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Vermo, insediamento preistorico
Tag: Vermo, Istria centrale, patrimonio edilizio, archeologia, sviluppo storico, SBRG, SB Research Group
Riassunto - Il Gruppo di Ricerca SB (SBRG) ha deciso di perseguire ulteriori ricerche anche sul castelliere preistorico di Vermo, la cui necropoli possiede tre fasi di sviluppo, ci si propone anche di scoprire i segreti della posizione dell’altra "torre" di cui si parla nella concessione di sovvenzione economica (per la sua costruzione) risalente all’anno 911 d.C. Attraverso la ricerca scientifica dal punto di vista delle diverse competenze, il principale scopo non sarà solo documentarne la storia, ma soprattutto far rivivere questo paese nei suoi diversi momenti di sviluppo. Questo elaborato si propone pertanto come un inquadramento storico ed urbanistico dettagliato di questo importante sito artistico-archeologico, per la campagna di scavo del SBRG per il 2013. La campagna di scavo verterà inizialmente a concludere la ricerca sulle necropoli più antiche iniziata, ma mai terminata, a fine ‘800.
La penisola istriana è una zona ricca di agglomerati urbani e rurali di notevole valore, oltre che densamente distribuiti nel territorio. I villaggi dell’Istria centrale hanno alcuni tratti comuni, come ad esempio le urbanizzazioni poste solitamente in collina, le posizioni degli ex castellieri preistorici e la costruzione d’edifici a ridosso uno all’altro condizionata dall’anello delle fortificazioni. Ma allo stesso tempo, a causa delle diverse condizioni geografiche ed economiche e in relazione al periodo di costruzione e sviluppo, ogni paese fa storia a sé, creando situazioni abbastanza dissimili tra loro.
Come ogni vasto periodo di tempo, dalla preistoria ai giorni nostri, ci sono stati tutta una serie di episodi storici importanti che hanno caratterizzato il patrimonio della cultura istriana.
Partendo dai reperti archeologici, attraverso gli oggetti etnologici, gli scritti glagolitici, gli oggetti sacri e profani, i monumenti, si arriva ad una grande ricchezza culturale, che nella sua forma estrema e semplice, racconta la storia d’uomo e lo spazio dell'entroterra della penisola. Proprio questo tesoro è conservato in minuti frammenti, molto spesso solo nei registri scritti. Purtroppo quanto è stato lasciato in sito, non è stato adeguatamente valorizzato nel tempo per permettere un maggiore apprezzamento, ma ora ognuno si rende conto che l'Istria possiede un tesoro culturale inestimabile.
Le conseguenza del ciclo chiuso di produzione alimentare e un alto grado d’autosufficienza, che rappresentavano le condizioni di base per la sopravvivenza, erano in origine la struttura caratterizzante dell’insediamento sin dalle origini. Questa struttura economico-sociale si è determinata in una situazione in cui era ridotta l'energia disponibile a tale livello in quanto poteva essere prodotta solo sul posto con mezzi primitivi. Questa struttura organica è evidente a tutti i livelli d’organizzazione, dalla zona più ampia alla più compatta struttura d'insediamento, fino all'organizzazione funzionale delle case, ed anche le strutture della parete o del marciapiede.
Vermo è uno dei più tipici villaggi istriani disposti su una collina, la cui continuità nella crescita naturale si può seguire perfettamente dalla preistoria ad oggi. È anche l'ultimo di una serie d’insediamenti lungo la baia di Leme. Proprio nel caso di Vermo e raggiunto un notevole equilibrio tra l’insediamento (patrimonio architettonico) e il paesaggio circostante (patrimonio naturale). Per secoli, i residenti locali utilizzarono nel migliore dei modi questa diversità d’elevazione sul terreno, il tipo di suolo e le ottime condizioni climatiche.

Figura 1 Insediamento Vermo - vista dal cielo
La prima menzione di Vermo si trova nel 911 d.C. nella concessione del re Berengario, ma tracce della sua esistenza vi sono anche ben prima di Cristo, con un’origine che risale e data almeno al secolo VIII a.C. Si può affermare questo in quanto esiste un studio scientifico molto dettagliato e una relativa analisi dei reperti ritrovati basata sulle ricerche archeologiche condotte alla fine del XIX° secolo. Ma anche altri importanti eventi storici hanno lasciato la traccia sull'aspetto del villaggio, oltre alla fortificazione medievale, il presbiterio gotico del nuovo edificio sacro e la conformazione stessa dello schema stradale. La conoscenza dei fatti storici è accessibile al pubblico solo in frammenti e principalmente grazie a ricerca sugli affreschi, sicuramente più conosciuti in Istria (dipinto nel 1474 dal maestro Vincenzo da Castua), alla chiesa di Beata Vergine delle lastre.
Il Castelliere di Vermo non è stato accuratamente studiato, ma comunque osservandone la posizione, sono ancora oggi ben visibili tutti gli elementi costruttivi, che permettono di intuire l'immagine del precedente aspetto. Varie trasformazioni sui terreni agricoli, e successivi lavori sul versante meridionale della collina, hanno però in parte cancellato le tracce del castelliere nella sua disposizione originale. Questi possono essere notati solo durante una visita diretta sul sito, ma con molta attenzione. L'ingresso alla parte più antica del castelliere (fase I) è ancora oggi utilizzato dai residenti come porta ausiliaria, ed è chiamato dai residenti PORTA PICCOLA (Mala Vrata). L'altopiano superiore, a 320 m sul livello del mare, rappresenta ora il centro del villaggio ed è occupato da una piazza posta al davanti della chiesa parrocchiale. La vita in questo villaggio è sempre stata senza soluzioni di continuo nel tempo, dall’originale castelliere alla dominazione romana, dall'arrivo degli Slavi-Croati che durante il regno dei Franchi fino al periodo del Ducato bavarese, e via fino al tempo odierno, e non vi è mai stato un momento nel quale l’insediamento sia stato abbandonato.

Figura 2 Ricostruzione di castelliere di Vermo (preparato da J. Drempetić)
Il castelliere preistorico é situato su una collina che domina la valle che è la prosecuzione di quella di Leme e di Antignana, e termina verso la baia di Leme. C’è anche un nesso evidente tra il Castelliere di Vermo, quelli simili, situati all'interno del bacino del fiordo del canale di Leme, e gli altri territori raggiungibili attraverso il mare. Indubbiamente sono i legami commerciali stabiliti fra il castelliere con i paesi marittimi, come è evidenziato con l’askos di Daunija, del VII° secolo a.C., trovato nella necropoli di Vermo, che hanno maggiore importanza. Si può anche supporre che la valle di Vermo era abitata sin dall'Età della pietra. In ogni caso, Vermo era una tappa importante per gli antichi abitanti dell'Istria.
Nell'inverno 1882/83. l’archeologo Marchesetti ricevette a Trieste un'urna da Vermo, scoperta casualmente durante lavori per la trasformazione di alcuni terreni agricoli in giardino. Da questo punto inizia l’interesse archeologico per questo piccolo villaggio istriano. Già nel mese d’aprile del 1883 Marchesetti va a Vermo per iniziare degli scavi, ritrovando almeno 25 urne, poi asportate dal loro scopritore e alle quali Marchesetti dedicò un breve articolo. A lui seguirono altri due archeologi che continuarono la ricerca: Karl Moser e il dottor Andrea Amoroso. Ma alla fine del 1883 si concluse il lavoro sulla necropoli di Vermo.
Da allora nessuno ha più completato le indagini e non c'è più stato alcun tentativo di ripulire la zona posta sotto le pendici meridionali della collina di Vermo, in modo che i resti del castelliere diventassero più accessibili e fossero più ampiamente documentati.
Amoroso pubblicò a suo tempo un documento sui risultati. Solo lui ha affrontato la questione della posizione delle mura, o meglio i limiti, del castelliere, però, non è giunto alla conclusione di com’era disposto il castelliere e dove si trovano le necropoli. Egli ha descritto due possibili varianti:
1- una possibile localizzazione era disposta fuori dal centro d’insediamento se i muri erano solo due oppure
2- la zona compresa tra il secondo e il terzo muro.
Nell’ultimi anni, lo storico B. Lonza concluse che la necropoli di Vermo si trovava tra il secondo ed il terzo muro (rispetto all'esempio di Pizzughi vicino Parenzo), ma non dà nessuna prova di questa affermazione.

Figura 3 Alcuni reperti archeologici provenienti dalla necropoli di Vermo
(1 un'urna in ceramica; 2 idolo in forma di uccello, come quelli trovati a Troia; 3 askos da daunia; 4 cavallo di bronzo di lunghezza 41 millimetri; 5 un'urna in ceramica)
La Concessione dell’anno 911 d.C.
Nell'anno 911 d.C. Re Berengario I° dona alla diocesi di Trieste i “castelli/torri” (superiore e inferiore) di Vermo posta vicino alla città di Pisino. Gli storici hanno avuto diverse opinioni riguardo questo episodio, da Kandler (Autore di Codice Diplomatico Istriano), Carlo De Franceschi, Benussi, a Corbanese, autore della storia più recente della parte nord-orientale d'Italia, ma tutti credono che si tratti di Vermo posto vicino a Pisino.
I documenti che abbiamo analizzato, le mappe catastali (la più antica e disponibile dall’anno 1872 ed è conservata a Pisino, ed é la copia di quella più antica risalente al 1820), i libri catastali, i nomi e numeri delle particelle, i vecchi sentieri che i residenti di Vermo usano ancora oggi, si avviciniamo moltissimo a luoghi della possibile "torre" di cui si parla nella Concesione del 911 d.C.
Sono le tre le possibilità di scelta per la posizione:
I la posizione vicino alla chiesa della Beata Vergine delle lastre dove la particella portava il nome di Burger (dal tedesco “burg”) e che si trova a quota 350 m s.l.m.;
II sulla collina da cui abitanti del villaggio riuscivano a controllare lo sviluppo delle colture nella valle e dove era possibile la comunicazione visiva con una serie d’insediamenti sulle colline lontane. Questo picco, che i residenti chiamano Purgar, si trova a quota 460 m s.l.m.;
III oppure a quota 438,8 m s.l.m. dove le particelle si chiamano ancora Purgar o sotto il Purgar.
Lo sviluppo dell’insediamento entro la fine del XVI° secolo
Nella seconda metà del XII° secolo Vermo appartiene già alla Contea di Pisino e al conte Mainard. Dopo la divisione dei beni tra l'imperatore Carlo V° e suo fratello, l'arciduca Ferdinando, il feudo di Pisino formalmente divenne parte dei paesi associati di Carniola. La Contea di Pisino è un termine politico-geografico che copre l'intero territorio della parte austriaca dell'Istria. In questo periodo all'interno del castelliere di prima fase, nella porzione più elevata, venne costruito un castello con annessa una torre (probabilmente venne utilizzata la torre preesistente menzionata nel X° sec.). Castello venne devastato per la prima volta nel 1344, e dopo la ristrutturazione fu costruita anche la chiesa originaria di San Martino nel 1431, posta entro le mura di castello.
Il primo documento superstite reperibile, scritto a nome di Urbario, è del 1498. In esso viene citata la popolazione di Vermo e dei loro obblighi verso la nobiltà. Quella volta nel paese vivevano 62 famiglie. Dopo l'anno 1570 a Vermo migrarono dei rifugiati dai “paesi turchi" (paesi invasi dagli ottomani) e il numero delle famiglie crebbe fino 148. Poi questa piccola città ha iniziato uno sviluppo intensivo, rinnovano le fortificazioni, e ottiene il titolo onorifico di "stättl" nella Contea di Pisino. In un nuovo Urbario pronunciato del 9 Marzo 1578, classifica e impone la denominazione dei luoghi ancora oggi riconoscibili, ed anche il nome degli edifici religiosi, mentre i cognomi dei cittadini iscritti nella lista sono ancora presenti fino ad oggi.

Figura 4 Vermo alla fine di XVI˚ sec. (preparato da J. Drempetić)
A fortificazione (dall’anno 1578. “Stättl”); 1 l'ingresso principale della “Porta grande”; B castello (a-torre, b-San Martino); 2 l'ingresso ausiliario della “Porta picola”; K torre di difesa; 3 loggia davanti all'ingresso; 4 chiesetta fuori le mura
Insediamento durante il XVII° secolo
Vermo raggiunse il suo massimo sviluppo all'inizio del XVII° secolo per quanto riguarda l'importanza sia nelle dimensioni che come numero di popolazione. Ma la guerra fra Venezia e Austria, la cosiddetta “Guerra degli Uscocchi” svoltasi in Istria dal 1612 al 1618, provocò un grande cambiamento. Lo sviluppo edilizio venne interrotto e subentrò un lungo periodo di devastazione dell'abitato. Dopo la conclusione di questa guerra con la pace di Madrid del 1617, i residenti di Vermo furono costretti ad abbattere le mura difensive e le torri.
Negli anni Ottanta del XVII° secolo, baróne J. W. Valvasor (soldato, storico, topografo, etnografo e scrittore di viaggi) con suoi disegni registrò la situazione attuale nello spazio intorno a Vermo.

Figura 5 Veduta di Vermo – stampa tratta dal J.W.Valvasor, anno 1689.
Nonostante un lento sviluppo sulla lunga durata, residua la struttura sociale originaria, e nonostante la stagnazione economica e i molti cali demografici, Vermo gradualmente ha seguito le tappe della storia istriana, e vissuto gli alti e bassi dei movimenti sociali nella vita politica.
Sul lungo periodo Vermo ha conservato anche le prove dello sviluppo architettonico dal secolo VIII° a.C. ad oggi. Particolare pregio è il fatto che la struttura originaria di castelliere divenne la base dello sviluppo complessivo del paese. L'attività artistica, fino all'inizio del XVII° secolo era ad un livello molto alto, quindi ancora oggi possiamo dire che Vermo è interamente monumento architettonico ed un museo a cielo aperto. Si tratta di un importante sito archeologico per l’Istria, ma anche per la storia europea.
Jadranka Drempetić – 9 febbraio 2012
Ricerca dell’emissione di onde sonore ultrasoniche nelle strutture megalitiche presenti nella Valle di Visoko
Paolo Debertolis*, Heikki Savolainen**
(SB Research Group)
* Università degli Studi di Trieste (Italy), **Professional sound engineer and researcher, HSS Production (Finland)
Riassunto - Seguendo le orme dei ricercatori britannici alla fine degli anni 70’ (Dragon Project), per circa sei mesi abbiamo ricercato la presenza dell’emissione di ultrasuoni dalle strutture megalitiche presenti nella Valle di Visoko. Per il nostro studio abbiamo utilizzato due tipi di apparati in grado di cogliere con notevole sensibilità la presenza di ultrasuoni: un compander (un’apparecchiatura in grado di trasformare immediatamente la radiazione ultrasonica in suono udibile) e dei registratori e dei microfoni professionali sensibilissimi in grado di registrare gli ultrasuoni in modo da poter analizzare in studio le loro caratteristiche. Questi due diversi tipi di metodica di ricerca hanno raggiunto i medesimi risultati e abbiamo confermato la presenza di ultrasuoni emessi dall’apice della Piramide del Sole, della Luna, del Tumulo di Vratnica e all’interno dei Tunnel di Ravne.
Questi ultimi in particolare si sono dimostrati un ambiente ideale per questo tipo di studio grazie alla loro silenziosità, tanto che abbiamo potuto registrare anche l’attività infrasonica di origine tettonica.
Abbiamo anche utilizzato diversi tipi di apparecchi e microfoni per escludere l’introduzione di frequenze spurie proprio dagli apparecchi stessi, ma possiamo concludere che esiste in queste strutture emissione di ultrasuoni con caratteristiche del tutto peculiari e non ritrovabili sulle colline circostanti o vicine.
Parole chiave: piramidi, Bosnia, piramidi bosniache, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, manufatto, tomba, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group
Video parte prima e seconda della presentazione in lingua inglese alla Seconda Conferenza ICBP (2011) a Visoko, Bosnia-Erzegovina, 4-11 settembre 2011. Riprese di Andrea Venturini. Montaggio di Paolo Debertolis.

Rilievo topografico e analisi con il georadar della struttura recentemente ritrovata nel Labirinto di Ravne
Prof. Agg. Paolo Debertolis*, Prof. Lucia Krasovec Lucas**
*Università degli Studi di Trieste (Italy), ** Politecnico di Milano (Italy)
Riassunto - Nella ricerca di una struttura rimasta sepolta nei secoli è necessario uno studio adeguato per limitare l’area di scavo e le possibilità di rovinare la struttura stessa con manovre errate.
Nel caso dei Tunnel di Ravne procedendo nella rimozione della terra che li riempiva ci siamo resi conto che tale soluzione poteva essere stata ideata dai costruttori o da chi dopo di loro per proteggere e nascondere meglio qualcosa posto sotto l’attuale pavimentazione o dentro le pareti.
Per questo abbiamo iniziato uno studio dell’intero impianto dei tunnel alla ricerca di una possibile anomalia nei livelli e nella forma delle gallerie dal punto di vista architettonico, ma abbiamo inoltre iniziato a cercare la presenza di qualcosa sotto il piano di calpestio con il georadar.
Abbiamo pertanto utilizzato un georadar modello Detector Duo della IDS di Pisa dotato di doppia antenna geologica a 2 GHz a larga banda in grado di raggiungere i 5 metri di profondità nell’indagine, anche in condizioni di umidità particolarmente difficili, ed ottenere immagini in alta risoluzione affidabili.
In questo modo abbiamo identificato un’anomalia che rappresentiamo in questo articolo nelle sue caratteristiche e che grazie a questo studio potrà essere più facilmente riportata alla luce.
Parole chiave: piramidi, Bosnia, piramidi bosniache, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, manufatto, tomba, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group
Video della presentazione in lingua inglese alla Seconda Conferenza ICBP (2011) a Visoko, Bosnia-Erzegovina, 4-11 settembre 2011. Riprese di Andrea Venturini. Montaggio di Paolo Debertolis.

Riassunto degli altri lavori scientifici presentati dal SBRG al congresso ICBP 2011 a Visoko (4-11 settembre 2011)
TAG: piramidi Bosnia, piramidi bosniache, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, manufatto, tomba, Piramide Sole, tunnel Ravne
Il design meccanico nei tunnels di Ravne: struttura e forma
Prof. Lucia Krasovec Lucas**
** Politecnico di Milano (Italy)
Riassunto - L’obiettivo dello studio è rivolto alla comprensione della forma dei tunnel di Ravne, la loro geometria e il significato della struttura e dell’architettura. Il rilievo topografico è estremamente importate in quanto potrà mettere in evidenza, attraverso le tecniche della rappresentazione grafica, una descrizione puntuale dell’area finora messa in luce. Vi sono molti aspetti misteriosi laggiù, a partire dalla presenza di curve paraboliche e a catenaria inversa che caratterizzano la forma dei tunnel, inseriti in una sorta di calcestruzzo supportati da dei muretti a secco con pietre artificiali. Tutto ciò porta a pensare ad una idea di progetto particolarmente straordinaria, ma chi l’ha fatto e perché? L’uso di queste forme ha un’origine prettamente statica, che sottende di fatto la ricerca attraverso una molteplicità di principi fisici, caratterizzati da una serie di interrelazioni la cui espressione finale prende forma di un’opera d’arte. Le vie della geometria e della fisica ci portano indietro fino all’antica Grecia, alle scoperte di Talete, Pitagora, Archimede, Platone, etc, da cui derivano i principi della geometria da applicare negli studi della fisica. Da Galileo a Euleo, da Leibniz a Gaudì, passando attraverso le teorie di Gauss: loro hanno provato a definire la funzione matematica ed espressiva della catenaria inversa, il cui grande vantaggio è proprio la capacità di sopportare grandi carichi con una speciale poetica nell’idea della forma.
Studio archeologico per il recupero della struttura ritrovata sotto l'attuale piano di calpestio del Labirinto di Ravne
Sara Acconci**
** The Archaeological Park: Bosnian Pyramid of the Sun Fundation (Bosnia and Herzegovina)
Riassunto - Di fronte alla necessità di salvaguardia di una struttura archeologica di recente scoperta si pongono numerosi problemi per la sua tutela ed il suo recupero. In particolare appare necessario non causare danni alla struttura stessa con uno scavo svolto in maniera errata o incongrua.
Nel caso della struttura reperita nel Labirinto di Ravne il problema nasceva soprattutto dalle numerose infiltrazioni d’acqua provenienti dalle pareti circostanti, acqua che, una volta dischiuso il contenuto della struttura, poteva rovinare totalmente quanto preservato nei secoli.
Sembra infatti che i costruttori avessero previsto questa eventualità ed avessero così deciso di riempire la fossa scavata per contenere la struttura con materiale argilloso particolarmente adatto per bloccare i flussi.
Dovendo indagare la struttura frontalmente per non comprometterne la staticità, si è ideato un sistema di drenaggio delle acqua efficace che rappresenta la soluzione tecnica ad un problema di speciale difficoltà che raramente si presenta in un scavo archeologico, una rampa di accesso con ampi margini di sicurezza ed una struttura sovrastante lo scavo per proteggere da possibili crolli gli operatori ed il manufatto stesso.
Interessante ritrovamento nei tunnel di Ravne in Bosnia
TAG: piramidi Bosnia, piramidi bosniache, Civiltà di Visoko, piramidi, archeologia, manufatto, SBRG, SB Research Group
Alla fine di aprile 2011, in una nuova sezione in via di desigillazione del complesso preistorico sotterraneo di Ravne, è stato trovato un interessante manufatto da parte di un operaio della Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole e nostro stretto collaboratore.
Dalla terra che riempiva i tunnel è emerso una piccola pietra arenaria di aspetto rotondeggiante con due facce levigate e successivamente incise da mano umana.
Le dimensioni della stessa sono circa 4x5 cm e lo spessore circa 3 cm.
Su quello che andremo a chiamare da adesso in poi lato A è presente un triangolo profondamente inciso. In prossimità della base del triangolo è riconoscibile un ulteriore angolo con rispettiva bisettrice e, in questo caso, l’incisione risulta essere meno profonda.
Fig.1 Il manufatto ripreso di fianco presenta due lati ben levigati
Fig.2 Il lato A della pietra incisa. È ben visibile il triangolo inciso su di esso
Fig.3 Il lato B è solcato da numerose incisioni di diversa profondità e spessore
Erroneamente scambiata all’inizio per una Stella di David a sei punte molto primitiva, ma alla quale manca certamente un lato, può essere riconosciuta, a seconda dell’interpretazione, la soluzione di un problema geometrico, una simbologia legata alla piramide oppure semplicemente un contrassegno riferito a qualcosa.
L’incisione sembra essere stata fatta con un oggetto metallico molto appuntito e affilato, ma con diversa pressione per distinguere le due figure geometriche, il triangolo equilatero e l’angolo con la sua bisettrice. Ma potrebbero anche essere stati usati due strumenti differenti.
Fig.4 Il lato A presenta la figura triangolare sulla quale è disegnata un’altezza a poca distanza dal vertice e che rappresenta anche la bisettrice dell’angolo sovrapposto alla base

Fig.5 Il manufatto ripreso di lato con il lato B visibile; evidenti le incisioni
Su quello che andremo invece a chiamare lato B sono riscontrabili una serie di incisioni che si intersecano formando angoli di varia apertura. Di queste linee, tre appaiono volutamente incise molto profondamente e con diverso spessore rispetto a tutte le altre incisioni.
Fig.6 Il lato B visto al microscopio digitale. È evidente la diversa profondità e spessore delle incisioni

Fig.7 Le incisioni più profonde sul lato B sembrano formare un angolo vicino al bordo (microscopio digitale)
Fig.8 Il lato B alla luce tangente dimostra la profondità dell’incisione (microscopio digitale)
Qualunque ipotesi si voglia fare sul possibile significato del manufatto, la disposizione delle linee non appare casuale e le immagini riprese al microscopio in diverse condizione di luce sembrano confermarlo.
Chi l’ha realizzato disponeva di attrezzi metallici appuntiti e quindi di una tecnologia adeguata alla precisione delle incisioni.
Fig.9 Il lato A al microscopio digitale dimostra che la linea dell’altezza disegnata nel triangolo inizia volutamente dalla base del triangolo

Fig.10 Gli angoli del triangolo disegnato sul lato A risultano ben incisi sulla pietra (microscopio digitale)
Tale oggetto è stato rinvenuto in prossimità del piano di calpestio e, data l’eccezionalità del ritrovamento, risulta pressoché impossibile determinare se possa trattarsi di un manufatto perso accidentalmente all’interno dei tunnel piuttosto che di un oggetto facente parte del materiale utilizzato per la sigillatura dei tunnel stessi e quindi abbandonato, forse perché non più in uso, in un determinato periodo storico precedente alla chiusura delle gallerie.
Fig.11 Sopra. L’ingresso della nuova galleria dei tunnel di Ravne in via di scavo. Sotto. Il punto esatto del ritrovamento
In ogni caso, il sito del ritrovamento sembra presentare ulteriori interessanti anomalie. Per la prima volta siamo infatti di fronte ad un muretto a secco che, invece di sigillare un ulteriore passaggio, si colloca perpendicolarmente rispetto all’apertura del tunnel. La struttura sembra proseguire verso sud e sembra formare un angolo di poco inferiore a 90°. Accanto al muretto si sviluppa parallelamente quello che sembrerebbe poter essere interpretato come piccolo camminamento. La struttura è molto difficile da riconoscere dal punto di vista archeologico poiché è formata dallo stesso materiale che compone l’attuale piano di calpestio. La differenza è che, in questo caso, il terreno risulta essere molto più compatto.
Paolo Debertolis, Sara Acconci - 2 giugno 2011
Nota dopo la pubblicazione: ad una più attenta analisi del lato B si possono anche osservare due triangoli con apici contrapposti al centro della figura e che danno un senso anche all'aspetto geometrico di questo lato.
Un ringraziamento alla Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole per la concessione delle immagini dei tunnel di Ravne e del manufatto.
Bibliografia
1) P. Debertolis, V. M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Approccio preliminare di studio", SBRG, 4 novembre 201al0
2) P. Debertolis, V. M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Teorie sui manufatti e le strutture", SBRG, 16 novembre 2010
3) P. Debertolis, V. M. Hocza: "Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Le misurazioni iniziali", SBRG, 20 novembre 2010
4) P. Debertolis: " Nuovo megalite scoperto dei tunnel di Ravne”, SBRG, 2 aprile 2011
5) P. Debertolis, S. Acconci, L. Krasovec Lucas, V. M. Hocza:”Rapporto definitivo sulla nostra prima esplorazione della nuova sezione dei Tunnel di Ravne nel dicembre 2010”, SBRG, 12 dicembre 2010
6) P. Debertolis, “Ancora un'importante scoperta all'interno dei tunnel di Ravne”, SBRG, 20 marzo 2011
Altri articoli...
- Risultati preliminari nella ricerca dell’emissione di onde sonore nelle strutture megalitiche presenti nella Valle di Visoko (Bosnia e Erzegovina)
- Il Disegno della Storia
- Abbiamo registrato la "voce" della Piramide del Sole
- Rapporto definitivo sulla nostra prima esplorazione della nuova sezione dei Tunnel di Ravne nel Dicembre 2010











