeno di risonanza presente in esso.
La parola risonanza deriva dal latino e significa "suonare di nuovo". La risonanza è anche la causa comune di produzione del suono degli strumenti musicali. In questo esempio, gli strumenti musicali sono messi in moto vibrazionale alla loro frequenza naturale quando una persona vi batte sopra, pizzica, o fa vibrare o in qualche modo l'oggetto.

In fisica la risonanza è la tendenza di un sistema ad oscillare ad una maggiore ampiezza ad alcune frequenze più che in altre. Queste oscillazioni sono note come frequenze di risonanza del sistema. A queste particolari frequenze, anche piccole forze motrici periodiche possono produrre ampie oscillazioni di ampiezza perché il sistema memorizza l’energia vibrazionale.
La Stanza dell’Oracolo di Hal Saflieni risponde con la massima efficacia sonora a frequenze all'interno di un intervallo che può essere compatibile con le frequenze emesse dalla voce maschile di un basso o di un baritono.

Abbiamo inoltre osservato che il soffitto della Stanza dell’Oracolo, in particolare vicino al suo ingresso verso la zona esterna, sembra essere stato scolpito come una guida per l’onda sonora. Poiché i suoni che risuonano più intensamente al suo interno hanno una frequenza bassa, di conseguenza hanno anche una forma d’onda molto più lunga, si può così affermare  che la stanza è stata scolpita dai suo costruttori per adeguare le dimensioni della stessa alla forma d’onda e facilitarne il trasporto più lontano [16].


Fig . 4 - La Stanza dell’Oracolo vista dal fondo guardando verso l'entrata prima dell'inserimento della pedana per i visitatori . E ' possibile vedere le due nicchie citate poco sopra e le pitture preistoriche (Foto:Heritage Malta)

 

Un altro aspetto importante dell’ Ipogeo è la presenza di pitture preistoriche di ocra rossa. Queste consistono essenzialmente in intricate spirali, alcuni cerchi ed altri motivi geometrici, che secondo gli archeologi aveva certamente un significato simbolico. Potevano essere stati legati a rituali funerari, di culto o entrambi. Ma per Paul Devereux, pioniere dell’archeoacustica, l’ipotesi più probabile è che le crescenti dimensioni delle spirali e soprattutto dei cerchi potrebbero segnalare invece le qualità acustiche delle nicchie e dove porsi per ottenere meglio l’effetto di risonanza [16]. Non dimentichiamo che alcuni tipi di suoni sembrano avere una grande influenza sul comportamento degli individui. Ad esempio, i mantra indù usati nella meditazione si sa che hanno un'influenza diretta sull'attività cerebrale umana e ciò è stato dimostrato da numerose pubblicazioni scientifiche.

Ma che tipo di suoni erano utilizzati in quella struttura per sfruttarne al meglio le sue caratteristiche acustiche? Noi abbiamo cercato di rispondere a questo quesito. In particolare la  presidentessa della fondazione Old Temple Study Foundation (OTSF), Linda Einex, ha voluto qui riunire nel febbraio 2014 un gruppo multidisciplinare di ricercatori nel campo dell’archeoacustica con lo scopo di esplorare tutti i fenomeni sonori (voce umana o strumenti musicali) generati proprio nella Sala dell’Oracolo utilizzando i cosiddetti “nodi di risonanza” come indicato dai ricercatori che avevano precedentemente studiato il fenomeno [16, 21, 28].

 

L’esperimento di archeoacustica

Questo articolo rappresenta una sintesi dell’esperimento scientifico di archeoacustica eseguito nell’ipogeo di Hal Saflieni e da noi già pubblicato sulla letteratura internazionale, in una forma ben più ricca di note tecniche che però al lettore non specialista potrebbero risultare incomprensibili.

Si può però ricordare qui che l'esperimento di archeoacustica è stato eseguito il giorno 21 febbraio 2014 e portato avanti per diverse ore nella Stanza dell’Oracolo posto nel livello principale del ipogeo, sotto l’occhio vigile delle istituzioni maltesi. I ricercatori in questa occasione si sono posizionati vicino alla prima nicchia a sinistra all'ingresso della Stanza dell’Oracolo. Questa è la posizione ottimale per ottenere il migliore effetto di risonanza, come suggerito anche dalle pitture preistoriche, che ha consentito alle varie frequenze esaminate di espandersi in ogni camera dell’ipogeo. La ricerca è stata condotta al buio o con luce molto bassa, come richiesto dalle istituzioni maltesi, fattore necessario per la conservazione delle pitture dell’antico sito.

Per le registrazioni abbiamo utilizzato alcune delle apparecchiature di registrazione e i microfoni d’alto livello già utilizzati in precedenti missioni in Europa dal SBRG. Tutte le registrazioni sono state effettuate secondo il protocollo SBSA [5].

In particolare la strumentazione consisteva di due registratori di fascia alta con una dinamica estesa nel campo degli ultrasuoni, con una frequenza di campionamento massima di 192 KHz (Tascam DR-680) e con frequenza di campionamento di 96 KHz (Tascam DR-100). L'attrezzatura microfonica disponeva di una vasta gamma dinamica e una risposta piatta alle diverse frequenze (Sennheiser MKH 3020, risposta in frequenza di 10Hz - 50.000Hz) con cavi schermati (Mogami Gold Edition XLR) e connettori placcati in oro. Uno dei registratori digitali (Tascam DR-100) è stato posizionato su un treppiede fuori della Stanza dell’Oracolo per registrare la diffusione del suono all'esterno della camera, l’altro è stato posto all’interno della camera.

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Fig . 5 - I microfoni posti all’interno della Stanza dell’Oracolo sono stati collocati nel centro della sala su due cavalletti fissati entro il limite della ringhiera, quindi il registratore principale e i computer (Foto OTSF)



Prima di tutto abbiamo registrato il rumore di fondo proveniente dal quartiere posto sopra l'ipogeo . Bisogna sottolineare che l'ipogeo è posto al di sotto di alcune case della città maltese di Paola. Ma nessun suono spurio interessante o peculiare è stato rilevato.

 

Fig . 6 - Il rumore di base presente nell’Ipogeo di Hal Saflieni: solo un po' di vibrazioni proveniente dal quartiere, ma ad un volume molto basso e non in grado di inficiare le registrazioni


Nel tentativo di replicare delle condizioni simili a quelle presenti nei tempi antichi, è stata utilizzata inizialmente una voce maschile, come per il canto o la preghiera, che comprendeva la vocalizzazione alla frequenza di risonanza già scoperta da altri ricercatori di 110Hz. Questa frequenza corrisponde in una scala musicale moderna all’interno della gamma di una voce baritonale. È stata saggiata anche una voce femminile ma senza successo.
Poi abbiamo utilizzato alcuni strumenti musicali tradizionali che avrebbero dovuto essere stati presenti durante il periodo di tempo che l'ipogeo era in uso. Grazie alla conoscenza della musicologa maltese, Anna Borg Cardona, sono stati saggiati in questo esperimento diversi strumenti antichi tradizionali maltesi:


• La grande conchiglia del Mediterraneo, Charonia Lampas, nota anche come Bronja, con apice scheggiato per soffiarci dentro. Misura: 280 millimetri di lunghezza x 150 millimetri di larghezza, all'apice il diametro è di 25 mm. Diversi frammenti di conchiglie Charonia sono stati ritrovati durante gli scavi nei templi sulle isole.
• Un corno di toro con aggiunto un boccaglio di canna, noto come Qarn o Qrajna. L’estremità appuntita è segata e vi è inserito il boccaglio di canna. Varie corna di animali sono stati ritrovate in siti preistorici maltesi all'interno di altari sacrificali e sembrano essere stati dotati di un certo speciale significato.
• Il tamburo a frizione, noto come Rabbaba o Zafżafa. Questo è uno strumento popolare tradizionale maltese. Si compone di una pentola di argilla di 210 millimetri di diametro all’imboccatura mentre possiede un diametro di 150 millimetri alla base. Posta sulla sua estremità aperta vi è una pelle di capra, con il lato con la pelliccia sopra. Nel centro della pelle vi è conficcata un'asta alta circa 600 millimetri. Le vibrazioni dello strumento sono prodotte dallo sfregamento dell'asta con una spugna umida.

 

Fig. 7 - In alto : la conchiglia marina Charonia Lampas, noto come Bronja . Sotto: il corno di toro con aggiunto un boccaglio di canna, noto come Qarn o Qrajna (Foto: Anna Borg Cardona)

 

Fig. 8 - Il tradizionale tamburo a frizione, strumento popolare maltese, noto come Rabbaba o Zaffa (Foto: Anna Borg Cardona)

 

L'ultimo strumento musicale utilizzato è stato uno strumento a percussione, noto anche come  tamburo irlandese o tamburo sciamanico, ancora comunemente usato oggi nella musica celtica eseguita nel Nord Europa. Questo antico tamburo si trova in quasi tutte le culture del mondo ed è costruito ancora  oggi. I materiali di costruzione erano tutti disponibili nel periodo neolitico corrispondentemente alla costruzione dell'ipogeo. È un tamburo ad un’unica testa, costruito su un cerchio in legno massello sul quale è tesa un pelle animale, tipicamente di capra o cervo, ma anche di animali differenti, a seconda della zona e della cultura. Il suono di questo strumento è profondo, ma se la pelle è umida per un eccessiva umidità d’ambiente, il tono cambia e vibra di meno. Pertanto la pelle deve essere perfettamente asciutta per produrre il suono corretto. Sicché il suono può cambiare molto rapidamente in un particolare ambiente. Se questo è troppo umido, la pelle deve essere riscaldata passandola sul fuoco per ottenere un suono più puro. Per la nostra ricerca abbiamo utilizzato un tamburo sciamanico con un diametro di 40 cm con pelle di capra.

 


Fig . 9 - Il tamburo irlandese utilizzato durante l'esperimento dal nostro gruppo di ricerca



La correlazione tra la sorgente sonora e la risposta della camera è stata verificata attraverso la grafica dello spettro sonoro delle registrazioni utilizzando vari programmi audio (PRO TOOLS ver. 9.05 per Mac, Praat versione 4.2.1 e Audacity ver. 2.0.2 per Windows). I cantanti hanno anche eseguito un repertorio di canto antico e canto armonico e si è riscontrato che i mantra e le frequenze modulate tipiche di varie canzoni mistiche e preghiere eccitano molto bene le strutture circostanti.


I risultati ottenuti nell’ipogeo

Prima di tutto abbiamo rilevato che la voce maschile è in grado di stimolare la risonanza non solo a 114Hz, ma anche 68-70Hz. Quindi ci sono due frequenze che possono essere utilizzate per avere un forte effetto sui presenti durante i rituali dell’Ipogeo di Hal Saflieni. Ciò è sicuramente un po' diverso dai 110/111Hz, che erano stati inizialmente dichiarati sulla base di ricerche precedenti in quell’ipogeo ed in altre camere neolitiche in Europa [12], ma comunque ancora all'interno di quella che è stata chiamata ”la gamma dei templi megalitici”, ossia la gamma di frequenze di risonanza che si trovano in simili siti in pietra nel nostro continente [4,6,7,9].

Ricordiamo che la gamma di frequenze per una voce maschile normale va dai 77 Hz ai 482 Hz [27], anche se una voce maschile addestrata può partire dai 70Hz . Infatti il nostro cantante era in grado di raggiungere questa frequenza, come si può vedere dal grafico sottostante. Non è stato necessario un alto volume della voce per sollecitare la struttura, anche un filo di voce alla giusta frequenza ha sortito un ottimo effetto. La voce gridata ad alto volume, ma non alla giusta frequenza, ha invece ottenuto l’effetto contrario non riuscendo a sollecitare per nulla le strutture.

 

Fig . 10 – Il grafico della voce del cantante durante l'estensione normale. È possibile vedere le armoniche della voce maschile in espansione nella Stanza dell’Oracolo
 

Fig . 11 - Se il cantante arriva a 68-70Hz con la voce la camera rafforza la voce per effetto di risonanza. Infatti è possibile vedere un notevole picco intorno a questa frequenza non presente a frequenze diverse

 

Con l'uso degli strumenti musicali, l'effetto non è stato lo stesso. In particolare il suono della conchiglia, anche se ad alto volume, non è stata in grado di stimolare la struttura.

 

Fig . 12 - La conchiglia gigante possiede un notevole picco intorno 290Hz , ma ad una frequenza troppo alta per stimolare la struttura ipogea

 

Così ugualmente senza effetto di risonanza è il suono del corno di toro che pur attraversando con forte intensità direttamente il corpo dei presenti all'esperimento, lasciando una sensazione soggettiva molto forte (probabilmente perché questo strumento ha un'estensione nella banda degli ultrasuoni), non ha però generato una risposta nella struttura.
 

 

Fig . 13 - Il corno del toro. Il grafico non mostra alcuna attivazione della struttura, ma l’effetto soggettivo è da attribuirsi alla sua estensione nella banda degli ultrasuoni

 

Il tamburo a frizione ha ottenuto solo un parziale effetto di stimolazione della risonanza. Questo perché il modello che abbiamo usato nell’ipogeo non è stato messo a punto per la giusta frequenza di destinazione (114Hz). Il nostro tamburo a frizione aveva invece una frequenza base di 109Hz. Così ha potuto stimolare la risonanza della camera solo parzialmente. Ma possiamo supporre che con lo strumento accordato alla frequenza giusta l'effetto potrebbe essere stato molto intenso.

Il tamburo irlandese, o tamburo sciamanico, ha ottenuto al contrario la migliore prestazione nella Stanza dell’Oracolo. Sue armoniche sono stati in grado di stimolare intensamente la struttura sia a 114Hz che a 70Hz. Ma è stato importante mantenere un’alta pressione acustica per una buona risposta. Se il tamburo viene colpito da una mano morbida anziché da una mazza il suo volume di emissione è privo di un certo numero di armoniche in grado di sollecitare l’effetto di risonanza dalla struttura.

 

 

Fig . 14 - Il tamburo irlandese che ha una frequenza di base circa 40Hz ed il secondo picco nel grafico rappresenta la risposta della Stanza dell’Oracolo alle sue armoniche in grado di sollecitarla a 70Hz e 114Hz

 
Ma se il colpo della mazza sul tamburo è sufficientemente forte, la risposta è impressionante, in quanto la struttura risponde come con una voce maschile che esclama una sorta di "oooh". Questo  effetto appare sorprendente ed è particolarmente evidente graficamente se lo si confronta con il grafico della risposta vocale della camera.



Conclusioni
In questo esperimento di archeoacustica abbiamo ottenuto cospicui risultati. In primo luogo abbiamo capito che la frequenza di risonanza della stanza dell’Oracolo già scoperta nello scorso secolo non è a 110Hz, ma va centrata sui 114Hz. Inoltre non è l’unica frequenza di risonanza presente, ma la stanza risponde anche ai 68-70Hz, quindi è a queste frequenze che è possibile attivare il massimo effetto di risonanza della struttura per una
voce maschile che  canta o prega nell’ipogeo. Ma anche senza l’uso diretto di una voce maschile, anche il tamburo sciamanico (o tamburo irlandese) può stimolare la risonanza della struttura grazie alle sue armoniche al giusto ritmo e alla giusta pressione sonora. Lo stesso accade con un tamburo a frizione, l’antico strumento maltese, ma solo se regolato alla giusta frequenza. Non possiamo ricostruire totalmente i rituali compiuti in questo ipogeo, ma siamo in grado di immaginare che la musica e alcuni cantanti potrebbero aver avuto un ruolo fondamentale in esso. Inoltre, bisogna ricordare, che da studi recenti si desume che queste frequenze hanno un effetto diretto sull’attività cerebrale e questo meccanismo è stato di sicuro utilizzato per rendere più suggestivi i rituali in questo ipogeo [7]. La cosa interessante è che, grazie all'utilizzo del tamburo sciamanico e lo sfruttamento del fenomeno di risonanza per scopi rituali, questa prerogativa non era limitata solo ad un sacerdote con una voce bassa, come ipotizzato fino ad ora, ma poteva essere ugualmente sfruttato da una sacerdotessa dotata di un semplice tamburo. Ciò ha un notevole significato per lo studio delle tradizioni della cultura neolitica devota alla Dea Madre o Madre Terra.

 

 

Fig. 15 – La statua della Dea Madre addormentata ritrovata nell’ipogeo durante gli scavi

 

 

Fig. 16 – Alcuni dei protagonisti della ricerca alla reception dell’ipogeo: da sinistra Paolo Debertolis (SBRG), Maria-Elena Zammit (Heritage Malta), Linda Eneix (OTSF)

 

Le intenzioni dei costruttori del santuario sotterraneo nel Neolitico, non potranno mai essere totalmente note, ma è ingenuo pensare che gli antichi non abbiano fatto ampio uso in qualche modo degli effetti sonori del luogo, viste le ampie conoscenze di acustica degli stessi [19].

Lo scavo perfetto nella pietra calcarea delle due nicchie in grado di concentrare il suono, la forma ricurva della Stanza dell’Oracolo con i graffiti dipinti sul soffitto che tratteggiano la diffusione dell’onda sonora, le pareti concave che sono evidenti nelle altre stanze e che facilitano la diffusione del suono sono tutti aspetti precursori del moderno ambiente progettato dai nostri architetti per elevate prestazioni sonore. Il loro sviluppo non sembra essere per nulla un caso. Anche ipotizzando che la conoscenza dei costruttori di Hal Saflieni poteva essere solo empirica all’epoca, questo non diminuisce la loro capacità di manipolare la mente umana attraverso anche una discreta conoscenza degli aspetti psicologici e fisiologici umani.

Alla fine di questo lavoro possiamo concludere che abbiamo di raggiunto il nostro scopo di apertura nel definire meglio gli aspetti acustici dell’Ipogeo di Hal Saflieni. Queste nuove teorie interpretative circa l'intenzione dei costruttori di questo sito sono state possibili grazie solo ad un approccio multidisciplinare che comprende sia il contesto archeologico che antropologico, così come la tecnologia di analisi acustica. Ancora una volta possiamo concludere che l’archeoacoustica è un nuova metodica interessante per l’analisi di numerosi siti antichi, perché fornisce la possibilità di recuperare "antichi saperi", che riguardano la sfera emotiva della coscienza umana, nonché per ampliare la nostra comprensione del mondo antico.

Paolo Debertolis - 2 novembre 2014

 

Bibliografia

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[15] P. Devereux, P.: “Ears & Years: Aspects of Acoustics and Intentionality in Antiquity”, In, Archaeoacoustics. Scarre, C; Lawson, G. (eds.). McDonald Institute for Archaeological Research, Cambridge, 2006: 23-30.

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[18] P. Devereux, S. Krippner, R. Tartz, A. Fish: “A Preliminary Study on English and Welsh ‘Sacred Sites’ and Home Dream Reports”, Anthropology of Consciousness, Vol. 18, No. 2, 2007:  2–28.

[19] L. Eneix: “Introduction”, Proceedings of Conference "Archaeoacoustics: The Archaeology of Sound", Malta, February 19- 22, 2014.

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[27] J.C. Stemple, L. Lee, B. D’Amico, B. Pickup: “Efficacy of vocal function exercises as a method of improving voice production”, Journal of Voice, 8, 1994: 271-278,.

[28] D.H. Trump: “Megalithic architecture in Malta”, In Evans, J.D.; Cuncliffe, B.; Renfrew, C. (eds.) Antiquity and Man. Essays in honour of Glyn Daniel, London, Thames and Hudson, 1981: 128-140.

[29] A. Watson: “(Un)intentional Sound? Acoustics and Neolithic Monuments”. In, Archaeoacoustics. Scarre, C; Lawson, G. (eds.). McDonald Institute for Archaeological Research, Cambridge 2006: 11-22.

[30] C.Ceschi: “L’architettura dei Templi Megalitici di Malta”. Monografia. Roma, 1939.

 


 

 

Missione esplorativa nello Yucatán messicano

di Giancarlo Sette

 

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Fig. 1 - El Castillo o Piramide di K’uk’ulkan a Chichén Itzá, facciata ovest, 12 dicembre 2013, h. 9:30 del mattino

 

 Sono da poco tornato da un viaggio nello Yucatán messicano, in visita a ciò che rimane di alcune antiche città costruite dai Maya.

 Queste antiche città sono ricchissime di monumenti anche di notevoli dimensioni e si estendono a volte per decine di km² in zone dalla vegetazione molto fitta, oggi completamente mappate grazie alla fotogrammetria aerea e satellitare, ma solo in parte esplorate e in ancor più piccola parte disboscate per consentire il restauro dei monumenti e la loro visita.

 In generale, attualmente sono restaurati e visitabili solo i grandi centri monumentali, quelli che costituivano ciò che gli archeologi chiamano acropoli, ossia i centri cerimoniali e dirigenziali più importanti e imponenti, costituiti da una serie di templi posti alla sommità di grandi edifici piramidali, raggruppati attorno ad una piazza, sulla quale si affacciano anche i palazzi del sovrano o dei governanti e gli edifici pubblici, un insieme di strutture paragonabile nella sua funzione al foro romano.

 


Fig. 2 - Uno degli attuali abitanti di Chichén Itzá si gode beatamene il sole del mattino...

 

Fig. 3 - ...e la radice di un grande albero cerca di assomigliargli

 

 Ma le città edificate dai Maya nel periodo del loro splendore erano in realtà delle grandi conurbazioni, composte da una molteplicità di centri urbani minori raggruppati attorno alla città o al “foro” più importante. Ciascuna piccola città aveva il suo “foro”, solo di dimensioni più piccole rispetto a quelle del “foro” del centro maggiore.  Inoltre, attorno a ciascun “foro” si distribuivano le abitazioni della popolazione, via via più rade e meno imponenti man mano che ci si allontanava dal foro pertinente.

 E queste strutture “minori” sono ancora in massima parte inesplorate, in particolare quelle delle zone abitate dal popolo vero e proprio. Di conseguenza, poco conosciamo della vita dei “comuni”, qualcosa di più della vita dei nobili, dei guerrieri e dei sovrani, soprattutto attraverso l’analisi dei corredi tombali e delle iscrizioni glifiche scolpite sulle stele erette nelle piazze e sui grandi pannelli che decoravano le sale delle “regge”. 

 Qualcuno ha osservato che in pratica è come cercare di capire la vita della popolazione inglese nel medioevo attraverso la lettura delle lapidi tombali poste all’interno delle grandi cattedrali gotiche, come quelle di Canterbury o di Westminster. 

 


Fig. 4 - Uno dei “troni” sagomati come un giaguaro, presenti in alcuni ambienti di Chichén Itzá. Il più famoso è quello che si trova all’interno della Piramide di K’uk’ulkan, detta anche El Castillo: è dipinto di rosso e le macchie della pelliccia del giaguaro sono rese con inserti di giadeite. Purtroppo, il locale dove si trova oggi non è più accessibile (vi si accedeva dalla porticina chiusa visibile nella Fig. 8)

 

 Insomma, degli antichi Maya conosciamo molto poco, a causa del fatto che i frati francescani, incaricati di evangelizzarli dopo la conquista, bruciarono quasi tutti i loro libri, ne sopravvivono solo 4, che trattano esclusivamente di astronomia/astrologia, senza preoccuparsi di raccogliere notizie sulla loro cultura (Diego de Landa e Bernardino de Sahagún sono le due sole eccezioni, ma de Landa lo fece solo per farsi perdonare i grandi roghi di libri da lui organizzati).

 In particolare, della loro architettura conosciamo bene quasi esclusivamente quanto è deducibile dall’esame per così dire visivo. Mi spiego: conosciamo i materiali utilizzati e nella maggior parte dei casi le tecniche costruttive, ma circa la reale funzione di molti edifici conosciamo ben poco. E soprattutto molto poco conosciamo delle cerimonie che davanti o all’interno di questi edifici si svolgevano.

 Per esempio, due edifici cilindrici coperti da una falsa cupola, edificati rispettivamente a Chichén Itzá e a Mayapán, sono universalmente giudicati osservatori astronomici, ma nulla ci dice che effettivamente lo siano stati: non una iscrizione, non una stele, non una immagine scolpita su un bassorilievo, non un passo in uno dei 4 testi superstiti o negli scritti di de Landa e Sahagún o di qualsiasi altro cronista della Conquista.

 Solo il fatto che le finestre alla sommità del Caracol di Chichén Itzá sembrano puntare verso direzioni significative dal punto di vista astronomico mentre le 4 porte dell’edificio di Mayapán sono orientate verso i punti cardinali suggeriscono questa interpretazione.

 


Fig. 5 - Il cosidetto Caracól (chiocciola) di Chichén Itzá, forse un osservatorio astronomico del XII sec.

 

 Ma le maggiori controversie nascono riguardo l’interpretazione funzionale dei particolarissimi fenomeni acustici riscontrabili alla base di molti grandi edifici piramidali edificati in diverse città e nella Grande Corte per il gioco della palla di Chichén Itzá.

 Di uno di questi fenomeni acustici, riguardante gli edifici piramidali detti El Castillo a Chichén Itzá, e Piramide del Nano o dell’Indovino a Uxmal, oltre a riportare gli indirizzi del web nei quali rintracciare documentazione e filmati in merito, posso dare testimonianza diretta, per averlo sperimentato di persona e aver assistito alla prova sperimentale fatta da altri.

 Di quelli che si verificano all’interno del Grande Campo per il gioco della palla e di altri 2 riscontrati sulla Piramide di K’uk’ulcan, posso solo riportare la descrizione fattane da alcuni studiosi, non essendo possibile sperimentarli nel corso di “normali” visite, a causa della presenza di troppe persone all’interno o nelle immediate vicinanze delle costruzioni oppure a causa di divieti di accesso ai monumenti.

 Cominciamo dagli edifici piramidali: li chiamo così, invece che piramidi, perché queste costruzioni non sono di fatto delle vere e proprie piramidi, bensì piuttosto delle ziqqurat o piramidi a gradoni.

 In apertura, ho presentato una mia foto (fig.1) della Piramide di K’uk’ulkan a Chichén Itzá.

 Il sito di Chichén occupa in totale più di 60 km², di cui solo 3 sono stati fin’ora oggetto di approfonditi studi e restauri e sono aperti alle visite.

 Fino a non molto tempo addietro non lo si riteneva tanto esteso e si pensava che fosse pertinente ad una unica grande città. Le investigazioni più recenti hanno sovvertito completamente questa idea, dimostrando che si tratta di una conurbazione, composta da un grande centro cerimoniale, che è quello fino ad oggi studiato e restaurato in maniera approfondita, e da un discreto numero di centri satelliti, alcuni dei quali sono annessi al centro più grande e sono delle specie di “dépendances” di questo (vedi la successiva Piramide del Mago o Ossario), altri invece distano dal centro maggiore anche un paio di km e sono delle vere e proprie città minori.

 


Fig. 6 - Il Tempio dei Guerrieri con la Piazza delle Mille Colonne. Le colonne sono a sezione quadrata e su ciascuna faccia è scolpita in bassorilievo una figura umana a grandezza maggiore del naturale. Le figure formano una processione di guerrieri armati di tutto punto, preceduti da una serie di sacerdoti. Le colonne sono alcune centinaia e non ci sono due bassorilievi uguali

 

 Il nome del centro maggiore, estesosi a tutto il sito, è la traslitterazione in spagnolo dell’effettivo nome in lingua Maya yucateca del centro edificato dopo il 1000 da parte degli invasori Maya Putún, che arrivarono in questa regione provenendo dalla zona circostante l’attuale Laguna de Términos, circa 400 km a sud ovest.

 Precedentemente, il sito era abitato da un’altra etnia Maya, era molto più piccolo, meno importante e forse si chiamava Uuc Yabnal (che probabilmente significa “sette pietre-stele” o “sette anni”).

 I nuovi arrivati Putún gli diedero il nome di Chi (bocca) Ch’en (pozzo) Itz (mago/magia) Ha (acqua), perché il centro cerimoniale sorge nelle immediate vicinanze di uno dei più grandi cenotes (pozzi naturali di origine carsica, dal maya yucateco dzonot’) dell’intero Yucatán e il clan dominante tra i Putún a quell’epoca era quello degli ItzHa, cioè i “maghi” dell’acqua. Quindi, il nome del centro significa “alla bocca del pozzo dei maghi dell’acqua” (Piña Chan, 1980), dove il termine “maghi” va inteso nel senso di “sacerdoti”.

 L’intera penisola dello Yucatán non è altro che un immenso tavolato calcareo con imponenti fenomeni di carsismo. Nella zona, le precipitazioni durante la stagione delle piogge sono abbastanza abbondanti, ma l’acqua piovana viene immediatamente assorbita dal terreno calcareo e scompare dalla superficie, creando dei veri e propri fiumi sotterranei, alcuni dei quali di portata veramente notevole e parzialmente esplorati. I Maya che abitavano la zona avevano grandi problemi per approvvigionarsi di acqua dolce, anche perché ragioni non chiare, forse di natura religiosa, impedivano loro di scavare pozzi.

 Di conseguenza, impermeabilizzarono con argilla molte cavità naturali, utilizzandole come serbatoi di acqua, chiamati chultunob (plurale di chultun), ma soprattutto utilizzarono i cenotes, pozzi carsici naturali che nella zona sono relativamente numerosi. In prossimità dei più importanti di questi pozzi sorsero centri cerimoniali dedicati al culto delle acque e del dio della pioggia, Chaac.

 Uno di questi centri è appunto quello di Chichén Itzá.

 


Fig. 7 - Il più grande dei cenotes di Chichén Itzá, noto come Cenote Sagrado o Cenote de los sacrificios, 60mt di diametro, acqua a circa 25mt dall’orlo, profondità max dell’acqua circa 15mt.

 

 I 3 km² aperti alle visite ospitano un numero notevole di edifici impressionanti, a cominciare dalla cosidetta Piramide di K’uk’ulkan (fig.1). K’uk’ulkan è l’equivalente in lingua maya yucateca del nahuatl Quetzalcóatl, il re-sacerdote-shamano dei Toltechi divinizzato nel serpente piumato (k’uk’=quetzal=uccello dalle lunghe piume caudali verde smeraldo, kan=cóatl=serpente, però kan significa anche cielo).  Quindi, questa sarebbe la piramide del serpente piumato, nome che le è stato attribuito in tempi recenti, dai primi archeologi che la esaminarono. Si deve considerare il fatto che essi la videro quando ancora non era stata pazientemente ed accuratamente restaurata. Pur trattandosi di una delle poche strutture che ai primi del XIX sec., quando nella zona iniziarono le spedizioni archeologiche, si trovava ancora in buono stato di conservazione non ostante l’età e il plurisecolare abbandono (venne costruita probabilmente attorno al 1100 e abbandonata circa 2 secoli dopo), buona parte delle sue strutture erano parzialmente crollate oppure erano celate da rampicanti.

 


Fig. 8 - Una delle teste di serpente a fauci spalancate alla base delle scalinate della Piramide di K’uk’ulkan

 

 I primi studiosi furono colpiti dal fatto che le scalinate sono affiancate da un alto cordolo che termina con la testa di un serpente a fauci spalancate e lingua estroflessa.

 Inoltre, si accorsero che al sorgere e calare del sole nei giorni degli equinozi la luce del sole proietta su una delle pareti laterali della scalinata principale (facciata nord) un’ombra che sembra il corpo sinuoso di un serpente che parte dall’alto e scende a congiungersi con la testa.

 In realtà, a giudicare dall’iconografia oggi ben visibile, il tempio posto alla sommità della struttura doveva essere dedicato a Chaac, il dio mesoamericano della pioggia.

 

 


Fig. 9 - Maschera del dio Chaac (immagine sopra), posta nel riquadro centrale che sovrasta il frontone della cella templare alla sommità della piramide, facciata ovest (immagine sotto). Ogni facciata porta un simile riquadro

 

 Cruz Calleja e Declercq (2009) suggeriscono un suggestivo parallelo tra la scalinata principale della piramide, quella della facciata nord, e la cascata di Coo, in Belgio, accostandone le rispettive immagini

 

 

       Fig. 10 - Piramide di K’uk’ulkan, facciata nord   

 


Fig. 11 - Cascata di Coo, Belgio, foto Boris23 (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Waterfalls_of_coo_belgium.jpg)                                                                                

 

 Essi osservano come le scalinate abbiano una inclinazione diversa da quella della facciate della struttura e se ne chiedono la ragione. Una spiegazione possibile è che questo consente il verificarsi del fenomeno ottico della discesa del serpente nei giorni di equinozio, fenomeno però osservabile solo lungo il lato nord. Perché quindi costruire tutte le facciate allo stesso modo? Forse appunto perché queste composizioni strutturali richiamano l’immagine di una cascata d’acqua. I due autori ricordano a tal proposito il significato del nome della città: Chichén Itzá = “alla bocca del pozzo dei sacerdoti dell’acqua”.

 Personalmente, mi è venuta in mente un’altra immagine, non richiamata dai due studiosi citati, che può rafforzare questa interpretazione.

 

 Fig. 12 - Mascheroni del dio Chaac, impilati, a formare l’angolo di un tempio, Tempio del Mago o Ossario

 

 Molto spesso agli angoli dei templi posti sulla sommità delle strutture piramidali (ma non solo) si vedono composizioni di maschere del dio Chaac sovrapposte (fig. 12, di cui parlerò più avanti).

 Secondo le più recenti interpretazioni, si tratta della rappresentazione simbolica di una cascata d’acqua (Chaac, viene anche chiamato “dio dal lungo naso” a causa della lunga appendice proboscidata che sta al posto del naso, nella fig. 12 se ne vedono 4, più grigie rispetto al resto, le due in alto e in basso sono mutile).

 Ma ancor più importanti per rafforzare questa interpretazione della dedicazione della struttura, secondo i due studiosi, sono i fenomeni acustici che si riscontrano nei pressi di tutte e 4 le scalinate.

 Quelli fino ad oggi constatati sono 3:

- il fatto che suoni anche molto deboli, emessi alla base della scalinata vengono distintamente percepiti da chi sta alla sommità e viceversa

- la trasformazione del rumore dei passi di chi sta salendo o scendendo la scalinata

- la sorprendente eco di risposta ad un battimani, udibile alla base della scalinata.

 

 I primi due fenomeni non sono più verificabili da parte di un comune visitatore perché almeno dal 2008 non ci si può più accostare alla scalinata né salirla, a causa dei numerosi incidenti anche mortali verificatisi tra i turisti durante la discesa (nelle foto di fig. 1 si vede chiaramente dove termina l’area accessibile ai turisti, dopo di essa ricresce l’erba davanti alla scalinata).

 Inoltre, il primo fenomeno citato non ha a che vedere, almeno per quanto ne sappiamo, con il culto del dio Chaac, anche se l’esame di un analogo fenomeno acustico riscontabile nel Grande Campo per il Gioco della Palla, di cui parlerò più avanti, porta a pensare che fosse comunque un effetto cercato e probabilmente presente in molte “piramidi” costruite dai maya.

 Il secondo fenomeno. Nel 2002, durante una visita condotta dai partecipanti al primo meeting panamericano della Acoustical Society of America, Declercq assieme ad alcuni colleghi si sedette sul gradino più basso della scalinata della facciata nord. Altri partecipanti cominciarono a salire la scalinata e Declercq e gli altri seduti con lui percepirono non un rumore di passi, bensì il suono di gocce di pioggia che cadono in una pozza. A questo punto, Declercq decise di effettuare delle misurazioni in proposito, i cui risultati sono riportati in Declercq et al., 2004, e in Cruz Calleja e Declercq, 2009.

 In effetti il fenomeno è reale, è stato riscontrato da Declercq anche nei pressi della scalinata della Piramide della Luna a Teotihuácan e non dipende dal fatto che la piramide abbia delle cavità al suo interno (la “piramide” di K’uk’ulkan, come tutte le “piramidi” mesoamericane, è stata edificata su una “piramide” più piccola e preesistente e ha corridoi e sale nel suo interno, un tempo visitabili, ora non più accessibili al pubblico).

 Gli autori concludono affermando che il fatto che il tempio sia manifestamente dedicato al dio della pioggia, Chaac, rende plausibile l’ipotesi che il fenomeno della trasformazione del rumore dei passi nel ticchettio della pioggia sia collegato al culto praticato nel tempio.

 Essi stessi, però, precisano che il fenomeno è riscontrabile solo nell’immediata prossimità dei gradini e si percepisce meglio ascoltando tra un gradino e l’altro.

 Quindi, a mio parere il fatto che l’eco come ticchettio della pioggia sia percepibile solo stando molto vicini ai gradini costituisce una forte limitazione e non è automatico dedurre che sia un fenomeno veramente voluto per evocare alle orecchie degli astanti la presenza del dio, durante l’ascesa dei sacerdoti verso il tempio nel corso di una qualche cerimonia di invocazione e impetrazione della pioggia.

 Il terzo è l’unico fenomeno che ho potuto constatare di persona ed è stato studiato soprattutto da David Lubman (1998).

 Mi sono posizionato esattamente nel punto in cui ho scattato la foto di fig. 1 e ho battuto le mani.

 Il breve filmato qui consultabile illustra quale è stata la risposta della piramide (alzare il volume).

 L’eco di risposta è simile al verso del quetzal, uccello che abita le foreste nebulari dell’America centrale.

 La registrazione del canto del quetzal si può ascoltare qui. Sotto la foto c’è una finestra con scritto Audio, un bottone con l’icona di un altoparlante e la scritta Quetzal, clickare sul bottone per ascoltare il “canto”.

 

 

Fig. 13 - Maschio di quetzal, foto Joseph C. Boone, fonte http://en.wikipedia.org/wiki/File:Resplendent_Quetzal_JCB.JPG

 

 Durante la stagione degli amori il quetzal maschio sviluppa due penne caudali di colore verde smeraldo, della lunghezza di più di 1mt., che erano utilizzate per creare stupende acconciature per i nobili e soprattutto i re-sacerdoti-shamani dei Maya. Le penne venivano fissate ad una impalcatura di leggere canne. Quando il sovrano veniva abbigliato con una simile impalcatura, il suo incedere causava l’ondeggiamento delle lunghissime penne, di colore verde brillante, rendendo il tutto simile al muoversi delle foglie del mais sotto il soffio del vento. E il mais era il principale alimento degli antichi Maya.

 A causa di questo effetto e del colore delle penne, verde come l’acqua raccolta nei cenotes (fig. 7) e nei chultunob, il loro significato magico-religioso era accostato all’acqua, fonte di vita per la foresta, per le coltivazioni e di conseguenza per gli uomini.

 


Fig. 14 - Sovrano Maya mentre viene preparato per la cerimonia celebrativa di una vittoria in battaglia (Murales della stanza n.ro 1 del tempio di Bonampak)

 

Fig. 15 - Lo stesso sovrano, durante due momenti diversi della cerimonia (Murales della stanza n.ro 1 del tempio di Bonampak)

                                    

 Siamo alla fine della stagione secca, che in questa zona dura da novembre a maggio. I chultunob sono ormai quasi asciutti, nei cenotes il livello dell’acqua si è molto abbassato, la terra è secca e spaccata in dure zolle, si attende ansiosamente la pioggia. Possiamo immaginare che durante la cerimonia per impetrarne l’arrivo, ad un certo momento il popolo, raccolto nella piazza antistante la “piramide”, venisse invitato dal celebrante, abbigliato con un costume dalle ondeggianti penne di quetzal, a battere ritmicamente le mani. In risposta, arrivava il verso dell’uccello legato alla foresta nebulare, dalle penne e piume verdi come l’acqua: ecco, il dio aveva ascoltato la supplica, era presente, la tanto attesa pioggia sarebbe arrivata!

 Resta da spiegare perché un edificio templare dedicato al culto del dio Chaac sia stato edificato su una struttura piramidale le cui scalinate di accesso al tempio sono affiancate da giganteschi serpenti.

 A questo interrogativo non sappiamo rispondere con certezza, certo è che abbiamo altre indicazione del collegamento Chaac – serpente (a sonagli, in particolare), per esempio le raffigurazioni dei vari aspetti del dio della pioggia dipinte in 2 pagine del Codice di Dresda, uno dei 4 codici Maya superstiti. 

 

 

 

Figg. 16 e 17 - Le pagine 40 e 41 del Codice di Dresda, con dipinti i 4 aspetti del dio Chaac, fonti http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/dresden/images/dresden_fors_40.jpg e http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/dresden/images/dresden_fors_41.jpg

 

 Il Codice di Dresda venne dipinto probabilmente a Chichén Itzá  tra l’11° e il 12° sec., quindi è contemporaneo alla costruzione e all’utilizzo della piramide. Nelle pagg. 40 e 41 (secondo la numerazione di Förstermann, oggi rinumerate 61 e 62) si vedono i 4 aspetti del dio Chaac, corrispondenti alle direzioni cardinali secondo le quali sono orientate le 4 scalinate della “piramide” e le 4 facciate del tempio.

 Ciascuna raffigurazione del dio siede su un sinuoso serpente, che è chiaramente un crotalo, vedi il sonaglio al termine della coda. José Diaz Bolio (1964) ha documentato come molto spesso Chaac venga rappresentato con attributi crotalici e come, oltre ai 4 mascheroni sui frontoni (fig. 9), sugli spigoli del tempio posto alla sommità della Piramide di K’uk’ulkan siano presenti altri simboli legati a Chaac.

 Insomma, molti indizi portano a concludere che questa struttura piramidale dovrebbe portare il nome di Piramide di Chaac, e non quello di Piramide di K’uk’ulkan.

 Tornando al fenomeno acustico della risposta al battimani, quella di Chichén Itzá non è l’unica struttura piramidale edificata dai Maya, di fronte alla cui scalinata si constati lo stesso fenomeno.

 

 

   Fig. 18 - Piramide del Nano o dell’Indovino, Uxmal, facciata est (secondaria), h. 10 del 15.12.2013

 

  Fig. 19 - Piramide del Nano o dell’Indovino, Uxmal, facciata ovest (principale), h. 10:30 del 15.12.2013

 

 Entrando nel sito di Uxmal, ci si trova immediatamente di fronte la facciata est della struttura piramidale ovalata che viene chiamata Piramide del Nano o dell’Indovino.

 Anche questa struttura è stata edificata su una preesistente, anzi, ben 5 sono le strutture sottostanti, la prima risalente al V sec., quella che si vede oggi risale al IX.

 La facciata est non è quella principale e presenta una curiosa caratteristica: i gradini della scalinata (118 gradini alti ciascuno c. 22cm)  hanno una altezza che è poco più della metà di quelli della facciata ovest, che è la facciata principale (74 gradini alti c. 35cm ciascuno).

 In realtà, la scalinata che si vede oggi sul lato est è sovrapposta a una uguale a quella dell’altra facciata.

 I Maya contemporanei raccontano che doveva accedere al trono una persona talmente bassa di statura da non riuscire a salire i gradini originali. La parte sacra delle cerimonie di intronizzazione, che trasformava in Sole sulla Terra chi era destinato ad accede al trono, si svolgeva obbligatoriamente all’interno dei templi posti alla sommità di queste strutture, e quindi questa persona non era in grado di celebrarla, non potendo salire i gradini. Di conseguenza, la scalinata ovest venne coperta da un’altra i cui gradini erano sufficientemente bassi da consentire al futuro sovrano l’accesso al tempio sommitale.

 Tutto questo non deve essere puro mito, perché la figura di un re di piccolissima statura, forse il ritratto del personaggio in questione, si vede scolpita al centro della facciata dell’edificio civile più importante di Uxmal, il palazzo del lato ovest del Quadrilatero delle Monache.

 Quindi la struttura ovalata si chiama Piramide del Nano dalle caratteristiche fisiche del personaggio per il quale venne modificata, il quale, una volta completata la cerimonia nel tempio sommitale, divenne il Sole in Terra,  re-sacerdote-shamano e quindi anche Indovino (o Mago, come si legge a volte).

 Tutto ci dice che anche questa struttura era dedicata al dio della pioggia, Chaac: la scalinata della facciata ovest è divisa in 3 tronconi, il primo dei quali è affiancato su ogni lato da una teoria di 12 mascheroni del dio Chaac, un altro per lato sporge dall’altare al centro della prima piattaforma, per un totale di 13 mascheroni per lato, come 13 erano per gli antichi Maya i mondi soprannaturali, 4 superiori e 9 inferiori; sulla prima piattaforma, dietro l’altare, si erge un sacello i cui spigoli sono formati da 6 mascheroni di Chaac per lato; la porta di ingresso al tempio sommitale è un enorme mascherone del dio; infine, anche davanti a questa scalinata ho potuto constatare che l’eco del battimani somiglia al verso del quetzal.

 Ma c’è di più. Dopo aver battuto le mani per ascoltare l’eco, per raggiungere la facciata opposta mi sono avviato lungo il vialetto che gira verso destra, quello che  si vede in primo piano nella fig. 18. Arrivato quasi all’angolo nord della “piramide”, mi sono accorto che una guida, a capo di una comitiva sopraggiunta dopo il gruppetto guidato da me, stava battendo le mani di fronte alla facciata modificata, come avevo fatto io poc’anzi, a beneficio dell’ascolto del suo gruppo. Ebbene, stando in posizione laterale io sentivo distintamente il battimani ma non l’eco. Sono tornato indietro e ho chiesto spiegazioni alla guida, un vero Maya come tutte le guide locali, che mi ha spiegato che succede lo stesso anche a Chichén Itzá: l’eco si propaga solo frontalmente, in apparente contrasto con quanto sappiamo circa la propagazione del suono in campo libero. Secondo quanto risultava alla guida, l’effetto è dovuto alla struttura dell’intera piramide, non a quella della scalinata.

 In effetti, la scalinata est della Piramide del Nano a Uxmal ha una inclinazione leggermente minore di quelle della Piramide di K’uk’ulkan a Chichén Itzá e i gradini sono alti circa la metà. Cosa ancor più importante, le due strutture hanno una forma ben diversa. Inoltre, la guida ha aggiunto che l’effetto eco-quetzal si verifica anche davanti alla scalinata della facciata ovest, che è differente da quella est, come si vede dalle figg. 18 e 19.

 Non ho avuto l’opportunità di verificare la cosa perché, quando sono arrivato davanti alla scalinata del lato ovest, c’era una piccola folla di turisti e quindi ho dovuto rinunciare alla prova.

 Da notare che davanti alla scalinata ovest, lo si vede nella fig. 19, si erge un bètilo, che ha la funzione di gnomone e al momento del passaggio del sole allo zenit non proietta ombra. Ebbene, il passaggio estivo allo zenit segna l’inizio del periodo in cui sono più abbondanti le piogge.

 A Chichén Itzá ci sono almeno altri due edifici che meriterebbero una approfondita indagine su alcune loro caratteristiche.

 Si tratta del Grande Campo per il Gioco della Palla, a volte chiamato sbrigativamente GBC, dalle iniziali dell’espressione inglese Great Ball Court, e della cosidetta Piramide del Mago, o Piramide del Gran Sacerdote o ancora Ossario.

 Il Grande Campo è una costruzione a "I", che misura circa 168mt per 70 (misure esterne massime, Piña Chan, 1980). Il lungo spazio rettilineo interno, che costituisce il campo di gioco vero e proprio, misura circa 95mt x 30 ed è affiancato da mura alte quasi 8mt e spesse altrettanto. Sopra il lato est del muro si erge la massiccia mole del Tempio del Giaguaro, al quale si accede da un tempio minore sottostante o da una piccola scalinata addossata alla parte esterna del muro, mentre sul lato nord sorge il Tempio dell’Uomo Barbuto. Il lato sud è chiuso da un grande tempio, oggi in rovina.

 Dalla parte esterna del lato ovest c’è una scalinata addossata al muro, che porta alla sommità del muro stesso. Questa scalinata consentiva l’accesso al pubblico “comune”, che sostava sulla piattaforma sopra il muro.

 I nobili, invece, sostavano sul muro est, a fianco del sovrano e dei sacerdoti che si affacciavano davanti al Tempio del Giaguaro.

 


Fig. 20 - Il Grande Campo spigolo sud est, alle ore 13 del 12 dicembre 2013.

 

 A destra si staglia l’alta e massiccia mole del Tempio del Giaguaro. Quasi coperto dalla persona con la maglietta rossa si nota il tempietto sottostante, che consentiva l’accesso a sovrano e sacerdoti.  La ripida scalinata che si vede al lato del tempio consentiva l’accesso alla piattaforma del muro (oggi gli accessi non sono più consentiti).

 

 

Fig. 21 - Il Grande Campo, visto dall’alto, fonte: David Lubman

 

 Comincio mostrando una curiosità, un bassorilievo scolpito nella pietra centrale del muro che chiude la cella del tempio all’estremità nord del campo. Il tempio, detto dell’Uomo Barbuto,  prende questo nome proprio dalla figura del bassorilievo, che molto ha fatto e fa discutere storici, antropologi e archeologi.

 

Fig. 22 - Estremità nord del Grande Campo, Tempio dell’Uomo Barbuto, notare sulla parete di fondo, quasi al centro delle colonne, il blocco di dimensioni maggiori rispetto agli altri.

 

Fig. 23 - Bassorilievo che ritrae un uomo barbuto, al centro della parete di fondo del sacello templare.

                                       

 Questo bassorilievo fa molto discutere perché gli amerindi non hanno barbe fluenti, al massimo il loro mento è ornato da radi e corti ciuffetti arricciati. Inoltre, i tratti del personaggio raffigurato sembrano caucasici. Dato che il campo è stato costruito al più tardi nel XII sec. (sembra sia stato dedicato nel 1142), questo bassorilievo starebbe a dimostrare che qualche europeo è giunto costaggiù ben prima di Colombo. Tra l’altro, questa non è l’unica né la più recente immagine di uomo barbuto scolpita o dipinta in area Maya. Una raffigurazione molto simile è presente anche su un piatto di onice, proveniente probabilmente da Palenque e databile attorno al VI/VII sec. (vedi qui).

 Torniamo al campo propriamente detto.

 All’interno del recinto si verificano almeno due fenomeni acustici degni di nota.

 Anzitutto, già alla fine del XIX sec. i primi archeologi si accorsero che stando ad una delle estremità del recinto si potevano udire distintamente anche parole emesse sottovoce all’altra estremità, che dista circa 150mt.

 Negli anni ‘30, mentre conduceva campagne di indagine nel sito, il grande archeologo Sylvanus Morley si divertiva stupire i visitatori suoi ospiti, facendo approntare la tavola per il pranzo ad una estremità e collocando un grammofono all’altra. I visitatori che ascoltavano la musica non riuscivano a vedere il grammofono e quindi non capivano da dove la musica arrivasse.

 Nel 1931 il grande direttore d’orchestra Leopold Stokowski venne invitato da Morley a studiare l’acustica del campo e per 4 giorni vi condusse  delle ricerche, senza però arrivare a capire esattamente il perché di una acustica così perfetta, che rimane a tutt’oggi inspiegato.

 Più recentemente, David Lubman (2006) ha identificato un altro fenomeno acustico che si verifica all’interno del campo di gioco, un effetto di eco ripetuto: il rumore di un colpo secco all’interno del campo viene ripetuto da 4 a 7 volte e si conclude con un sommesso sospiro.

 Per ascoltare questo effetto, aprire qui e cliccare sulla seconda immagine.

 Questo effetto è stato rilevato da poco, per cui le uniche considerazioni in merito sono sostanzialmente solo quelle di David Lubman, il ricercatore californiano di acustica che lo ha per primo documentato (e fin’ora è anche l’unico ad averlo fatto e ad aver compiuto studi e misurazioni in merito). Vediamo come se ne possono interpretare funzione ed utilità

 Nel campo, il gioco si svolgeva utilizzando una palla di caucciù piena, del diametro di circa 25 cm., perciò pesante e relativamente dura. I giocatori potevano colpire la palla solo con gomiti, ginocchia ed anche, quindi su queste parti del corpo indossavano robuste protezioni. Di conseguenza, ogni colpo inferto alla palla risuonava con forza e riecheggiava più volte. Se un giocatore colpiva la palla con una mano, cosa che avrebbe costituito un grave fallo di gioco, avrebbe prodotto un suono ben diverso, ripetuto da 4 a 7 volte e quindi ben riconoscibile. Inoltre, ogni rimbalzo sulle pareti avrebbe anch’esso prodotto notevoli echi ripetuti. Scrive a questo proposito Lubman (2006):

 'In the western architectural tradition, flutter echoes are always acoustical design defects. I suggest that the flutter echo was perceptually significant and cognitively meaningful to the Maya. A flutter echo was heard each time a ball impacted a wall of the playing field or the hard surfaces of a ballplayers protective gear. The flutter frequency for wall impact, just over 4 Hz. The flutter frequency for impact on player’s regalia is twice that. Perceptually, 4 Hz is the frequency of maximum human sensitivity for the auditory percept called “fluctuation strength” often chosen for warning signals because of its alerting properties. It also has the potential to trigger hallucination in those vulnerable. Cognitively, I suggest that flutter echoes in the GBC may have represented the chilling growl of a jaguar, or a rattlesnake about to strike (rattlesnake rattles are usually higher in frequency). This would have added drama to what has been called the game of life and death. Handclap flutter echo persisted for about 2 1/2 seconds.'

 [Nella tradizione architettonica occidentale, l’eco multiplo è sempre considerato un difetto acustico. Penso che l’eco multiplo fosse percettivamente significativo e cognitivamente importante per i Maya. Si udiva un eco multiplo ogni volta che la palla impattava una parete del campo di gioco o la dura superficie delle protezioni di una giocatore. La frequenza dell’eco multiplo (è) appena sopra i 4Hz. Quella dell’impatto sulle protezioni di un giocatore è il doppio (forse, ha fatto delle misurazioni anche in questo senso, ndt). Da un punto di vista percettivo, 4Hz è la frequenza del massimo umano di sensibilità per la percezione uditiva chiamata “forza di fluttuazione” spesso scelta per i segnali di allarme per la sua proprietà di allertare. Essa ha anche il potenziale per innescare allucinazioni nelle persone vulnerabili. Per dare una interpretazione, suggerisco che l’eco multiplo nel GBC forse rappresentava il ruggito spaventoso del giaguaro o (il suono emesso da, ndt) un serpente a sonagli in procinto di colpire (il suono del crotalo in genere ha una frequenza più alta). Questo avrebbe aggiunto un aspetto drammatico a quello che è stato chiamato “il gioco della vita e della morte”. L’eco ripetuto persiste per circa 2 secondi e mezzo].

 (trad. mia, qui il ruggito del giaguaro  e qui il serpente a sonagli)

 Bisogna tener presente che quello illustrato è un campo utilizzato solo per il gioco rituale, che veniva praticato nel corso di particolari cerimonie. Nella stessa Chichén Itzá ci sono parecchi altri campi, molto più piccoli e semplici, che servivano per il gioco “normale”, tutt’ora praticato in varie zone del Messico.

 Il gioco rituale è stato chiamato “della vita e della morte” perché l’andirivieni della palla rappresentava il corso giornaliero del sole nel cielo e il sole era la massima divinità per i Maya, fonte di luce, calore e vita.

 Le partite terminavano quando una delle due squadre riusciva a far passare la palla all’interno di un anello posto a quasi 8mt di altezza. A questo punto, si procedeva al sacrificio del capo della squadra perdente, al quale veniva tagliata la testa e il suo sangue veniva offerto come tributo e alimento al sole, che necessitava del sangue umano per vivere (ma c’è chi dice che questa sorte toccasse al capo della squadra vincente). La scena della decapitazione, con i flutti di sangue che sgorgano dal collo della vittima rappresentati come serpenti, è scolpita nei bassorilievi che coprono le pareti laterali del campo di gioco.

 

Fig. 24 – Bassorilievo sulla parete laterale del GBC, sotto l’anello. Il capitano perdente, all’estrema sx della foto, viene sacrificato, si notano i fiotti di sangue in forma di serpenti che escono dal suo collo mozzato. La testa è raffigurata come una palla, con all’interno un teschio, rappresentazione del dio solare che viene nutrito dal sangue del sacrificato.

 

 Alla luce delle conoscenze attuali, non si può dire se questi suoni così sottolineati avessero un qualche significato per il gioco o nell’ambito delle credenze magico-religiose dei Maya-toltechi (così vengono chiamati gli abitanti della zona dopo l’invasione dei Putún avvenuta nel X-XI° sec.).

 Dato che il gioco svolto in questo campo era una cerimonia dal grande significato rituale, la cosa è plausibile, ma non si può dire di più.

 C’è anche da dire che campi per il gioco rituale sono presenti in tutti i centri cerimoniali Maya (e non solo Maya), ma il GBC è il più grande tra quelli che si conoscono, il più complesso e l’unico all’interno del quale siano stati accertati fenomeni acustici di questo tipo.

 Voglio infine illustrare un ultimo monumento di Chichén Itzá, un altro esempio di quanto ci sia ancora da indagare e scoprire in questa città.

 


Fig. 25 – Piramide del Gran Sacerdote o Ossario, scalinata est

 

Fig. 26 – Dettaglio della scalinata sud, notare le spire del serpente che scendono lungo la spalletta della scalinata

 

 

Fig. 27 – Teste di crotalo ai lati della base della scalinata ovest   

 

Fig. 28 – Sonaglio del crotalo, uno dei due che sorreggevano, erti su colonne, l’architrave sopra l’entrata nord del tempio sommitale

                                                                        

 Questo edificio piramidale è quasi una copia in miniatura della Piramide di K’uk’ulkan e ne ha praticamente le stesse proporzioni.

 Venne edificato al di sopra di una cavità naturale, modificata dai Maya-toltechi che la trasformarono in una tomba collettiva, con 7 cavità laterali che si affacciano su una cavità centrale.

 Per questo l’edificio è stato chiamato Ossario.

 La forma che venne data alla caverna naturale richiamerebbe le 7 caverne del mitico Chicomotzoc, il luogo posto molto più a nord, forse da identificare con la regione del Gran Lago Salato, nello Utah, USA, dal quale a partire dal IX° sec. sarebbero migrate fino alla Valle Centrale del Messico le 7 tribù che parlavano nahuatl, l’ultima della quali sarebbe stata quella dei Mexica-Tenocha-Aztechi.

 Questa interpretazione suscita non pochi interrogativi, perché non è chiaro il motivo per cui i Putún, che erano comunque genti Maya stanziate ai limiti della penisola dello Yucatàn almeno dal 2000 a.C. e la cui lingua madre non era il nahuatl, possano essersi richiamati alla mitica origine di genti che si stanziarono almeno 2500 anni dopo in una zona situata circa 1200 km a nord-ovest di Chichén Itzá, anche se in origine i Putún erano commercianti che controllavano il commercio del sale e avevano avuto sicuramente contatti con i mercanti  Aztechi.

 Questa struttura viene chiamata anche Piramide del Gran Sacerdote o del Mago perché costituisce l’edificio di spicco di un gruppo che replica in tono minore quanto sta attorno alla grande piazza dove sorge la Piramide di K’uk’ulkan.

 Infatti, davanti ad essa sorge una bassa piattaforma cerimoniale dalla quale parte una corta strada sacra (sacbé in Maya yucateco, lett. strada bianca) che porta ad un cenote minore, più piccolo di quello detto dei sacrifici  che si vede in Fig. 7.

 


Fig. 29 - Tra la vegetazione, si ntravede lo specchio d’acqua del cenote che si trova di fronte a El Osario. La zona circostante il complesso di El Osario/Piramide del Mago non è stata del tutto disboscata e non ci si può avvicinare alla bocca del cenote perché non c’è balaustra protettiva

 

 Ai lati della piattaforma, a formare una piazza, stanno alcune altre costruzioni di tipo cerimoniale e abitativo.

 Si pensa che tutto questo “borgo” sia stato la residenza di una famiglia o di una comunità dalle profonde tradizioni sacerdotali del culto dell’acqua, il posto in cui risiedevano abitualmente i sacerdoti che venivano chiamati a celebrare i cruenti culti dell’acqua le cui cerimonie, partendo dalla Piramide di K’uk’ulkan, proseguivano lungo un’altra sacbé con una processione verso il Cenote de los Sacrificios e terminavano con offerte gettate nello specchio d’acqua, offerte che consistevano di oggetti preziosi ma anche e soprattutto di giovani e a volte neonati di ambo i sessi, destinati ad essere inghiottiti dalle acque per portare il messaggio con le richieste alle divinità ctonie.

 Che questi sacrifici si svolgessero nel Gande Cenote è testimoniato da quanto recuperato dal fangoso fondale al di sotto delle sue acque (oggetti preziosi in oro, giada, copale, gomma e legno e soprattutto ossa umane di giovani individui), che si svolgessero in questo cenote minore non è accertato perché il suo fondo non è stato ancora indagato.

 In ogni caso, questo borgo e almeno altri due già in parte indagati testimoniano appunto del fatto a cui ho accennato in apertura e cioè che Chichén Itzá, come tutte le grandi “città” Maya, è in realtà un grande centro cerimoniale attorno al quale erano raggruppati numerosi centri minori, vere e proprie cittadine o borghi come quello del Gran Sacerdote.

 Giancarlo Sette - 16 giugno 2014

 

 

Crediti

Tutte le fotografie pubblicate in questo lavoro sono dell’autore dello stesso, Giancarlo Sette, ad eccezione di:

Fig. 11   foto Boris23, fonte http://it.wikipedia.org/wiki/File:Waterfalls_of_coo_belgium.jpg                                     

Fig. 13   foto Joseph C Boone, fonte http://en.wikipedia.org/wiki/File:Resplendent_Quetzal_JCB.JPG

Fig. 16 fonte http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/dresden/images/dresden_fors_40.jpg

Fig. 17 fonte http://www.bibliotecapleyades.net/ciencia/dresden/images/dresden_fors_41.jpg

Fig. 21 fonte http://www.acoustics.org/press/152nd/lubman.html

 
 

Bibliografia

- Cruz Calleja, Jorge Antonio e Nico F. Declercq, 2009 - The Acoustic Raindrop Effect at Mexican Pyramids: The Architects’ Homage to the Rain God Chac?, in Acta Acustica united with Acustica, Volume 95, Number 5, consultabile online qui declercq.gatech.edu/papers/NFD-J-44.pdf

- Declercq Nico F., Joris Degrieck, Rudy Briers, Oswald Leroy, 2004 - A theoretical study of special acoustic effects caused by the staircase of the El Castillo pyramid at the Maya ruins of Chichen-Itza in Mexico., J Acoust Soc Am 2004 Dec;116(6):3328-35, consultabile online qui: http://www.pubfacts.com/detail/15658685/A-theoretical-study-of-special-acoustic-effects-caused-by-the-staircase-of-the-El-Castillo-pyramid-a

- Diaz Bolio, José, 1964 - La serpiente emplumada: eje de culturas, Mérida, Registro de cultura yucateca

- Lubman, David, 1998 -Archaeological acoustic study of chirped echo from the Mayan pyramid at Chichen Itza, in the Yucatan Region of Mexico ... Is this the world's oldest known sound recording? Consultabile online qui http://www.acoustics.org/press/136th/lubman.htm

- Lubman, David, 2006 - Soundtrack for the Great Ball Court at Chichen Itza, consultabile online qui http://www.acoustics.org/press/152nd/lubman.html

- Piña Chan, Román, 1980 - Chichén Itzá: La ciudad de los brujos del agua, Mexico City: Fondo de Cultura Económica

- Wren, Linnea, Peter Schmidt, and Ruth Krochock, 1989 -  The Great Ball Court Stone of Chichén Itzá, Research Reports on Ancient Maya Writing, No. 25. Center For Maya Research, Washington, DC.consultabile online qui http://www.mesoweb.com/bearc/cmr/25.html

 

 


 

Conclusioni e teorie sul Monte Rtanj in Serbia - L'incrocio stradale dove fu reperito il segnale a 40KHz

TAG: piramidi, Rtanj, piramide Rtanj, onde elettromagnetiche, ultrasuoni, voce della piramide, SBRG, SB Research Group, Spirit Rtanj, Demiurg, Zepter International Creative Group

Uno delle più grandi anomalie che abbiamo incontrato sul monte Rtanj collocato nel Sud-Est della Serbia, è stato il caso del "bivio" stradale. Proprio al nostro arrivo in quel luogo alle 1:00 di notte il 2 agosto 2014 abbiamo registrato un segnale ultrasonico originato da una fonte sconosciuta ad una frequenza intorno 40kHz.

 

Fig. 1 - Il sito nel Sud-Est della Serbia

 

Fig. 2 - I ricercatori al lavoro durante la notte nel bivio lungo la strada alla base del monte Rtanj

 

Per me, in qualità di tecnico del suono del gruppo SBRG, questa frequenza apparve sin dall’inizio come un normale segnale a forma d'onda sinusoidale (n.d.r. ricordiamo che si tratta di una frequenza sonora e non di un’onda radio), ma c’era anche con qualcos'altro d’anomalo connesso. In primo luogo, la banda di frequenza era molto diversa dall’essere un normale segnale  entrato nello strumento e sembrava piuttosto correlato in qualche modo con i rumori di fondo locali di origine naturale, ma in maniera molto insolita. 

 


Fig. 3 - L'aspetto grafico del segnale (clicca per ingrandire)

 

L’area del monte Rtanj è per lo più una zona isolata senza alcuna densità di popolazione e senza la possibilità di essere influenzata dalla tipica attività urbana. In particolare queste registrazioni sono state effettuate senza alcuna interferenza di dispositivi elettronici esterni che potessero interferire.

Lo spettrogramma sottostante mostra la continuità del segnale portante sia nell’ampiezza che nella lunghezza d’onda del campione.

 


Fig. 4 - Lo spettrogramma del segnale (clicca per ingrandire)

 

Lo spettrogramma successivo indica l’ampiezza di oscillazione della frequenza del segnale portante con una  ampiezza della gamma compresa tra i 38kHz ed i 42kHz.

 


Fig.5 - L’aspetto grafico della portante (clicca per ingrandire)

 

Come si può osservare nel grafico della registrazione posto qui sotto, il segnale portante si distingue nettamente dai suoni d’ambiente naturali come una linea continua al di sopra di essi, mentre i suoni naturali appaiono come una nuvola indistinta senza caratteristiche particolari.

 


Fig. 6 – Aspetto grafico della portante a 40KHz presente nella registrazione (clicca per ingrandire)

 

Nel grafico posto qui sotto si può osservare l’ingrandimento del segnale portante che nel grafico precedente appariva come una media del segnale. È evidente l’aspetto modulato.

 

 Fig. 7 – L’aspetto modulato del segnale (clicca per ingrandire)

 

 

Di seguito l’aspetto grafico dell’onda di alcuni segnali normalmente generati da apparecchiature.

 

 

Fig. 8 - Aspetto della forme d’onda di segnali artificiali nella norma (clicca per ingrandire)

 

Dopo circa una mezz’ora in cui ci siamo recati in un hotel nelle vicinanze, abbiamo ritentato di ripetere la registrazione, ma il segnale era ormai sparito. Abbiamo inoltre eseguito delle registrazioni in altri sei luoghi nella zona del monte Rtanj, ma questo segnale non è mai apparso nuovamente. Abbiamo anche ripetuto altre tre volte le misure nello stesso "bivio" in momenti diversi, ma questa anomalia non è più ricomparsa.

La flora e la fauna in quella zona è molto ricca ed una normale emissione naturale di ultrasuoni provocata da questo fattore è solitamente presente sia di giorno che di notte in estate. Ad una nuova analisi eseguita nel novembre 2013 stesso luogo, questo appariva completamente silenzioso. Ma ciò è nella natura di quella stagione dell'anno.

Tutto i dati raccolti in quel sito è stato realizzato con un’apparecchiatura per la raccolta di ultrasuoni Pettersson D1000x (Bat Detector nr.375). Tutte le analisi dei files sonori sono state eseguite nello Studio HssPro a Hesinki (Finlandia).

Di seguito potete trovare i file sonori registrati originali trasposti in banda udibile di 4 e 5 ottave e ordinati in file audio in formato compresso mp3 da una banda estesa fino ai 768kHz. Questi evidenziano la continua interazione esistente tra onda sonora "portante" e la natura circostante costituita da cavallette, pipistrelli, grilli e uccelli notturni. Si può anche ipotizzare che in qualche modo questo fenomeno sia correlato alla formazioni geologiche nell'area Rtanj.

In ogni caso il metodo di valutazione grafica dei dati di cui sopra è stato molto utile per valutare attraverso le informazioni visive l’esperienza udibile di tale anomalia sonora nel campo degli ultrasuoni.

 

Crossroads_4oktD_sample1

Crossroads_4oktD_sample2

Crossroads_5oktD_sample1

 

Ma la corretta interpretazione di queste registrazioni rimane tuttora inspiegabile. Si può dire però che il monte Rtanj in Serbia, anche in questo caso, lascia senza parole per i suoi misteri e rende ragione dell’alone di leggenda che lo pervade da secoli.
 

© Heikki Savolainen/HssPro - 14 May, 2014

 

 


Analisi archeoacustica e consuetudini cerimoniali in un antico ipogeo

Paolo Debertolis*, Niccolò Bisconti**

 

*Dipartimento di Scienze Mediche, Università degli Studi di Trieste

**Dipartimento di Archeologia e Storia dell’Arte – Università di Siena

 

Riassunto - In questo lavoro scientifico sono stati confrontate le proprietà archeoacustiche  e i possibili antichi rituali in due ben conosciuti ipogei. Il primo presente a Malta, più noto e studiato, ed il secondo in Italia, che è stato studiato dal nostro gruppo di ricerca (SBRG) da questo punto di vista e che presenta parecchie somiglianze costruttive con l'ipogeo maltese. I risultati dimostrano che l’archeoacustica è un interessante nuovo metodo di studio complementare all’archeologia per rianalizzare gli siti antichi e che utilizza diversi parametri di studio per riscoprire la tecnologia dimenticata che opera sulla sfera emotiva umana. L'effetto sulla psiche degli antichi popoli che utilizzavano questi strutture, per le proprietà acustiche riscontrate, suggerisce che i costruttori di questi siti erano a conoscenza di questo processo fisiologico e che probabilmente ne facevano ampio uso per migliorare i loro rituali sacri.


Nota. SB Research Group ( SBRG ) è un progetto internazionale e interdisciplinare di ricercatori di vari paesi europei (Italia, Finlandia, Croazia, Regno Unito) che studiano l’archeoacustica degli antichi siti e templi in Europa (http://www.sbresearchgoup.eu ).

 

Parole chiave: archaeoacustica, infrasuoni, basse frequenze, Malta, Cividale del Friuli, ipogeo

 

Questo articolo è stato pubblicato in lingua inglese sul numero di ottobre 2013 (Volume 3, Numero 10, pag. 803-814) della rivista scientifica stunitense Sociology Study, ISSN 2159-5526, USA ed è liberamente scaricabile in formato pdf.

 


Introduzione

Il fenomeno della risonanza è qualcosa di conosciuto da molti secoli . E’ stato spesso frainteso e talvolta confuso con episodi di filosofia mistica. Tracce di esso si trovano in antichi scritti e tradizioni orali ed è presente anche in antichi manufatti e nell’architettura preistorica (Mortenson, 2010). Oggi è un fenomeno riconosciuto e utilizzato dai fisici applicati in molte moderne tecnologie. Ma si può dire, senza andare troppo a fondo in meccanismi fisici complessi, la risonanza è il fenomeno in cui un oggetto assorbe energia, la trasforma e la restituisce in un'altra forma di energia però più efficiente. Uno strumento musicale a corda come una chitarra acustica con la propria cassa armonica ne è un semplice esempio.
SB Research Group ( SBRG ) ha condotto una ricerca in diversi paesi europei su questo tema per tre anni in diverse strutture ipogee scoprendo alcune analogie tra di loro. È possibile che questa tecnologia fosse ben nota presso alcuni  antichi popoli che ne facevano uso nei loro riti migliaia di anni prima di Cristo? E se ciò è vero, qual è stato l'impatto di questa loro tecnologia sulla percezione umana?

Sulla scia dei risultati di altri ricercatori (PEAR, Princeton Engineering Anomalies Research, Università di Princeton, USA - Jahn , Devereux , e Ibison, 1995), il gruppo di ricerca SBRG ha svolto simili esperimenti in altri antichi siti in Europa (Bosnia – Erzegovina e Italia) (Debertolis e Savolainen, 2012, e per questa pubblicazione  Debertolis e Bisconti, 2013)  confermando la loro suggestiva teoria che attraverso il fenomeno della risonanza, la popolazione antica era in grado di influenzare la percezione della mente umana per ottenere diversi stati di coscienza senza l'uso di farmaci o altre sostanze psicotrope.

Questo mistero è lungi dall'essere risolto, tuttavia la tecnologia nascosta in questi templi ipogei, dotati di un’architettura apparentemente grezza, suggerisce che i costruttori abbiano utilizzato ampiamente le loro conoscenze di questo fenomeno fisico migliaia di anni prima che la tecnologia moderna.

Attualmente il gruppo SBRG sta eseguendo una nuova ricerca in collaborazione con la Clinica Otorinolaringoiatrica ed il Servizio di Neurofisiologia dell’Università di Trieste per la valutazione degli effetti del fenomeno di risonanza sul corpo umano. In questo studio i volontari sono stati sottoposti ad esame elettroencefalografico (EEG) durante l'ascolto di toni compresi tra i 90Hz e i 120Hz, del tutto simili ai suoni risonanti presenti in alcune strutture del Neolitico in Europa (Inghilterra , Irlanda, Italia e Malta).
In questo lavoro viene presentato il confronto tra un noto e riconosciuto ipogeo presente a Malta (Hal Salfieni) ed un altro in Italia (Ipogeo di Cividale del Friuli -UD), le cui tecnologie utilizzate dai loro costruttori sembrano essere del tutto sovrapponibili, anche se esistono diversità in termini di dimensioni volumetriche.

 

I templi maltesi e l'ipogeo di Hal Saflieni

L'arcipelago maltese è composto da due isole principali, Malta e Gozo. Tra di esse si trovano due isole piccole, Comino e Cominotto, a Sud uno scoglio di esigue dimensioni denominato Filfla. Secondo l’archeologia ufficiale, la prima volta che l’uomo mise piede sull’isola è stato nel 5200 a.C.. Gli scavi e le datazioni effettuate col metodo del carbonio collocano l’edificazione dei complessi megalitici intorno al 3600 a.C. (Trump, 1981). Molti  sono gli studiosi che hanno posto l’attenzione e analizzato l'architettura dei templi maltesi, per citarne i più celebri: il maltese Zammit, gli italiani Ugolini e Ceschi e gli inglesi Trump ed Evans.

I templi maltesi sono l'espressione architettonica più perfetta delle civiltà mediterranee, e sembrano di gran lunga superiori ad altre strutture simili nelle terre che si affacciano sul Mediterraneo. I "nuraghi" della Sardegna , il "sesi" di Pantelleria , e le "talayots" delle Isole Baleari sono architettonicamente di gran lunga meno importante dei templi maltesi (Ceschi, 1939).
L’architettura cultuale maltese presenta già dalle prime sue fasi due diversi aspetti: uno epigeo ed uno ctonio. Per quanto riguarda il primo è verosimilmente collegato a pratiche religiose, tuttavia sia il tipo di culti praticati, le possibili divinità ad essi connesse, quanto le modalità di svolgimento dei rituali restano però ancora di difficile definizione.

Le aree meglio note dove sono eretti i templi sono costituite da un minimo di uno ad un massimo di quattro templi, interconnessi spesso tra loro a livello strutturale, tanto da formare un unicum architettonico nel loro esito finale, ma realizzati probabilmente per fasi successive, con continue modifiche e trasformazioni degli edifici; ai templi si aggiungono in alcuni casi strutture di diverso tipo, come altari esterni, triliti, recinti megalitici. Tali aree, veri e propri centri cultuali dunque, appaiono in più casi ravvicinate sul territorio, evidenza che ha fatto supporre che essi costituissero dei veri e propri “nuclei” (Recchia, 2006).

Il materiale impiegato era unico e, nell’assenza completa di malte e di ogni accorgimento coesivo, la statica delle costruzioni era affidata unicamente alla gravità ed alla perfetta lavorazione dei blocchi che variavano in misura spesso raggiungendo impressionanti dimensioni.  La statica era ottenuta per gravità e grazie ad una straordinaria precisione nella lavorazione dei blocchi megalitici, i lastroni di dimensioni maggiori venivano infissi direttamente nel terreno o appoggiati su altri blocchi precedentemente interrati e facenti funzione di fondazione.
Dai piedritti posti di taglio parallelamente all'asse principale ai lati di ogni passaggio fra le celle, si dipartivano trasversalmente i lastroni delle absidi delimitando l'ambiente interno semicircolare. Così definiti gli ambienti absidati si procedeva all'erezione del muro esterno costituito da un filare continuo di lastroni ortostatici (Ceschi  1939).

Sulla presenza di una copertura, sul tipo e forma della stessa non c'è uniformità di giudizio tra gli studiosi anche a causa delle evidenze archeologiche non complete, ma si può pensare che fosse presente. L'Ugolini e il Ceschi (Ceschi,  1939) negli anni 30 ne sostennero la tecnica costruttiva a falsa volta ma ipotizzando che la stessa non si chiudesse alla sommità ma fosse completata da un tavolato ligneo, da canne o paglia.

Tra questi complessi megalitici non si può non citare come esempio i templi di Ggantija, situati nell’isola di Gozo. Il  nome gli fu attribuito nel medioevo e significa "torre dei Giganti”, la loro datazione è stata stimata al 3.600-2.500 a.C. 

Le imponenti strutture sono a forma di quadrifoglio, e sono composte da pietre ciclopiche di calcare corallino, alcune delle quali, sono lunghe fino a 5 metri e arrivano a pesare 50 tonnellate. Entrambi i templi hanno una serie di absidi semicircolari collegati con una sala nel centro; secondo la leggenda, i due complessi megalitici furono edificati da una stirpe di giganti che dimorò sull’isola in tempi molto antichi (vedi figura 1).


 
Figura 1. Piano del Tempio di Ggantija

 

A Malta, invece, si trova l’ipogeo di Hal Saflieni, un complesso sotterraneo scavato interamente nella roccia,. Dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'Umanità (insiema a Ggantija, Hagar Qim, Menaidra, Scorba, Ta Hagrat, Tarxien) venne scoperto casualmente durante dei lavori di costruzione nel 1902. Il complesso è composto da un sistema di camere e cunicoli che si sviluppano in tre distinti livelli nel sottosuolo fino ad arrivare ad una profondità massima di circa 11 metri, ricoprendo una superficie di circa 500 metri quadrati. Ad un primo impatto questa immensa opera, pare che sia senza ogni ombra di dubbio il frutto di una civiltà sicuramente ben organizzata ed avanzata e pare inverosimile pensare che la roccia sia stata scavata solo tramite semplici utensili in osso e pietra dura. Nelle architetture dell’ipogeo è sentita la curva, come per le celle absidali dei templi, è notevole vedere nelle grotte dell’Ipogeo, dove lo scavo in roccia avrebbe permesso altre soluzioni anche più spontanee e razionali, come archi, volte e cupole, giocano masse rigide di primitiva derivazione trilitica (Ceschi 1939) (vedi Figura 2).

 

 

Figura 2. Planimetria dell'ipogeo Hal Saflieni

 

L'ipogeo maltese ha svolto due ruoli, il primo come un santuario dedicato al culto della Dea Madre, il secondo come luogo di sepoltura, come testimoniano i resti di migliaia di scheletri con i loro ornamenti e le loro ceramiche .
I fori presenti  nel terreno antistante l'entrata è stato ipotizzato che potessero essere impiegati per raccogliere la libagione di animali destinati al sacrificio, mentre i fori posti nella stessa posizione e scavati in modo da farci scorrere una corda, occasionalmente forniti di tasselli in pietra, potevano essere stati sagomati per raccogliere le offerte solide (Evans 1971).
I fori presenti nelle pareti delle camere intercomunicanti, sono riconducibili alla pratica degli oracoli. E’ probabile che un sacerdote, sfruttando i fenomeni di eco e risonanza, rispondesse in modo anonimo e suggestivo alle domande che gli venivano poste. L'esempio più interessante, attribuito a questa  suggestiva pratica, è quello presente all'interno dell'Ipogeo: infatti parlando da una nicchia scavata all'interno di una stanza, la voce viene notevolmente amplificata e resa di una tonalità bassa e profonda
.
Queste camere possono essere state utilizzate come centri per eventi sociali o spirituali, così come il fenomeno di risonanza presente nelle cavità camerali potrebbe essere stato utilizzato come supporto al canto rituale umano e alla consapevolezza mistica.
Su tale tema alcuni studi di archeoacustica sono stati portati avanti in questo ipogeo dalla fondazione maltese Old Temples Study Foundation (OTSF): molte di queste camere sono risultate avere una frequenza di risonanza compresa tra i 95Hz e i 120Hz ed in particolare vicino ai 110Hz, utilizzando un sistema ben noto nell’intagliare la roccia per accordare queste camere a questa gamma di basse frequenze.


L’ipogeo di Cividale del Friuli (Udine)

Questo si compone di vari spazi sotterranei, con diversi livelli e diramazioni scavate del conglomerato. La sua forma sembra molto irregolare per un occhio distratto, ma in realtà, nonostante le modifiche nel corso dei secoli, i costruttori hanno fatto pieno uso della forma nelle camere per sfruttare al massimo il fenomeno della risonanza ottenuto durante le preghiere o i canti mistici (vedi figura 3).
La struttura sotterranea potrebbe essere stata derivata da una cavità naturale presente nella roccia lungo la riva destra del fiume Natisone. A parte le interpretazioni fantasiose mescolate con miti e leggende, è stato ipotizzato che in epoca celtica l'ipogeo sia stato utilizzato come deposito per urne cinerarie, anche se altri ricercatori sono convinti che fu utilizzato anche come carcere durante il periodo romano e longobardo.

Ci sono tre grandi e inquietanti maschere scolpite sulle pareti nello stile della tradizione celtica, simile ai resti di sculture trovate in tombe celtiche in Francia conosciute come “têtes coupées”. Ci sono anche alcune nicchie scavate da una mano diversa che sono perfettamente asciutte e che potrebbero essere state utilizzate come deposito funerario in un momento successivo. Per quanto riguarda le altre camere, queste appaiono così piene d’acqua e d’umidità che sicuramente la loro destinazione era assolutamente inadatta per l'uso come camere mortuarie.
Si presume, invece, che alcune delle stanze dell’ipogeo abbiano piuttosto funzionato come cisterne ripiene d’acqua utilizzata per alcuni tipi di riti cerimoniali di origine incerta. Tuttavia, nonostante le varie ipotesi, la vera funzione e l'origine di questa struttura sotterranea, unica in Friuli, rimane un mistero storico. È certo che la struttura sotterranea fu rimodellata in epoche successive, ma si può dire che nessuna delle precedenti ipotesi illustrate poco sopra sono suffragate da prove.

La struttura è rappresentata da una alta  camera centrale che si raggiunge dalla superficie attraverso un accesso discendente con dei gradini piuttosto ripidi (vedi Figura 4). All'inizio di questo passaggio è possibile trovare l' unica finestra che dà accesso alla argine del fiume Natisone, il resto della struttura è completamente interrata . Tre corridoi partono dalla camera centrale e contengono nicchie e sedili posti varie altezze. Molte nicchie sembrano essere state scavate con un piccone e si riferiscono a periodi successivi.

 


Figura 3. Mappa dell’Ipogeo di Cividale del Friuli

 

Figura 4. Le scale che conducono alla sala centrale (camera A della mappa)
 


L'attenzione del gruppo di ricerca SBRG sulla funzione di questo sito archeologico è stato influenzato dalle teorie di Valter Maestra, un ricercatore indipendente italiano e storico delle civiltà antiche. Egli ha disegnato un parallelo con strutture molto simili che si trovano a Malta, i quali sono stati utilizzati per officiare riti di preghiera alla Dea Madre. Secondo questa ipotesi, l'ipogeo di Cividale ebbe una destinazione d’uso simile al fine di entrare in contatto con il modo esoterico sotterraneo.
Questa ipotesi è stata giudicata molto interessante dal SBRG se considerata in parallelo con altre ricerche di archeoacustica svolte dagli stessi nel Sud Inghilterra e in Bosnia-Erzegovina. Se altri ricercatori avevano rilevato lo stesso fenomeno di risonanza nei templi sotterranei maltesi, era importante analizzare anche la struttura di Cividale del Friuli con le stesse metodiche utilizzate nelle precedenti ricerche svolte in Europa dal SBRG.

 


Materiali e metodi

Inizialmente, nello studio preliminare si è esaminata ogni camera dell’ipogeo di Cividale del Friuli con generatori di suoni elettronici a seguito della procedura stabilita dal PEAR (Jahn et al. 1995). Una volta che è stata identificata la frequenza di risonanza, e i cosiddetti "nodi di risonanza", ossia la posizione ottimale per ottenere il migliore effetto di risonanza, che consente alle frequenze di espandersi al meglio in ogni camera. Dopo questo studio iniziale, le condizioni originarie presenti nei tempi antichi sono state ricreate utilizzando una voce maschile o femminile utilizzata per cantare o pregare.
Le attrezzature per la registrazione e microfoni utilizzati attualmente dal SBRG possiedono una dinamica molto di più alto livello rispetto alle attrezzature utilizzate quasi 20 anni fa dal PEAR (Jahn, 1995). In questo caso l'attrezzatura utilizzata consisteva di alcuni registratori di alta gamma dinamica, estesa anche nel campo degli ultrasuoni con una frequenza di campionamento massima di 192 kHz (Tascam DR-680) oppure con una frequenza di campionamento di 96 KHz (registratori digitali Tascam DR-100 e Marantz PMD661).
Inoltre sono stati utilizzati dei microfoni a condensatore con ampia gamma dinamica e una risposta piatta a frequenze diverse (Sennheiser MKH 3020, risposta in frequenza di 10Hz a 50.000 Hz) con cavi schermati (Mogami Gold Edition XLR) e connettori placcati in oro (vedi figura 5).
Sono stati usati anche dei microfoni omnidirezionali ultrasensibili (Aquarian H2a – XLR, idrofoni con risposta in frequenza da 10Hz a 100.000 Hz) per ottenere con precisione ogni possibile risposta di risonanza anche dall'acqua sul fondo delle camere . Questo tipo di microfono ha un’ampia larghezza di banda ed è utilizzato dai biologi marini per ascoltare il canto delle balene fino a diversi chilometri di distanza. In questo caso il suono viene trasmesso molto rapidamente in acqua, con la massa d’acqua che agisce come un riflettore in grado di catturare le vibrazioni risonanti (Debertolis e Savolainen, 2012).
La correlazione tra la sorgente sonora e la risposta della camera attraverso la grafica dello spettro sonoro è stata verificata in tempo reale utilizzando vari programmi audio, come d’altra parte sono state analizzate le vibrazioni delle voci dei cantanti e la correlata risposta delle camere in fase di analisi in studio.
Per sovrapporre e mescolare le varie tracce registrate è stato utilizzato il programma  per Mac Pro Tools versione software 9.05, mentre per l’analisi grafica sono stati usati i programmi open-source Praat versione 4.2.1 elaborato presso l'Università di Toronto e il programma Audacity versione 2.0.2  entrambi per Windows PC.
Prima di effettuare le registrazioni è stato utilizzato un analizzatore di spettro (Spectran NF - 3010 dalla fabbrica tedesca Aaronia AG) per verificare la presenza di eventuali fenomeni elettromagnetici presenti nell'ambiente circostante che avrebbero potuto influire negativamente sui risultati.
Tutte le registrazioni sono state eseguite durante la notte in diverse sessioni, ossia quando il rischio di registrare del rumore proveniente da attività umane di superficie era più basso.
I cantanti hanno eseguito un repertorio di canto antico e canto armonico.vSi è così capito che i mantra e le frequenze modulate del canto armonica sollecitano molto bene le strutture circostanti a particolari frequenze, tipiche dei vari canti mistici e delle preghiere.


Risultati

L'esperimento ha avuto luogo in varie sessioni nel giro di sei mesi con diversi cantanti utilizzati per la ricerca della giusta frequenza fenomeni di risonanza. Pochi mesi dopo l’inizio della ricerca del SBRG, è stata rilevata la presenza di un cospicuo fenomeno di risonanza in due camere di C e D (vedi figure 6-9)


 


 Figura 5. La risposta estremamente piatta dei microfoni Sennheiser MKH 3020 con una maggiore sensibilità nel campo degli ultrasuoni (fonte Sennheiser)

 


Figura 6. L' ingresso alla sezione C che sembra aver mantenuto la forma originale ed ha dimostrato un cospicuo effetto di risonanza

 

 
Queste sezioni mantengono la forma originale ad arco del soffitto. Per ottenere una migliore risposta i cantanti sono stati posizionati all'interno del " nodi" sonori. Un piccolo travetto scavato sulla parete del fondo delle due camere sembra essere stato scolpito appositamente per acordare la stanza ad una voce maschile che prega o canta.
La voce maschile è assolutamente necessaria per sollecitare il fenomeno della risonanza poiché le due camere sono accordate rispettivamente a 94Hz e 102Hz . In diverse occasioni delle voci femminili sono state sperimentate,  tra cui una voce da mezzosoprano, tuttavia l'innesco del fenomeno di risonanza non è stata raggiunto perché la voce femminile  non scende al di sotto dei 150Hz e con essa non è possibile sollecitare la struttura.
La risposta del fenomeno di risonanza emesso dalle camere è una gamma sonora che parte dagli infrasuoni fino alla frequenza di 102Hz per camera D o 94Hz per camera C (la tipica intonazione di una voce maschile che genera l'effetto di risonanza). Ciò è particolarmente evidente quando si confronta il grafico della voce maschile con il grafico della voce femminile in cui appare un buco nella stessa gamma di frequenze udibili.


 

Figura 7. Il grafico logaritmico dell'effetto di risonanza nella camera C. Nota: La curva presente tra i 30KHz e i 90KHz è dovuto ad una maggiore sensibilità dei microfoni Sennheiser a queste frequenze, quindi non è un'anomalia generata dalla camera. Fino ad ora non sono stati trovati ultrasuoni nell'ipogeo Cividale del Friuli

 


Figura 8. Il fondo non illuminato della camera D con i microfoni posizionati per la registrazione .

 
La camera E,che si trova sotto le scale di accesso, non ha avuto dimostrato alcun fenomeno di risonanza. È possibile che questa sia stata scavata in epoca successiva poiché la sua forma è completamente diversa dalle altre camere come anche la camera B (vedi Figura 10).

 

Discussione

Con una voce maschile accordata sulla frequenza giusta si ottiene una potente risposta nella banda degli infrasuoni e delle basse frequenze ( vedi Figura 7) . La voce maschile viene riflessa dalla struttura anche a basso volume, come accade nel ipogeo di Hal Saflieni (Malta). Non è stato possibile ottenere ciò utilizzando una voce femminile, la figura 7 mostra infatti un grande buco dove tali frequenze sono determinate dalla riflessione di una voce maschile. La conclusione è che solo un officiante maschio poteva innescare il fenomeno della risonanza con la sua voce dotata di un’ampia gamma di basse frequenze.
 

 

Figura 9. Sopra: L' aspetto armonioso del grafico ricavato nella camera D quando una voce maschile suscita il fenomeno della risonanza a 102Hz. Sotto: il grafico rilevabile nella camera D quando viene utilizzata una voce femminile. Nota: la dominante sonora caratteristica è di circa 198Hz, il buco nella gamma delle basse frequenze tra 20Hz fino a 200Hz è chiaramente evidente nel grafico


 
Ci sono numerosi articoli scientifici che provano che le vibrazioni meccaniche (suono) hanno una influenza positiva o negativa sulla salute e la percezione umana. È noto che l'ambiente contiene diverse fonti di bassissime frequenze ed infrasuoni di origine naturale.
A seconda dell'età e del sesso, gli esseri umani possono percepire suoni nell'intervallo tra i 20Hz e i 20kHz, e in alcuni casi anche sotto 20Hz (frequenze che normalmente non sono udibili dall'orecchio umano). Attente misurazioni hanno dimostrato che l'udito non si ferma bruscamente a 20Hz, ma l'orecchio è in grado di registrare anche infrasuoni se la pressione sonora è sufficiente.


 

Figura 10. La camera B dell’Ipogeo di Cividale del Friuli ha una forma diversa da quella delle Camere C e D. Nota: è quindi probabile che sia stata modificata in epoche successive o ha avuto un altri scopi. In questo momento il gruppo di ricerca SBRG sta studiando se quando il fondo è pieno d'acqua è possibile avere lo stesso una risposta sonora

 
I suoni a bassa frequenza hanno una lunghezza d'onda relativamente lunga e scarsa capacità di assorbimento da parte dei materiali, quindi ha la possibilità di viaggiare a grandi distanze. Questa proprietà consente di ottenere un potente effetto sonoro sulla vaste aree di spazio acustico con produzione di onde acustiche ad alto livello di pressione sonora. Il suono a bassa frequenza è non direzionale nella sua propagazione e di conseguenza ha l'effetto di avvolgere l'individuo senza alcuna fonte localizzata percepibile dal soggetto che ne è investito (Gavreau 1968).
Alcuni animali come elefanti, ippopotami, rinoceronti e giraffe sono conosciuti per usare gli infrasuoni per comunicare su distanze (Langbauer et al., 1991). Molti animali sono in grado di percepire le onde infrasoniche che attraversano il suolo prima delle calamità naturali e che agiscono per loro come un sistema di preallarme.
Qualsiasi onda sonica intensa e artificiale imposta sull'ambiente ha un effetto profondamente destabilizzante sul corpo umano. Infatti gli infrasuoni sono già stati utilizzati nel contesto delle guerre e ci sono diverse organizzazioni che attualmente stanno conducendo la ricerca nel settore delle armi acustiche. Tali armi hanno nel loro obiettivo la capacità di confondere e ridurre la capacità di concentrazione nel nemico quando sono utilizzate ad un volume sufficientemente alto.
Tuttavia, le vibrazioni naturali a bassa frequenza con l'assenza di alta pressione sonora possono avere un'influenza positiva sulla salute umana e alcune persone particolarmente sensibili possono percepire queste vibrazioni a bassa frequenza piuttosto come una sensazione che come un suono vero e proprio. Gli infrasuoni possono anche causare sentimenti di soggezione o paura nell'uomo, dato che non vengono percepiti coscientemente, e ciò può far sentire le persone come se degli eventi inconsueti o soprannaturali stessero avvenendo (Tandy e Lawrence, 1998) .
I suoni a bassissima frequenza e le vibrazioni infrasoniche sono percepite più dai recettori nervosi delle ossa e della cute che dalle cellule dell'organo acustico. Inoltre questo tipo di vibrazione sonora essendo non direzionale sembra avere un effetto significativo sulla capacità cognitive dell'organismo umano, come riportato in letteratura (Tandy e Lawrence 1998).
Purtroppo gli infrasuoni sono stati a lungo studiati principalmente come arma del futuro, ma il loro effetto si applica solo ad alto volume. Con volumi più bassi questo non accade , anzi tali vibrazioni possono invece rafforzare le capacità percettive umane (Tandy e Lawrence 1998). Questo potrebbe spiegare la sensazione mistica che alcune persone percepiscono quando si trovano in profonda meditazione durante un rito sacro in un contesto ambientale ricco di queste frequenze, ma ovviamente questo accade anche in altri siti storici "sacri" che hanno le stesse caratteristiche sonore naturali.
Questa ricerca è stata influenzata anche dalle opere di Cook , Pajot e Leuchter (2008), che hanno esaminato la risposta soggettiva del cervello umano alla gamma di frequenze in grado di sollecitare il fenomeno della risonanza negli antichi templi (95 - 120Hz). Essi hanno effettuato un progetto pilota per monitorare l' attività cerebrale di 30 adulti sani (16 femmine e 14 maschi) mediante l’elettroencefalogramma mentre i soggetti volontari ascoltavano dei toni nella stessa gamma di frequenze. In questo studio, che cercava di stabilire se i modelli di attività cerebrale cambiano nel corso di una breve esposizione a questi suoni, i risultati sono stati sorprendenti. L'attività nella regione temporale sinistra è risultata significativamente più bassa vicino a 110Hz rispetto alle altre frequenze. Inoltre, il modello di attività asimmetrica della corteccia prefrontale è risultato spostato da una maggiore attività del lobo sinistro al lobo destro a 110Hz. Questi risultati sono compatibili con la relativa disattivazione dei centri del linguaggio e di uno spostamento dell'attività prefrontale che può essere correlata ad un’attivazione dei centri dell’emotività. Il raggiungimento di questo stato emotivo è una componente importante degli antichi riti tale che era possibile ottenere durante questi un vero senso di elevazione mistica (Cook et al. 2008).

 


Conclusioni

Questa ricerca dimostra l'importanza dell’archeaoacustica in relazione al corpo umano. Tale metodica di studio sembra essere un nuovo interessante modo per l’analisi degli antichi siti per riscoprire una tecnologia dimenticata in grado di influenzare la sfera emotiva della coscienza umana. La moderna tecnologia di registrazione è attualmente in grado di fornire maggiore chiarezza nel comprendere l'origine di molti fenomeni interessanti legati ad alcuni luoghi sacri, giustificando l'aura di leggenda che li pervade (Debertolis e Bisconti, 2013),.
E 'chiaro che i costruttori dell’ipogeo di Cividale del Friuli hanno voluto ottenere questo effetto. La somiglianza con la tecnologia presente nell’ipogeo di Hal Saflieni suggerisce che la costruzione dell'ipogeo italiano potrebbe essere retrodatato allo stesso periodo storico dell'ipogeo di Malta. Il piccolo travetto che si trova sul muro del fondo all'interno di due delle camere, che accorda la stanza a una voce maschile che canta o prega, sembra essere un esempio di conoscenza dei fenomeni fisici di risonanza. La capacità del fenomeno di risonanza di indurre stati mistici nella popolazione antica durante i riti segreti della Dea Madre (o di altre antiche divinità) era molto intensa. Questa tecnologia dimenticata che utilizza le vibrazioni sonore potrebbe essere riutilizzata anche oggi per raggiungere stati di coscienza ottimali?

 

Ringraziamenti

Il gruppo di ricercaSB Research Group ( SBRG ) è grato al Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università degli Studi di Trieste per il suo supporto in questa ricerca ed in particolare al suo direttore, il professor Roberto Di Lenarda .
Un grazie sincero dal SBRG ai proprietario dell’ipogeo di Cividale del Friuli, sig. Gaetano Bront, per la disponibilità e gentilezza nel concedere l'accesso al suo antico monumento per svolgere questa sperimentazione. Grazie di cuore anche al Sig. Federico Morandini che pazientemente messo a disposizioni le chiavi del ipogeo a tutte le ore del giorno e della notte.

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