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Risultati preliminari nella ricerca dell’emissione di onde sonore nelle strutture megalitiche presenti nella Valle di Visoko (Bosnia e Erzegovina)
TAG: piramidi Bosnia, Civiltà di Visoko, piramidi, archeologia, Voce piramide, suoni piramide
Come emerso in diversi studi recenti, la conoscenza del suono e la volontà di sfruttare i suoi effetti in diverse civiltà megalitiche ha condizionato parecchio la progettazione e la costruzione delle loro antiche strutture monumentali.
Lo studio delle antiche costruzioni sta pertanto riportando alla luce un’antica conoscenza perduta. Ma non si tratta di qualcosa di nuovo introdotto nel mondo dell’archeologia.
Vorrei citare a titolo di esempio le ricerche eseguite sugli antichi templi a Malta costruiti fino a 6000 anni fa, oppure le strane anomalie acustiche osservabili nel grande cortile della palla e nel tempio di Kukulkan a Chichen Itza, oppure ancora alcuni siti nel Regno Unito (Wayland’s Smithy, Chun Quoit e Cairn Euny) o in Irlanda (Newgrange, Cairns L e I, Carbane West). Questi ultimi risalgono al 3500 a.C. circa e, seppur rozzamente lavorati nei particolari, tutti questi siti presentano frequenze di risonanza che a lungo andare, durante canti e preghiere continuati, sono in grado d’influenzare il tono dell’umore degli individui fino ad uno stato di trance, per il diretto effetto sull’organismo umano che hanno queste onde sonore a particolari frequenze.
Per cercare di comprendere questa antica tecnologia i ricercatori devono avere un diverso approccio di studio, ossia un approccio multi–disciplinare che vada oltre la portata dell’archeologia tradizionale e che apra una diversa dimensione per lo studio del mondo antico.
Questo è anche lo scopo della nostra ricerca, svolta con l’ausilio di attrezzature che poco hanno a che vedere con l’archeologia, ma che danno la possibilità di recuperare, attraverso le misurazioni dei fenomeni riscontrati, quale poteva essere l’effetto ricercato sull’organismo umano.
Per quanto riguarda il sito delle piramidi bosniache abbiamo voluto verificare quanto rilevato dal fisico croato Slobodan Mizdrak di Zagabria [3], giunto nella Valle bosniaca delle Piramidi il 10 e 11 aprile 2010.
Nel suo studio egli ha eseguito una misurazione in tre siti: sulla Piramide del Sole, sul Tumulus di Vratnica e a lato del complesso preistorico di Ravne.
In quell’occasione gli strumenti utilizzati per le misurazioni sono stati: un gaussmetro EMF 823 a sonda interna ed il gaussmetro EMF 828 con sonda esterna 3D e calibrati in fabbrica con grande precisione. A questi sono stati aggiunti altri due apparati di supporto: un oscilloscopio ed un spettrometro.
Il fisico Slobodan Mizdrak durante la sua indagine (foto Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole)
Il dottor Mizdrak ha rilevato con questa attrezzatura una presenza continua di ultrasuoni che avevano tutti la stessa frequenza di emissione (28kHz) e perfino la stessa forma sinusoidale, sia nella spianata centrale della vetta della Piramide bosniaca del Sole, sia centralmente al piano posto alla vetta del tumulo di Vratnica, sia nei passaggi a lato del complesso preistorico sotterraneo di Ravne.
Dopo un’analisi preliminare il nostro sospetto è che fosse stata l’attrezzatura stessa a limitare la frequenza rilevata in quanto fu utilizzato un rilevatore a corta banda che potrebbe aver limitato il segnale a 28.000Hz, mentre il segnale era, invece, molto più ampio e complesso.
Nei mesi precedenti abbiamo verificato la presenza della frequenza a livello della Piramide del Sole, ma con caratteristiche diverse rispetto a quanto rilevato dal dott. Mizdrak. È probabile che le sue misurazioni siano state eseguite in un periodo di tempo troppo limitato per definirne con precisione le proprietà di emissione, senza nulla togliere alla serietà del suo lavoro.
Nelle rilevazioni da noi eseguite sull’apice della Piramide del Sole (da gennaio ad aprile in tre tornate) [1, 2] abbiamo potuto osservare un cospicuo cambiamento sia nel punto esatto di rilevazione della frequenza ultrasonica che nelle sue caratteristiche.
Si è dimostrato che l’emissione può spostarsi dal punto principale di prima rilevazione anche di 10-15 metri, ma mai oltre.
Nelle ultime osservazioni di aprile abbiamo inoltre utilizzato tre operatori diversi con il medesimo apparato (compander) per un periodo prolungato. In particolare, nonostante una ricerca accurata effettuata dalla dott.ssa Acconci all’interno della cittadella medievale posta a est, sull’apice della piramide, non vi è stato alcun rilievo evidente.
L’emissione della radiazione ultrasonica appare concentrata all’apice nella porzione rivolta ad Ovest, in un raggio piuttosto ampio di percezione.
Sul vertice della piramide del Sole le registrazioni effettuate all’interno della cittadella medievale hanno dato scarsi risultati in precedenza. Abbiamo ritentato a maggio 2011 sotto l’occhio attento delle telecamere della televisione di Sarajevo
Ossia a noi c’è parso che il fascio di emissione fosse più largo di quanto rilevato dal dott. Mizdrak di circa 5-6 metri, ma anche che questo fascio si fosse spostato nelle diverse rilevazioni in un area discretamente ampia, ma mai oltre un cerchio di circa 15-20 metri di diametro localizzato all’apice della piramide ed al di fuori della fortezza medievale.
Anche la sua intensità non è semplicemente costante, ma modulata e talora è perfino quasi assente. In particolare nelle rilevazioni ad aprile abbiamo riscontrato che il suono poteva anche cessare del tutto per una decina di minuti per poi ricomparire con un’intensità anche molto elevata.
Il vantaggio di usare un compander al posto di un gaussmetro collegato ad un oscilloscopio è la possibilità di sentire distintamente la frequenza emessa in tutte le sue componenti, nello stesso modo nel quale, quando si ascolta suonare un’orchestra all’unisono, si riescono a distinguere i violini dai fiati o dai timpani.
Ciò che abbiamo osservato è la presenza di due distinte componenti, una più costante ma meno potente, ed una modulata incostante ma molto potente (quando presente).
L’uso del compander è piuttosto semplice: si indossano un paio di cuffie collegate all’apparecchiature e si dirige la parabola del microfono verso terra. Poi si cammina cercando di localizzare il fascio di ultrasuoni che fuoriesce dall’altura, se presente. Nelle colline vicine non vi era la presenza di nulla di simile.
L’impressione ricevuta, esaminando in studio le registrazioni effettuate secondo il rigido protocollo elaborato dal nostro esperto per le strumentazioni è che l’apparecchiatura possa aver rilevato a momenti anche le onde radio provenienti dal suolo e concentrate dalla piramide che si sono sovrapposte alla frequenza di base.
Al tumulus di Vratnica il fenomeno non è apparso presente nella stessa misura, ma molto più discontinuo.
Addirittura in questa sede abbiamo utilizzato quattro diversi operatori, ma solo uno di questi è riuscito ad identificare una frequenza proveniente dal Tumulus e non centralmente al piano posto in prossimità della vetta del tumulo di Vratnica, ma più distalmente rispetto al piano e non di tipo continuo.
Per ogni registrazione è stata presa nota di tutti i parametri della registrazione, compreso i parametri spuri come il passaggio di un aeroplano in quota o l’abbaiare di un cane. Il tutto annotato sui registri preparati dal nostro esperto per la strumentazione (ing. Battistoni)
Con la stessa apparecchiatura abbiamo però potuto verificare la probabile presenza di un “camino” proveniente dalla camera posta a 5 metri sotto il vertice del tumulo, identificata qualche anno fa da un carotaggio del terreno.
Passando sopra a questa ristretta area tutti gli operatori hanno osservato una variazione del rumore bianco emesso dallo strumento, distinguibile quando non vi è emissione di ultrasuoni, mentre compariva un suono molto debole ad alta frequenza. Questo è accaduto ogni volta che si passava sopra l’ipotetico camino.
È possibile che gli strumenti del dott. Mizrak abbiano rilevato questa discontinuità, dove per effetto del movimento dell’aria nel canale si siano concentrate frequenze audio naturali.
Nella zona vicino al supposto camino abbiamo confrontato le impressioni di tutti gli operatori
Abbiamo invece riscontrato un’emissione più simile a quella della Piramide del Sole in una posizione lontana dall’apice, con delle caratteristiche molto peculiari.
Attualmente stiamo ricercando di separare le frequenze audio da quelle radio, di origine naturale, attraverso numerosi esperimenti in sede anche con altre apparecchiature.
Risulta poco credibile che i costruttori di queste strutture non fossero a conoscenza di questi ”effetti” legati alla fisica del suolo e concentrati dalle loro strutture, ma che forse li avessero precisamente cercati. Gran parte delle loro cerimonie erano probabilmente eseguite sulla spianata posta al vertice della struttura della Piramide del Sole o del Tumulo di Vratnica e l’effetto cercato era bene o male qualcosa che potesse modificare lo stato di coscienza dell’organismo umano durante questi momenti di evoluzione spirituale.
D’altra parte è conosciuto da tempo in medicina l’uso terapeutico degli ultrasuoni che a particolari frequenze sono in grado di determinare un effetto antidolorifico ed antinfiammatorio in ortopedia per azione diretta sulle cellule umane ed anche, senza che sia chiaro ancora il meccanismo, se ne conosce l’azione di stimolazione nei confronti dei vasi sanguigni per l’attività di riparazione.
Ma non si tratta di una panacea, occorre una determinata frequenza ed impulsività.
Spesso le onde sonore creano, al contrario, disturbi di vario genere ed anche piuttosto seri, a cominciare dall’inquinamento acustico per finire con le malattie professionali determinate dalla vicinanza del lavoratore alla strumentazione rumorosa. Oggi, fortunatamente, esistono numerose leggi europee che tendono a limitare questi danni attraverso il contenimento del numero di decibel.
Nel basso Medio Evo e forse anche nelle epoche precedenti si è ben guardato di non costruire un insediamento sulla cima della Piramide del Sole nella posizione dove questo effetto sull’organismo umano era maggiormente concentrato, fatto che, evidentemente, era stato notato anche da quelle popolazioni, ma si è preferito mettersi “più a lato”, laddove, ancora oggi è visibile la cittadella medievale.
In conclusione, dai risultati preliminari delle nostre ricerche, che estenderemo lungo tutto il corso dell’anno, possiamo dire che esiste di sicuro un’emissione di ultrasuoni ed onde sonore dall’apice della Piramide del Sole ed in parte dal Tumulo di Vratnica.
Che questo possa essere sia di origine naturale, dovuto all’effetto della concentrazione di emissioni naturali operata dalla forma piramidale della struttura, oppure artificiale, per effetto della forma delle cavità sottostanti la superficie, ritrovate sia con i carotaggi effettuati e con il georadar, per ora non lo sappiamo.
In particolare la tesi dell’origine artificiale delle emissioni si regge sull’ipotesi che queste cavità, costruite dagli artefici di queste strutture, come ad esempio nel Tumulo di Vratnica, riuscirebbero a intrappolare le stesse radiazioni naturali, dando loro la possibilità di autoamplificarsi con il fenomeno della risonanza. Ma questa tesi è ancora tutta da dimostrare.
Comunque, indipendentemente da come la si veda, questo effetto era probabilmente ricercato nella sua potenza da quella civiltà esattamente come accade in altri siti megalitici, dando un effetto “magico” alle loro riunioni sacre, ma che di magico non lo erano per nulla, perchè sfruttavano dei meccanismi fisici naturali uniti ad una profonda conoscenza della risposta dell’organismo umano a questi stimoli.
Forse le loro strutture all’occhio dell’uomo moderno possono apparire molto grezze e non rifinite, ma in realtà nascondono una tecnologia molto sofisticata. Semplicemente a quell’epoca i valori di riferimento erano altri.
Attualmente, oltre all’uso del compander, già descritto in precedenza, che ci fornisce una discriminate qualitativa del tipo di radiazione esaminata stiamo anche utilizzando dei microfoni ad altissima sensibilità (Sennheiser MKH 800 Twin a condensatore, risposta in frequenza 10Hz – 50.000Hz) in grado di percepire con disinvoltura le onde sonore ultrasoniche e dei registratori professionali (Zoom H4N digital recorder, risposta in frequenza 10Hz – 42.000Hz in +- 3dB) in grado di registrare gli ultrasuoni senza comprimerli.
L’uso di una strumentazione più sofisticata ci ha permesso di esplorare tutto lo spettro degli ultrasuoni. Ecco il microfono e il registratore digitale professionale (foto R. Hoyle)
Successivamente questi suoni registrati vengono ridotti dal software del computer in studio di 2-3 ottave per essere riportati ad una frequenza udibile al fine di poter essere ascoltati, ma anche visti, utilizzando un analizzatore digitale dello spettro sonoro (NTI Audio XL2).
Queste diverse apparecchiature ci garantiscono due diversi tipi di processo di elaborazione di quanto registrato e ci permette di confrontare i risultati delle due tecniche per eliminare la possibilità dell’introduzione di frequenze spurie indotte dagli strumenti stessi.
Con queste ultime apparecchiature (tecnico del suono H.Savolainen)abbiamo potuto accertare che l’emissione ultrasonica sembra collocarsi mediamente intorno ai 32.000Hz e non intorno ai 28.000Hz, come rilevato dal dott. Mizdrak.
L’uso dell’analizzatore di spettro sonoro ci ha permesso di circoscrivere perfettamente la frequenza emessa a 32.000Hz di media (dai 30KHz ai 34Khz)
I risultati da noi ottenuti appaiono estremamente lusinghieri e rappresentano l’evoluzione degli studi portati avanti negli anni ’80-’90 da ricercatori britannici nei siti megalitici del Sud dell’Inghilterra, ma con una strumentazione molto più sofisticata grazie all’evoluzione dell’elettronica e dei computer intervenuta nel frattempo.
Lo studio è tuttora in corso ed è ben lungi dall’essere concluso.
Paolo Debertolis, Sara Acconci – 30 maggio 2011
Bibliografia
1) P. Debertolis, G. A. Battistoni, V. M. Hocza: “Abbiamo registrato la “voce” della Piramide del Sole”, SBRG, 28 gennaio 2011
2) P. Debertolis, G. A. Battistoni, V. M. Hocza: “Ancora verifiche sulla “voce” della Piramide del Sole”, SBRG, 25 febbraio 2011
3) N.N. "ENERGETIC RADIATION FROM THE BOSNIAN PYRAMIDS", Bosnian Pyramid of the Sun Fundation, 23 aprile 2010
E' possibile visionare alcuni video delle osservazioni preliminari qui e qui.
Il Disegno della Storia
Lucia KRASOVEC LUCAS (1), Paolo DEBERTOLIS (2), Senad HODOVIĆ (3)
Goran ANTONIC (4)
(1) DiAP, Facoltà di Architettura e Società, Politecnico di Milano, I, (2) Dip. Univ. Clinico di Biomedicina, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Trieste, I (3) Direktor Local Museum, Visoko, BIH (4) Local Museum, Visoko, BIH
Riassunto - Il nostro team sta lavorando nella zona di Visoko, una città della Bosnia centrale a circa 30 km da Sarajevo. La nostra ricerca mira a individuare e classificare gli stećak, lapidi monumentali forse d'epoca medievale (ma non solo) come requisito per la conservazione e ri-progettazione in maniera innovativa della forma urbana ed il paesaggio naturale. L'indagine e la descrizione grafica del stećak servirà ad elaborare un archivio computerizzato, molto utile per conoscere la storia del luogo, le cornici tipologiche e morfologiche degli insediamenti e del loro contesto, le connessioni tra contenuto e forma.
Allo stesso tempo, la ricerca si concentrerà sui simili manufatti in pietra scoperti di recente nella Sardegna di Nord-Ovest, in particolare nella Tomba della Scacchiera , un sito neolitico presso la necropoli di Sa Pala Larga, che presenta la stessa ed identica simbologia degli stećak. Tutto ciò risulterà estremamente utile per raccogliere nuove informazioni sulla storia antica europea e locale.
Parole chiave: storia, paesaggio, insediamento, stećak, forma urbana
(in italiano)
Lavoro presentato al congresso "Le Vie dei Mercanti" - Napoli, 9-11 giugno 2011
ISBN 978-88-6542-046-1
Diapositive della presentazione della prof.ssa Krasovec-Lucas e del prof. Debertolis
Video di presentazione dell'area di Visoko allegato al progetto di ricerca
Abbiamo registrato la "voce" della Piramide del Sole
TAG: piramidi Bosnia, piramidi bosniache, Civiltà di Visoko, piramidi, archeologia, archeoacustica, ultrsuoni, SBRG, SB Research Group
Introduzione - Obbiettivo della nostra ricerca è stato la registrazione in gamma audio della vibrazione ultrasonica, già segnalata da altri team di ricerca prima di noi, che esce dall’apice della Piramide del Sole (collina di Visoćica) e punta verso il cielo. Per questo esperimento abbiamo utilizzato un compander in grado di trasformare la vibrazione ultrasonica in suono udibile. I risultati sono stati sconcertanti, ma è ovvio che alla nostra prossima missione alla fine di febbraio rifaremo l’esperimento per verificare se i risultati sono ripetibili ed attendibili scientificamente, mediante un protocollo molto rigido per tutte le registrazioni. Per ora, pertanto, gli attuali risultati vanno considerati come solo dei risultati preliminari. SB Research Group - 28 gennaio 2011.
Obbiettivo della nostra ricerca è stato la registrazione in gamma audio della vibrazione ultrasonica, già segnalata da altri team di ricerca prima di noi, che esce dall’apice della Piramide del Sole e punta verso il cielo.
La spedizione scientifica partita il 23 gennaio da Trieste si è composta solo di tre ricercatori: Paolo Debertolis, antropologo medico, Lucia Krasovec Lucas, architetto esperto in strutture antiche, Valeria Hocza, assistente scientifico.
La ricerca è stata svolta in due giorni dal 24 al 25 gennaio 2011.
Purtroppo nel primo giorno una tempesta di neve che è riuscita a depositare quasi mezzo metro di candido velo sul nostro percorso.
Ci siamo subito resi conto che era impossibile arrivare in automobile, nonostante fossimo dotati di un fuoristrada, sul plateau posto ad ovest della Piramide del Sole, facendoci risparmiare una discreta distanza al fine di raggiungere la cima.
Abbiamo dovuto pertanto incamminarci con stivali e ghette dalla base della Piramide del Sole fino alla vetta con la neve che ancora stava cadendo.
Nonostante la difficoltà della risalita e la tempesta di neve, durante il percorso nei momenti di pausa nella caduta della neve lo spettacolo del panorama era straordinario.
Per poter raggiungere la vetta bisogna percorrere il sentiero che parte dalla base delle Piramide del Sole sulla porzione più orientale della facciata Nord, più o meno al di sotto dei primi sondaggi di scavo, gira intorno alla facciata Est con due tornanti e giunge alla facciata Sud, la più deteriorata per le trincee scavate dai vari eserciti che tentavano di espugnare la vetta, per raggiungere finalmente la facciata Ovest dove si innesta il Plateau. Da lì, anche nelle migliori condizioni climatiche, si deve proseguire a piedi fino alla vetta, dominata dal monastero-fortezza medievale distrutto dagli ottomani dopo la conquista della Bosnia verso la fine del Medio Evo.
La differenza nella risalita alla cima della Piramide del Sole tra il clima invernale e quello estivo nella vista dal Plateau posto ad Ovest della piramide.
Anche durante l’ultima guerra balcanica la vetta è stata un punto strategico importante presidiato dall’Esercito Bosniaco per tutto il periodo bellico fino agli accordi di Dayton che interruppero l’ultima guerra di Bosnia (21 novembre 1995), mettendo fine a tre anni e mezzo di guerra, la più sanguinosa in Europa dal 1945.
L’idea di registrare con un compander la frequenza ultrasonica è partita dal nostro esperto per la strumentazione, l’ing. Giorgio Battistoni, che a questo scopo ne ha costruito uno per il nostro team utilizzando un progetto già consolidato ed elaborato da una nota rivista d’elettronica italiana.
I compander sono elaboratori di dinamica del suono appartenenti ad una famiglia di apparecchiature elettroniche che operano essenzialmente sul livello o l’ampiezza del segnale audio, in modo variabile a seconda della gamma di livelli e della distribuzione spettrale dello stesso.
Il compander utilizzato dal nostro team è pertanto in grado di trasformare la vibrazione ultrasonica in suono udibile.
Ecco il compander utilizzato sulla Piramide del Sole.
Materiali e metodi
E’ stato più volte accertato che dalla vetta della Piramide del Sole e dal tumulo di Vratnica viene emessa una frequenza ultrasonica a 28 kHz, che non sembra essere di origine naturale.
Brevemente possiamo definire gli ultrasuoni come onde meccaniche che, pur venendo ricevute dal nostro orecchio, non siamo in grado di ascoltare, in quanto hanno una frequenza superiore alla massima rilevabile dall’uomo. Infatti, per sua natura l’orecchio umano è capace di trasmettere al cervello, che poi le trasformerà in suoni, solo onde acustiche con frequenze comprese tra 20 Hz e 20.000 Hz, anche se non tutte le persone sono in grado di recepire questi limiti, ma per definizione è così. Sta di fatto che frequenze inferiori a 20 Hz e superiori a 20.000 Hz nessun essere umano può identificarle come suono, mentre molti animali sono in grado di udire frequenze più basse di 20 Hz e altri frequenze più alte di 20.000 Hz (o 20 kiloHz).
Esistono però degli strumenti che riescono a rilevare la presenza di frequenze che vanno oltre la nostra capacità auditiva; e sulla Piramide del Sole, in effetti, l’utilizzo di tali strumenti ha rilevato la presenza di suoni con frequenza di 28.000 Hz. Però, una cosa è leggere su una scala graduata o su di un display 28 kHz e un’altra cosa è ascoltare o analizzare in qualche maniera quella emissione che lo strumento ci conferma che esiste.
Per ottenere proprio questo ci siamo avvalsi di un progetto pubblicato su una rivista Italiana, molto nota per la produzione di kit elettronici non reperibili commercialmente, denominata Nuova Elettronica.
Sul numero 245 del 2010 abbiamo trovato il progetto che poteva rivelarsi utile nelle nostre ricerche, ossia il progetto di uno strumento in grado di “Convertire gli ultrasuoni in suoni udibili”.
Caratteristiche apparecchiatura
Questo progetto, sfrutta la capacità di un particolare microfono, che è più corretto definire sensore ultrasonico. Tale sensore rileva suoni di frequenza compresa tra 10 e circa 65 kHz.
Lo schema a blocchi del circuito è riportato nella figura che segue.
Sommariamente una parte dello strumento genera una frequenza di valore variabile per mezzo di una manopola e da tale frequenza viene sottratta quella ricevuta dal microfono. Quello che risulta dalla sottrazione viene fatto ascoltare in cuffia. Per fare un esempio ipotizziamo che il microfono stia captando una suono alla frequenza di 40 kHz (non udibile); se ruotando la sintonia produciamo una frequenza di 50 kHz, in uscita avremo la differenza ta 50 e 40 kHz, cioè un suono a 10 kHz e sarà una frequenza udibile.
Il segnale proveniente dal sensore, viene applicato ad un amplificatore ed il guadagno in tensione di questo stadio è di circa 100 volte. Per poter ascoltare gli ultrasuoni, captati dal microfono, occorre però ‘traslarli’ ad una frequenza inferiore, in modo che siano udibili da un essere umano.
Il sistema utilizzato è simile a quello che si usa in alcuni ricevitori radio, dove il segnale ad alta frequenza di decine o centinaia di MHz viene abbassato enormemente rispetto al segnale entrante.
Lo strumento utilizza un oscillatore di battimento a frequenza variabile e un mixer a due ingressi, che viene utilizzato per produrre in uscita un segnale pari alla differenza delle frequenze dei due segnali che riceve in entrata, uno generato dallo strumento e l’altro proveniente dal microfono. La frequenza del primo possiamo regolarla con una manopola, come quando si ricerca una stazione su di una radio.
Il segnale ‘differenza’ viene poi ripulito da eventuali picchi di tensione e viene inviato alla seconda parte dello strumento che lo amplifica e lo invia alla cuffia o/e ad un registratore, ed il volume è regolabile.
Segue lo schema elettrico dello strumento:
Tutto l’apparecchio è contenuto in un contenitore plastico ed alimentato da una batteria da 9 Volt.
Il sensore ultrasonico utilizzato (scheda tecnica qui) è prodotto dall’azienda americana Knowles Acoustics e, pur essendo di piccolissime dimensioni, contiene una tecnologia molto avanzata: è un dispositivo comprendente parti meccaniche ed elettroniche integrate in forma altamente miniaturizzata in uno stesso substrato di silicio.
Un ulteriore, ma non marginale, dettaglio tecnico è il montaggio del piccolo microfono sul fuoco di una parabola metallica, in modo da poter raccogliere meglio le onde ultrasoniche che sono molto direttive.
Per l’utilizzo dello strumento occorre dirigere la parabola con il microfono verso la direzione che si intende esaminare, e ruotando il potenziometro della sintonia si individuano le onde ultrasoniche cercate (se presenti) che si possono ascoltare in cuffia o registrare, se si collega all’uscita un apparecchio registratore a nastro o digitale.
Siamo proprio agli inizi dell’applicazione di questa strumentazione agli ultrasuoni rilevabili sulla vetta della Piramide del Sole. Quello che si ascolta è il suono emesso, ma ad una tonalità più bassa, il suono reale è talmente acuto che non possiamo neanche immaginarlo; ma quello che sarà interessante ricercare sarà una qualche modulazione del suono. E questo proveremo a fare quando si analizzeranno le varie registrazioni.
Ulteriore strumentazione utilizzata
Per le nostre misurazioni della radioattività eventualmente presente abbiamo usato un contatore Geiger portatile tipo GAMMA-SCOUT modello w/ALERT di costruzione tedesca con tubo rilevatore tipo Goigor-Mullor con rivestimento in acciaio riempito di gas alogeno, possibilità di dosare i raggi alfa, beta e gamma, discriminatore dei raggi rotante.
Si tratta di un’apparecchiatura molto compatta e facilmente trasportabile con memoria interna che registra l’andamento delle radiazioni nel tempo e presa USB che permette di scaricare sul PC le misurazioni rilevate.
Per la ricerca dei campi magnetici abbiamo utilizzato un misuratore di campo EMF Tester modello PCE-G28 con sonda 3D esterna e dotato di ampio display LCD.
Posizionando la sonda nella zona interessata questo strumento permette di valutare il campo magnetico presente sulle tre assi senza spostare la sonda nello spazio.
L’esperimento
Bisogna fare una premessa. Già due team scientifici hanno rilevato strumentalmente la presenza di un fascio di ultrasuoni provenienti dall’apice della Piramide del Sole e diretti verso il cielo.
I primi ad accorgersi di questa frequenza ultrasonica emessa al vertice della Piramide del Sole fu una squadra di ricercatori croati, giunta nella Valle bosniaca delle Piramidi tra il 10 e l’11 aprile 2010, e capitanata dal fisico Slobodan Mizdrak di Zagabria. Nella loro ricerca gli strumenti utilizzati per le misurazioni furono un gaussmetro EMF 823 a sonda interna ed il gaussmetro EMF 828 con una sonda esterna 3D, calibrata in fabbrica.
Per analizzare la frequenza si utilizzarono anche altri due apparati di supporto: un oscilloscopio ed un spettrometro.
Per secondo, sempre nel 2010, anche il dott. Dott. Harry Oldfield, ricercatore indipendente britannico, rilevò i campi elettromagnetici al di sopra della Piramide del Sole con una speciale macchina fotografica che utilizza la tecnica Polycontrast Interference Photography (PIP camera, evoluzione della macchina fotografica di Kirlian) e che fu in grado di rivelare la radiazione ultrasonica accumulata nella piramide e la sua liberazione attraverso la vetta.
Le caratteristiche della frequenza ultrasonica erano un’emissione a 28.000Hz di tipo continuo. Durante il percorso fino alla vetta della Piramide del Sole del team croato, le strumentazioni non misurarono l'esistenza di nessuna frequenza ultrasonica lungo l'intero lato occidentale. Tale frequenza ultrasonica apparve sorprendentemente solo alla vetta della piramide e solamente all'interno del raggio di un metro. Al di fuori di un diametro di 5 metri nessun suono era rilevabile dagli strumenti.
Il team di Zagabria (Croazia) rilevò la stessa frequenza di emissione (28kHz), e perfino la stessa forma sinusoidale, anche centralmente al piano posto alla vetta del tumulo di Vratnica, ma anche in alcuni passaggi a lato del complesso sotterraneo di Ravne.
Noi abbiamo pertanto deciso di fare una verifica diversa e abbiamo voluto registrare la “voce” della piramide con il compander. Abbiamo comunque portato con noi anche un gaussmetro con sonda esterna 3D ed un contatore Geiger.
Abbiamo cercato per tutta la cima la posizione esatta di uscita del fascio di ultrasuoni.
Raggiunta la cima purtroppo il vento e la neve hanno creato un certo ostacolo tanto che è stato necessario, per evitare influenze spurie, conservare il cappelletto protettivo posto sopra il microfono al centro della parabola di rilevamento del compander.
È stato inoltre necessario esplorare la cima piatta della piramide in più punti prima di rilevare
la radiazione ultrasonica presente al di fuori delle mura della cittadella medievale nel punto più alto della sommità, leggermente spostato verso Ovest.
Nonostante la tormenta di neve ed il freddo siamo riusciti comunque a localizzare la zona di origine del potente fascio di ultrasuoni.
Utilizzando l’udito come riferimento si è scoperto che il fascio di ultrasuoni è molto più ampio rispetto a quanto riferito dal team croato che l’aveva potuto cogliere solo sul display degli strumenti.
Il suono, udibile come un fischio continuo, tende ad attenuarsi allontanandosi dal vertice non mi maniera netta , ma progressiva.
Purtroppo la registrazione effettuata è stata ampiamente turbata dal vento che appariva chiaramente percettibile, le nostre voci e le voci di due ragazzi che ci hanno seguito fino alla cima forse incuriositi dalla nostra strumentazione, e perfino l’abbaiato continuo di un cane in lontananza, sempre degli stessi ragazzi.
Purtroppo dopo una mezzora di rilevazioni e circa un quarto d’ora di registrazione abbiamo dovuto sospendere l’esperimento e ridiscendere a valle per il peggioramento del clima, particolarmente freddo, ed il rapido imbrunire.
Non prima di aver valutato se nello stesso luogo era presente un’anomala radiazione gamma con il contatore Geiger oppure la presenza di campi magnetici.
La radiazione rilevata era solo quella naturale, entro i normali limiti rilevabili in tutta la Bosnia (0,06.-0,22 µSv/h).
La radioattività nel punto di emissione degli ultrasuoni era perfettamente normale. Nel momento della fotografia abbiamo registrato solo 0,10 µSv/h sul contatore Geiger.
Ugualmente con il gaussmetro dotato di sonda 3D abbiamo cercato la presenza di campi magnetici. Anche in questo caso la rilevazione è risultata assolutamente negativa: non esiste alcun campo magnetico sulla sommità della Piramide del Sole.
Nessun campo magnetico rilevabile con il Gaussmetro con sonda esterna 3D sulla cima della Piramide del Sole.
Questo ultimo dato è molto importante perché non permette di attribuire il fischio rilevato a onde radio provenienti da stazioni radiofoniche o ripetitori posti nelle immediate vicinanze.
Il fischio che trasforma la vibrazione a 28.000Hz in suono udibile è chiaramente percepibile anche se disturbato dalla presenza di altri rumori (due piccole parti della registrazione originale non trattata, qui e qui).
(Nella prima registrazione sono sovrapposte le nostre voci e l’abbaiare del cane, nella seconda registrazione svolta su un’altra frequenza di ultrasuoni, oltre ad un'altra frequenza di emissione si sentono i bambini parlare; in entrambe ogni tanto il soffiare del vento).
Ma, forte dell’esperienza precedente abbiamo voluto il giorno successivo recarsi anche in altre zone della Piramide del Sole per vedere se questa vibrazione è presente in qualche altro sito.
Per questi motivi ci siamo recati presso i diversi sondaggi di scavo presenti sulla facciata Nord ed abbiamo iniziato le misurazioni.
Il percorso è stato più breve rispetto al giorno precedente, ma non meno impervio con mezzo metro di neve dispersa sul terreno e concentrato in una rapida salita.
Presso la Sonda Deset (sondaggio numero dieci) posta nei 2/3 inferiori della facciata Nord, quasi appoggiando al suolo la parabola del microfono abbiamo rilevato una frequenza ultrasonica simile, ossia un fischio continuo, ma anche accompagnato da una serie di scoppi simili all’azione del vento sul microfono.
I rilievi effettuati sulla Sonda Deset sono stati eseguiti con maggiore rigore ed al massimo della sensibilità dello strumento.
Ma in quel giorno, nonostante la molta neve caduta, il Sole era tornato a splendere e vi era assenza di vento. Il microfono era ben assicurato allo strumento principale, senza possibilità di contatti anomali.
Tali suoni, non udibili all’orecchio umano, vanno pertanto attribuiti al ventre della Piramide del Sole. Rendiamo disponibile questa registrazione, anche se talora si sentono sovrapposte le nostre voci. Il mutamento ad un certo punto del fischio è dovuto ad una breve modifica della sintonia. I rumori in sottofondo non sono provocati né dal vento né da sfregamenti dei vestiti o dei cavi. (Registrazione originale, durata 1,39 minuti, qui).
Analisi grafica spettrale di 5 secondi dell’ultrasuono rilevato sulla Sonda Deset (analisi di Giorgio Battistoni).
L’idea che ci siamo fatti è che a livello della Sonda Deset si crei una certa forma di dispersione dell’energia presente all’interno della piramide. Ma questa è ovviamente una teoria, per ora non suffragata da prove.
La Sonda Deset nella sua attuale versione invernale ed autunnale del novembre 2010.
È ovvio che alla nostra prossima missione alla fine di febbraio rifaremo l’esperimento per verificare se i risultati sono ripetibili ed attendibili scientificamente. Inoltre applicheremo un protocollo molto rigido per tutte le registrazioni. Per ora, pertanto, gli attuali risultati vanno considerati come solo dei risultati preliminari.
All’interno del complesso di tunnel di Ravne non abbiamo rilevato la frequenza ultrasonica proveniente dalla Piramide del Sole.
Deludente, invece, l’ascolto di eventuali ultrasuoni all’interno del complesso sotterraneo di Ravne, forse perchè lo strumento nonera stato ben calibrato.
Nessuna vibrazione anomala rilevata, tranne al di sotto dei megaliti dove sono localizzati dei flussi d’acqua sotterranei che potrebbero generare vibrazioni di questo tipo, peraltro attenuate dai megaliti. Ma questo è un altro capitolo ancora allo studio.
Paolo Debertolis, Giorgio A. Battistoni, Valeria M. Hocza – 28 gennaio 2011
SB Research Group ringrazia Nuova Elettronica ed in particolare il sig. Leonardo Righini (direttore editoriale responsabile) per l’autorizzazione alla pubblicazione di un estratto del progetto “Convertire gli ultrasuoni in suoni udibili”, per le immagini (tratte dalla rivista n° 245/2010 alla quale si rimanda per un approfondimento tecnico) e soprattutto per aver prodotto lo strumento.
Bibliografia
1) P. Debertolis, V.M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Approccio preliminare di studio", SBRG, 4 novembre 2010
2) P. Debertolis, V.M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Teorie sui manufatti e le strutture", SBRG, 16 novembre 2010
3) P. Debertolis, V.M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Le misurazioni iniziali", SBRG, 20 novembre 2010
4) P. Debertolis: "Ricognizione aerea sulle piramidi di Bosnia – La Piramide del Sole", SBRG, 4 settembre 2010
5) P. Debertolis, S. Acconci, L. Krasovec Lucas, V. M. Hocza:”Rapporto definitivo sulla nostra prima esplorazione della nuova sezione dei Tunnel di Ravne nel dicembre 2010”, SBRG, 12 dicembre 2010
Video dell'esperimento di gennaio 2011 e della successiva verifica di febbraio 2011, qui
Rapporto definitivo sulla nostra prima esplorazione della nuova sezione dei Tunnel di Ravne nel Dicembre 2010
TAG: piramidi Bosnia, Civiltà di Visoko, piramidi, archeologia, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group
Introduzione - Molti studiosi sanno che celebri geologi e archeologi hanno messo in dubbio la presenza di una civiltà anticamente presente in questi luoghi e soprattutto di un livello tecnologicamente elevato.
Ma, man mano che si procede negli scavi, viene sempre più alla luce la presenza di un enorme labirinto sotterraneo antichissimo sempre più elaborato e sofisticato. Così dopo le ultime notizie giunteci telefonicamente dai tunnel di Ravne abbiamo organizzato molto rapidamente una nuova spedizione scientifica congiunta tra elementi dell’Università degli Studi di Trieste e del Politecnico di Milano in collaborazione con la Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole che cura gli scavi.

Fig. 1 - Abbiamo esaminato le nuove sezioni appena scoperte del Labirinto di Ravne
I cosiddetti tunnel di Ravne si trovano a circa tre chilometri dalla Piramide del Sole / collna di Visoćica, alla cui base è sorta successivamente l’odierna città di Visoko, ex capitale dell’antico Regno di Bosnia.
Da sempre abbiamo considerato questa struttura, e proprio di struttura stiamo parlando e non solo di semplici tunnel scavati nella roccia, come le griglie del condizionatore che alimentava d’aria pulita, rigenerata e fresca la struttura sotterranea che si trova ad Ovest della Piramide del Sole.
Una struttura interamente scavata nel conglomerato e ricoperta di quasi 20 metri di terra, disposta come le spirali presenti all’interno di in una moderna apparecchiatura fatta per rigenerare l’aria, costituita da un complesso sali-scendi di tunnel e creata allo scopo di determinare la disponibilità di un flusso continuo d’aria che permeasse costantemente i tunnel.

Fig. 2 - Abbiamo studiato a lungo gli ambienti intorno ai monoliti.
Sappiamo che ad un certo punto deve essere successo qualcosa e la civiltà che ha costruito i tunnel di Ravne o forse una successiva civiltà che ne faceva uso, probabilmente per difendersi da un pericolo esterno o per confinare un pericolo all’interno, ha deciso di sigillare gli stessi tunnel con della terra per una cospicua lunghezza.
Nel primo caso ipotizzabile di necessità della sigillatura dei tunnel, ossia di pericolo esterno, questa civiltà ha agito più o meno come faremmo noi al sopraggiungere di un tornado. Perché sicuramente bloccheremmo le persiane della nostra casa con delle assi e dei chiodi per evitare che il potente getto d’aria e d’acqua penetri all’interno dell’abitazione facendo sollevare l’intero tetto e distruggendo totalmente l’edificio.

Fig. 3 - Un tunnel ancora sigillato con terra, ma a quale è stato rimosso il muretto di pietre a secco che ne chiudeva l’estremità
Nel secondo caso, ossia di pericolo interno, e questa è anche la nostra ipotesi per il momento, qualcosa è sfuggito di mano o è esito di un conflitto bellico e allora la terra utilizzata per sigillare parte dei tunnel ha evitato la contaminazione del mondo esterno.

Fig. 4 - Due tunnel ormai desigillati che si dipartono a “Y”.
Così agirono i costruttori del labirinto di Ravne, che sicuramente pensarono che la terra con la quale furono sigillati i tunnel, al passato pericolo, poteva essere rimossa facilmente, così come era stata posta, ristabilendo la continuità della loro struttura e senza comprometterne gravemente la sua elaborata funzionalità.
Ma qualcosa di imprevisto è successo e la continuità non è stata più ristabilita e sono occorsi tre anni agli operai della Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole, che cura gli scavi sin dall’inizio delle scoperte nella Valle di Visoko, per liberare solo in parte questa struttura dalla terra con cui fu riempita migliaia di anni fa.
Infatti, dopo circa 350 metri dall’attuale entrata principale dei tunnel (ne esistono di accessorie), si è giunti finalmente ad una porzione non più chiusa dalla terra da circa una settimana (siamo a Dicembre 2010) e così prima o poi doveva essere, perché ovviamente questa barriera non poteva riempire tutta la struttura per l’intera lunghezza e necessariamente si sarebbe giunti ad una porzione non più sigillata.
Come ho detto prima, questo momento è giunto ed è caduto all’improvviso l’ultimo diaframma.

Fig. 5 - Il capo operaio e artefice della scoperta, Amir Suša, a cavalcioni del diaframma da poco abbattuto e che ha aperto la sezione desigillata.
Pertanto queste nuove sezioni dei tunnel appaiono quasi totalmente libere nel loro volume, tranne qualche apparente collassamento nel loro contesto, ovviamente determinato dall’assenza di terra che poteva sostenere le volte.

Fig. 6 - Sbirciando oltre l’ultimo diaframma ecco quello che si vede: l’ingresso ad un mondo sconosciuto.

Fig. 7 - Accucciandoci all’ingresso alla nuova sezione del tunnel si vede perfettamente la galleria, bassa circa 120 cm e con acqua limpidissima sul fondo.
Quindi paradossalmente i tratti che sono stati sigillati, una volta liberati, sono meglio conservati di quelli liberi, mentre i tratti non sigillati in alcuni punti presentano dei mucchi di terra.
Questa è l’interpretazione più accettata per ora. Ma secondo noi i mucchi di terra non provengono dalle volte che appaiono integre, ma sembrano gettati lì di proposito in un primo tentativo di sigillare i tunnel, ma senza successo perché questi mucchi non hanno raggiunto la volta. Tentativo riuscito più verso l’uscita con la totale sigillatura del lume dei tunnel.
Ma fino ad ora per questi ultimi tratti non si è ancora trovato un vero termine e la lunghezza smisurata sembra promettere altrettanta superficie da esplorare, alla ricerca delle vestigia della Civiltà di Visoko.

Fig. 8 - Se si prosegue avanti si arriva al primo bivio a “Y”.
Dal punto di vista archeologico questa scoperta risulta estremamente importante poiché permette di analizzare con cura la struttura originaria dei tunnel.
Dopo alcuni brevi incursioni esplorative nei tratti appena scoperti, abbiamo deciso di svolgere una indagine più accurata ed estesa sull’antica struttura nelle gallerie appena scoperte.
Questo articolo è pertanto il diario preliminare di questa ricerca che ci ha decisamente coinvolto e per più versi non è stata scevra da un’elevata dose di pericolosità. Ma il camminare laddove da migliaia di anni nessuno era mai più passato ha avuto per noi il fascino proibito di aprire ed entrare in un Vaso di Pandora.
Già, aprire un Vaso di Pandora, e questa è la frase che sintetizza di più la nostra esperienza. Ma dal Vaso regalato da Giove a Pandora non si sa cosa possa uscire. Forse per noi è come la prima volta che Pandora, contravvenendo alla volontà di Giove, aprì il Vaso facendo uscire tutti i mali dell’Umanità, oppure la seconda volta quando ne uscì la Speranza?
Per il momento non siamo ancora riusciti a capirlo.
La spedizione scientifica multidisciplinare abilitata a questo studio, si è composta in questa occasione di cinque elementi, Amir Suša, capo operaio, la dott.ssa Sara Acconci, archeologa, coordinatrice e responsabile degli scavi per conto della Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole, il prof. Paolo Debertolis, antropologo (Università di Trieste), la dott.ssa Valeria Hocza, assistente scientifico, la prof.ssa Lucia Krasovec Lucas (Politecnico di Milano), architetto.

Fig. 9 - Parte della spedizione scientifica all’esterno dell’entrata del labirinto di Ravne. Da sinistra: il prof. Debertolis, la dott.ssa Hocza, la dott.ssa Acconci.
Secondo gli studi svolti dalla prof.ssa Krasovec Lucas la struttura e la forma dei cunicoli, per come si sono palesati sino ad ora, rimandano alle suggestive architetture di A. Gaudì, specialmente per quanto riguarda le realizzazioni nel sottotetto delle case Batlò e Milà a Barcellona.
L’architettura della struttura può richiamare in qualche modo le teorie del Feng Shui, letteralmente vento e acqua, attraverso l’utilizzo del materiale di costruzione, la dislocazione delle pietre monumentali e l’andamento delle direttrici dei cunicoli.
I tunnels di Ravne finora scoperti sono realizzati utilizzando archi paraboloidi e al posto di pietra o mattoni sono costruiti nel conglomerato e difficilmente potrebbero venir considerati una “formazione naturale”, anche per la serialità dei cunicoli che vanno chiaramente a formare una specie di rete sotterranea.

Fig. 10 - La prof. Krasovec Lucas (al centro) durante lo studio della struttura e la mappatura dei tunnel di Ravne.
Questa rete, nella configurazione resa ipotizzabile da quanto emerge dagli scavi, sembra avere un andamento circolare e seriale, dove la comunicazione tra i tunnels non viene mai interrotta, per cui si potrebbe pensare ad una situazione strutturale a forma di alveare o meglio a quella degli alveoli polmonari. In questo senso, viene spontaneo pensare anche alla Rete di Hartmann dove i muri “a secco” in corrispondenza delle biforcazioni dei cunicoli appaiono, in questa fase di ricerca, simili ai Nodi del reticolo elettromagnetico individuati sui punti di incrocio della griglia di Hartmann.
Ma questo sarà argomento di un prossimo lavoro scientifico svolto direttamente dalla Prof.ssa Krasovec Lucas, chiamata a compilare una nuova mappa strutturale dei tunnel di Ravne.

Fig. 11 - La bozza della nuova mappa elaborata dalla prof.ssa Krasovec Lucas, in basso a destra è sintetizzata dal disegno della struttura alveolare dei tunnel che va sovrapposto alle porzioni aperte e che fornisce una preziosa chiave di lettura.
La sezione appena aperta rappresenta la via di accesso finalmente libera all’intero sistema alveolare e abbiamo deciso di iniziare ad esplorarla.
Bisogna anche dire che la nuova sezione appena scoperta ha una volta molto bassa e non si riesce a rimanere in piedi; è ripiena d’acqua per un’altezza che va dai 10-20 cm a circa mezzo metro. Per la quasi totalità del percorso bisogna procedere a quattro zampe o con le ginocchia piegate.
Non appare intenzionale la presenza d’acqua, ma sembra causata dalla mancanza di drenaggio determinata dalla terra che ostruisce il fondo della galleria.
L’intenzione futura è quella di rimuovere l’acqua, in modo da poter entrare con l’attrezzatura archeologica per effettuare rilievi di tutta l’area. Parte del lavoro di ricognizione (volto ad ottenere una prima mappatura parziale dei nuovi tunnel) verrà effettuato a febbraio dalla dott.ssa Acconci, con il fondamentale contributo degli speleologi.
Ma in questa occasione ci siamo suddivisi in due gruppi. Uno di supporto, la dott.ssa Hocza e la prof.ssa Krasovec Lucas e un gruppo di vera e propria esplorazione e documentazione fotografica, il sig. Susa, la dott.ssa Acconci ed il prof. Debertolis.

Fig. 12 - Il sig. Suša si sta preparando alla nuova esplorazione nello spazio ristretto.

Fig. 13 - Il prof.agg. Debertolis in primo piano, prima di entrare ha misurato la radioattività presente che è risultata nella norma, più indietro l’archeologa dott.ssa Acconci

Fig. 14 - Il gruppo di supporto: in primo piano la dott.ssa Hocza, più indietro la prof.ssa Krasovec Lucas.
Il gruppo d’esplorazione era dotato di stivali alla pescatora in gomma, peraltro rivelatisi assolutamente insufficienti, casco con lampada, lampade portatili e macchine fotografiche resistenti all’acqua.
Alcuni giorni prima alcuni sommozzatori avevano analizzato parte del percorso per accertarsi che non ci fossero pozzi, ma senza eseguire alcuna documentazione, né procedere ad un’analisi scientifica. La nostra è stata la prima analisi scientifica che ha cercato di svelare parte dei segreti.
Bisogna dire che tutto il percorso è ripieno d’acqua e non ci si trova quasi mai in tratti all’asciutto se non in corrispondenza di piccoli tratti che protrudono dal fondo della galleria, costituiti da terra di riporto. Ma danno un certo sollievo perché ci si ritrova all’asciutto e permettono di riposare un momento. Superarli diventa poi complicato perché richiedono di strisciare giungendo circa a 60 cm dalla volta. Questo ci ha fatto capire che per una simile esplorazione l’attrezzatura più adatta è la muta da sub.

Fig. 15 - Il procedere nel tunnel dà una sensazione assolutamente claustrofobica.
Dall’apertura che dà l’accesso ai tunnel si deve procedere a quattro zampe per riuscire a superare un tratto con una volta molto bassa di circa 120 cm con circa 20 cm d’acqua e alla fine questa finisce con l’essere la posizione, si fa per dire, più comoda per proseguire.
Camminare con le ginocchia piegate in una posizione quasi seduta sui talloni, invece, se è una buona posizione per non bagnarsi, stanca eccessivamente anche solo dopo qualche decina di metri.
All’ingresso del tunnel un muro di pietre di contenimento sulla destra ben strutturato sul quale i sommozzatori avevano segnato con la matita un riferimento per ritrovare l’uscita e che ha fatto ben arrabbiare l’archeologa del nostro team per la contaminazione dell’ambiente chiuso da migliaia d’anni (oltre ad un pacchetto di sigarette vuoto abbandonato nell’acqua poco più avanti). Ma si può quasi scusarli trattandosi di una cavità totalmente al buio e la necessità di un segnale per l’uscita.

Fig. 16 - Il muretto di contenimento della parete, questa volta cementato, segnato al centro con la matita dai sommozzatori.
Successivamente il tunnel si divide a “Y” e il ramo di destra si suddivide in un’ulteriore “Y” secondo la logica già spiegata della struttura ad alveare.

Fig. 17 - Il ramo a sinistra è il più claustrofobico.
Il ramo di sinistra (quello che si dirige a sud-est) porta ad un fondo cieco dopo circa una cinquantina di metri (vissuti a carponi), il destro (quello che procede invece verso sud-ovest)porta ad un altro tunnel che appare libero, ma che non abbiamo potuto esplorare nella sua totalità vista la lunghezza e l’altezza dell’acqua ben superiore, ma che ad un certo punto presenta pareti costituite da pietre poste in bell’ordine.

Fig. 18 - Il ramo a destra è il più ben composto con ampi muri di sostegno alle volte.
Dopo aver cozzato più volte con il casco sulla volta ci siamo resi conto che il conglomerato era molto più fragile di quello delle porzioni sigillate con la terra. Bastava battere solo leggermente il capo sul tetto della volta per procurare piccoli crolli.
L’impressione nelle porzioni le cui pareti apparivano delimitati da muri ben ordinati è che si trattasse ancora di tunnel di servizio, ma questa volta senza limiti di sorta.
Abbiamo osservato alcuni interessanti fenomeni.
Quello che ci ha colpito di più è la presenza di strane nebbie molto concentrate biancastre o bianco-bluastre che si materializzavano a momenti nel tunnel per poi scomparire repentinamente o muovendosi abbastanza repentinamente fino ad allontanarsi, probabilmente mossi da flussi d’aria altrettanto repentini; anche se questa interpretazione appare discutibile in quanto si muovevano anche in senso contrario, cambiando spesso traiettoria.

Fig. 19 - Una SBI, simile ad un vortice, che ci sembrava osservare all’interno del tunnel di sinistra.
D’altra parte se si fosse trattato di gas rimasto intrappolato nella galleria si sarebbe disperso al nostro passaggio, mentre rimaneva al contrario concentrato muovendosi intorno a noi. Pertanto tale fenomeno rimane per ora inspiegabile.


Fig. 20 - Ancora la stessa SBI che è rimasta ferma circa un minuto..
Ciò a momenti ha reso quasi impossibile l’esecuzione di fotografie perché a volte schermavano il lampo del flash impedendo una corretta esecuzione dell’immagine, in quanto si ponevano tra noi e il soggetto della nostra foto.
Questo tipo di nebbie si sono poi diffuse in maniera modesta anche nel resto dei tunnel già aperti creando buffi fenomeni di materializzazione e smaterializzazione tali perfino da allarmare il gruppo di supporto che non credeva ai propri occhi. D’altra parte questi fenomeni non si sono mai verificati in precedenza nelle altre sezioni del tunnel prima dell’apertura della nuova sezione.

Fig. 21 - Un SBI che ruota intorno al gruppo di supporto.
Potrebbe essere utile la visione del video raccolto di uno di questi curiosi fenomeni dal nostro gruppo di supporto (qui)
Ma, sapete, non sempre un fenomeno sconosciuto deve per forza allarmare. La mia preoccupazione, come medico e che non si trattasse di nebbie tossiche frutto di fermentazione di prodotti organici, ma in definitiva non è parsa questa la loro origine. L’acqua sul fondo del tunnel appariva limpida e in nessun caso vi era torbidità, se non dopo il nostro passaggio che smuoveva la sabbia dal fondo.
L’ambiente era praticamente ad entropia zero con l’acqua della stesa temperatura dell’aria e dell’ambiente circostante. La temperatura di questo sistema era circa di 12-14 °C.

Fig. 22 - Un SBI che viaggia su fondo di una vecchia sezione del tunnel.
Ne abbiamo fotografato uno che è rimasto immobile per quasi un minuto, ma almeno apparentemente, per ora non abbiamo rivelato pericolosità in essi. Con senso del humor tipicamente balcanico abbiamo deciso di chiamarle “SBI” (Šau-Bau Identity).
Un'altra curiosa annotazione che va rilevata dalla nostra esplorazione è la presenza di forti incisioni all’interno di uno strato sabbioso rilevato in corrispondenza della parete del tunnel di sinistra.
Come visibile dalle immagini allegate sembra che con un attrezzo metallico dotato di tre punte siano stati approfonditi dei solchi sullo strato sabbioso di una parete del tunnel di destra costituita più avanti da pietre rotonde. Sembravano come i segni di una mano che fosse stata dotata solo di tre unghie o avesse deciso di usare solo tre dita. Questo perchè la distanza tra i solchi appariva incostante.

Fig. 23 - Le incisioni, simili a graffi, presenti sulla superficie sabbiosa del tunnel di centro
In questi frangenti bisogna mantenere i piedi per terra e non si può farsi prendere dalla suggestione.
Rimane comunque il fatto che qualcuno ha inciso in più punti quella superficie, tentando in un punto addirittura di scavarci dentro, come un carcerato incide le pareti della sua cella durante una lunga detenzione.

Fig. 24 - Ancora altri graffi che sembrano aver tentato di scavare un buco nella parete dalla consistenza molto plastica.
Ciò dimostra che una presenza c’è stata in quel luogo ed ha voluto, ma chissà quanti anni fa, lasciarci qualcosa. Ma chissà quale tragedia si nasconde dietro quei segni silenziosi. Qualcuno rimasto sigillato all’interno dei tunnel? Per ora non abbiamo trovato i suoi resti.
Al termine di questo elaborato scientifico vorremmo comunicare che abbiamo deciso di formare un nuovo gruppo di ricerca per studiare meglio i fenomeni e le strutture incontrate, costituito da scienziati dalla mente aperta anche se tutti provenienti dall’Università, che collabori costantemente con la Fondazione che porta avanti gli scavi nella Valle Bosniaca delle Piramidi.
Abbiamo deciso di denominarlo “Super Brain Research Group” con acronimo SBRG e questo è il primo lavoro che pubblichiamo assieme.
Le fotografie, tutte prodotte dai diversi membri del gruppo, portano per la prima volta il nuovo logo del "SB Research Group", che è stato disegnato esclusivamente per questo progetto di ricerca dall'architetto Krasovec Lucas.
Paolo Debertolis, Sara Acconci, Lucia Krasovec Lucas, Valeria Maria Hocza del SB Research Group - 12 dicembre 2010

Fig. 25 - Amir, Sara e Paolo
E' possibile visionare un video che sintetizza l'esplorazione qui
Bibliografia
1) P. Debertolis, V.M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Approccio preliminare di studio", SBRG, 4 novembre 2010
2) P. Debertolis, V.M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Teorie sui manufatti e le strutture", SBRG, 16 novembre 2010
3) P. Debertolis, V.M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Le misurazioni iniziali", SBRG, 20 novembre 2010
4) P. Debertolis: "Ricognizione aerea sulle piramidi di Bosnia – La Piramide del Sole", SBRG, 4 settembre 2010
Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne – Le misurazioni iniziali
TAG: piramidi Bosnia, Civiltà di Visoko, piramidi, archeologia
Introduzione - Dopo aver scandagliato i misteri che riguardano i tunnel di Ravne e la loro relazione con una civiltà tecnologicamente avanzata ci è sembrato opportuno valutare anche le possibili pericolosità ancora insite in questa struttura che potrebbero aver richiesto la sua sigillatura. Questa struttura è stata sigillata forse perché ci sono dentro materiali radioattivi o altro materiale pericoloso? C’è ancora pericolo per gli operatori e per chi cerca di svelarne i segreti? Si è voluto pertanto cominciare ad analizzare le radiazioni ionizzanti presenti in questo labirinto. Nell’ottobre 2010 c’è stata l’analisi svolta da parte della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Sarajevo. Poi siamo arrivati noi nel novembre 2010, ma con risultati non del tutto sovrapponibili e per alcuni versi contrastanti rispetto a chi ci ha preceduto.

Fig. 1 - Durante le misurazioni
Premesse
Cosa potrebbe aver richiesto la sigillatura dei tunnel di Ravne, posti a lato della Piramide del Sole? Secondo alcuni per difendersi da un pericolo esterno. Ma allora perché chiuderli in tutta la loro lunghezza?
Fino adesso grazie agli scavi patrocinati dalla Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole sono stati liberati circa 400-450 metri di tunnel dall’entrata verso la Piramide del Sole, trascurando quasi del tutto i tunnel laterali, che appaiono comunque sigillati con la medesima modalità, ossia con un muretto a secco e poi terra fino al soffitto per tutta la lunghezza.
Non è possibile, invece, che i tunnel siano stati chiusi per qualche pericolo presente più profondità della struttura?

Fig. 2 - Abbiamo effettuato numerosi rilievi all’interno dei tunnel di Ravne posti a lato della Piramide del Sole
Se prendiamo in considerazione questa seconda ipotesi allora è bene cautelarsi. Trattandosi di una civiltà forse tecnologicamente avanzata prima di tutto cominciamo a misurare la radioattività presente nei tunnel, per verificare se si tratta di radiazioni ionizzanti presenti naturalmente a quella profondità e se c’è qualcosa di anomalo.
Misurazioni precedenti
Il 6 ottobre 2010 un gruppo di studio della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Sarajevo, condotto della prof.ssa Lejla Saracevic, si è recato ai tunnel di Ravne per misurare la dose di radiazioni ionizzanti presenti nelle gallerie.
Il rapporto risultante datato 13/10/2010 recita nei risultati: “Presso l'ingresso del labirinto sotterraneo di "Ravne" il range rilevato è di 0,12 – 0,13 µSv/h (microSievert l’ora) che è all’interno dei valori medi della dose di radiazioni ionizzanti normalmente presenti in Bosnia-Erzegovina”.
E ancora: “I valori delle misurazioni della dose delle radiazioni ionizzanti presenti nelle gallerie e presso i blocchi megalitici sono nel range di 0,05-0,09 µSv/h (microSievert l’ora), che è inferiore alla media dei valori di radiazioni ionizzanti presenti in Bosnia-Erzegovina”.
E concludono:
“1) La dose di radiazioni ionizzanti presenti nel labirinto sotterraneo di 'Ravne' sono ben al di sotto dei valori medi delle radiazioni ionizzanti in Bosnia-Erzegovina
2) Il tasso radiazioni ionizzanti registrato sono derivanti dalle radiazioni emesse dai radionucleidi naturali contenuti nelle rocce e nei terreni della zona sottoposta a misurazione. Evidente l'assenza di raggi cosmici sui luoghi delle misurazioni.
3) Il rischio da radiazioni ionizzanti nel labirinto sotterraneo di "Ravne" è trascurabile".

Fig. 3 - Il rapporto della Facoltà di Veterinaria dell’Università di Sarajevo
Per la misurazione della radioattività sono state usate due diverse apparecchiature: un misuratore di dose di contaminazione Berthold LB-123 di costruzione moderna e di produzione tedesca (© 2008 BERTHOLD TECHNOLOGIES GmbH & Co. KG) per misurare le radiazioni gamma, e un sistema KOMO TM di produzione russa, decisamente obsoleto anche se affidabile, per la misurazione dell’insieme delle radiazioni beta e gamma.
Materiali e metodi
Per le nostre misurazioni abbiamo usato un contatore Geiger tipo GAMMA-SCOUT modello w/ALERT di costruzione tedesca con tubo rilevatore tipo Goigor-Mullor con rivestimento in acciaio riempito di gas alogeno, possibilità di dosare i raggi alfa, beta e gamma, discriminatore dei raggi rotante.

Fig. 4 - Il contatore Geiger GAMMA-SCOUT. È un’apparecchiatura molto compatta, ma anche molto sofisticata
Si tratta di un’apparecchiatura molto compatta e facilmente trasportabile con memoria interna che registra l’andamento delle radiazioni nel tempo e presa USB che permette di scaricare sul PC le misurazioni rilevate.
Le rilevazioni sono state fatte in diverse posizioni nelle gallerie dall’entrata all’ultimo tratto liberato dei tunnel. Vista la velocità di risposta dell’apparecchiatura, ogni rilevazione è stata fatta a campione rimanendo nel sito vari minuti per una lettura più precisa.
Vi sono state tre ispezioni per le misurazioni ai tunnel di Ravne disposte su due giorni.
Risultati
Normalmente i principali materiali radioattivi presenti nelle rocce sono il Potassio 40, il Rubidio 87, e due serie di elementi radioattivi che derivano dal decadimento dell’Uranio 238 e del Torio 232, che sono due radionuclidi a lunga vita (valore altissimo di tempo di dimezzamento) presenti sulla terra fin dalla sua origine.
Naturalmente i livelli di radiazione terrestre differiscono da luogo a luogo in tutto il mondo, così come variano le concentrazioni di questi materiali nella crosta terrestre.
Nelle misurazioni svolte all’esterno dell’entrata del tunnel di Ravne per tarare l’apparecchiatura abbiamo rilevato una radioattività naturale che oscillava molte lentamente in un range da 0,12 a 0,18 µSv/h (microSievert/ora) che è da considerarsi un range perfettamente normale.
Il microSievert (µSv) è un multiplo del Sievert (Sv) è corrisponde a un milionesimo di un Sievert.
Il Sievert è l'unità di misura della dose equivalente di radiazione nel Sistema Internazionale ed è una misura degli effetti e del danno provocato dalla radiazione su un organismo. Il Sievert ha sostituito l'unità tradizionale, il rem (1 Sv = 100 rem).
A Heidelberg (Baden-Württemberg, Germania), sede di costruzione dell’apparecchiatura utilizzata, la radiazione naturale di fondo è compresa in un range di 0,10 e 0,20 µSv/h (microSievert/ora).
In Finlandia il fondo naturale varia da 0,04 a 0,30 µSv/h e la soglia di allarme è stabilita in 0,4 µSv/h. Valori superiori a 0,60 µSv/h rivelano la presenza di una fonte radioattiva.
Ricordiamo che una semplice radiografia al torace ci si espone a 1.000 µSv (microSievert) in un'unica dose, una TAC a 3-4.000 µSv.

Fig. 5 - All’esterno dei tunnel di Ravne abbiamo registrato una radioattività naturale compresa tra i 0,11 e i 0,18 µSv/h, dipendente dalla forza della componente cosmica che giunge al suolo. In questo momento stiamo registrando il valore massimo di 0,18 µSv/h.
Una volta penetrati nei tunnel per alcune decine di metri la radioattività naturale scende drasticamente a 0,08 – 0,10 µSv/h per l’assenza della radiazione cosmica.

Fig. 6 - Dopo alcune decine di metri la radioattività naturale cala drasticamente per la mancanza del contributo della radiazione cosmica. Ci troviamo a circa 20 metri sotto terra. Registriamo 0.10 µSv/h.
Ma proseguendo più avanti nei tunnel la radioattività tende di nuovo a salire in diversi punti ma senza mai superare i 0,20 µSv/h. Quindi più che ampiamente entro i limiti della non pericolosità.
I valori più elevati li abbiamo rilevati nelle propaggini dei tunnel più vicini alla Piramide del Sole / collina di Visoćica.

Fig. 7 - Nella nostra terza ispezione ha voluto accompagnarci anche il Dr.Sci. Semir Osmanagic (a destra nella foto) che ha potuto osservare di persona il bizzarro comportamento della radioattività nei tunnel più vicini alla Piramide del Sole / collina di Visoćica
Quello che abbiamo potuto notare con una certa costanza nei diversi punti dove abbiamo misurato la radioattività è che questa oscillava molto rapidamente in un range di circa 5-6 centesimi di scala in un periodo di meno di poco più di un minuto. Ossia si poteva passare da 0,14 a 0,20 µSv/h e viceversa, con una progressiva oscillazione, come se questa radiazione fosse modulata da qualcosa o attenuata da qualcosa in maniera molto ritmica.
Questo bizzarro comportamento era presente solo in alcuni tratti di galleria con maggior vicinanza alla Piramide del Sole / collina di Visoćica. Era molto meno accentuato nei tunnel laterali.
Conclusioni
I risultati ottenuti vanno assolutamente considerati dei risultati preliminari, ma si può decisamente dichiarare che la radioattività presente all’interno dei tunnel è assolutamente nel range della non pericolosità.
Solo dopo la compilazione di un’accurata mappa dei tunnel fino ad ora riaperti, cosa che ci ripromettiamo di effettuare quanto prima, sarà possibile evidenziare chiaramente le zone dove la radiazione di fondo appare più elevata, sempre comunque nei limiti della non pericolosità.
Interessante la bizzarra modulazione della radioattività di fondo che appare oscillare rapidamente come se ci fosse un qualcosa proveniente dalla Piramide del Sole che interferisce con essa o tende ad attenuarla.
La radioattività naturale, nonostante l’assenza di radiazione cosmica in quanto siamo a 20-30 metri sotto terra, risulta in alcuni punti posti più vicino alla Piramide del Sole simile a quella registrata all’esterno.
I risultati fino ad ora ottenuti suggeriscono e richiedono una ancora più attenta ricerca delle diverse forme di energia misurabili all’interno dei tunnel e che saranno motivo della nostra prossima spedizione a Ravne nel dicembre 2010.
Paolo Debertolis, Valeria Hocza – 20 novembre 2010
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- Ricognizione aerea sulle piramidi di Bosnia – La Piramide del Sole bosniaca
































