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Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne – Teorie sui manufatti e le strutture
TAG: piramidi Bosnia, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group

Fig. 1 - Piccoli manufatti ritrovati durante gli scavi nei tunnel
Quale è la situazione attuale (2010) dagli scavi nei tunnel di Ravne (Valle di Visoko - Bosnia-Erzegovina) e quali le ipotesi emerse dal sopraluogo del nostro gruppo di ricerca?
In primo luogo che possono esserci diversi momenti storici di sviluppo dei tunnel, costruzione e poi sigillatura, ai quali si è poi sovrapposta un’altra civiltà, probabilmente temporalmente localizzata molto più tardi (forse nel tardo Periodo Neolitico o nel Periodo Protostorico), cha ha riabitato l’ingresso dei tunnel, mai sigillato integralmente, e che ha lasciato molte tracce del suo passaggio.
Esistono diversi reperti organici raccolti nel primo tratto dei tunnel che datati al C14 da varie istituzioni scientifiche hanno fornito un periodo compreso tra i 3.900 anni (Università di Upsala - Svezia) e i 5.000 anni (Christian-Albrechts University a Kiel - Germania) dal tempo presente.
Vi sono stati anche dei i minatori che negli anni '60 si sono avventurati in questi anfratti alla ricerca dell'acqua per alimentare una fonte sottostante per i contadini, tuttora presente all'esterno dei tunnel. Essi hanno posto un tubo traforato sotto la pavimentazione del tunnel principale con lo scopo di raccogliere l'acqua di filtrazione dalle pareti e convogliarla attraverso questo tubo all'esterno. Hanno anche posto dei puntelli di sicurezza durante il percorso iniziale del tunnel, ma, tutto sommato, il loro intervento non è stato particolarmente destruente e limitato solo alla parte iniziale del tunnel, senza condizionare i tunnel laterali.
Nel 2007, quando in seguito i tunnel furono riaperti all'accesso pubblico e si iniziarono gli scavi, all’ingresso del tunnel furono trovati parecchi segni di quella antica civiltà che riabitò in epoca più tarda i tunnel e che lasciò tracce di fuochi per illuminare o scaldarsi. Di questa civiltà, probabilmente dell’Età del Bronzo o poco dopo, furono ritrovati anche alcuni stampi per la colatura di fusioni in bronzo per forgiare piccoli oggetti metallici come ad esempio punte di frecce.


Fig. 2 - Piccoli manufatti ritrovati lungo ll tratto iniziale delle gallerie. Si tratta di stampi per fusioni in metallo (dal catalogo dei manufatti ritrovati dalla Fondazione che cura gli scavi nel primo tratto dei tunnel di Ravne; reperti n.26 e 44)
Ma se penetriamo in profondità nei tunnel dopo la rimozione della terra non vi è alcuna traccia di chi li ha chiusi o altri segni che possano raccontare qualcosa di quelli che li costruirono o li sigillarono, tranne alcuni piccoli monoliti ritrovati in corrispondenza di alcune stanze da dove si dipartono altri tunnel.
Nessuna traccia del fumo di torce ritrovato all’ingresso e neppure sostegni che potessero reggere qualche tipo di lampada. Eppure nei tunnel vige il buio più assoluto.
Nulla di nulla, come se coloro che sigillarono i tunnel si preoccuparono anche di far sparire qualunque cosa, oppure in origine i tunnel erano già vuoti e ciò che conta si trova solo più avanti, laddove i lavori di rimozione della terra non sono ancora giunti.
Se questi tunnel fossero solamente i resti di un'antica miniera, come alcuni propongono, ci dovrebbe essere ancora qualche segno dei lavori estrattivi, come ad esempio i residui del materiale accumulato durante l'estrazione, cosa che non è mai stata trovata all'esterno in nessun luogo.
Ma poi, che senso avrebbe scavare nel conglomerato di origine sedimentaria, che non possiede al suo interno alcuna vena metallica o carbonifera? L'ipotesi di un'antica miniera, va pertanto rigettata anche se le tecniche di scavo e di apposizione di muretti a secco per rinforzare le pareti appaiono molto simili a quelle rirovate in antiche miniere del periodo preistorico o protostorico.

Fig. 3 - Muretti a secco posti a rinforzo delle volte nei tunnel di Ravne
Così non andrebbero trascurati i piccoli manufatti che vengono alla luce man mano che si procede negli scavi. Sono gli unici segni dei costruttori dei tunnel o dei successivi sigillatori e, vista l’accuratezza nel rimuovere ogni altra traccia, non possono essere lì per caso.
Il materiale è lo stesso dei grandi megaliti (arenarie) e su alcuni di essi, se guardati in controluce compare una misteriosa simbologia sulla loro supeficie.

Fig. 4 - Uno dei manufatti trovati lungo le gallerie. È abbastanza evidente una specie di alabarda o di fiore inciso su di esso

Fig. 5 - Ancora uno dei manufatti trovato a lato dell’ingresso di una delle gallerie. La foto appiattisce i rilievi, ma su di esso c’è incisa una piccola freccia simile a quella ritrovata sui monoliti più grandi
Stante il fatto che non esiste nessuna altra traccia, questi manufatti vanno presi molto in considerazione. Sono solitamente appoggiati sul pavimento delle gallerie in posizione da non creare intralcio e sembrano posti in quella posizione come per dare un’indicazione.
Quindi sono stati coperti volontariamente di terra senza che fossero prima spostati o fossero stati trasportati con la terra che li ha coperti. I più piccoli, purtroppo, sono stati invece spostati dagli operai per facilitare la rimozione della terra. Questi ultimi, nonostante la foggia originale, hanno comunque un lato piatto per poterli appoggiare e mantenerli in equilibrio. Sembrano quasi delle sculture astratte.


Fig. 6 - Ancora uno dei manufatti trovati lungo le gallerie. La sua foggia è molto particolare, ricorda molto la forma di certi megaliti di più ampie dimensioni visti a Carnac in Bretagna e, con una certa fantasia può richiamare la testa di un uccello.
Per questo all’inizio, soprattutto i più piccoli, sono stati scambiati con residui di roccia trasportati assieme la terra usata per sigillare i tunnel e gettati assieme al materiale di riporto. Potrebbe trattarsi di una forma di indicazione oppure hanno un altro preciso utilizzo a noi sconosciuto, ma non si trovano dove si trovano solo per caso.
Parliamo ora della terra utilizzata per sigillare i tunnel.
Ciò che emerge chiaramente è la certezza che ad un certo punto della loro esistenza questi tunnel furono deliberatamente chiusi nella loro lunghezza con terra per motivi ignoti, esattamente come accadde per i templi a Göbekli Tepe (Turchia Orientale).
Forse neppure noi ci rendiamo conto dell’enorme quantità di terra utilizzata per sigillare i tunnel. Si scava dal 2007 e la prominenza creata nella scarpata di fronte all’entrata del tunnel appare sempre più grande. Ricorda molto quelle poste di fronte alle antiche miniere determinatesi con il deposito dei residui estratti.


Fig. 7 - Le foto non riescono a dare giustizia alla enorme quantità di materiale trasportato fuori dalle gallerie in tre anni. Eppure siamo solo all’inizio dei tunnel.
Ora, una così enorme quantità di materiale, ricordo che i tunnel sono stati liberati solo in una minima parte, o sono stati trasportati da una enorme quantità di persone oppure sono stati trasportati con una tecnologia in grado di trasportare una enorme quantità di materiale in breve tempo.
Io opterei per questa seconda eventualità per un motivo molto semplice: se si avesse utilizzato migliaia di persone per la sigillatura dei tunnel queste avrebbero lasciato sicuramente una notevole quantità di tracce.
Proviamo a pensare agli operai che giungono a casa nostra per fare dei piccoli lavori di ristrutturazione. Nel materiale di riporto trasportato nei secchi quanti pacchetti di sigarette vuoti, fazzoletti di carta, carte di caramelle potete trovare? Avrà mangiato qualcosa questa gente mentre lavorava, non vi pare? Dove sono questi residui che sarebbero stati sicuramente abbandonati nella terra che riempie le gallerie?
Eppure non troviamo nulla. Ne le tracce degli operai che hanno sigillato i tunnel, né le tracce dei loro attrezzi casualmente abbandonati. Non troviamo neppure tracce dell’uso di attrezzi.
E allora bisogna prendere in considerazione la seconda ipotesi posta all’inizio di questa discussione, ossia l’uso di una tecnologia per sigillare i tunnel che permise lo spostamento di un’enorme quantità di materiale in breve tempo, con relativa poca fatica e l’uso di pochi addetti.
L’uso di macchine per il trasporto è sicuramente escluso per le dimensioni anguste delle gallerie. E poi sarebbero ancora presenti oggi le tracce delle ruote delle stesse.


Fig. 8 - Le dimensioni anguste di alcuni tratti del tunnel fanno supporre che non sono state usate macchine per la movimentazione della terra che ha sigillato così accuratamente i tunnel.
Bisogna ricordare che attualmente per portare via la terra rimossa con la pala manualmente dagli operai o dai volontari che operano all’interno dei tunnel, e che non possono essere necessariamente troppo numerosi per problemi di circolazione nei tunnel, sono dei semplici carrettini con le ruote.
E questo rappresenta già un’evoluzione notevole rispetto a tempo fa quando si usava semplicemente la carriola.


Fig. 9 - I carrettini per trasportare la terra rimossa rappresentano il massimo dell’efficienza possibile nei movimenti all’interno dei tunnel. La foto è ripresa all’ingresso dei tunnel di Ravne.
Quindi se appare impossibile l’uso di una marea di schiavi (o semplici operai) all’interno del tunnel per sigillarli, dobbiamo ammettere che anche la civiltà che ha sigillato i tunnel doveva avere un grado di tecnologia molto sofisticata nella movimentazione della terra, di sicuro non molto inferiore alla civiltà che ha costruito i tunnel. Poteva essere magari la stessa civiltà? Potrebbe anche darsi, ma non ne abbiamo la prova.
Ma proseguiamo ad usare la logica applicandola ai dati fino ad ora raccolti nei tunnel di Ravne.
Se una civiltà possiede una tecnologia del genere, perché non ha semplicemente chiuso con un muro l’entrata dei tunnel?
La risposta più che ovvia è che semplicemente non lo riteneva sufficiente. Ma c’è un altro motivo perché è stata usata la terra per chiudere i tunnel: se una civiltà possiede una tecnologia avanzata che permette di spostare rapidamente molta terra in breve tempo per chiudere un tunnel, possiede anche la stessa tecnologia che gli permette di rimuoverla.
Quindi la chiusura dei tunnel era considerato un rimedio temporaneo ad una situazione temporanea, passata la quale si poteva riabilitare facilmente i tunnel. Ma evidentemente questa situazione temporanea non è stata così temporanea come sembrava e si è prolungata fino all’età odierna.
Cosa è successo di così grave che ha richiesto questo intervento di sigillatura? È difficile dirlo e tutte le ipotesi sarebbero campate in aria.
Ci sono alcuni che sono convinti che la sigillatura dei tunnel sia stata voluta per impedire che qualcosa dall’esterno potesse danneggiare le strutture all’interno (acqua, una guerra?), a noi l’intuito dice che se questo fosse stato voluto non sarebbero state lasciate aperte proprio le prime porzioni dei tunnel, ossia quelle riutilizzate nell’Età del Bronzo.
Altri ritiengono che coloro che hanno sigillato i tunnel si sono chiusi all’interno della struttura, mettendo parecchi metri di terra tra loro ed il pericolo posto all’esterno.
Per noi è più probabile che sia sfuggito qualcosa di mano a quella civiltà e che abbia voluto confinarlo nella profondità della struttura (qualche gas pericoloso come il Radon o qualche altra minaccia per la salute di chi frequentava tali antri?).
Si presume che dopo qualche migliaia di anni questo pericolo non sia più presente, ma è una cosa tutta da vedere.
Per questo ultimo motivo abbiamo iniziato delle misurazioni sulla radioattività presente nei tunnel e in alcune fenditure apertesi per i movimenti tettonici che hanno investito la collina dentro la quale sono posti i tunnel. Si tratta di misurazioni che sono già state fatte in precedenza dall’Università di Sarajevo, ma il nostro team ha deciso di farle in modo diverso.
Queste nostre misurazioni, per la precisione le nostre iniziali misurazioni che verranno ripetute a dicembre di quest’anno, saranno argomento del prossimo elaborato.

Fig. 10 - Un muro di pietre a secco sigilla ancora l’entrata di una camera sotterranea che prosegue verso il basso a lato del tunnel liberato dalla terra.
Paolo Debertolis, Valeria Hocza – 16 novembre 2010
Alcuni piccoli video realizzati durante la ricerca:
1) Tunnel di Ravne sotto la Piramide del Sole - Megalite da una tonnellata
2) Tunnel di Ravne sotto la Piramide del Sole - Ultimi tratti del tunnel liberati
Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Approccio preliminare di studio
TAG: piramidi Bosnia, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group

Fig. 1 - I tunnel di Ravne durante la spedizione
La spedizione scientifica era composta in questa occasione solo da tre componenti: il sottoscritto, Paolo Debertolis, come antropologo fisico, Valeria Hocza, medico ungherese in veste di assistente scientifico, Andrea Venturini, in qualità di fotografo, già in passato volontario agli scavi sulla Piramide della Luna.
Partiti come al solito in automobile da Trieste, dopo un viaggio durato nove ore attraverso Slovenia, Croazia, e parte della Bosnia, siamo stati subito accompagnati nella notte ai tunnel di Ravne.
La magia di entrare a notte fonda in quel splendido labirinto è impagabile.
Come si penetra nei profondi tunnel posti nella lunga formazione di 3 Km situata su lato Ovest della Piramide del Sole siamo subito stati accolti dall’aria frizzante presente in essi.


Fig. 2 - L’aspetto a catenaria (ogivale) dei tunnel. Questo aspetto scompare laddove i tunnel sono stati allargati dagli operai di recente o nei tempi passati
In questa struttura, a suo modo angusta e nonostante l’umidità, vi è sempre un’aria così splendidamente pura e priva di odori sgradevoli, solitamente sempre presenti all’interno di gallerie prive di una ventilazione forzata.
Ormai i volontari hanno abbandonato da tempo il campo estivo ed i lavori nel periodo autunno-inverno 2010 sono portati avanti da circa sette operai sempre sotto l’attenta direzione del capo-operaio Amir Suša al quale Semir Osmanagić, il padre del progetto Piramidi Bosnia, ha affidato la gestione tecnica degli scavi.
Il piano degli scavi è stato in precedenza concordato con l’archeologa Sara Acconci, che è l'attuale responsabile scientifica degli scavi presso tutte le strutture della Civiltà di Visoko presenti nell’omonima valle per conto della Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole.

Fig. 3 - Il capo operaio Amir Suša è molto orgoglioso dei risultati ottenuti e ci illustra gli ultimi progressi negli scavi
I lavori non sono mai stati interrotti, pur essendo diminuita la forza lavoro, ma forse ne è stata migliorata la qualità.
Qui non è come lavorare in miniera, lo scavo deve essere attento per non danneggiare gli eventuali reperti che possono emergere durante gli scavi e di reperti ultimamente ne sono emersi tanti e tutti con caratteristiche analoghe.
Senza la presenza di turisti il silenzio presente a quest’ora della notte nei tunnel non appare per nulla ostile, ma favorisce piuttosto la concentrazione.
Incredibilmente non ci sfugge il fatto che tutta la stanchezza accumulata durante il viaggio sparisce di colpo via via che procediamo in profondità nei tunnel. L’aria presente nella struttura non è solo frizzante, ma ha anche un qualcosa di euforizzante per la notevole quanto misteriosa ionizzazione della stessa.
Ci guardiamo stupiti e sostiamo a lungo di fronte ai megaliti di arenaria abbandonati qui e lì nelle gallerie.
In particolare ci fermiamo di fronte al megalite di 8 tonnellate (K2).

Fig. 4 - Il megalite K2 da 8 tonnellate è davvero molto grande ed è contenuto a malapena in una dilatazione del tunnel
La visita svolta nel pieno della notte non ha solo le caratteristiche dello straordinario, ma, rispetto a precedenti visite effettuate si riesce a cogliere certi aspetti impossibili da percepire tra torme di turisti vocianti o il rumore degli operai al lavoro.

Fig. 5 - La luce della torcia sta illuminando una delle tante piccole frecce disegnate sulla superficie del megalite

Fig. 6 - Cerchiata di rosso una piccola freccia che sembra incisa sulla superficie

Fig. 7 - Ancora il megalite K2 da 8 tonnellate
Io e la mia collega, come medici, conveniamo che, qualunque sia l’origine di questo flusso d'aria ionizzata (forse risultato dei campi magnetici presenti in questi tunnel), è comunque in grado di provocare molto probabilmente la produzione di endorfine, esattamente come nella terapia del dolore attraverso varie tecniche (agopuntura, elettrostimolazione, laser ecc.). Ciò spiegherebbe anche l’effetto blandamente euforizzante che si percepisce all’entrata nei tunnel di Ravne.
Le endorfine sono ormoni prodotti dal cervello e svolgono azioni di coordinazione e controllo delle attività nervose superiori. Sono responsabili del tono dell’umore e rappresentano una sorta di "droga naturale", prodotta dal nostro stesso organismo, in grado di migliorare la nostra resistenza allo stress, alla fatica e soprattutto al dolore.
Il capo operaio Amir ci accompagna nella visita e ci fa vedere gli ultimi tratti dei tunnel riaperti dalla sua squadra di operai.
Come negli anni precedenti sono state trascurate in linea di massima le diramazioni laterali dalla liberazione della terra e, armati di bussola per orientarsi, si è fatta la precisa scelta di puntare decisamente verso la Piramide del Sole. Ma qualcosa si è anche fatto per i tunnel laterali, aprendo diversi di questi.
Paradossalmente questo ultimo aspetto ha consentito l’evoluzione della teoria sui tunnel di Ravne.
Questo perché, osservando l’insieme dei tunnel, che sembrano aprirsi in diramazioni senza nessuna logica, pian piano si comincia a cogliere la complessità ed il senso della struttura.
Non si tratta di tunnel ordinati secondo uno sterile schema geometrico, ma viene seguito un altro senso di disposizione.
Il fatto che all’interno dei tunnel ci siano differenti altezze delle gallerie, queste a momenti si allarghino e poi si restringano, si modifichi a momenti l’ampiezza tra i due lati dell’arco gotico che rappresenta la costante morfologia delle gallerie, fa sì che la circolazione d’aria, secondo il teorema di Bernulli, a momenti venga accelerata nella galleria e a momenti venga rallentata.

Fig. 8 - L’entrata di un tunnel laterale ancora bloccato dal consueto muro di pietre a secco
Solitamente nel nostro modo di costruire spazi abitativi o d’uso industriale il movimento dell’aria al suo interno è conseguenza delle aperture delle finestre e delle porte e viene spesso trascurato essendo la destinazione d’uso preponderante sulla circolazione dell’aria all’interno dello stabile.
In poche parole se a noi interessa, ad esempio, costruire una palestra ed i corridoi di comunicazione per raggiungerla, poco ci importa di come circoli aria in essa perché successivamente la doteremo di ventilatori e condotti di ventilazione per raggiungere un volume d’aria scambiato secondo le nostre aspettative. Ossia, se abbiamo bisogno di una certa cubatura e disponiamo di un certa disponibilità di denaro, costruiamo di conseguenza senza tener conto, perlomeno inizialmente, di altri fattori.

Fig. 9 - Ancora un tunnel laterale da liberare, ma che non è stato riempito fino all’orlo di terra da chi l’ha voluto ostruire
Ma se facciamo il ragionamento all’incontrario, ossia consideriamo la circolazione d’aria e dei fluidi come la parte preponderante della nostra struttura, finiremo con il costruire “intorno” alla circolazione dell’aria e, nel caso dei tunnel di Ravne, anche “intorno” al drenaggio dell’acqua.
Il quadro che emerge a questo punto è di notevole portata: i costruttori dei tunnel di Ravne hanno perforato la montagna con dei tunnel seguendo una logica che tiene conto dei flussi d'aria presente in essi.
Provate pertanto ad immaginare una struttura semicava di dimensioni di centinaia di metri di lunghezza ed altrettanti di larghezza.
Vi sembrerà impossibile che una civiltà possa costruire una cosa del genere solo perché noi non disponiamo di una tecnologia che ci permette di spostare milioni di metri cubi di materiale con disinvoltura come hanno fatto loro. Ma se disponessimo di una tale tecnologia non esiteremmo a farlo, se in questo modo potessimo ottenere una struttura estremamente biocompatibile.
Ecco perché quello che sta emergendo dai tunnel di Ravne non è solo in grado di riscrivere la storia, ma anche l’architettura. Perché questa struttura con i suoi tunnel e le sue proprietà è anche capace di sostenere milioni di metri cubi di terra sovrastante senza collassare minimamente a distanza di migliaia d’anni da quando è stata costruita.
Ma chi può aver costruito una simile magnificenza? E soprattutto, quando la cosiddetta Civiltà di Visoko (termine ombrello che raggruppa le possibili civiltà che si sono alternate in questa sede) può averlo fatto?
Per questo bisognerà attendere l’esito degli scavi intrapresi, ma i progressi fatti in questi ultimi mesi fanno ben sperare.
Per quanto riguarda il nostro neonato gruppo di ricerca (SBRG), sarà nostro obiettivo nei prossimi mesi la misurazione dei fenomeni acustici ed elettromagnetici presenti in questi tunnel, oltre che la valutazione del microclima esistente, in rapporto anche all'effetto che questi ultimi possono avere sull'organismo umano.
Paolo Debertolis, Valeria Hocza – 2 novembre 2010
(Fine prima parte)
Un ringraziamento sincero al Dr.Sci. Semir Osmanagić per aver permesso questo studio ed ad Amir Suša per la disponibilità e la pazienza.
Ricognizione aerea sulle piramidi di Bosnia – La Piramide della Luna
TAG: piramidi Bosnia, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, Piramide Luna
Introduzione - Riprendiamo la nostra ricognizione dal cielo sulle Piramidi Bosniache per cercare di comprendere la loro morfologia. Anche per la Piramide della Luna, come per la Piramide del Sole, si è sempre cercato di favorire l’equivoco a scopo turistico che si trattasse di una piramide con forma regolare simile alle piramidi egiziane o mesoamericane. È bene chiarire subito che la Piramide della Luna non è proprio una piramide, ma può ricordare alla lontana nella forma piuttosto uno ziggurat mesopotamico, peraltro addossato nella sua porzione posteriore alle colline retrostanti. Riprendiamo il nostro Cessna 172 per esaminare meglio in volo questa piramide tratta da una collina rimodellata.

Fig. 1 - La Piramide della Luna nell'autunno 2010
Molte volte è stato tentato di descrivere la Piramide della Luna come se si trattasse di una replica di una piramide Maya a gradoni e a testa piatta. Tentativo non riuscito in quanto collina rimodellata. Ma man mano che procedono gli scavi appare sempre più chiaro che già all’epoca del rimodellamento l’ossatura in pietra della struttura era ricoperta da giardini sui terrazzamenti.
Ancora, per favorire questo equivoco vediamo spesso le sue foto riprese sempre di fronte, leggermente disassiate verso destra o sinistra, per accentuare questa similitudine.
A questo punto iniziamo anche noi con l’osservare questa piramide da questa conosciuta angolazione e per di più, con una certa vena romantica, illuminata proprio dalla Luna.
È da ricordare che questa facciata, che è la principale, è orientata ad Ovest, al contrario che nella Piramide del Sole, dove la facciata principale è quella posta a Nord.

Fig. 2 - La Piramide della Luna vista dalla facciata Ovest alle prime ombre della sera ed illuminata dalla luna. L’immagine è ripresa dalla strada statale poco dopo l’uscita da Visoko
Da questo angolo di ripresa l’aspetto simile ad uno ziggurat è più accentuato.

Fig. 3 - Un esempio di ziggurat
Molto spesso, nella visione da di fronte, non si riesce a cogliere l’enormità di questa struttura/collina che può essere colta nella sua pienezza solo dal basso, prima di affrontare la risalita fino alla vetta. Ricordiamo che questa piramide è alta 190 metri.

Fig. 4 - La Piramide della Luna come appare alla base della facciata Ovest
Ma la reale disposizione di questa piramide nel contesto circostante si riesce a cogliere solo dalla cima della Piramide del Sole che si trova proprio di fronte.

Fig. 5 - Ancora la facciata Ovest della Piramide della Luna come visibile dalla cima della Piramide del Sole
Come è evidente, questa piramide si trova immersa in una conca disposta ad “U” e la sua cima rappresenta il prolungamento del pianoro che coinvolge tutte le colline circostanti.
La facciata Ovest appare la più estesa in ampiezza, mentre la facciata Sud e Nord, poste a lato, appaiono sottodimensionate rispetto ad essa.
Ricordiamo che sulla facciata Ovest ritroviamo la maggior parte delle sonde di scavo, tra cui la più interessante, ossia lo scavo di sondaggio n.20, che la scorsa estate ha fornito numerose indicazioni per la conoscenza di questo manufatto.

Fig. 6 - L’area di scavo della sonda n.20 sulla Piramide della Luna. Evidenti le cospicue dimensioni dei blocchi che mantengono piani i terazzamenti
Chiariti questi concetti, riprendiamo il volo con il nostro aeroplano da turismo (vedi qui la prima parte sulla Piramide del Sole) e iniziamo proprio da questa facciata ad esaminare la piramide.
L’aspetto dall’alto della facciata Ovest della Piramide della Luna appare ovviamente più appiattito perché parallelo nella ripresa a questo piano triangolare. Appaiono evidenti le aree di scavo (sonde) che altrimenti dal basso non sarebbero ben visibili perché immerse nel verde. Nella prossima immagine appaiono come zone libere dal manto di vegetazione.

Fig. 7 - La facciata Ovest della Piramide della Luna come vista dall’alto. Sono evidenti le aree di scavo, visibili come “scorticature” del manto verdeggiante che ricopre la piramide
Per fare un paragone nelle dimensioni con l’immagine della sonda n.20 posizionata poco sopra, basta dire che la sonda n. 20 è una di quelle poste vicino alla base a sinistra.
Precisamente, nell’immagine successiva, è quella al centro delle tre presenti in quella zona.

Fig. 8 - La sonda n.20 è quella posta in mezzo ai tre scavi sulla facciata Ovest della Piramide della Luna. È riconoscibile dalla sua forma allungata
Si può capire che, nonostante sia stato liberata una grande quantità di blocchi nella sonda n.20, la parte di facciata interessata dagli scavi appare veramente esigua. Non perché si sia fatto poco, ma perché il lavoro da eseguire per liberarla completamente è immane e decisamente senza senso.
Già da queste poche immagini si può comprendere che lavoro “faraonico” sia stato intrapreso dai costruttori delle piramidi della Civiltà di Visoko, anche semplicemente rimodellando una collina preesistente, come è probabile.
Ma proseguiamo il nostro volo intorno alla Piramide della in senso antiorario.

Fig. 9 - Virando a sinistra comincia a comparire lo spigolo fra facciata Ovest e facciata Sud. In lontananza è visibile ancora la sonda n.20
Proprio grazie alle dimensioni minuscole delle sonde di scavo viste dall’alto, ma non dal basso, ci si rende conto che la civiltà che ha concepito questa opera doveva avere conoscenze tecnologiche avanzate per la rimodellazione di una collina di queste dimensioni. E la Piramide della Luna non è neppure la più grande tra le tre piramidi principali della Valle di Visoko.
La visione della facciata Sud è quella che fa apprezzare perfettamente il contorno delle colline che abbracciano la Piramide della Luna ed il cui altipiano si continua con la cima piatta della Piramide della Luna.
Che questa continuità sia stata voluta precisamente dai costruttori? È difficile credere il contrario.
Che le camere poste sotto la Piramide della Luna rilevate tramite il georadar da satellite si continuino anche nelle colline retrostanti? È tutto da dimostrare.
In ogni caso dalla prossima immagine è visibile un dato incontrovertibile: sulla facciata Sud c’è stato un notevole cedimento che ha dato luogo ad un profondo solco sulla sua superficie.

Fig. 10 - La Piramide della Luna come visibile dalla facciata Sud
Continuando a volare in senso antiorario appare ancora più evidente il cedimento sulla parete Sud, in particolare se lo osserviamo da sopra il vertice della piramide.


Fig. 11 - Ben evidente per il gioco delle ombre il cedimento sulla parete Sud
Mentre superata la zona del cedimento il resto della facciata Sud appare conservata e perfettamente liscia, anche se ricoperta da vegetazione.

Fig. 12 - La facciata Sud vista dall’alto conserva il suo aspetto squadrato e liscio al di dietro del cedimento. L’immagine è ripresa al di sopra del vertice della piramide
Non esiste, invece una facciata Est in quanto la Piramide della Luna si fonde su questo lato con le colline retrostanti.
Il vertice piatto della piramide di aspetto trapezoidale si continua con l’altipiano presente sulle colline vicine che appare accuratamente spianato.
Si tratta di un particolare voluto dai costruttori? E' logico pensare di sì. Infatti il pianoro delle colline naturali vicine appare ugualmente accuratamente spianato e non supera mai in altezza il vertice della Piramide della Luna che appare immersa in un’insenatura delle colline. Ma questa è solo un ipotesi perché non sono mai stati eseguiti degli scavi in questa sede. Inoltre, non si può sapere se all’interno di queste colline naturali esistano altre strutture, come nella Piramide del Sole. Nessuno ha mai esplorato accuratamente queste zone, ma sarebbe interessante farlo. Quello che è certo è che non esiste una facciata Est, ma la piramide appare addossata su questo lato.
Per questo i disegni che vogliono simulare un aspetto simile alle piramidi di Teotihuacan con tutte le facciate presenti appare risibile.
Invece, l’aspetto appare molto simile alla Piramide del Sole che al contrario è addossata alla parete Ovest.
Non sfugge la simmetricità di questo aspetto delle due piramidi che ne fanno una soluzione unica. Chi si trova al centro della Valle di Visoko ha, pertanto, la visione di due piramidi con le facciate complete.
Il piano che rappresenta il vertice della Piramide appare perfettamente squadrato a trapezio ed è coltivato. Vi è stata costruita sopra solo una piccola casa colonica.


Fig. 13 - Il vertice piatto ed ampio della Piramide della Luna che si continua con le colline retrostanti
Nella parte più ad Ovest del vertice della Piramide della Luna sono ancora visibili gli scavi eseguiti ancora nel 2006 da parte della Fondazione della Piramide del Sole Bosniaca costituita da Semir Osmanagić, lo scopritore delle piramidi bosniache nel 2005.
Anche questi, nonostante l’importanza, appaiono microscopici rispetto l’ampiezza del pianoro e quasi ormai indistinguibili dalle zone circostanze.

Fig. 14 - Quello che rimane degli scavi eseguiti sul vertice della Piramide della Luna da Semir Osmanagić nel 2006
Proseguendo la virata in senso antiorario compare la facciata Nord che appare integra e senza cedimenti e avanzando ancora si riesce a cogliere la piramide nella sua interezza. Purtroppo questo lato della Piramide della Luna non è stato ancora bonficato dai residui bellici (mine) della recente guerra balcanica (1992-1995) e quindi, per ora, è difficilmente indagabile in loco.

Fig. 15 - La facciata Nord appare integra e senza cedimenti
Nella visione della Piramide della Luna dal lato Nord non sfugge l’aspetto più stretto, rispetto alla facciata Ovest dell’inserzione sulle colline posta ad Est, che rende questo manufatto assolutamente originale e caratteristico.

Fig. 16 - Ecco la Piramide della Luna vista dallo spigolo Nord-Ovest. È di nuovo visibile lo scavo della sonda n.20
Al termine di questa ricognizione aerea sulle più note piramidi della Civiltà di Visoko risulta chiaro al lettore le peculiarità di queste strutture che ritroviamo spesso richiamate in altri manufatti di questa civiltà con il tipico aspetto di piramide asimmetrica.
Quindi non pallide imitazioni di piramidi egizie o centro-americane, ma manufatti totalmente originali e dissimili da qualsiasi altri precedentemente descritti.
Paolo Debertolis – 22 ottobre 2010
Per una visione dinamica di questa ricognizione aerea è disponibile un video del ricercatore Nenad Djurdjevic che sintetizza la visione dal cielo della Piramide del Sole e della Luna qui.
Ricognizione aerea sulle piramidi di Bosnia – La Piramide del Sole bosniaca
TAG: piramidi Bosnia, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, Piramide Sole, SBRG, SB Research Group
Introduzione - Molti hanno difficoltà a capire come sono fatte le principali piramidi della Civiltà di Visoko. Nell’opinione comune tutti si aspettano figure geometriche precise, più o meno come la Grande Piramide in Egitto o le piramidi di Teotihuacan in Messico. Ma il primo concetto che deve essere capito è che le piramidi di Visoko sono diverse da tutte le altre ed anche il fatto che circolino più o meno sempre le stesse fotografie, riprese dalle stesse angolazioni più favorevoli per trovare un parallelo con le piramidi più conosciute, non aiuta di sicuro chi cerca di cogliere al meglio la loro essenza. Pertanto abbiamo noleggiato un piccolo aeroplano per eseguire una ricognizione dal cielo di queste straordinarie strutture. Ciò ci aiuterà meglio a capire il loro disegno. Cominciamo ad esaminare la più grande, ossia la Piramide del Sole.

Fig. 1 - La Piramide del Sole o collina di Visoćica (a sinistra) è posta in testa ad una struttura lunga circa 3 chilometri. L’immagine è ripresa dall’autostrada che porta a Visoko
Molto probabilmente per vari motivi da sempre si è sempre cercato di favorire l’equivoco che a Visoko in Bosnia ci siano delle piramidi simili a quelle egiziane con facce tutte uguali oppure a gradoni come quelle centroamericane. Questo perché fosse favorita una certa familiarità attrattiva che deviasse più facilmente il flusso turistico verso la Bosnia. Ho persino visto in giro delle ricostruzioni fantasiose che volevano richiamare l’idea di una specie di ibrido, come se l’originalità delle piramidi bosniache fosse qualcosa da nascondere, come un parente povero di cui ci si vergogna.
Non è stato fatto errore più grande.
In realtà la piramide più straordinaria, la Piramide del Sole, non è una piramide perfetta se non per due o tre facce, perché attaccata ad una struttura molto più lunga, di quasi tre chilometri, alla quale è posta in testa.
Mi è capitato addirittura di sentir dire da qualcuno che, poiché i lati non sono uguali, non si tratta di una vera piramide. Come se questa magnificenza fosse da buttare via perché si tratta di una piramide asimmetrica; che poi tale figura geometrica non è che solo uno dei simboli principali di questa antica Civiltà.
Per questo motivo il nostro gruppo di ricerca si è dotato di un piccolo aeroplano ad elica, un Cessna 172, un monomotore con elica a passo variabile, quadriposto ad ala alta, prodotto sin dal 1950, che a suo tempo ho lungamente guidato, leggero ed affidabile, probabilmente l’aereo da turismo più famoso del mondo e prodotto in quantità di esemplari maggiore di qualsiasi altro velivolo mai costruito.
L’abbiamo recuperato in un piccolo aeroporto con pista in erba posto a qualche chilometro di distanza da Visoko ed in pochi minuti siamo stati sopra la piramide, dotati di macchine fotografiche e di videocamera in alta risoluzione.

Fig. 2 - Il nostro Cessna 172
Solo dall’alto ci si rende conto dell’estensione di tutto il complesso, perché dal suolo è tutto troppo grande per potersi raccapezzare.
Inoltre, le fotografie più conosciute sono sempre riprese dal lato Nord, per sottolieare l’aspetto a piramide della struttura, così da suscitare maggior interesse, dimenticando tutto quello che ci sta dietro e che appare sempre confuso nelle foto proposte.

Fig. 3 - Questo è un precedente rilievo fotografico della Piramide del Sole o collina di Visoćica. Come si vede la piramide può dirsi piramide solo su due facce (Nord ed Est). Ad Ovest è attaccata la struttura che sull’altro capo ha l’entrata dei tunnel di Ravne. Mentre a sud la struttura piramidale si perde nelle colline retrostanti

Fig. 4 - Ecco la Piramide del Sole o collina di Visoćica, come si vede in volo da sopra l’autostrada. Ben evidente anche qui il complesso che parte dalla facciata ovest
Non bisogna dimenticare che il sondaggio portato sullo spigolo tra la facciata Nord ed Ovest, purtroppo ora abbandonato e che ha già cominciato a deteriorarsi, ha evidenziato perfettamente lo spigolo della piramide che separa le due facce.
Giungendo in volo da Nord alla Piramide del Sole, anche conosciuta con il nome di collina di Visoćica, appare evidente la facciata triangolare orientata dallo stesso lato, ma ancora più evidente è il plaeau appoggiato sulla facciata Ovest.
Mi è anche capitato di sentir dire dalle guide della Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole che questa struttura allungata sia stata creata dai cittadini di Visoko che hanno depositato nei secoli materiale da riporto in questa sede, volendosene liberare per facilitare la costruzione della città.
Non c’è dubbio che questa informazione è assolutamente falsa.
In realtà la struttura a fianco della Piramide del Sole è di dimensioni ciclopiche, per cui una giustificazione per la sua esistenza di questo tipo appare assolutamente improbabile.
Molto più credibile è che la struttura allungata sia stata forgiata così dalla natura e che la piramide vi sia stata solo appoggiata. Oppure è molto più probabile che sia stata voluta così, non a caso. Anche perché i tunnel di Ravne, posti all’altra estremità, potrebbero rappresentare parte di un sistema di circolazione d'aria ed acqua funzionale a ciò che è posto sotto questa struttura piramidale.
Non sappiamo cosa ci sia là dentro. Dopo tre anni di scavi la Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole è riuscita a liberare solo circa 400 metri di materiale dai tunnel di Ravne.
Manca tutto il percorso che separa i tunnel di Ravne dalla piramide (circa 2,5 chilometri). Ma si suppone che non tutto il sistema dei tunnel di Ravne sia stato chiuso con terriccio e muri di pietre a secco e prima o poi cederà l’ultimo diaframma. E subito dopo ci si ritroverà quel qualcosa in mano che è ancora tutto da definire, ma che rappresenta il piatto forte della Civiltà di Visoko.
In definitiva la Piramide del Sole appare addossata a questa struttura allungata posta ad Ovest, ed alle colline limitrofe a Sud, come visibile nella prossima immagine aerea.

Fig. 5 - Ora appare ben distinguibile parte della facciata Ovest alla quale è attaccata una struttura allungata con tetto piatto, il cosiddetto “plateau”
Risalendo più in alto e virando a sinistra la struttura allungata appare molto più distintamente e sembra avere la forma di parallelepipedo molto allungato.

Fig. 6 - La facciata Ovest della Piramide del Sole con il parallelepipedo ben inserito a circa 2/3 della sua altezza e addossato allo spigolo tra facciata Ovest e Sud che va a perdersi nel plateau. Molto evidente, invece, lo spigolo tra la facciata Nord e la facciata Ovest
Le dimensioni della struttura allungata sono veramente notevoli e la successiva immagine ripresa dal suolo dai prati posti a lato (a Nord) di questa prolunga della piramide ci fa rendere conto delle proporzioni esistenti.

Fig. 7 - L’immagine è stata ripresa a lato della struttura allungata inserita sulla Piramide del Sole. Indicato dal braccio del primo osservatore l’apice della Piramide del Sole
Se noi ci poniamo a livello del suolo dal plateau della struttura allungata capiamo che manca ancora molto per raggiungere il vertice della Piramide del Sole, ma è ben visibile la fortezza medievale posta sulla cima.

Fig. 8 - L’immagine è ripresa dal plateau posto ad Ovest della Piramide del Sole. Appaiono abbastanza distinguibili sulla cima le rovine della fortezza medievale sovrastante
Se invece proseguiamo la virata circondando la vetta della piramide appaiono ben distinguibili le rovine della fortezza medievale con la sua torre circolare nel mezzo e parte delle sue mura ancora presenti assieme ai muri di cinta completamente abbattuti.

Fig. 9 - Ecco le rovine della fortezza costruita sulla cima della Piramide del Sole. È stato accertato mediante attrezzatura per trivellazioni petrolifere che sono presenti i resti di due entrate alla piramide fatte saltare in aria, secondo la tradizione orale, dagli ottomani
Si racconta che dalla fortezza si poteva accedere all’interno della piramide da due entrate. Secondo la leggenda, la Regina di Bosnia, quando la fortezza stava per essere espugnata dagli ottomani, riuscì a fuggire con i suoi cavalieri più fidati attraverso questi passaggi. Alcuni dicono che è poi uscita da uno dei tunnel posti dietro le linee turche, ma altri riferiscono che non ne è più uscita.
Inoltre la leggenda (bisogna specificare la leggenda) dice anche che alcuni soldati turchi successivamente cercarono di avventurarsi in questi passaggi alla ricerca di tesori e ricchezze, ma non ne uscirono più. Quello che è certo è che gli ottomani fecero saltare queste entrate, affinché nessuno potesse più perdersi e questo è stato verificato da attrezzatura per esplorazioni petrolifere, che hanno anche accertato che le entrate sono totalmente crollate e non vi è più possibile alcun accesso da lì.
In particolare non si può rimuovere i blocchi crollati per l’impossibilità di eseguire ulteriori scavi in questa sede per non nuocere alla fortezza che rappresenta un simbolo di identità per l’intera Bosnia.
Se noi proseguiamo il volo, continuando ad aggirare la piramide in senso antiorario, possiamo vedere la facciata Sud che si stempera nelle colline poste da questo lato.
Non esiste, pertanto, una facciata ben distinta da questo lato e manca un ben distinto spigolo tra faccia Ovest e faccia Est della Piramide del Sole.

Fig. 10 - Vista da Sud della Piramide del Sole. Manca lo spigolo tra la facciata Ovest e la facciata Sud
La facciata Sud si perde in parte nel plateau, in parte nella collina posta da quel lato e in parte ancora nella Piramide dell’Amore la cui esistenza è ancora tutta da dimostrare, ma sicuramente attira molti turisti che vanno a celebrare originali matrimoni al di sopra.
La facciata Sud non è ben visibile neppure dalle immagini satellitari o d’alta quota.

Fig. 11 - Immagine satellitare della Piramide del Sole o collina di Visoćica. Non esiste una ben definita facciata Sud
Se continuiamo a circondare la piramide in senso antiorario, comincia a comparire lo spigolo Sud-Est che presenta una certa gibbosità tra il terzo medio e il terzo superiore.

Fig. 12 - Vista da Sud-Ovest della Piramide del Sole. Comincia a comparire lo spigolo tra facciata Sud ed Est

Fig. 13 - A sinistra una parte della facciata Sud, al centro l’apice piatto della Piramide dell’Amore. A destra la collina dentro alla quale si stempera la facciata Sud della Piramide del Sole
Per non perderci in tutti questi riferimenti sui punti cardinali diamo un’occhiata ad un immagine d’alta quota dei tre spigoli ben visibili della piramide.

Fig. 14 - Immagine d’alta quota della Piramide del Sole in relazione all’orientamento con i punti cardinali, che sul posto appare deviato di circa 3° Est. Questa immagine è facilmente reperibile in Internet
Ritornando allo spigolo Sud-Est, abbiamo detto che è presente un certo rilievo sopra di esso, che risulta ben visibile nella ripresa della Piramide del Sole (Piramida Sunca) dalla Piramide della Luna (Piramide Mjeseca) posta di fronte ad essa.

Fig. 15 - Immagine ripresa dalla Piramide della Luna: la Piramide del Sole è a destra ed è ben visibile il gibbo sullo spigolo Sud-Est, mentre lo spigolo Est-Nord appare regolarissimo. A sinistra, un po’ più avanti è la Piramide dell’Amore, dietro ad essa colline sicuramente naturali senza importanza
Molti discutono se esiste veramente una faccia Sud della Piramide del Sole, e questo è un argomento molto flebile usato anche dagli scettici, ed il fatto che possa anche non esistere non cancella le altre facce sicuramente presenti.
Bisogna anche dire che non sono a conoscenza se siano mai stati fatti sondaggi su questa faccia della piramide, ma dalla visione aerea non sembra che ce ne siano.
Continuando a sorvolare la piramide in senso antiorario a questo punto compare la faccia Est, purtroppo totalmente in ombra all’ora della nostra esplorazione, ossia al tramonto. Su di essa una tortuosa strada che risale la piramide fino al plateau.

Fig. 16 - La facciata rivolta ad Est è quella totalmente in ombra
Purtroppo sulla faccia Est della Piramide del Sole al tramonto non si distinguono bene i particolari, ma si vede bene il piccolo gibbo presente a due terzi dell’altezza. Mentre ai piedi della facciata Est della piramide comincia a comparire l’abitato di Visoko.

Fig. 17 - Ancora la facciata rivolta ad Est da un’altra angolazione. Comincia a comparire lo spigolo Est-Nord
Lo spigolo tra faccia Est e Nord è il più lungo di tutti e precede la comparsa nuovamente della facciata Nord, la più imponente.

Fig. 18 - Comincia a comparire la faccia Nord con tutta la sua imponenza

Fig. 19 - In questa immagine di ¾ della facciata Nord è visibile bene sia la gibbosità dello spigolo Sud-Est che il plateau posto ad Ovest della Piramide
Può essere d’aiuto per capire quanto è lungo lo spigolo Nord-Est della piramide la successiva immagine in bianco-nero, prelevata da Internet, in cui è evidenziato lo spigolo Nord-Est dalla linea tratteggiata gialla.

Fig. 20 - Come si vede lo spigolo Nord-Est è sicuramente più lungo dello spigolo di Nord-Ovest
La differenza di lunghezza tra i due spigoli sulla facciata Nord, considerata la faccia principale della Piramide del Sole, è la ragione per la quale gran parte della simbologia della Civiltà di Visoko presenta costantemente l’immagine bidimensionale di una piramide asimmetrica. Tanto che l’immagine della piramide asimmetrica con apice piatto la ritroviamo praticamente ovunque.

Fig. 21 - Ancora un’immagine aerea della Piramide del Sole che sovrasta l’abitato di Visoko alla luce del tramonto del 22 agosto 2010
Comunque vale la pena di sottolineare la totale assenza di drenaggi di tipo pluviale sui lati meglio preservati della piramide, ossia Nord ed Est, e quasi inesistenti sul lato Sud ed Ovest che però in passato hanno subito danni per l’intervento dell’uomo. Un esempio di questa azione distruttrice sono le trincee di difesa scavate in diverse epoche da vari eserciti sul lato Sud. Questo è un altro motivo per il quale la facciata Sud è la più compromessa.
La mancanza di ruscelli e fiumiciattoli sulle facce della piramide è da attribuirsi ai drenaggi già previsti dai costruttori della piramide all’interno del manufatto stesso, che provvedono ad allontanare autonomamente le acque giunte con la pioggia o lo scioglimento della neve.
Ho illustrato fin qui con poche fotografie le diverse facce della Piramide del Sole delle decine che abbiamo effettuato in più passaggi, ma sono sicuro che qualche scettico obietterà che sto scambiando delle colline assolutamente naturali con delle piramidi.
In realtà la nostra opinione sulle cosiddette piramidi bosniache è che siano delle colline rimodellate fino ad orientarle perfettamente con i punti cardinali e nel mondo troviamo diversi esempi di questo genere, anche se non di queste dimensioni.
Da indagini satellitari questa ultima particolaritò balza evidente, ma se solo arrivando nel cuore della piramide potremo sapere fino a che punto è stata rimodellata e quanto è stata traforata da numerosi tunnel.
Paolo Debertolis – 4 settembre 2010
Per una visione dinamica di questa ricognizione aerea è disponibile un video montato dal ricercatore Nenad Djurdjevic che sintetizza la visione della Piramide del Sole e della Luna qui.


