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L'archeo-acustica negli antichi siti

Un nuovo metodo per analizzare i siti archeologici

 

Paolo Debertolis*, Niccolò Bisconti**

 

*Dipartimento di Scienze Mediche, Università degli Studi di Trieste

  **Dipartimento di Archeologia e Storia dell’Arte – Università di Siena

 

Lavoro pubblicato negli atti del congresso The 1st International Virtual Conference on Advanced Scientific Results (SCIECONF-2013)",Slovakia, Zilina, June 10 - 14, 2013

Il testo integrale del paper è in inglese e lo trovate qui

 

 Riassunto - Utilizzando l'archeoacustica noi possiamo analizzare i siti antichi da un altro punto di vista per scoprire il reale obiettivo dei loro costruttori e per indicare i fenomeni naturali connessi a quel determinato sito e alla possibile estasi mistica che appare nei suoi vistatori. In questo lavoro presentiamo anche i risultati dei nostri studi su due antichi siti europei che abbiamo studiato per più di due anni.

 

I. L’archeoacustica

L’archeoacustica non è una nuova scienza, è una nuova prospettiva di analisi dei siti archeologici che talora presentano interessanti caratteristiche sonore [2,6]. Essa può dimostrare caratteristiche sonore previste dai costruttori di alcune strutture ed anche fenomeni naturali che possono influenzare lo stato psichico di coloro che cercano di raggiungere l’estasi mistica durante la preghiera [2,3,4].  In un precedente articolo abbiamo descritto come agisce il fenomeno di risonanza che abbiamo ritrovato in certi siti archeologici [1]. Utilizzando le moderne tecniche di registrazione digitale, è ora possibile registrare molto chiaramente anche le bande di frequenza audio non udibili come ultrasuoni e infrasuoni. Queste particolari frequenze hanno un effetto diretto sull’organismo umano senza che l’ascoltatore abbia la possibilità di rendersi conto che si tratta di vibrazioni sonore. L’ipotesi del nostro gruppo di ricerca è che in alcuni siti archeologici considerati sacri da millenni, ci siano dei fenomeni misurabili connessi alle vibrazioni sonore non udibili che rendono alcuni posti più mistici che altri.

Seguendo la nostra linea di ricerca, siamo partiti con lo studio valutativo di vari siti sacri in Europa per confermare la nostra ipotesi. E talora abbiamo trovato alcuni interessanti effetti di archeoacustica in alcuni siti tra i quali vogliamo citare ad esempio l’abbazia cistercense del San Salvatore posta ad Abbadia San Salvatore in provincia di Siena in Italia e tra le rovine della fortezza medievale e monastero sulla cima della collina di Visoćica presso Visoko in Bosnia-Erzegovina.

 

II. Gli ultrasuoni, infrasuoni e le basse frequenze udibili

C’è un bel numero di pubblicazioni scientifiche che provano che le vibrazioni meccaniche possono avere una influenza sia positiva che negativa sulla nostra salute e che esistono diverse sorgenti naturali molto intense  di ultrasuoni, frequenze molto basse e infrasuoni reperibili nell’ambiente. In relazione all’età ed al sesso l’essere umano può percepire i suoni in una gamma che va dai 20Hz ai 20KHz, ma in particolari condizioni anche i suoni con una frequenza superiore ai 14-18Khz possono non essere uditi dall’orecchio umano. D’altra parte attente misurazioni hanno dimostrato che la capacità di udire suoni al di sotto dei 20Hz non cala di repentinamente e se c’è sufficiente pressione sonora l’orecchio umano può essere capace di percepire in parte gli infrasuoni. Solitamente si considerano le frequenze sopra i 20KHz come ultrasuoni e le frequenze emesse sotto i 20Hz sono dette infrasuoni.

Le basse frequenze sonore hanno una relativamente lunga lunghezza d’onda e basso assorbimento da parte dei materiali in genere, in questo modo possono viaggiare a lunghe distanze. Sicché queste proprietà fanno sì che si possano avere anche lunghi tratti di spazio acustico nel quale la pressione sonora degli infrasuoni è molto alta. Le onde sonore a bassa frequenza non sono direzionali nella loro propagazione e quindi hanno la possibilità di svilupparsi senza che per il soggetto che ascolta sia possibile individuare la sorgente sonora [8].

Alcuni animali come elefanti, ippopotami, rinoceronti e giraffe hanno la possibilità di emettere queste frequenze per comunicare a distanza. Molti animali hanno anche la possibilità di percepire gli infrasuoni che provengono dal sottosuolo prima che accadano disastri naturali e ciò funziona per loro come un sistema d’allarme che li preserva da questi ultimi.

Qualsiasi esagerazione nel volume acustico prodotto nell'ambiente ha un effetto profondamente destabilizzante sull'individuo, addirittura gli infrasuoni sono stati utilizzati nel contesto di guerre e ai nostri giorni ci sono parecchie organizzazioni che svolgono ricerche nel settore delle armi acustiche. Tuttavia, le basse vibrazioni naturali con un'assenza di alta pressione acustica possono al contrario avere un'influenza positiva sulla salute dell’uomo e alcune persone possono addirittura percepire i suoni a bassa frequenza piuttosto come una sensazione che come un suono. Gli infrasuoni possono anche provocare sensazioni di timore o paura nell'uomo. Dato che una sensazione non è percepita coscientemente molto bene, gli infrasuoni possono far percepire alle persone che degli eventi strani o soprannaturali si stanno verificando [9]. Quindi è possibile l’ipotesi che laddove sono presenti moltissime vibrazioni naturali a bassa frequenza, le antiche popolazioni considerassero questi siti come "sacri" per le sensazioni inconsce percepite in quella sede.
Lo stesso discorso potrebbe essere applicato agli ultrasuoni naturali. Il limite superiore di frequenza di ascolto nell'uomo di circa 20.000Hz è dovuto alle limitazioni dell’orecchio medio, che agisce come un filtro passa-basso. Tuttavia, se gli ultrasuoni vengono applicati direttamente sul cranio umano, questi raggiungono la coclea (organo dell’udito) attraverso la conduzione ossea senza passare per l’orecchio medio e possono essere percepiti anche se le frequenze superano il limite di 20KHz [11].  Poiché nell'uomo il limite superiore dell’udito tende a diminuire con l'età, i bambini sono in grado di udire alcune alte frequenze che gli adulti anziani non possono percepire [10].  Gli ultrasuoni sono vibrazioni ben note e utilizzate anche in campo medico. L'ecografia è una tecnica di visualizzazioni di immagini medicali di tipo diagnostico utilizzato per visualizzare molti organi interni con immagini tomografiche in tempo reale. Gli ultrasuoni sono anche utilizzati per la guarigione dei tessuti infiammati e per applicazioni terapeutiche. Sono anche usati in odontoiatria per la pulizia del tartaro dai denti.

Anche se gli effetti a lungo termine dell'esposizione ad ultrasuoni a forte intensità sono ancora sconosciuti, attualmente la medicina considera che i benefici per i pazienti superano i rischi. In contrapposizione alle applicazioni mediche gli ultrasuoni sono stati studiati come base per le armi soniche, grazie al suo diretto effetto sul corpo umano e sul sistema nervoso. Le applicazioni che sono state sviluppate partono dall’uso antisommossa attraverso il disorientamento degli attaccanti, fino ai livelli letali di ultrasuoni il cui generatore può essere montato su una pistola. Infatti le alte frequenze possono essere facilmente assorbite dai materiali e essendo altamente direzionali sono state incorporate nella progettazione di armi acustiche estremamente letali.

E' anche probabile che le emissioni naturali di ultrasuoni siano state percepite da persone molto giovani nelle antiche civiltà come un evento (suono) soprannaturale, ma nel resto della popolazione, questi ultrasuoni siano stati percepiti in altro modo in particolari siti ossia solo come buone o cattive sensazioni soggettive in relazione con l'aspetto mistico del sito.

Da questo assunto a partire dal 2010, abbiamo deciso di iniziare la ricerca di queste frequenze in siti archeologici "sacri", antichi e ben noti. Questo studio ha dato risultati sorprendenti per quanto riguarda una possibile spiegazione del perché un particolare sito è stato considerato sacro. Abbiamo analizzato numerosi antichi siti e ci stiamo concentrando su altre sedi in Europa. In questo articolo parleremo di due di questi siti che abbiamo analizzato: l'Abbazia di San Salvatore ad Abbadia San Salvatore (Siena) in Italia riguardo la presenza di ultrasuoni e la collina di Visoćica nella Valle di Visoko in Bosnia-Erzegovina per quanto riguarda le basse frequenze e gli infrasuoni.

 


 Fig.1 – L’abbazia di San Salvatore ad Abbadia San Salvatore (Siena)

 

 

III. Materiali e metodi

 Abbiamo usato due tipi di microfoni ad alto livello la cui gamma di frequenze è estesa nel campo degli ultrasuoni principalmente assieme ad un registratore digitale portatile programmato ad una frequenza massima di campionamento di 192KHz (Tascam DR-680 della ditta giapponese TEAC), ma abbiamo controllato i nostri risultati anche con altri registratori digitali (Tascam DR-100 e Marantz PMD661), anche se con caratteristiche tecniche inferiori.

Per le registrazioni da eseguire nell’acqua abbiamo usato dei microfoni omnidirezionali ultrasensibili utilizzati dai biologi marini (Aquarian H2a-XLR Hydrophone) con cavo schermato in fabbrica e resistente all’acqua, che abbiamo utilizzato in particolare nella cisterna dell’abbazia di San Salvatore. Questo tipo di microfono ha un’ampia risposta sonora ed è tipicamente usato dai biologi marini per ascoltare il canto delle balene a diversi chilometri di distanza. In questo caso il suono è trasmesso molto velocemente nell’acqua e l’acqua stessa agisce come conduttore capace di catturare ogni vibrazione che proviene da molto lontano.

Allo stesso tempo per registrare il suono nell’aria abbiamo utilizzato dei microfoni da studio professionali con ampia dinamica e risposta piatta alle diverse frequenze (Sennheiser MKH 8020, risposta in frequenza 10Hz - 60.000Hz) con cavi abbondantemente schermati e connettori placcati in oro (Mogami Gold Edition XLR).

Prima di effettuare le registrazioni abbiamo usato un analizzatore di spettro (Spectran NF-3010 della ditta tedesca Aaronia AG) per cercare fenomeni elettromagnetici presenti attorno che potessero avere influenzare negativamente sui risultati.

Per analizzare con il computer le registrazioni audio sono stati usati i programmi PRO TOOLS ver. 9.05 e Praat versione 5.3.02 per Mac per sovrapporre e miscelare le varie tracce registrate usando i due diversi metodi di registrazione e i programmi Audacity ver.2.0.2 e Praat ver.5.3.35 per Windows per l’analisi audio.

 


Fig. 2 – Il set audio utilizzato per registrare in aria nell’abbazia di San Salvatore: il registratore digitale Tascam DR-680 e i microfoni Sennheiser MKH 8020

 

IV. L’abbazia di San Salvatore

 La prima prova dell’esistenza di un centro monastico in questa sede è databile da un documento del 762 d.C., ma l’esistenza di questo luogo sacro risale al sesto secolo a.C. durante il processo di urbanizzazione dell’Etruria  settentrionale da parte degli etruschi.

Gli scavi portati avanti nell’area dell’abbazia negli anni ’90 comunque hanno portato alla scoperta di punte di frecce e selci che indicano la presenza di una popolazione a partire dal Paleolitico.

L’abbazia ha un ampio chiostro che risale al sedicesimo secolo con al di sotto una enorme cisterna di profondità notevole situata, secondo la tradizione orale, su una fonte naturale d’acqua. Essa inoltre raccogli la pioggia dalla superficie che viene filtrata con un ingegnoso sistema a carbone situato ai lati del chiostro stesso.

 

Fig. 3 – Il pozzo posto al centro del chiostro dell’abbazia di San Salvatore fornisce l’unico accesso all’enorme cisterna posta al di sotto

 

La profondità della cisterna è superiore ai 10 metri a partire dal limite del pozzo posto al centro del chiostro. La presenza di una tale cisterna è estremamente preziosa in archeo-acustica perché funziona come un’enorme parabola che raccoglie il suono dal sottosuolo comportandosi come un perfetto trasduttore. Grazie alla disponibilità dei monaci ancora presenti nell’abbazia, abbiamo riaperto il pozzo al centro del chiostro dopo che era rimasto chiuso da più di 15 anni e introdotto i microfoni nella profondità dell’acqua.

 

Fig. 4 – Abbiamo inserito due microfoni resistenti all’acqua (idrofoni) nel pozzo; nonostante la lunghezza dei cavi di 12 metri non abbiamo raggiunto il fondo della cisterna

 

Fig. 5 – Immediatamente abbiamo osservato un forte segnale ultrasonico proveniente dal sottosuolo

 

Abbiamo anche piazzato un altro registratore digitale nel chiostro per verificare la presenza di suoni spuri provenienti dall’ambiente circostante che avrebbero potuto interferire con le registrazioni principali. Ma in tutte le registrazioni non abbiamo trovato nessun rumore anomalo proveniente da altre fonti.

Dopo ogni registrazione abbiamo effettuato un immediato controllo grafico per poter applicare le migliori regolazioni del volume di registrazione e dei tempi di esecuzione. Abbiamo eseguito dieci registrazioni nel corso di un periodo di tre ore, con una lunga pausa tra una e l’altra e abbiamo raccolto queste misurazioni in due momenti diversi dell'anno, per tre giorni consecutivi, ma abbiamo ottenuto lo stesso risultato in tutte le registrazioni
I risultati appaiono estremamente interessanti: in tutte le registrazioni effettuate per la durata complessiva di più di due ore abbiamo verificato la presenza di una vibrazione meccanica molto intensa nel campo degli ultrasuoni, oscillante tra i 26kHz e i 30kHz, con una media di picco intorno ai 28.000Hz e con l'aspetto di una curva gaussiana.

 

Fig. 6 – Ecco il picco di ultrasuoni intorno ai 28.219Hz nel quasi totale silenzio delle altre frequenze

 

Trasponendo il segnale ultrasonico nella banda udibile si può sentire un suono simile ad un fischio modulato.

Per verificare se il segnale era presente in una zona più ampia dell'area dell’abbazia abbiamo messo i microfoni in uno stagno mineraria situata a meno di 500 metri di distanza, abbiamo anche esaminato altri specchi d’acqua nelle zone vicine e in siti limitrofi, ma non abbiamo trovato nessuna frequenza ultrasonica come quella rilevata nella abbazia di San Salvatore.

 

V. La collina di Visoćica

La collina di Visoćica si trova in Bosnia-Erzegovina e sulla sua cima si trova il sito archeologico della antica cittadella di Visoki. Visoki è stato un famoso castello reale medievale e sede di un monastero distrutto dagli Ottomani durante il XIV° secolo. La prima menzione della città è nel 1355 da parte di re Tvrtko I di Bosnia, ma da antichi reperti trovati in quella sede possiamo supporre che un insediamento era presente già da tempi molto antichi.
Nel corso del 2010 in ricerche archeologiche svolte dalla  Fondazione  della “Piramide del Sole bosniaca” nella Valle di Visoko, il Dr. Slobodan Mizdrak ha scoperto una interessante emissione naturale di onde radio sulla cima della collina tra le rovine della città vecchia. Queste emissioni sono state confermate con un esperimento nel mese di aprile 2011 [7], così il nostro gruppo di ricerca ha deciso di cominciare a studiare l’archeao-acustica di questo sito sin dal 2011.
Anche in questo posto abbiamo trovato degli ultrasuoni ad una frequenza di circa 28,4KHz, ma incostanti  [12]. Così abbiamo deciso di analizzare il sito utilizzando gli stessi metodi utilizzati per l'Abbazia di San Salvatore.

 

Fig. 7 – La collina di Visoćica, chiamata anche Piramide del Sole bosniaca per la sua conformazione a piramide, si trova sopra la nuova città di Visoko (Bosnia-Erzegovina)

 

Abbiamo trovato una forte emissione di basse frequenze e di infrasuoni intorno alla cima della collina. La gamma delle basse frequenze in totale silenzio e con l'assenza di vento era compresa tra i 10Hz e i 70Hz con un ampio picco intorno 48 Hz. Però il volume non era elevato. Questa vibrazione meccanica è il motivo più probabile per il quale così tante persone sensibili hanno la percezione di sentire dellaenergia” quando arrivano in cima alla collina di Visoćica per visitare le rovine dell’antico castello. Sotto un determinato volume noi percepiamo meglio le basse frequenze con i  sensori per le vibrazioni presenti nelle ossa rispetto all’orecchio umano. Questo volume normalmente non può creare danni alla salute, ma non posiamo sapere cosa può accadere dopo un lungo periodo di esposizione.

 

 

Fig. 8 – Le rovine dell’antica città di Visoki. I microfoni posizionati dentro ad esse sono evidenziati dal cerchio rosso presente nella foto

 

Abbiamo cercato lo stesso tipo di vibrazioni anche nelle colline poste attorno a Visoćicanella stessa valle, ma non abbiamo trovato nulla di simile. Comunque abbiamo ottenuto sempre gli stessi risultati per due anni usando diverse apparecchiature.

 

 

Fig. 9 – Sopra: l’aspetto del grafico del suono registrato sulla collina di Visoćica. Sotto: il grafico della registrazione del suono in una collina posta nelle vicinanze, è evidente la presenza delle frequenze riscontrate nell'intervallo tra 10Hz e 70Hz con un picco intorno ai 48Hz


 

VI. Conclusioni

La tesi del nostro gruppo di ricerca (SBRG*) che seguiamo da più di tre anni è che tali fenomeni naturali nella banda del suono udibile, in quello degli infrasuoni o degli ultrasuoni, dei fenomeni elettromagnetici e geodinamici possono aver avuto una stretta connessione con gli aspetti di spiritualità di alcuni antichi luoghi. Queste caratteristiche sembrano aver influnzato decisamente la scelta di costruire un particolare tempio in un certo luogo. Noi abbiamo osservato che quando ritroviamo un'interessante fenomeno naturale in un sito archeologico, questo è solitamente molto antico ed importante e possedeva un tempio già da molto prima che vi fosse costruita sopra una chiesa medievale. Però abbiamo anche raccolto dati non significativi da cappelle e siti medievali che apparivano molto importanti sia dal punto di vista mistico e che religioso, ma senza nessun tipo di caratteristiche fisiche o vibratorie inconsuete. Così nella nostra ricerca archeo-acustica abbiamo anche trovato alcuni siti con interesanti fenomeni in suggestivi siti archeologici, ma senza interessanti caratteristiche nelcampo dell'archeoacustica.

L'abbazia di San Salvatore giace ai piedi del Monte Amiata in Toscana ed è posto sopra un antico insediamento sacro per gli ertruschi. Il Monte Amiata è un vulcano spento, ma una certa attività rimane presente nel sottosuolo. Si può pensare che questi suoni naturali provenienti dall'attività sotterranea fossero percepiti anche nei tempi antichi ponendo l'orecchio sul terreno e fossero presenti anche al tempo degli etruschi. Questi ultimi potrebbero essere rimasti impressionati in tal modo da questi suoni tanto da pensare che fosse la voce di un Dio così da considerare sacra questa zona. Poiché gli ultrasuoni sono molto direzionali il nostro protocollo ha investito tutti i possibili specchi d'acqua utilizzandoli come un'antenna parabolica in grado di raccogliere i suoni tramite i microfoni a tenuta d'acqua (idrofoni) e l'enorme cisterna d'acqua presente sotto l'abbazia fu perfetta per questo uso. Ma in questo sito non trovammo alcuna bassa frequenza o la presenza di infrasuoni.

Al contrario le basse frequenze e gli infrasuoni reperiti sulla collina di Visočica spiegano molto bene la sensazione di misticismo che alcune persone percepiscono in questo posto e quanto appare facile a quelli che hanno pratica di meditazione applicare tale tecnica in questo posto. Possiamo supporreche queste frequenze provengono dalla faglia posta nelle vicinanze e sono concentrate dalla forma a piramide della collina di Visočica. Infatti non abbiamo reperito simili frequenze nelle colline vicine. Se è in corso un dibattito sul fatto che nella città vecchia sulla cima ci fosse o no anche un monastero, tutti gli storici sono concordi sul fatto che questo sito fu la sede dove vennero stilati e firmati importanti documenti storici della Bosnia medievale. Sicché questo fu il posto dove saggezza, cultura e attenzione erano molto comuni per l'aiuto di questo benefico ambiente naturale.

Poichè gli infrasuoni e le basse frequenze non sono direzionali, nel nostro protocollo avemmo la necessità di catturare queste frequenze usando microfoni professionali in aria con risposta estremamente piatta e notevole sensibilità a tutte le frequenze. In ogni caso, sia che si ricerchino gli ultrasuoni che le basse frequenze, è molto importante usare dei cavi ben schermati con connettori placcati in oro per evitare di introdurre nelle registrazioni onde radio provenienti da altre fonti.

Vivendo le nostre vite in centri urbani e città, noi siamo immersi in un gran numero di vibrazioni meccaniche nocive emesse ad alto volume che in molti casi sono deleterie per la salute. Al contrario nelle popolazioni antiche l'assenza di tali pessime vibrazioni permetteva loro di armonizzarsi molto di più con le vibrazioni naturali. Sicché loro capivano quali erano i posti migliori dove potevano essere più a contatto con Dio attraverso le loro preghiere, spingendoli a costruire i loro templi nelle posizioni migliori per ottenere questo scopo.

In conclusione, e come dimostra la nostra esperienza, l'archeo-acustica appare un'interessante e nuova metodica per rianalizzare gli antichi siti usando differenti parametri di studio. Questa riafferma l'aurea di leggenda che pervade questi antichi siti e attraverso la moderna tecnologia è in grado di fornire maggior chiarezza riguardo l'origine di alcuni fenomeni naturali molto interessanti da conoscere.

 

* Nota . Il gruppo di ricerca SBRG (SB Research Group) è un progetto interdisciplinare e internazionale (Italia, Croazia e Finlandia) su l’archeo-acustica presente in antichi siti e templi in Europa (sito ufficiale: http://www.sbresearchgroup.eu )

 

Ringraziamenti

Siamo molto grati per il sostegno ricevuto al Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Trieste e in particolare al suo direttore, il prof. Roberto Di Lenarda.

Un sincero grazie per le nostre ricerche in arche-acustica ai monaci dell'abbazia di San Salvatore e in particolare al priore Padre Amedeo e a Padre Roberto, che hanno pazientemente tollerato le nostre invasioni.

Grazie anche per la collaborazione nelle nostre ricerche in archeo-acustica alla Fondazione della Piramide del Sole

 

Bibliografia

[1]     P. Debertolis, H.A. Savolainen, “The phenomenon of resonance in the Labyrinth of Ravne (Bosnia-Herzegovina). Results of testing” ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Atti del congresso: 1133-36, Bratislava, 3 - 7 Dicembre, 2012

[2]     R.G. Jahn, et al.: "Acoustical Resonances of Assorted Ancient Structures," Technical Report no.95002 PEAR, Princeton University, March 1995.

[3]     R.G. Jahn, P. Devereux, M. Ibison: "Acoustical Resonances of Assorted Ancient Structures," J. Acoust. Am Soc Vol.99 No.2, February 1996 pp.649-658.

[4]     P. Devereux, et al: "Acoustical Properties of Ancient Ceremonial Sites," Journal of Scientific Exploration, 9: 1995, pp.438.

[5]     W. R. Corliss, G. Arm: "Ancient Structure. Remarkable Pyramids, Forts, Towers, Stone Chambers, Cities, Complexes. A Catalog of Archeological Anomalies ", The Sourcebook Project, 2001, Hardback, Maryland

[6]     C. Garza, A. Medina, P. Padilla, A. Ramos, F. Zalaquett: “Arqueoacústica maya. La necesidad del estudio sistemático de efectos acústicos en sitios arqueológicos”, Estud. cult. maya vol.32,   2008, México,   (ISSN 0185-2574)

[7]     S. Mizdrak, “The results of April experiments with EM and US transceivers” relazione alla conferenza "Hidden History Conference", Visoko, 8 Settembre, 2012, SB Research Group page on YouTube, http://www.youtube.com/watch?v=IEXoHp36JR0&feature=g-all-u  

[8]     V. Gavreau, “Infrasound : Subjective Effects”, Science: Vol 4, No.1 - January 1968

[9]     V. Tandy,  T. Lawrence, "The ghost in the machine” Journal of the Society for Psychical Research, April 1998, 62 (851): 360–364

[10]  S. Takeda, I. Morioka, K. Miyashita, A. Okumura, Y. Yoshida, K. Matsumoto, "Age variation in the upper limit of hearing", European Journal of Applied Physiology, 1992,  65 (5): 403–408

[11]  J. F. Corso, "Bone-conduction thresholds for sonic and ultrasonic frequencies". Journal of the Acoustical Society of America, 1963, 35 (11): 1738–1743

[12] P. Debertolis, “Measured Energy Phenomena”, relazione alla conferenza "Hidden History  Conference", Visoko, 8 September, 2012, SB Research Group page on YouTube, http://www.youtube.com/watch?v=fswpjt2dHAo

 

 


 

Il significato dei simboli della cripta dell'abbazia di San Salvatore

 

TAG: monte Amiata, abbazia, San Salvatore, cripta, Abbadia San Salvatore, SBRG, SB Research Group, Niccolò Bisconti

LA SIMBOLOGIA CRISTIANA

Il Cristianesimo durante la persecuzione di Nerone (64 d. C.) fu considerato "una superstizione strana ed illegale". I pagani diffidavano dai cristiani e li tenevano a distanza, li sospettavano e li accusavano dei peggiori delitti; li perseguitavano, imprigionavano, condannavano all'esilio o a morte. In una  società pagana non potendo professare apertamente la fede, i cristiani cominciarono a servirsi di simboli, che spesso dipingevano sulle pareti delle catacombe o incidevano sulle lastre di marmo che sigillavano le tombe. 

Come gli antichi ed i pagani, i cristiani amavano molto il simbolismo. I simboli richiamavano visibilmente la loro fede, poichè il "simbolo" indica un segno concreto o una figura, che richiama un'idea, un concetto o una realtà spirituale. I simboli e gli affreschi cristiani possono essere considerati come un Vangelo in miniatura, un sommario della fede cristiana. (http://www.catacombe.roma.it/it/simbologia.php)

La cripta dell’Abbazia del San Salvatore è ricca di figure zoomorfe e antropomorfe che sono tutte attinenti al simbolismo cristiano. E’ scontato ma necessita ricordare che anche presso le culture pre-cristiane ogni animale simbolico avesse un preciso e profondo significato associato alla mitologia e al culto a cui apparteneva. L’interpretazione dei simboli non è difficile e di nicchia, soprattutto in un’epoca come la nostra dove grazie alla tecnologia dei media è possibile reperire facilmente tutte le informazioni che occorrono in qualsiasi momento. Purtroppo però sempre più spesso si tende a decontestualizzare i simboli dall’ambiente in cui si trovano costruendoci sopra false interpretazioni e speculazioni di ogni genere, confondendo in questo modo i significati originali con altri che appartengono a religioni e culture differenti nello spazio e nel tempo.

Se prendiamo come esempio il simbolo dell’aquila troviamo che nell’antica Grecia era l’animale sacro a Zeus; a Roma oltre che simbolo dell’Impero era considerata la protettrice delle legioni accreditata dalle divinità superiori; in India, è famosa Garuda,l’aquila di cui si serve Vishnu come cavalcatura e illustra la vittoria del bene sul male; nella tradizione irano-aria l’aquila è l’incarnazione della “gloria” dello hvarenò, come forza mistica e un potere che proviene dall’alto, e molti altri ci sono di esempi. Se invece interpretiamo l’aquila nel contesto biblico troviamo che essa è espressione della velocità, della forza e del rinnovamento:

Coloro che sperano nel Signore rinnovano le loro forze, mettono ali come aquile (Isaia 40, 31)

L’aquila è anche il simbolo dell’evangelista Giovanni: i simboli dei quattro evangelisti provengono dalla visione (tetramorfo) del profeta Ezechiele, come è narrato nel libro omonimo:

I quattro [esseri della visione] avevano una faccia d’uomo e quindi una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e poi una faccia d’aquila (1, 10)

Questa comparazione può essere fatta su molteplici simboli, pare abbastanza chiaro quindi, che per interpretare i simboli occorre valutare per prima cosa il contesto in cui essi sono collocati.

 

LA CRIPTA

 

 

 Planimetria della cripta dell'Abbazia del San Salvatore, numerate le colonne con i capitelli trattati in questo articolo.

FIGURE ZOOMORFE

In linea generale si può dire che l’attributo animale è una manifestazione del sacro e del divino, o dell’ascesa a una condizione dell’esistenza superiore a quella terrena. Nell’iconografia cristiana i principali esseri zoomorfi sono i quattro evangelisti.

 

Agnello simbolo di Cristo, Passione; attributo delle figure allegoriche di Innocenza, Mansuetudine, Pazienza e Umiltà.

L’agnello lo troviamo scolpito nel capitello della colonna numero 9. Nell’iconografia cristiana l’agnello è l’immagine di Gesù, dopo la profezia di Isaia, «Dio ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Lo si maltratta, e lui patisce e non apre bocca, simile all'agnello condotto al macello», Giovanni il Battista dirà di Gesú che gli veniva incontro nella valle del Giordano: «Ecco l'agnello di Dio: ecco Colui che toglie i peccati del mondo».(Giovanni 29). Il suo nome stesso collegato al sanscrito agnis (fuoco, il fuoco purificatore), al latino ignis (medesimo significato) e al greco agnòs (puro), indica le caratteristiche di questo sacrificio. Simbolo di dolcezza, di semplicità, di innocenza, di purezza e di obbedienza, per il suo comportamento e per il suo colore bianco, l’agnello in ogni tempo è stato considerato l’animale sacrificale per eccellenza.
Per evitare confusione con i culti pagani e di credenze che avrebbero potuto sorgere per analogie di simboli (nel culto di Dioniso i fedeli sacrificavano un agnello per indurre il dio a tornare dagli inferi), il Concilio di Costantinopoli del 692 impose che l’arte cristiana rappresentasse il Cristo in Croce, non più sotto la forma dell’agnello affiancato dal sole e dalla luna, ma in forma umana.

 

Ariete/Montone simboleggia la guida,i vescovi,i prelati; attributo della Forza, del Coraggio e della Fermezza.

L’ariete lo troviamo scolpito nella colonna numero 9 e 6 ed anch’esso un simbolo abbastanza frequente nel cristianesimo. Si rappresentò subito l’ariete che prese il posto di Isacco sulla montagna del sacrificio (Gen., 22, 13), ma non ci si contentò di rappresentare questo avvenimento. La teologia della sostituzione permetteva raffronti con la morte di Cristo: l’ariete immolato al posto di Isacco sembrava raffigurare il Cristo che muore al posto dei peccatori. Quindi, è proprio questo senso della morte di Gesù che si disegnava un ariete vicino alla croce del Calvario. Fu fatto anche un altro raffronto fra l’ariete ed il Cristo: di solito, l’ariete cammina in testa al gregge; ora, Gesù Cristo è il capo della Chiesa e, come tale, precede e trascina i suoi discepoli di ogni tempo. Questi raffronti si trovano già nella letteratura dei Padri della Chiesa: Tertulliani (Adv. Judaeos, c. XIII), Agostino (Contr. Max., II, XXVI). Riferendosi a Ezechiele, 34, 17, dove Israele è considerato il gregge che Dio dovrà giudicare separando capri e pecore, arieti e montoni, alcuni scultori di sarcofagi hanno rappresentato degli arieti alla sinistra del Cristo, nelle scene del giudizio finale. Essendo il capo del gregge l’ariete è naturalmente anche l’attributo dei vescovi e dei diversi prelati. La forma del pastorale episcopale è simile non a caso a quella delle corna dell’ariete e vuolo proprio evocarla.

       

Bue significato di sacrificio in alternativa all’agnello, Nuovo Testamento, Pazienza, Bontà.

Il bue lo ritroviamo scolpito nei capitelli della colonna numero 4. Esso è simbolo cristiano di bontà, di sacrificio e della forza del lavoro, è anche l’emblema dell’evangelista Luca. Compare nella Bibbia nella visione di Ezechiele (c.1) e nell’Apocalisse. Il bue che accanto all’asinello riscalda col suo fiato Gesù Bambino è una tradizione legata ai vangeli apocrifi e precisamente nello Pseudo-Matteo (cap. XIV):

 

Tertia autem die nativitatis Domini, egressa est Maria de spelunca et ingressa est stabulum et posuit puerum in praesepio, es bos et asinus adoraverunt eum. Tunc adimpletum est quod dictum est per Isaiam prophetam dicentem: “Cognovit bos possessorem suum et asinus praesepe domini sui” (Isai 1,3)

(Il terzo giorno dopo la nascita del Signore, Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bimbo nella mangiatoia e il bue e l’asino l’adorarono. Si compì così ciò che aveva detto il profeta Isaia: “Il bue ha conosciuto il suo padrone e l’asino il suo signore)

Nel Medioevo viene talvolta associato alla raffigurazione della Pazienza quale suo attributo, e come tale lo si può scorgere, per esempio tra le scene religiose che decorano la chiesa di Notre Dame a Parigi. L’animale può apparire inoltre come attributo di Sant’Agostino, che da giovane era stato soprannominato “bue silenzioso”, e di santa Lucia che venne legata a un tiro di buoi.

     


                      

Cavallo simbolo di Forza e Vitalità, Vittoria, Superbia, Lussuria.

Teste equine le ritroviamo nel capitello della colonna 11 e 25. Sebbene non siano isolate ma rappresentino scene verrà comunque elencato di seguito il loro simbolo nel cristianesimo.

Una bellissima descrizione del cavallo la troviamo nella Bibbia, si esaltanto nel seguente passo le doti del cavallo, cme animale da combattimento

Sei tu che dài al cavallo il coraggio? che gli vesti il collo d’una fremente criniera? Sei tu che lo fai saltar come la locusta? Il fiero suo nitrito incute spavento. Raspa la terra nella valle ed esulta della sua forza; si slancia incontro alle armi. Della paura si ride, non trema, non indietreggia davanti alla spada. Gli risuona addosso il turcasso, la folgorante lancia e il dardo.Con fremente furia divora la terra. Non sta più fermo quando suona la tromba. Com’ode lo squillo, dice: Aha! e fiuta da lontano la battaglia, la voce tonante dei capi, e il grido di guerra. E’ l’intelligenza tua che allo sparviere fa spiccare il volo e spiegar l’ali verso mezzogiorno? E’ forse al tuo comando che l’aquila si leva in alto e fa il suo nido nei luoghi elevati? Abita nelle rocce e vi pernotta; sta sulla punta delle rupi, sulle vette scoscese; di là spia la preda, e i suoi occhi miran lontano.

Il cavallo appare nella letteratura religiosa con vari valori simbolici; nella Bibbia (2 Re 2, 11) il profeta Elia viene innalzato verso il cielo su un carro di fuoco trainato da cavalli. In un altro libro della Bibbia, quello di Zaccaria, che ha carattere apocalittico, nella prima visione (1,7) compaiono cavalli di colore diverso, ma resta difficile cogliere il loro valore simbolico. Anche nell’Apocalisse (6,2) ci sono quattro cavalli con pelame diferente: bianco, rosso, nero e verdastro: il cavallo bianco è simbolo di vittoria, quello rosso di guerra, quello nero di carestia, quello verde di epidemia e morte. Nel cap. 19,11 è rappresentato Cristo su un cavallo bianco, accompagnato da cavalieri in groppa a bianchi destrieri. Molto spesso il cavallo lo ritroviamo nell’iconografia cristiana. I primi cristiani rappresentavano il cavallo sulle tombe dei martiri, come simbolo della gioa e della vittoria finale. Ma presso i Padri della Chiesa il cavallo di solito non trova buona accoglienza, viene giudicato come un animale arrogante e lussurioso. Egli rizza la testa per arroganza, secondo Agostino e non appena vede una donna nitrisce di desiderio secondo Girolamo[1]

 

Gallo Passione di Gesù, Vigilanza, Lussuria, attributo delle allegorie della Medicina, dello Studio e della Vigilanza.

Il gallo è presente nella colonna 25 ed è inserito in una probabile scena di caccia, peraltro diffusa nello stile romanico, tuttavia verrà comunque elencato il suo simbolo nel cristianesimo.Secondo la dottrina cristiana il gallo è il simbolo del potere della luce che scaccia le tenebre, esso veglia nelle ore di oscurità e annuncia la luce di Cristo che sorge a Oriente. Per questo motivo una sua effigie è posta già sulle chiese romaniche. La figura del gallo allude anche alla Passione di Gesù e soprattutto all’apostolo Pietro che, come egli era stato predetto, nega per tre volte di conoscere il suo Signore. Al contrario il gallo ha anche un’interpretazione negativa che lo vede come simbolo della lussuria, probabilmente a causa della sua natura bellicosa.

  

                       

 

Pecora rappresenta le anime ed i fedeli cristiani.

Questo animale è inserito nel capitello della colonna numero 9. Nel cristianesimo simboleggia le anime e i fedeli cristiani, come si ritrova per esempio nel Vangelo di Luca (15, 1-7):

Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta". Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.

Il Buon Pastore con la pecora sulle spalle rappresenta Cristo Salvatore e I'anima che Egli ha salvato,tra i primi cristiani questa figura voleva rappresentare il Cristo in quanto Dio, come l’eterno Logos.

 

Volpe Malignità, Perfidia e Astuzia.

Una probabile volpe (o cane?) è inserita nel capitello numero 25, dove viene rappresentata con un pennuto (gallo o gallina) in bocca, già stato oggetto di descrizione in precedenza. Come simbolo la volpe incarna la malignità, la perfidia e l’astuzia, cioè quelle caratteristiche in parte vere e in parte false che gli uomini le attribuiscono, esprimendo giudizi morali che sono assurdi se riferiti alle bestie. Nelle Scritture gode di cattiva fama:

Così parla il Signore, l’Eterno: Guai ai profeti stolti, che seguono il loro proprio spirito, e parlano di cose che non hanno vedute! O Israele, i tuoi profeti sono stati come volpi tra le ruine! (Ezechiele 13, 3)

 

 

ALTRI SIMBOLI

Nodo di Salomone o Gordiano

Il nodo di Salomone lo troviamo scolpito nella colonna numero 1. Gordio era un’antica città della Frigia in Asia Minore, famosa per il nodo col quale era legato il giogo dei buoi al timone del carro consacrato a Zeus. Un oracolo diceva che chi avesse sciolto il nodo avrebbbe ottenuto il dominio dell’Asia Minore. Alessandro il Macedone eluse l’oracolo, tagliando il nodo con un solo colpo di spada. Nella simbologia cristiana il nodo gordiano rappresenta l’eternità divina, senza inizio e senza fine, è anche simbolo e archetipo di alleanza, è un motivo decorativo che lo si ritrova fin dalle prime chiese cristiane

 


                                                

VITE Eucarestia, sangue di Cristo.

La vite è scolpita nel capitello numero 25. Questa immagine è piuttosto frequente come motivo decorativo, sia nell’arte sia nell’architettura sacra. La pianta ed il suo frutto son o perlopiù considerati simbolo di Cristo e del suo sacrificio, nonchè alla fede cristiana. Questa interpretazione la ritroviamo nel noto passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù stesso afferma:

 Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.

Nel particolare simboleggia l’Eucarestia, il sangue di Cristo nella sua Passione.

 

 


Niccolò Bisconti - 10 novembre 2012 

BIBLIOGRAFIA

BATTISTINI M.-IMPELLUSO L.; 2012, Il libro dei simboli, scoprire il significato delle opere d’arte.

CHARBONNEAU-LASSAY L.; 2006; Le bestiare du Christ.

CORVINI R. (Don); 1997; Abbazia del Ss. Salvatore al Monte Amiata, Guida Note Storiche.

HEINZ-MOHR.; 1984, Lessico dell’iconografia cristiana, I.P.L.

MASPERO F.; 1997; Bestiario antico.

TROCCHI C. G.;1996;  Enciclopedia illustrata dei simboli.

 

        



L’enigmatico sito di Poggio Rota, una Stonehenge Italiana

 

TAG:  megaliti, megaliti italiani, monte Amiata, Associazione Culturale Tages, Poggio Rota, cultura Rinaldone, cultura Remedello, SBRG, SB Research Group

 

Fig.1 - I megaliti di Poggio Rota

 

Questo incredibile sito archeologico è stato segnalato allo scrivente dal ricercatore Daniele Carrucoli.

Poggio Rota è il nome, ereditato dal luogo in cui è situato, di un complesso di megaliti ricavati dall’intaglio di un precedente blocco tufaceo.

Il sito è ubicato nella bassa Toscana, presso il paese di Pitigliano in un’ ansa del fiume Fiora, un corso d’acqua che nasce dal vicino Monte Amiata.

Scoperto nel 2004 dal ricercatore Giovanni Feo, il complesso megalitico è stato oggetto di numerosi studi promossi privatamente dall’Associazione Culturale locale “Tages”.

Gli studi  hanno dimostrato, oltre all’artificialità del sito testimoniata dalla relazione del geologo Alfonso Giusti, la sua valenza archeoastronomica come testimoniato dalle indagini effettuate da Adriano Gaspani, Antoine Mari Ottavi, François Radureau e Enrico Calzolari.

Gli studi condotti sul sito, ai quali ha partecipato anche l’archeologa e docente Nuccia Negroni Catacchio (Università di Milano) ipotizzano che i megaliti di Poggio Rota furono realizzati verso la metà del terzo millennio a.C. dalla facies culturale di Rinaldone (4000-2000 a.C).

Riguardo questa cultura sinteticamente occorre dire che il nome deriva dalla scoperta di tombe a grotticella artificiale scavate nella roccia, dette a “forno” avvenuta nel 1903, nel sito denominato “Rinaldone”, nei pressi di Montefiascone (VT). Nel 1938 Minto , notando la somiglianza delle architetture tombali e dei corredi con le tombe che gli erano state segnalate nella Toscana meridionale, in particolare nelle necropoli di Botro del Pelagone (Manciano), Corano (Pitigliano), Poggio Formica (Pitigliano), individuò per primo in esse uno specifico aspetto culturale dell’Italia Centrale, disitinguibile da quello della restante penisola. Fu poi Pia Laviosa Zambotti nel 1939 a parlare per la prima volta di cultura di Rinaldone, distinta da quella tipica dell’Italia Settentrionale, che chiamò di “Remedello”.

 

ANTICO OSSERVATORIO ASTRONOMICO

Secondo gli esperti il complesso di Poggio Rota, venne realizzato per l’osservazione degli astri e del Sole.

I dieci megaliti, furono realizzato con il taglio, dall’alto verso il basso, di un poggio di roccia vulcanica; separati da stretti passaggi a corridoio, i raggi solari potevano quindi passare e indicare l’intero moto del Sole dal solstizio estivo a quello di inverno.

Durante il solstizio estivo il Sole al tramonto si “poggia” sul monolite centrale del complesso per poi andare a “posarsi” su un avvallamento offerto dalla skyline.

 


 Fig.2 - I megaliti di Poggio Rota durante il Solstizio estivo

 

 

Durante l’equinozio autunnale invece, grazie a delle “stondature” alla base di alcuni dei monoliti, è stato possibile osservare “l’annuncio” del tramonto del Sole circa un’ ora prima grazie a dei fasci di luce che si sono venuti a creare sul terreno.

 

 

 

Fig.3 - I megaliti durante l'equinozio autunnale

 

Al solstizio invernale in una vasca presente nel sito è stato possibile osservarvi, seduti su una sorta di trono incavato in una roccia tufacea, il Sole riflesso nell’ acqua, resa scura dal fogliame che si era depositato sul fondo.

 

 

 

Fig.4 - I megaliti di Poggio Rota durante il Solstizio invernale

 

Agli inizi di febbraio invece, su un monolite denominato il “puntatore” poiché dotato di un profondo taglio sulla sua superficie superiore che “punta” ad un altro avvallamento della skyline, durante il tramonto il Sole vi “cade” precisamente dentro.

Il sig. Carrucoli scrive: All’inizio per noi risultava inspiegabile un simile orientamento, poiché dissociato dalle 4 giornate chiave dal punto di vista astronomico. Poi ci ricordammo che il 2 febbraio è il giorno della “candelora”.

La celebrazione della Canadelora, deve questo nome all’usanza di benedire le candele, il 2 febbario è stata introdotta dalla Chiesa Cattolica per celebrare la presentazione al tempio di Gesù. Questa festa è nota anche come “purificazione di Maria” dovuta all’usanza Ebraica secondo la quale una donna dopo il parto è considerata impura per un periodo di 40 giorni (dal 25 dicembre al 2 febbraio sono 40 giorni). Nell’antichità una festa del tutto simile era praticata il 14 febbraio (40 giorni dopo l’epifania) e il primo a parlarcene è Egeria ne “Itinerarium Egeriae”: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima”, sta parlando dei Lupercali, festa celebrata dai romani.

Ma le incridibili coincidenze non finiscono qui, il primo febbraio veniva celebrata una festa di enorme importanza per la tradizione celtica l’Imbolc (o Oimelc). In questa festività veniva celebrato il culmine dell’inverno che da tradizione cadeva appunto il primo giorno di Febbraio che è il punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera.

 

 


Fig.5 - I megaliti di Poggio Rota durante il 2 febbraio, giorno della “Candelora”

 

Arriviamo infine all’equinozio primaverile. In questa occasione abbiamo individuato 2 fasci di luce, il primo del tutto simile a quello autunnale.

 

 


Fig.6 - I megaliti di Poggio Rota durante equinozio primaverile

 

Al momento non si ha una datazione certa di Poggio Rota, tuttavia in base agli studi fin’ora svolti, si ritiene che il sito sia stato costruito nel 2.300 a.C.

Se così fosse, questo sito testimonierebbe che nel passato esisteva una civiltà in Italia, forse la già citata culura di Rinaldone, con rilevanti conoscenze astronomiche

Il sito, già segnalato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, necessita in primo luogo la messa in sicurezza dei megaliti (molto deteriorati) e uno scavo stratigrafico, necessario per avere ulteriori dati.                                                                       

Niccolò Bisconti, Daniele Carrucoli - 23 ottobre 2012

 

Per riferimenti consultare direttamente il sito Tages

 

 

 


 

L’arciere amiatino e la costellazione di Orione - Una possibile interpretazione


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LA COSTELLAZIONE DI ORIONE

Da sempre l’uomo scruta l’immensità del cielo stellato. Nelle serene notti, collegando virtualmente tra loro le brillanti stelle, le innumerevoli culture della terra hanno immaginato di poter rivedere i miti ed i loro credi religiosi nelle costellazioni.

La terra ed il cielo sono le uniche eredità che accomunano presente, passato e futuro; gli antichi astronomi osservando  le costellazioni non solo hanno riproposto personaggi e trame mitiche, ma hanno potuto calcolare con precisione il tempo ed i cicli cosmici, prevedendo particolari ordini metereologici spesso causa di disordini nelle abitudini quotidiane ma soprattutto nei ritmi dell’agricoltura. Molte civiltà passate hanno regolato la loro esistenza attraverso l’osservazione delle stelle, distinguendo e ordinando le odierne costellazioni.

Tra le tante costellazioni che si possono ammirare, Orione (in latino Orion, Orionis) è sicuramente una delle più belle e facilmente distinguibili alle nostre latitudini nel periodo invernale.

La nebulosa di Orione è una delle più belle e spettacolari dell’emisfro boreale, a causa della sua posizione in prossimità dell’equatore celeste, essa può essere vista da qualsiasi posizione della terra eccetto i due poli. Ai nostri occhi, ormai privi di quella fantasia di cui ricchi ne erano gli antichi, appare come “una grande caffettiera”. A nord-est è situata Betelguese (Alfa Orionis) una stella gigante rossa di tipo spettrale M2, distante 270 anni luce. La sua temperatura superficiale è stimata a 3200 gradi kelvin ed il suo diametro è pari a 400 volte quello del Sole. A nord-ovest  Bellatrix (Gamma Orionis) è una stella di magnitudine 1,9 distante dalla Terra 250 anni luce.

A sud-est è delimitata da Saif (Kappa Orionis); ed infine da Rigel (Beta Orionis, il piede del cacciatore Orione). Al suo centro troviamo tre brillanti stelle allineate da sud-est a nord-ovest che costituiscono la cosiddetta cintura di Orione: Alnitak (Zeta), Alnilam (Epsilon) e Mintaka (Delta), note anche come i tre re Magi o i tre re, o il rastrello.

La costellazione è ben osservabile nelle latitudini italiane in direzione sud, tra lo zenith e l’orizzonte nel periodo invernale. La sua particolare posizione rende questa costellazione un buon mezzo di orientamento; seguendo infatti una linea immaginaria avente come punto di inizio la stella centrale della cintura (Alnilam) e passante al centro della testa (Meissa),  si arriva ad individuare la Stella Polare.

I nomi delle stelle ed il loro significato possono da subito far intuire cosa gli antichi vedessero in questa costellazione: un figura umana, più precisamente un guerriero o un cacciatore.

                               

Fig.1 Le stelle della costellazione di Orione

 

• λ Meissa è la “splendente, colei che marcia con fierezza” (al-Maisan), la stella doppia che corrisponde alla testa di Orione;

• α Betelgueuse è la “spalla di Orione” (mankib al-jauza);

• γ Bellatrix è la “guerriera” (unico nome in latino);

• ς Alnitak è “la guaina” (al-Nitaq);

• ε Alnilam è “il filo di perle” (al-Nizam);

• δ Mintaka è “la cintura di al-jauza” (al-Mintaqa)

• κ Saiph è “la spada del gigante” (saif al-jabbar);

• β Rigel è “il piede del cacciatore”.

 

IL RITRATTO DI ORIONE NELLA CULTURA OCCIDENTALE

Orione è molto legato all’antichità, alcuni autori lo descrivono come un uomo instancabile e dotato di una grande forza, un gigante. Una descrizione della sua statura imponente la troviamo nelle odi di Pindaro nel descrive Melisso di Tebe che non essendo possente come Orione, usò tutta la sua forza ed i suoi mezzi per rovesciarlo durante uno lotta di pancrazio.

A Orione viene attribuita anche una grande bellezza, Nonnos narra che Orione fu superato in bellezza soltanto da Carpo . Secondo altri, i due giganti Oto ed Efialte, figli anch’essi di Poseidone, furono i più grandi ed i più belli, ma solo dopo Orione.

Secondo le molteplici versioni, Orione possedeva un arco in oro, una mazza in bronzo indistruttibile, una spada, o ancora uno scudo.

 

I MITI PIU’ CONOSCIUTI DI ORIONE NELL’ANTICHITA’

Nell'Antico Testamento Orione è appellato come Kesil "empio", la costellazione simbolleggia il mito ebraico di Nimroddove è descritto come un forte ed abile cacciatore,  in virtù del dono della pelle che Dio aveva fatto per Adamo ed Eva. Da grande servitore e adoratore di Dio ben presto però, forte delle proprie capacità, innalzò idoli di pietra e di legno affinché fossero adorati da tutti e costruì la torre di Babele, lanciando una sfida direttamente a Dio. Questo provocò la discesa degli angeli che punirono gli idolatri distruggendo la torre e confondendo il linguaggio. Nimrod continuò a regnare finché durante una battuta di caccia venne ucciso e privato degli indumenti da Esaù, fratello di Giacobbe che a sua volta rubò le sacre vesti e le nascose affinché nessuno potesse scovarle e perpetrare l'oltraggio.

Nella civiltà sumerica, gli astronomi chiamavano Orione, Uru an-na “la luce del cielo”, in essa rivedevano il re di Uruk, Gilgamesh, nell’atto di scontrarsi contro il toro GUD AN-NA “il toro del cielo”. Nel mito Gilgamesh rifiutò come sposa la dea Ishtar (corrispondente alla dea greca Venere), ella andò a chiedere vendetta al padre An, il dio del cielo astrale, il quale inviò un toro a gettare scompiglio nel regno. Gilgamesh aiutato dal fedele compagno Enkidu, riuscì ad ucciderlo e scagliò i pezzi in cielo contro la dea.

In egitto, Orione era assimilabile con Osiride il dio del regno dei morti, dove la ciclicità tipica stagionale,segnata proprio da Orione, "era associata al delicato momento di passaggio, carico di attese e di paure, in cui si consuma la vittoria sulla morte e si celebra la rinascita." Così, se da un punto di vista meteorologico l'avvento della costellazione segnava la fine della siccità estiva e la prossima piena fertilizzante del Nilo, da un punto di vista religioso, il mito della morte di Osiride per mano di Seth, e la straordinaria nascita del figlio Horo concepito con la sorella e moglie Iside, segnavano la garanzia della successione al trono e il mantenimento dell'unità stessa d'Egitto, attraverso il principio dinastico dell'istituto monarchico dei faraoni.

Orione (Ὠαρίων in greco) è conosciuto soprattutto come un cacciatore, un assassino di bestie selvagge. Viene accompagnato durante la caccia da un cane, Sirio, oppure da più cani. Secondo Diodoro di Sicilia, Orione amava la gloria, questo fu il principale motivo che lo spinse ad affrontare con coraggio e determinazione tutte le sue imprese . Lo storico sosteneva che la casa di Orione fosse in Eubea, mentre secondo Strabone, Orione deve il suo nome a la villa d’Orèos, situata sotto il monte Tèlèthrion, dove fu allevato.

Immaginato nell'atto di inseguire le Pleiadi o di attaccare con il suo arco il vicino Toro , in una versione del mito greco, Orione era considerato dai greci un possente cacciatore figlio di Poseidone ed Euriale. Delle sue imprese mitologiche ci narrano alcuni noti scrittori dell'antichità come Arato, Eratostene ed Igino.Il mito narra che dopo aver corteggiato Merope, la figlia del Re Enopione, Orione venne accecato da quest’ultimo per punizione, Efesto impietosito gli diede come guida uno dei suoi giovani assistenti, Cedalione. Seguendo un oracolo, la giovane guida lo condusse ad Est, nel punto dove si innalzava il cocchio che trainava il Sole; giunto a destinazione i miracolosi raggi del Sole all'alba gli restituirono la vista. Il Sole e L'Aurora, però, alla vista del cacciatore s'invaghirono di lui ed il loro dio Apollo, furioso, escogitò un inganno: invitò la sorella Artemide (la dea della caccia), anche lei innamorata di Orione, ad una gara di tiro con l'arco e le indicò come bersaglio nel mare un grosso pesce scuro così lontano da non poterne riconoscere l'identità. La dea colpì mortalmente il suo bersaglio, ma, avvicinandosi alla preda, scoprì che il pesce in realtà era proprio il suo amato cacciatore che stava nuotando nei paraggi: Artemide distrutta dal dolore,  lo immortalò tra le costellazioni.

In Sicilia, sempre secondo la mitologia greca, Orione eseguì molti lavori per la città di Zancle, (Messina), costruendo le porte ed inoltre dopo aver ammassato terra, il promontorio d’Aktè (Calatte).

Esistono molti miti e varianti riguardo la costellazione di Orione,  ciò che accumuna tutti i miti è la figura di cacciatore-guerriero che gli viene attribuita. Si può ipotizzare che tutto ciò sia dovuto alla conformazione stellare che tende ad assomigliare, con la dovuta immaginazione, ad una figura umana avente nel braccio sinistro un arco o comunque sia un oggetto assimilabile ad  un’arma.

 

ESEMPI DI CORRELAZIONE TRA SITI ARCHEOLOGICI E  LA COSTELLAZIONE DI ORIONE

Orione sembra aver rivestito un importante ruolo non solo nella mitologia e nella religione ma anche in importanti siti e complessi archeologici.

L’esempio più famoso è la piana di Giza, dove sono situate le tre grandi piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Negli anni ’80 lo studioso Robert Bauval notò un’assoluta corrispondenza tra la disposizione delle tre stelle della cintura di Orione rispetto la via Lattea, e le tre piramidi rispetto al fiume Nilo (Fig.2).

Teotihuacan, il più grande sito precolombiano, presenta una complessa area cultuale formato da tre strutture di forma piramidale, due più grandi denominate la piramide del Sole e della Luna ed una più piccola. La disposizione delle tre piramidi e le dimensioni risultano avere anche in questo caso una forte analogia con Orione ed il complesso di Giza. La differenza tra queste strutture e quelle egiziane è uno scostamento verso Ovest di 17° rispetto al Nord geografico, dove però in corrispondenza del solstizio d’inverno tramonta il Sole (Fig.2).    

                                          

Fig. 2

 

Nel deserto del Sahara, a circa cento km a ovest di Assuan si trova un sito archeologico, Nabta Playa. Secondo il fisico Thomas G. Brophy tre pietre all’interno del circolo megalitico rispecchiano il modello della cintura di Orione, mentre tre altre pietre rappresenterebbero le spalle e la testa della costellazione (Fig.3).

 

                                                   .

Fig. 3

 

La struttura degli antichi villaggi Hopi nel sud-ovest americano sembrano ricalcare la costellazione di Orione, il villaggio di Betatakin corrisponderebbe a Betelguese, Hom ol’ ovi a Rigel, Canyon de Chelly a Bellatrix, Wupatki a Saiph, mentre le tre Mese alla Cintura (Fig.4).

 

Fig. 4

 

Nello Yorkshire dell’Inghilterra del nord si trova Thornborough, un sito del neoltico che ha dell’incredibile, oltre infatti ad essere stato probabilmente un formidabile osservatorio astronomico più antico di mille anni rispetto alla costruzione delle piramidi, i suoi tre Henges (un “Henge” è una struttura circolare che comprende un fossato o delle pietre con uno o più ingressi) sembrano anche in questo caso rappresentare le tre stelle della cintura di Orione (Fig.5).

 

                                            

Fig. 5

                                      

 

Anche in un sito della Svezia, presso Bohuslan, sembra essere stata rappresentata la costellazione di Orione in una pittura rupestre  (Fig.6 nella seconda immagine è stata strofinata la carta carbone sulla roccia per mettere in evidenza le stelle).

 

 

 

Fig.6           

 

 

La dottoressa Phillis Pitluga, un’astronoma del Planetario Adler di Chicago, attraverso uno studio computerizzato sugli allineamenti astrali delle figure sull’altopiano di Nazca arrivò alla conclusione che il “Ragno” potrebbe essere un diagramma terrestre della costellazione di Orione e che la disposizione delle zampe non sia altro che la rappresentazione del declinare delle tre stelle nelle diverse epoche della terra (Fig.7).

 

                                         

Fig. 7

 

 

LA GROTTA DELL’ARCIERE

La Grotta dell’Arciere, conosciuta anche come “Grotta del Tesoro”, è un sito pre-protostorico situato  nel comune di Abbadia San Salvatore, paese situato nel versante senese del Monte Amiata. Questo riparo naturale risulta essersi originato da una frattura composta nella parete vulcanica. Il sito, ubicato a 1.050 metri s.l.m., si trova in coincidenza con la fascia delle sorgenti in località “Catarcione”, sulla strada che dal paese conduce alla vetta dell montagna. Poco distante dalla grotta è presente una sorgente d’acqua naturale, parte della quale sfocia a poche centinaia di metri più in basso nella località “Fonte Magria”, già nota per la presenza di un antico insediamento medievale.

 

Fig. 8 La collocazione del sito archeologico rispetto al paese di Abbadia San Salvatore e la vetta dell’Amiata

                           

Nel 1970 durante delle esplorazioni, effettuate da un gruppo archeologico all’interno dei numerosi ripari naturali presenti nella zona, venne scoperto un dipinto raffigurante un arciere. L’Arciere è collocato nell’ambiente più nascosto della grotta ed allo stesso tempo non raggiungibile dalla luce solare. Nonostante l’importanza della scoperta, si tratta infatti dell’unica pittura rupestre protostorica (media età del Bronzo) della Toscana, la prima segnalazione a stampa avvenne con un ritardo di dodici anni, nel 1982.

                                  

                                    

Fig. 9 La foto attuale del dipinto

 

La figura ha un’altezza testa/piede di 32, 5 centimetri, ed è stata dipinta di color nero sullo sfondo rossastro della roccia trachitica, in un punto in cui quest’ultima risulta essere più liscia. Il dipinto rupestre, raffigura un individuo che tiene nel braccio destro un arco con una freccia incoccata, la posizione risulta essere statica e ciò è marcato anche dalla posizione dei piedi dipinti con le punte opposte (Fig.9). L’altro braccio appare speculare al primo ma con una resa anatomica meno precisa, si presenta arcuato nella parte dell’avambraccio e sembra reggere un qualche oggetto che non è stato decifrato. Analoghe difficoltà di interpretazione si colgono nell’interpretazione della testa dell’arciere, sembra infatti che l’individuo abbia un “copricapo” la cui presenza è avvertibile ma del quale non si può dire con certezza se sia a tre punte. Per quanto riguarda il busto, il bacino e le gambe, già Priuli rilevava “una certa precisione anatomica”, data in particolare dal restringimento dei fianchi e dalle spalle arrotondate.

Nel 2002, grazie al Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, sono state effettuate delle indagini preliminari sul dipinto, volte all’accertamento dell’autenticità. Sono stati effettuati degli studi sullo strato di colore nero, che sebbene sia conservato parzialmente nella sua estensione  risulta bene identificabile nel suo spessore.

Allo scopo di stabilirne le caratteristiche deposizionali e di esaminarne la morfologia, sono stati prelevati da questo, due piccoli frammenti delle dimensioni di circa 2 mmq ciascuno. L'osservazione al microscopio ottico ha mostrato che lo strato nero si presenta compatto, talvolta con frattura pseudoconcoide e che lo stesso ingloba elementi cristallini vitrei. Lo spessore si presenta variabile in relazione alla morfologia del substrato lapideo su cui è applicato, ed è comunque inferiore a 1 mm. Il substrato è costituito da una roccia trachitica appartenente alle colate laviche in affioramento nell'area.

Le determinazioni analitiche effettuate in microscopia elettronica e microanalisi a dispersione di energia (SEM-EDX) hanno permesso di individuare una composizione dello strato caratterizzata da elementi chimici riconducibili a frammenti di substrato (O, Mg, Al, Si, K, P, Ca, Ti, Fe) e a sostanze di diversa composizione chimica contenenti C, O, P e S, verosimilmente utilizzate per l'esecuzione della figura dell'Arciere.

La rappresentazione dell’arco ricorda come resa quelle di Porto Badisco, anche se in quest’ultimo complesso gli archi si presentano con un profilo biconvesso forse legato alla posizione di tiro degli arcieri. L’arciere dell’Amiata tuttavia, sia pure nel quadro di notevoli afffinità formali, sembra diffferenziarsi profondamente dagli arcieri di Porto Badisco per il suo carattere statico e per la posizione di non di tiro; elementi che potrebbero attribuire alla figura una valenza simbolica, probabilmente la rappresentazione di una qualche divinità.

 

COMPARAZIONE TRA LA COSTELLAZIONE DI ORIONE E IL DIPINTO DELL’ARCIERE.

L’arciere dipinto nella grotta amiatina, vista la sua staticità, il suo copricapo e la sua posizione simbolica è possibile che raffigurasse una divinità, siamo infatti lontani dai dipinti rupestri che illustravano scene di caccia. Tuttavia fino ad oggi non sono state avanzate però ipotesi su quale divinità in particolare rappresentasse l’Arciere, le analogie di seguito presentate in questo articolo vogliono aprire quindi una prima forma possibile di interpretazione del dipinto che lo vede in connessione con la costellazione di Orione.

 

L’ORIENTAMENTO

Ad un primo impatto visivo, l’Arciere risulta essere stato dipinto al contrario rispetto a come Orione è collocato nel cielo, come un riflesso o una proiezione delle stelle sulla terra.

La spiegazione può essere ricercata nella peculiare posizione della costellazione a Sud, che come è stato descritto in precedenza risulta essere utile per l’orientamento notturno: l’arco infatti indica l’Ovest mentre il braccio l’Est.

 

Fig. 10 La costellazione di Orione ed il dipinto dell’arciere messi a confronto.

 

Ponendosi con una bussola dinanzi al dipinto amiatino si nota immediatamente la sua marcata precisione di orientamento con i punti cardinali,  infatti come un riflesso della costellazione  l’arco indica l’ovest ed il braccio semi-piegato l’est.

In questa primo raffronto, valutando la corrispondenza tra  il preciso allineamento con i punti cardinali del dipinto e la posizione della costellazione alle nostre latitudini invernali , sembra verosimile quindi che l’arciere possa rappresentare  non solo il riflesso di Orione sulla terra, ma in modo simbolico anche l’alba ed il tramonto del sole. Una possibile chiave di lettura vedrebbe l’arco del dipinto ad indicare l’interno della grotta, quindi l’oscurità/notte, data dal tramonto del sole dietro la montagna, mentre il braccio semipiegato l’apertura, quindi la luce/giorno, la nascita del sole.

 

Riassumendo nella Tabella 1:

ELEMENTI

PUNTI CARDINALI

CAUSA

           EFFETTO

Arco orione

Ovest

tramonto

arrivo della notte

Arco arciere

Ovest

interno della grotta

oscurità

Braccio orione

Est

alba

arrivo del giorno

Braccio arciere

Est

apertura della grotta

luce

 Tab.1

 

Fig.11  La collocazione e l’orientamento del dipinto all’interno della grotta

 

 

RAFFRONTO GRAFICO TRA IL DIPINTO DELL’ARCIERE E LA COSTELLAZIONE D’ORIONE

Sovrapponendo l’immagine del dipinto con la mappa stellare si può notare un’incredibile corrispondenza. Il primo  elemento di corrispondenza è l’arco, poi la vita dell’Arciere con la  cintura di Orione; mentre  i piedi, raffigurati in posizione opposta, occupano la posizione delle stelle Saiph e Rigel.

Anche il copricapo che curiosamente è stato raffigurato avente  tre punte sembra riferirsi alle tre stelle della “testa di Orione” (Meissa,) il braccio piegato corrisponde in modo molto approssimativo alla continuazione delle stelle che hanno inizio da Betelguese, infine le spalle, una disegnata più alta dell’altra, sembrano ricalcare proprio la posizione delle stelle Bellatrix e Betelguese.  

Fig. 12

 

CONCLUSIONI

In questo articolo l'autore ha cercato di sintetizzare e di elencare i più famosi miti e  siti archeologici legati alla costellazione di Orione. Queste brillanti stelle, visibili alle nostre latitudini soltanto nel periodo invernale, hanno suscitato un grande interesse presso molte civilità del mondo distanti tra di loro sia nello spazio che nel tempo. La figura che viene associata al mito nelle diverse culture, cioè quella di un guerriero/arciere, potrebbe essere stata raffigurata anche nel caso dell’arciere amiatino,  oltre alla corrispondenza iconografica infatti è molto verosimile anche il raffronto grafico.

L’arciere amiatino, unica figura disegnata all’interno della grotta, è senza ogni ombra di dubbio la raffigurazione di una divinità o di un personaggio in posizione statica, come a simboleggiarne l’importanza.

Oltre all’orientamento e alle corrispondenze grafiche, ho verificato (anche se era un’ovvietà visto il lento mutare della posizione delle costellazioni attraverso la precessione degli equinozi)  se nel periodo in cui viene attribuita la realizzazione del dipinto, fosse ben visibile la costellazione di Orione dalla zona in prossimità della grotta dell’Arciere; utilizzando come planetario un comune software Open Source dal nome “Stellarium” ho inserito le coordinate della località e la data che più si avvicina al periodo in cui dovrebbe risalire il dipinto (1.700 a.C. circa).

 

Fig. 13 dal sotware Open Source “Stellarium

 

Come si può osservare dall’immagine, il risultato è che anche nella media età del Bronzo, come era facilmente intuibile,  la costellazione di Orione era ben visibile dalla zona presso la grotta dell’Arciere.

In conclusione resta impossibile comprendere, in assenza di ulteriori dati, se realmente l’intento dell’”artista” fosse quello di antropomorfizzare questa costellazione; tuttavia le anologie che sono state elencate in questo articolo (mito, orientamento, corrispondenza grafica) sembrano confermare, senza forzatura, la possibile interpretazione, che vede l’arciere amiatino comela rappresentazione simbolica o artistica della costellazione di Orione.

Niccolò Bisconti - 1 ottobre 2012

 

(Una coincidenza è una ...due coincidenze fanno un indizio, tre coincidenze fanno una prova - Agatha Christie)

 

BIBLIOGRAFIA

BARBIERI G., GALIBERTI A., TARANTINI M.,2004, Preistoria e Protostoria in Etruria, Atti del secondo incontro studi, Milano.

BISCONTI N.,2012, Progetto di valorizzazione del paesaggio urbano e rurale di Abbadia San Salvatore, Tesi di laurea, Università di Siena.

CASI C., 1998, La preistoria e la protostoria dell’Amiata alla luce delle nuove scoperte, Tesi di Laurea, Università di Roma “La Sapienza”.

GABRIELLA S, 2011, La costellazione di Orione.

GARI A.D., The Orion Zone: Ancient Star Cities of the American Southwest.

GIANNONE P., 1997, Elementi di astronomia.

GRANDE M., 2010, Dai simboli universali alla scrittura.

HANCOCK G.,1996, Fingerprints of the gods.

PRIULI A., 1988, L’arciere del Monte Amiata, in CATALOGO MANCIANO.

RENAUD J. M., 2004, Le mythe d’Orion – Sa signification, sa place parmi les autres mythes grecs et son apport à la connaissance de la mentalitè antique.

RUGGLES C.,2005, Ancient Astronomy: An Encyclopaedia of Cosmology and Myth.

SULLIVAN D.,1999, Ley Lines: A Comprehensive Guide to Alignments.

 
 
 
 


 

Il fenomeno della risonanza nel Labirinto di Ravne: risultati preliminari

 

TAG: piramidi Bosnia, piramidi bosniache, Civiltà di Visoko, piramidi, archeologia, archeoacustica, risonanza, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group

 

Introduzione

 Il fenomeno della risonanza è un qualcosa di conosciuto da migliaia di anni. Spesso capito in maniera incompleta e a volte confuso con episodi di filosofia mistica, di esso ne troviamo traccia sia in remote scritture che nella tradizione orale, ma anche in antichi manufatti e nell’architettura preistorica (1).

  Anche se al giorno d’oggi sembra un fenomeno ben riconosciuto dalla fisica e viene utilizzato in molteplici tecnologie, non si conosce ancora bene la sua reale portata, che sia in ambito astronomico o in quel mondo di energie che si determinano a livello atomico. In definitiva è un territorio che a più livelli appare poco o per nulla esplorato sia in ambito meccanico, chimico, elettromagnetico, biologico ed acustico (1), ma attualmente la scienza sembra sempre più interessata ad esso per capire certi fenomeni naturali altrimenti inspiegabili.

  Senza entrare troppo approfonditamente in meccanismi fisici complessi possiamo dire che la risonanza è quel fenomeno nel quale un oggetto assorbe energia, la trasforma e l’emette di nuovo in altra forma, ma al meglio. Agli antipodi della risonanza possiamo trovare i meccanismi entropici di perdita di energia in maniera caotica e casuale.

  La risonanza può essere ritrovata a qualsiasi livello del Cosmo laddove troviamo una qualsiasi forma di energia, dal movimento della spirale della nostra galassia alle oscillazioni degli elettroni di un semiconduttore, ossia è un fenomeno che reperiamo ovunque e ovunque possiamo ritrovare la vibrazione di risonanza.

 

 Tra tutti tentativi di descrivere il fenomeno della risonanza in modo semplice, mi è parso il più comprensibile quello citato da J. Mortenson che porrò qui di seguito.

 Proviamo ad immaginare una semplice palla che sta a galla in un mare di energia, circondata da onde eterogenee, ossia onde che non sono delle dimensioni della taglia della nostra palla (Figura 1).

 

 

 

Figura 1 (da J. Mortenson)

 

 

 Nel caso che le onde siano molto più lunghe del diametro della palla, la palla rotolerà su di esse avanti e indietro come un canotto su un oceano.

 Ma cosa succede se le onde sono di lunghezza più piccola del diametro della palla?

 La palla non sarà più mossa avanti o indietro, o su ed in giù, ma le onde, al contrario, la oltrepasseranno o saranno riflesse dalla sua superficie. Sono principi abbastanza chiari ed esemplificati dalla termodinamica classica. 

  Ora, però, immaginiamo che l’altezza delle onde ed il diametro della palla siano della stessa ampiezza (Figura 2). L'onda oltrepassa la superficie della palla, ma quando giunge al lato opposto della palla è riflesso posteriormente, invece che superare anche questo lato.

 Allora l’onda ritorna indietro e si scontra con il primo lato inizialmente attraversato e da quale viene riflesso. A questo punto l’onda continua andare su e giù all’interno della palla all’infinito.

 A questo punto si può dire che l’energia dell’onda rimane intrappolata nella palla. Quindi se un'altra onda omogenea entra la palla, l'energia di quella onda sarà di nuovo assorbita completamente, ossia le onde e la palla saranno in risonanza e nessuna porzione di energia sarà sprecata o perduta all’esterno della palla. 

 

 

 

Figura 2 (da J. Mortenson)

 

 

 Pertanto, quando la lunghezza d'onda di un'energia è uguale alle dimensioni di un oggetto che la assorbe e poi la ricede in altra forma, questo processo di trasformazione di energia viene chiamato risonanza. La risonanza è, in termini più semplici, il processo di trasformazione di energia che accade quando si accorda l’energia agli oggetti. 

  Siccome noi viviamo in un continuum di spazio e tempo. Le energie e gli oggetti possono accoppiarsi in termini sia di tempo che sincronicità, proprio come si possono accoppiare in termini di spazio, lunghezza d'onda o dimensioni. Quando energie ed oggetti si accoppiano in termini di tempo, si dice che loro abbiano delle frequenze intonate, o "frequenze di risonanza".

 Poiché tutto nel nostro universo è in moto continuo e ci sono molte lunghezze d'onda e frequenze possibili dentro e intorno a noi, tutto quanto può essere soggetto a processi di risonanza. E questa ultima frase spiega quale è la potenza del concetto di risonanza.  

  Quando un oggetto è esposto ad un'energia risonante, l'energia si concentra nell'oggetto e diviene disponibile per l’esecuzione di un lavoro utile e il mantenimento di un ordine ben lontano dall'equilibrio statico di un sistema probabilistico.

  Gli altri oggetti posti nelle vicinanze che non risuonano con quella stessa frequenza (non accordati con quella frequenza), non trasformeranno e non accumuleranno l'energia risonante, e rimarranno in equilibrio con il loro stato o la loro dinamica. Questo rende la trasformazione risonante di energia un processo con un obiettivo molto preciso e verificabile in paragone ai processi casuali di trasformazione entropica dell’energia. 

  Dopo aver capito che il concetto di risonanza, si comprende quanto questo fenomeno permette di influenzare e controllare in ogni campo le interazioni fondamentali tra energia e materia  sia essa riguardi la fisica, la chimica o la biologia. 

  Noi in questo articolo affronteremo in particolare la risonanza acustica e in particolare il fenomeno della risonanza in alcune strutture antiche provocato dall’emissione di onde sonore a varie frequenze.

 

 

La risonanza nel neolitico

 Vi sono vari studi che hanno dimostrato che già nel neolitico questo fenomeno era noto ed in alcune civiltà megalitiche ne veniva fatto largo, uso soprattutto per motivazioni rituali o mistiche.

 

 Tra i pionieri della ricerca in questo senso va citato con onore il gruppo PEAR (Princeton Engineering Anomalies Research) della Princeton University diretto dal prof. Robert G. Jahn che ha condotto nel 1994 diversi esperimenti in sei siti neolitici mediante l’uso di generatori elettronici di suono e la misurazione delle loro proprietà acustiche (2).

 

 I siti selezionati furono sei: Wayland's Smithy, Chun Quoit, e Cairn Euny, in Gran Bretagna.; Newgrange, Cairns L e I, Carbane West in Irlanda. Tutti questi siti sono datati anteriormente al 3.500 a.C (2).

 

 

Tabella 1 (da R.G. Jahn et al)

 

 

 Le camere erano tutte delimitate da pietre grezzamente intagliate, però avevano anche configurazioni molto diverse, sia in dimensioni che in forma. Newgrange ad esempio era cruciforme, altre erano rettangolari o ad alveare, o, ancora, come i petali di un fiore.

 

 Le misurazioni acustiche nei sei siti neolitici dimostrarono che tutte queste strutture presentavano una forte risonanza ad una frequenza tra 95 e 120 Hz (con lunghezza d'onda di circa 3 m). Nonostante le notevoli differenze di forma delle camere e delle dimensioni dei muri esterni, i modelli acustici risonanti erano molto simili con nodi perfettamente configurati ed antinodi inframmezzati alla fonte centrale del suono. In alcuni casi, il disegno del pietra all’interno ed all’esterno assomigliavano a quelli dei modelli acustici (2).

 

 Siccome le frequenze risonanti erano ben comprese all'interno della tonalità della voce maschile ed adulta, la conclusione fu che sia nel canto che nella preghiera vi era un aumento dell’efficienza  della stessa per la risonanza della cavità; risonanza evidentemente ricercata per scopo rituale.

 

 

 

Mappa e risonanza a Wayland’s Smithy (da R.G. Jahn)

 

 

 La precisione di costruzione, però, non era matematica come in un moderno edificio. Ad esempio a Wayland’s Smithy (Gran Bretagna) che dispone di una configurazione cruciforme con due camere, est ed ovest, ed  un corridoio centrale, la frequenza di risonanza non era la stessa nelle due camere laterali. Se la camera  ovest che aveva una forma cuboide vi era una frequenza di risonanza intorno ai 102 Hz, la camera est, più rettangolare, aveva una frequenza di risonanza di 117 Hz. La sorgente sonora doveva però trovarsi al centro del corridoio posto in mezzo alle due camere per accendere questo straordinario effetto stereo (3).

 

 Comunque tutte le sei strutture esaminate dal PEAR presentavano comunque una risonanza intorno ai 110Hz.  In alcuni casi sembrò addirittura che alcune delle pietre megalitiche erette fossero state posizionate intenzionalmente per migliorare le proprietà acustiche della camera. Ciò sta ad indicare una notevole conoscenza delle proprietà acustiche e del fenomeno della risonanza anche in tempi remoti (3).  

 

 Va considerato che la ricerca di Jahn e collaboratori non è l’unica in questo campo. Anche la ricerca sui tumuli neolitici britannici da parte di Keating e Watson della Reading University, citata  ampiamente anche da Corliss nel suo catalogo delle anomalie archeologiche (5), è degna di nota.

 Come vanno anche citati i siti archeologici dell’antica Grecia come teatri e tombe ed il famoso Ipogeo neolitico a Malta, ma anche le stalattiti musicali dipinte in caverne abitate nel  Paleolitico, e le curiose '' pietre sonore '' nella California Meridionale usate dagli antichi nativi americani nei rituali.

 

 Forti di questi bagagli culturali e delle precedenti esperienze abbiamo deciso anche noi di tentare un studio nei tunnel di Ravne (Visoko, Bosnia-Erzegovina) da alcuni considerati solo delle miniere molto antiche, forse del Neolitico, ma senza un reale valore di tempio in cui potevano svolgersi dei rituali molto particolari.

 

 

I tunnel di Ravne

 Si tratta di una serie di gallerie scavate nel conglomerato in tempi antichi, ma gran parte della struttura dei tunnel che si ritrovano non molto lontano da Visoko (Bosnia-Erzegovina) è stata ampiamente alterata in vari momenti storici.

 

 Di sicuro si sa che già negli anni ’60 durante il periodo della ex-Jugoslavia furono modificati nella loro struttura originale da parte di minatori alla ricerca di una fonte d’acqua. In quella occasione fu posto poco sotto il piano di calpestio un tubo in Eternit traforato per un centinaio di metri di lunghezza in grado di raccogliere tutta l’acqua che filtrava dalle pareti e si raccoglieva sul fondo dei tunnel.

 Fu puntellata in più punti, inoltre, un’ampia parte dei tunnel ed è ipotizzabile che la sagoma originale ad arco gotico sia stata ampliata e modificata in più porzioni.

 

 Ugualmente negli anni recenti la messa in sicurezza della struttura, per poterla aprire alle visite turistiche con ampi puntellamenti in legno sovrastati da tavole grezze ugualmente in legno per impedire la caduta di frammenti dal tetto delle volte sul capo dei visitatori, hanno modificato ancora una volta il loro aspetto originale.

 

 Ma nel tratto terminale noto, a circa 250 metri dall’entrata, questi sono stati misteriosamente chiusi con terra fino al soffitto in epoca incerta, come anche una buona parte dei tunnel laterali che si dipartono dal percorso aperto. La motivazione di questa sigillatura non è nota ed anche il nostro gruppo di ricerca (SBRG) ha formulato diverse ipotesi, mai suffragate da prove realmente concrete.

 

 Già dal 2007 si è proceduto a rimuovere questa sigillatura riportando alla luce ampi tratti di tunnel in precedenza inaccessibili.

 

 L’opera dei volontari e degli operai della Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole, che dispone delle concessioni governative per effettuare gli scavi archeologici, hanno però raggiunto alla fine del 2010 un risultato insperato. Procedendo alla de-sigillatura degli ultimi tratti del tunnel è stata scoperto un tratto completamente originale, ed in parte allagato, della lunghezza di alcune centinaia di metri.

 

 Questa nuova sezione dei tunnel ha permesso di riscoprire la forma originale di questa struttura persa negli altri settori. La struttura appare piuttosto semplice, talora con un ampio canale di portata minima per l’acqua posta nella base calpestabile con dei camminamenti laterali. In altre zone sono presenti degli ampi muretti a secco laterali che non sembrano avere solo funzione di sostegno.

 

 

 

Mappa aggiornata a luglio 2011 dei tunnel di Ravne (compilata da arch. L.Krsasovec lucas). In azzurro la nuova sezione scoperta non percorribile oltre la linea tratteggiata in quanto l’acqua raggiunge il soffitto.

 

 Per questi motivi, avendo a disposizione la struttura originale dei tunnel, che essendo parzialmente allagata non permette il reperimento di residui organici databili, abbiamo voluto ricercare quelle sonorità presenti nei templi preistorici e protostorici molto antichi. Lo scopo di questa ricerca era anche volta a determinare se la morfologia dei tunnel fosse solo da addebitare ad uno scavo casuale, tipico di una miniera e quindi libero da fenomeni acustici particolari come la risonanza oppure il loro disegno fosse stato studiato per la realizzazione di altri motivi, come ad esempio quelli rituali già ritrovati in Gran Bretagna ed Irlanda.

 

 

L’ingresso alla nuova sezione dei tunnel scoperta nel dicembre 2010 (SBRG)

 

 

Materiali e metodi

Trattandosi di uno studio preliminare non abbiamo voluto pedissequamente esaminare ogni tratto della nuova sezione dei tunnel con generatori di suono elettronico, ma abbiamo voluto ricreare le condizioni presenti nei tempi molto antichi dove poteva essere presente solo una voce maschile o femminile che cantava o pregava.

 

Il vantaggio non trascurabile rispetto agli studi del PEAR era di possedere dell’apparecchiatura microfonica e di registrazione high-end con una dinamica estesa anche nel campo degli ultrasuoni con una campionatura anche a 96.000Hz (apparecchiature Marantz PMD661  e Zoom H4N), evoluzione dopo quasi vent’anni di quella usata dal PEAR.

 

Per recepire con precisione l’eventuale risposta di risonanza dei tunnel alle voci si sono introdotti dei microfoni ultrasensibili omnidirezionali usati dai biologi (Aquarian Hydrophone H2a-XLR, risposta in frequenza da <10Hz a >100.000Hz) all’interno dello specchio d’acqua che giace sul fondo dei tunnel della nuova sezione.

 

 

Uno dei registratori digitali utilizzati (Marantz PMD661) e i microfoni omnidirezionali utilizzabili sotto acqua (Aquarian Hydrophones H2a-XLR) (SBRG)

 

 

 Questo tipo di microfoni con ampia banda passante sono normalmente utilizzati dai biologi marini per percepire il canto delle balene anche a diversi chilometri di distanza.

 In questo caso, poiché il suono si trasmette molto velocemente in acqua lo specchio d’acqua ha agito da parabola in grado di catturare la vibrazione di risonanza dei tunnel anche a molti metri di distanza.

 

 

 

Le manovre per il posizionamento dei microfoni e dei registratori nel tratto originale dei tunnel privo di illuminazione (SBRG)

 

 

 Contemporaneamente, per verificare la correlazione tra vibrazioni della voce dei cantanti e risposta dei tunnel si è voluto registrare la voce dei cantanti con dei microfoni con ampia gamma dinamica, ma anche con una risposta piatta alle diverse frequenze (Sennheiser MKH 800 Twin a condensatore, risposta in frequenza 10Hz – 50.000Hz).

 

 

 

Dopo ogni prova di canto eseguita all’ingresso della nuova sezione dei tunnel è stato verificata sul computer la correttezza della registrazione e del posizionamento della cantante

 

 Successivamente per la sovrapposizione e miscelazione delle diverse tracce registrate con le due diverse metodiche si sono utilizzati i programmi PRO TOOLS ver. 9.05 e PRAAT ver 5.3.02 per ambiente Mac.

 

 Di seguito si è analizzata la correlazione tra sorgente sonora e risposta dei tunnel anche dal punto di vista grafico.

 

 I cantanti hanno eseguito un repertorio di canto antico e di canto armonico, questo ultimo in grado di eccitare le strutture circostanti con frequenze fisse e non modulate, tipiche di vari canti mistici.

 

 

Risultati preliminari e conclusioni

 All’esame sonoro è stato subito possibile verificare una risposta di risonanza sonora a frequenze molto basse che perdurava fino a 20 secondi dopo il termine del canto armonico.

 

 Il suono di risposta dei tunnel si aggirava intorno ai 74 Hz, presentando la forma di un onda simile ad una curva gaussiana la cui cuspide aveva il valore citato e poteva essere eccitato molto facilmente dai cantanti.

 

 L’esperienza è durata varie ore e si è sempre ripetuta alla giusta sollecitazione vocale, confermando la ripetitività del fenomeno a parità di condizioni.

 

 Dall’esame effettuato, pertanto solo in via preliminare, appare evidente un meccanismo sonoro difficilmente ottenibile da una struttura il cui percorso è solo casuale, come tipico di una miniera, seppure molto antica.

 

 La durata del fenomeno non appare per nulla tipica di un eco o di un riverbero, ma tipica di un fenomeno di risonanza evidentemente ricercato con la produzione di un legame tra struttura e voce umana.

 

 Sarà, invece, necessario un ulteriore approfondimento della ricerca mediante l’uso di generatori di suono (oscillatori elettronici) in grado di far risuonare con esattezza la struttura. Operazione che svolgeremo nei prossimi mesi.

 

Paolo Debertolis, Heikki Altero Savolainen, Carmine Barisano

- 17 febbraio 2012

 

 

Bibliografia

(1)   J. Mortenson: “The Fall and Rise of Resonance Science”; Proceedings of Materials Science & Technology, pp. 2864 – 2875, 2010

(2)   Jahn R.G., et al.: "Acoustical Resonances of Assorted Ancient Structures," Technical Report PEAR no.95002, Princeton University, March 1995.

(3)   Jahn R.G., Devereux P., Ibison M.: "Acoustical Resonances of Assorted Ancient Structures,"  J. Acoust. Soc. Am. Vol.99 no.2, February 1996; 649-658

(4)   Devereux Paul, et al; "Acoustical Properties of Ancient Ceremonial Sites," Journal of Scientific Exploration, 9:438, 1995

(5)   William R. Corliss. Glen Arm: “Ancient Structure. Remarkable Pyramids, Forts, Towers, Stone Chambers, Cities, Complexes. A Catalog of Archeological Anomalies” ,The Sourcebook Project, 2001, Hardback, Maryland

 

 

1) Registrazione originale di parte del canto antico effettuato nei tunnel dai microfoni in aria per verificare la risposta in frequenza eseguito dalla cantante Denise Myriam Cannas: qui.

2) Registrazione originale di parte di canto armonico effettuato nei tunnel di Ravne. Il canto armonico fa vibrare i tunnel di Ravne per diversi secondi dopo il termine dell’emissione sonora. Si tratta di circa 20 secondi di risposta che è possibile ascoltare solo con una cuffia ad alta fedeltà e NON con gli altoparlanti del computer. Se usate delle cuffie con ampia quantità di bassi può essere colta la vibrazione di risposta molto profondamente. È quella che proviene dai microfoni (Hydrophones) posti in acqua che sono in grado di cogliere la diffusione sonora anche a notevole distanza. Trovate il tracciato qui.

Il tracciato è stato ottenuto sovrapponendo le tracce dei microfoni posti in aria, che raccolgono le vibrazioni della voce della cantante, con quelle raccolte in acqua e che registrano la risposta sonora dei tunnel.

3) Tracciato solo dei microfoni in acqua. In esso l'effetto di risonanza senza la voce della cantante: qui.

4) Breve video sintesi della ricerca preliminare: qui.

 

Revisione dopo la pubblicazione - Va specificato che per le connessioni tra microfoni e registratori si sono usati solo cavi schermati professionali di alta qualità. In particolare i microfoni Hydrophones della Aquarian sono stati ordinati in fabbrica con cavi ampiamente schermati, di alta qualità e su misura con connettori professionali XLR.

Inoltre, ad un esame grafico più approfondito, la frequenza di risonanza dei tunnel è risultata essere di un valore medio intorno ai 71,57Hz invece che di 74Hz, come visibile dal grafico sottostante.

 

 

SBRG - 15 novembre 2012

 


 

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