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Analisi antropologica delle emissioni dal corpo umano mediante nuove tecnologie fotografiche
Uno studio che conferma antiche percezioni nella Storia dell’Arte
Paolo Debertolis*, Daniele Gullà**
*Dipartimento di Scienze Mediche - Università di Trieste
**SB Research Group
Lavoro scientifico pubblicato sugli Atti del Congresso “The 3rd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results (SCIECONF-2015)", Slovakia, Žilina, May 25-29, 2015 (http://www.scieconf.com). Pubblicato da: EDIS - Publishing Institution of the University of Zilina, Univerzitná 1, 01026 Žilina, Repubblica Slovacca.
Riassunto - In questi ultimi anni il nostro gruppo di ricerca ha progressivamente migliorato la propria esperienza nel campo dell'archeoacustica anche attraverso nuovi metodi di ricerca, in particolare nella valutazione dell'effetto di un antico ambiente sacro sull’emozionalità di chi vi è sottoposto. Uno tra questi nuovi metodi che abbiamo elaborato recentemente è l’analisi dell'attività cerebrale utilizzando la fotografia nel campo dell’ultravioletto (UV) mediante una speciale fotocamera digitale da noi brevettata, progettata e costruita come prototipo sulla base della nostra esperienza nel campo forense. Sul principio delle nuove scoperte in fisica quantistica in neurofisiologia, questo dispositivo è stato utilizzato per valutare meglio il livello di emozionalità dei nostri volontari dopo un lungo soggiorno in uno spazio "sacro" in virtù dell'emissione di luce UV conseguenza di un elevata attività cerebrale. Abbiamo infatti scoperto la presenza di un particolare alone luminoso prodotto dall’attività cerebrale intorno alla testa simile all'aureola dei santi o attorno alle immagini sacre rappresentate nei dipinti antichi. Questa aureola era più ampia e più intensa in persone abituate alla meditazione e alla preghiera. Ancora una volta possiamo affermare che, grazie alle nuove tecnologie, scienza e religione possono non essere in contrasto, ma descrivere le stesse peculiarità da un diverso punto di vista.
Parole chiave: luce ultravioletta, aureola, antropologia
I. INTRODUZIONE
Nei nostri precedenti studi di archeoacustica e antropologia abbiamo dimostrato che il corpo umano può essere influenzato nella sua fisiologia da fenomeni provenienti dall’ambiente degli antichi templi [1,2,3,4,5,6,7,8,10,11]. Abbiamo inoltre dimostrato che alcuni fenomeni fisici (vibrazioni, campi magnetici e onde radio) prodotti o indotti in questi antichi siti possono senza dubbio influenzare l'attività cerebrale di chi vi è esposto [5,7,10,11]. Per meglio analizzare l’eventuale stato alterato di coscienza dei soggetti in esame, possibile negli antichi spazi sacri in particolari condizioni, abbiamo cercato di ricreare lo stato originale della risonanza presente in essi anche con l'uso di strumenti musicali o della voce monitorando i volontari mediante l’elettroencefalografia (EEG) [5] o la telecamera a risonanza variabile (TRV) [7, 11].
Se l'EEG era in grado di valutare la differenza di attività elettrica in diverse aree di competenza del cervello umano durante questi esperimenti, la telecamera TRV era in grado di monitorare lo stato emozionale dei volontari utilizzando la correlazione diretta tra stati emotivi e funzionali del corpo umano che possiede precisi parametri di controllo dei movimenti riflessi [7,11].
Fig. 1 - Monitoraggio dello stato alterato di coscienza dei volontari nell’Ipogeo di Cividale del Friuli (Udine) mediante EEG
Rispetto l’EEG, che identifica l'area del cervello più coinvolta durante l'esperimento di archeoacustica [5], il programma software connesso alla tecnologia TRV consente l'analisi del grado di stress e dell’emozionalità del soggetto in esame o altri di parametri biologici che sono importanti per il monitoraggio del livello di equilibrio mentale/emotivo. L'algoritmo dell'equazione su cui si basa il programma comprende diversi filtri, sicché le impostazioni e le regolazioni possono essere variamente configurate all'interno del software di sistema. In particolare sfruttando la percezione da parte del sistema computerizzato dei micro-movimenti della parte sinistra e destra del corpo in correlazione alle micro-vibrazioni del soggetto esaminato [7,11].
Ma per confermare i nostri dati precedenti mediante un’altra metodica di analisi in grado di verificare il livello dello stato alterato di coscienza che è possibile raggiungere in un antico spazio sacro, riproducendo la situazione fenomenologica originaria, abbiamo deciso di fare uso di un nuovo metodo qualitativo e quantitativo di utilizzo della fotografia scientifica.


Fig. 2 - Alcune immagini riprese dalla telecamera a risonanza variabile (TRV) nell’ipogeo di Cividale del Friuli
Grazie alle ricerche di J.N. Hansen e J.A. Lieberman circa la possibilità del corpo umano di produrre luce non visibile (emissioni UV estreme) provenienti dal sistema di microtubuli allocati nei neuroni a specifici livelli di coscienza come un fascio di luce intorno alla testa [14], abbiamo deciso di utilizzare questo aspetto anche nella ricerca di base in archaeoacoustica.
Per questo motivo abbiamo costruito una particolare fotocamera digitale con un sensore decisamente molto recettivo, basato su tecnologia militare e in grado di percepire non solo la luce visibile e i suoi estremi, ma anche i raggi ultravioletti nella banda dell’UV estremo. I risultati di questa tecnica ha superato tutte le nostre aspettative e ha aperto la discussione su alcuni aspetti antropologici della Storia dell'Arte. Per questo motivo abbiamo anche deciso di brevettare la nostra macchina fotografica digitale e il metodo di indagine.
II. PREMESSE SCIENTIFICHE DELLA NOSTRA FOTOCAMERA
Da molto tempo il mondo della fisica sta cercando di guadagnare il dominio delle neuroscienze attraverso una visione da una prospettiva diversa della biologia e la scoperta di vibrazioni quantistiche all’interno dell’organismo umano sta aumentando l’importanza di questo nuovo approccio. Il nostro obiettivo è stato pertanto quello di indagare la rilevanza degli studi sulla coscienza dal punto di vista del sistema neurologico dei microtubuli e di altri materiali biologici presenti in esso correlando questa nuova visione alle nostre ricerche di archeoacustica. I neurofisiologi hanno trascurato per lungo tempo le varie sostanze presenti nei neuroni, considerandoli solo come particolari cellule. Ma le recenti scoperte nel campo del sistema neurologico dei microtubuli ha dimostrato che le proteine ed altri materiali cerebrali, (come la scoperta di una catena di risonanza che collega il DNA all'architettura complessiva del cervello) permettono di comprendere meglio l'attività cerebrale. In particolare la scoperta della catena di risonanza che si estende su una banda di frequenze sorprendenti e di diversi ordini di grandezza potrebbe portare neurofisiologi e ricercatori sulla coscienza verso un unico approccio diretto al cervello [16].
La scoperta delle vibrazioni quantiche nell'architettura dei microtubuli che si trovano all'interno delle cellule cerebrali effettuata da Stuart Hameroff assieme a Roger Penrose [13, 16] ha influenzato fortemente la nostra ricerca. Essi propongono che le onde cerebrali registrate dall’elettroencefalografia (EEG) provengono dalle vibrazioni della struttura dei microtubuli dei neuroni. Inoltre il tipo di queste vibrazioni sono in relazione diretta anche alle condizioni cognitive, neurologiche e mentali. Penrose e Hamerof ritengono anche che i pensieri siano originati da questo sistema e considerano la vibrazione quantica come orchestrata dalle connessioni sinptiche (Teoria della Riduzione Oggettiva Orchestrata o "Orch OR") [13].
Questa teoria è stata fortemente criticata dalla maggior parte dell’ambiente accademico sin dall'inizio della sua formulazione. Le ragioni affermate a critica si basavano sul fatto che un sacco di ricercatori ritiene il cervello troppo complicato nella sua essenza per ospitare processi quantici così delicati. Ma di recente la teoria Orch OR è stata confermata anche dal gruppo di ricerca di Anirban Bandyopadhyay dell’Istituto di Scienza dei Materiali di Tsukuba (Giappone) [17, 18] e dal team di Roderick G. Eckenhoff [12, 16], ricercatore presso l’Università della Pennsylvania. In particolare quest'ultimo ricercatore ha dimostrato che l’anestesia generale è in grado di agire sul sistema dei microtubuli dei neuroni senza toccare alcuna altra funzione di queste cellule. In altre parole si può operare sulla coscienza senza influenzare la funzione non-cosciente del cervello. Quindi i nuovi orientamenti considerano la memoria nel cervello come una deformazione della catena risonanza.

Fig. 3 - diverso aspetto dei microtubuli durante la risonanza (immagine presentata alla Conferenza “Adventure Consciousness”, 16 gennaio, 2014, Amsterdam, Paesi Bassi) [16]
Penrose, Hameroff e Bandyopadhyay concluso che la nostra coscienza è una vibrazione non armonica del sistema microtubuli dei neuroni [16]. Ma la sua vibrazione quantica può anche generare luce e non solo l'attività elettrica rilevata dall’EEG.
Quindi, poiché le persone con una consapevolezza molto elevata come ad esempio i santi da molti secoli sono raffigurate nelle immagini pittoriche con un'aureola intorno alla testa, ci siamo domandati se in questa tradizione antropologica c'era pure qualcosa di scientifico, collegato alle nuove scoperte della neurofisiologia. E se questo aurea fosse stata visibile da qualcuno con un elevato livello di consapevolezza, ossia con il cosiddetto "terzo occhio" aperto della filosofia orientale, tanto da ispirare generazioni di artisti. Ossia che non fosse altro che un aspetto scientifico neurofisiologico tradotto nell’arte sacra. È pertanto possibile che queste persone, con alto livello di coscienza, possedessero il talento di percepire anche deboli variazioni cromatiche di luce.
Ma il nostro gruppo di ricerca è abituato all’uso solo di metodi e protocolli scientifici ripetibili, lontano dalle impressioni soggettive. Così abbiamo progettato di costruire una macchina fotografica speciale in grado di catturare immagini anche al di fuori della luce visibile proprio in quel territorio di visione pertinente solo a guru famosi e maestri di yoga. Nello stesso tempo abbiamo voluto esplorare quantitativamente il livello di coscienza dei nostri volontari durante i nostri esperimenti di archeoacustica negli antichi siti, seguendo gli orientamenti delle nostre ricerche precedenti.
III. MATERIALI E METODI
Questa particolare macchina fotografica (che abbiamo chiamato FUTURA) nasce totalmente dall’idea originale del nostro ricercatore, Daniele Gullà, che ha progettato e costruito questo dispositivo sulla base della sua grande esperienza forense per la polizia italiana nell’analisi della scena del crimine e in qualità di perito nominato dal giudice in vari tribunali italiani (CTU), oltre che come esperto in criminalità informatica.
Nel campo forense, ed anche in campo antropologico ed archeologico, la ricerca in banda ultravioletta fornisce dati normalmente non visibili dall'occhio umano, ma sicuramente molto preziosi [9], ma questo tipo di ricerca non è stata sufficientemente estesa anche in banda UV estrema.
Quindi per la nostra macchina fotografica è stata scelto uno sensore molto sensibile, normalmente utilizzato per la fotografia scientifica in campo medico e microscopico. Questo sensore è il CCD42-40 NIMO a CCD retro illuminato dalla britannica E2V Technologies. Ha un'architettura full-frame, con formato di 2.048 X 2.048 pixel (dimensione pixel 13,5x13,5μm). Tecnologia di illuminazione posteriore in combinazione con amplificatori a rumore estremamente basso, rende il dispositivo particolarmente adatto per le applicazioni più impegnative che richiedono un elevato range dinamico. Per migliorare ulteriormente la sensibilità, il CCD è stato prodotto senza strutture anti-blooming. Esso dispone di due amplificatori a basso rumore nel registro di lettura, uno per ciascuna estremità. Il carico per trasferire i dati può essere fatto tramite uno o entrambi gli amplificatori apportando le opportune connessioni di tipo R1. Il registro di lettura ha una porta controllata per lo scarico veloce scarico di dati non desiderati. Il registro è stato progettato per ospitare immagini fino a immagini da quattro, ma sarebbe in grado di contenere immagini fino sei i pixel. L'amplificatore d’uscita possiede anche una funzione che consente la possibilità di ridurre il pacchetto di uscita, consentendo la lettura di pacchetti di immagini molto grandi.
Fig. 4 - Il sensore CCD42-40 NIMO a CCD retro illuminato della britannica E2V technologies

Fig. 5 - Risposta tipica spettrale del sensore CCD42-40 NIMO. Sull’asse delle ascisse è disposta la lunghezza d'onda della luce in nm, sull’asse delle ordinate l’efficienza quantica in percentuale (%)
Poiché le lenti delle normali ottiche professionali hanno un assorbimento in banda ultravioletta (UV) molto forte, di solito un ottica normale non è in grado di consentire il passaggio delle onde elettromagnetiche al di sotto dei 320-350nm. Pertanto per esplorare la banda UV estrema avevamo bisogno di ottica scientifica per la nostra macchina fotografica ad altre prestazioni. Infatti è inutile avere un sensore molto sensibile capace di scendere di molto sull’UV estremo e poi avere ottica che assorbe questa banda in tale maniera da non far proprio passare la luce in questo campo dell’UV. Abbiamo quindi scelto ottiche al quarzo e fluorite per la loro estrema limpidezza per uso forense (200-1.300nm). Queste lenti permettono ancora un passaggio di luce UV a 200nm del 85%, quindi con una attenuazione in banda UV estrema veramente bassa.
In questo caso la nostra ottica di scelta è stata l’obiettivo Cerco 2.073 UV, progettato per intensificare le tele/fotocamere a CCD con fotocatodo UV (diametro 18 o 25 mm). Questa ottica progettata proprio per l’UV Imaging raggiunge un’efficienza luminosa elevatissima, grazie anche alla sua apertura F/1,8 e i rivestimenti antiriflesso multistrato.

Fig. 6 – L’obiettivo Cerco 2.073 UV
La caratteristica principale della nostra macchina fotografica è che opera in estensione multispettrale, perché all'interno del contenitore della fotocamera c'è un disco rotante da 8 scomparti sui quali sono inseriti vari filtri per luce ultravioletta, luce visibile e infrarossi. Questo disco fa ruotare davanti ai sensori i diversi filtri passa banda senza spostare la fotocamera o senza dover avvitare uno sull’ottica. Così è possibile scegliere la banda luminosa che vogliamo analizzare e se la fotocamera è posto sopra un treppiede il ricercatore può scegliere le bande che vuole esaminare e posizionando anche le diverse immagini ottenute sulla stessa fotografia oppure eseguire fotografie singole dello stesso soggetto totalmente confrontabili nei risultati.

Tab. 1 – Tabella dei diversi scomparti e dei diversi filtri utili per ottenere le immagini multispettrali

Fig. 7 - L'aspetto esterno della macchina fotografica multispettrale FUTURA progettata e costruita dal nostro ricercatore D.Gullà
La telecamera multispettrale possiede anche sul sensore un filtro attivo al berillio. Quando questo filtro è attivato questa fotocamera può fotografare i raggi X, i raggi gamma, i raggi cosmici e neutroni. La fotocamera è portatile perché ha una batteria interna e possiede uno schermo TFT. Il CCD è a microcelle di Peltier con un raffreddamento autonomo fino -60 ° C. L'unico piccolo problema di questo sofisticato dispositivo è il peso di quasi 3,2 kg e pertanto deve essere utilizzato solo su un treppiede. L'uso di questa fotocamera speciale può essere esteso anche in altri campi da quello medico come quello dell'archeologia, per esempio nello studio delle pitture rupestri, i restauri archeologici e nei manoscritti deteriorati.

Fig. 8 – Una incisione semicancellata sul coperchio di in una tomba etrusca a Veio (Roma) raccolta in modalità multispettrale dalla macchina fotografica FUTURA
IV. RISULTATI
Fin dall'inizio è stato chiaro che le emissioni di luce dal corpo umano create dalle vibrazioni quantiche del sistema dei microtubuli nelle cellule neuronali è visibile solo nella banda UV. Ovviamente le immagini scattate in banda UV appaiono nella luce visibile come delle fotografie in bianco-nero. Per distinguere facilmente le differenti bande di luce UV emessa dal corpo umano abbiamo sviluppato anche delle immagini colorate. Le immagini a colori di questo biocampo posto attorno al soggetto in esame sono state costruite con una composizione in quadricromia RGB a tre bande (F3, F4, F5) in cui la banda BLU è stata ripresa con il filtro F3 con efficienza fino 250nm, la banda VERDE con il filtro F4 con capacità fino a 300 nm e in banda ROSSA con il filtro F5 con efficienza fino ai 350nm. Sopra questa ultima frequenza non è possibile vedere qualsiasi biocampo intorno al volontario. I risultati di questo metodica fotografica sono stati sorprendenti.

Fig 9 – È visibile un alone intorno alla testa di una volontaria ripresa durante la meditazione in banda UV. Questa emissione sembra essere molto evidente durante la meditazione profonda nelle persone addestrate a questa disciplina
Tutte le nostre immagini sono originali e non sono interpolate o modificate da programmi di imaging (ad es. Photoshop). Non sembra essere un artefatto di questa tecnica perché assume diversi aspetti in persone diverse. Questa aureola, però, sembra però più visibile in persone addestrate alla meditazione o allo yoga e più il loro livello di coscienza è elevato per un lungo allenamento in questi disciplina e più è possibile trovare un alone più ampio intorno al capo. Come in altre ricerche che abbiamo fatto precedentemente mediante l’EEG, vi è una diversa risposta di andamento dell’attività cerebrale, se il volontario è addestrato alla meditazione o alla preghiera [5]. Sicché la sua aureola intorno alla testa è maggiormente espansa quando la persona è abituato ad un certo grado di spiritualità.
Va però ribadito che questa sorta di aureola intorno al capo presente in fotografia UV non è il risultato di una interpolazione della foto da software o da hardware in postproduzione, ma il sensore legge direttamente la luce proveniente dalla testa dei volontari senza alcun accorgimento al fine di evidenziare l'aureola.
Fig. 10 - Lo stesso soggetto in Fig. 9 ripreso con un'immagine in quadricromia RGB che evidenzia la diversa frequenza attorno al corpo umano: il colore bianco intorno alla testa indica l'emissione di luce in tutte le bande di esposizione UV con conseguente colore bianco
Fig. 11 - È evidente la luce intorno al capo durante la meditazione profonda in un luogo sacro

Fig. 12 - I diversi volontari che abbiamo fotografato. È evidente la differenza di forma del loro alone intorno alla testa
Il secondo risultato importante è il fatto che in luoghi sacri questo alone è facilmente più esteso dopo una permanenza di alcuni minuti in tale ambiente, come se l'ambiente avesse un effetto diretto sull’emotività del volontario oppure è in grado di rafforzare la sua capacità. Questo risultati sono tutti ripetibili, anche se per risultati più estesi si dovrebbe espandere i campione dal numero di 10 elementi ad un numero maggiore di volontari.
V. DISCUSSIONE
La prima volta che abbiamo osservato l'aspetto del aureola intorno alla testa, che confermano le ricerche di altri scienziati nel mondo, la nostra mente è volata all'aspetto dell'aureola posto intorno alla testa dei santi o delle immagini sacre ben visibili nei quadri antichi. Un aureola è il brillare di un alone luminoso, che a volte nei dipinti di personaggi sacri, avvolge l'intera figura, ma solitamente di più il capo. L'aureola nell'arte cristiana compare la prima volta nel 5 ° secolo d.C, ma lo stesso motivo era presente già diversi secoli prima nell’arte ellenistica precristiana [15]. Si trova persino in alcune rappresentazioni persiane di re e divinità e nel Buddha dell’arte buddhista dal 1° secolo d.C. Il suo utilizzo è riconosciuto anche nell’arte della pittura esercitata dagli egiziani fino agli antichi Greci e Romani. Nella tradizione islamica il profeta Maometto non può essere rappresentato, tuttavia alcuni artisti religiosi hanno indicato la sua presenza in scene storiche come un'aureola vuota fiammeggiante.
La domanda di un certo interesse che ci siamo posti è: perché i santi di varie religioni così distanti sono rappresentati in ogni tempo in questo modo? È possibile che qualcuno fosse in grado di vedere questa aureola anche ad occhio nudo in modo da spiegare all'artista ciò che aveva visto realmente?
In teoria questo è possibile, perché questo alone di luce UV è visibile ad una lunghezza d’onda non troppo discosta dalla banda visibile, come il nostro studio dimostra quando viene usata la modalità di lettura RGB di emissione di UV (vedi Fig. 10).
Per fare un esempio anche ai nostri giorni ci sono alcune persone con un senso dell'udito in grado di percepire oltre i 20KHz (limite superiore della banda sonora udibile dall'orecchio umano normalmente), ma specialmente nei tempi antichi, quando il massimo del rumore possibile era generato dal brontolio di un tuono o il rumore di una grande cascata e non vi erano volumi sonori così elevati come nella musica rock, il cinema e nel traffico, capaci di rovinare il nostro organo dell'udito fin dall'infanzia.
Quindi è possibile che tali persone erano in grado di vedere questo alone con i propri occhi nei tempi antichi, soprattutto se esercitati alla spiritualità e alla preghiera come ad esempio i monaci o gli eremiti, e perché senza avere a disposizione televisori o schermi di computer che sicuramente ai nostri giorni hanno un effetto negativo sulla nostre capacità visive nel tempo.
Fig. 13 - Un'antica immagine di San Francesco con un’aureola dorata attorno al capo
Inoltre dobbiamo considerare che i cosiddetti santi in tutto il mondo hanno sempre avuto un livello di spiritualità e di coscienza molto elevata insieme ad un comportamento connesso ad una notevole saggezza, paragonabile nel nostro campione alle persone "addestrate" che abbiamo esaminato e forse anche di più. Tutte queste persone più spirituali presentavano infatti un alone molto più evidente nella nostra metodica di fotografia UV.
Dunque la comune interpretazione antropologica della persona sacra nelle antiche pitture, identificabile con un’aureola dorata circostante il capo e che è stata intesa come l’identificazione nell'immagine del sole, simbolo di coscienza e la saggezza, potrebbe non essere corretta. O meglio, l'origine della tradizione di dipingere un’aureola intorno alle persone sacre potrebbe non uscire solo da un parere etico, ma da un’immagine che qualcuno è riuscito davvero a vedere ad occhio nudo. Questa teoria si basa su un dato oggettivo di fatto e non su una speculazione soggettiva, perché questa tradizione è presente in diverse religioni e culture non comunicanti tra loro, oltre che in tempi diversi, e ciò non può essere considerato solo una coincidenza.
Fig. 14 - Un alone di luce UV fotografato attorno al capo di uno dei nostri volontari simile a una fiamma
VI. CONCLUSIONI
Come abbiamo proposto all'inizio di questo articolo, la fotografia UV utilizzata nell'imaging forense sembra essere anche un buon modo per descrivere la variazione dell’emotività indotta o prodotta nell’attività cerebrale dai siti antichi. Il metodo potrebbe essere utilizzato anche per la valutazione di uno stato alterato di coscienza, dovuto all'effetto di risonanza sonora sul corpo umano o da un fenomeno fisico che abbiamo ritrovato più volte essere presente in luoghi sacri nelle nostre ricerche antropologiche nel campo dell’archeoacustica. Ma il risultato inatteso di persone in possesso di un alone intorno al capo come da sempre rappresentato nell'iconografia religiosa sembra incredibile e sembra confermare come la scienza e la religione spesso sono due modi diversi per descrivere lo stesso fenomeno. Soprattutto quando la fisica quantistica è coinvolta maggiormente.
RINGRAZIAMENTI
Il gruppo di ricerca SBRG è grato al Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Trieste per il supporto in questa ricerca ed in particolare al suo direttore, professor Roberto Di Lenarda.
Un sincero ringraziamento alla nostra assistente scientifica, Nina Earl, per il suo aiuto nella stesura di questo articolo.
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[18] S. Sahu, S. Ghosh, B. Ghosh, K. Aswani, K. Hirata, D. Fujita, A. Bandyopadhyay, “Atomic water channel controlling remarkable properties of a single brain microtubule: correlating single protein to its supramolecular assembly.” Biosens Bioelectron 2013;47:141–8.


