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Analisi archeoacustica del comprensorio di Ggantija nell’isola di Gozo

Tag: archeoacustica, archeoa-acustica, basse frequenze, infrasuoni, Malta, Gozo, Età Bronzo, neolitico, cerchio megalitico, Xaghra, Ggantija, attività cerebrale, SBRG, SB Research Group

Nell’ambito delle ricerche svolte su alcuni templi neolitici maltesi, abbiamo svolto un’interessante ricerca nell’isola di Gozo con ottimi risultati in particolare nel cerchio megalitico di Xaghra.

Se lo straordinario tempio di Ggantija è risultato privo di vibrazioni provenienti dal sottosuolo come invece ritrovato nei templi di Tarxien a Malta, lo stesso non si può dire del cerchio megalitico di Xaghra che è risultato il vero centro nevralgico di energia vibratoria proveniente dal sottosuolo. 

Questa energia, si sottolinea meccanica vibratoria, sembra avere un largo picco con un apice compreso tra i 25hz e i 34Hz ed appare estremamente potente, più o meno paragonabile a quanto riscontrato nei templi di Tarxen nell’isola di Malta, ma con un range leggermente più elevato nella frequenza media e maggiormente oscillante nel breve periodo. La sua origine è da ricercarsi nel movimento di frizione tra le placche tettoniche Euroasiatica ed Africana i cui limiti vengono ad affrontarsi proprio vicino all'arcipelago di Malta.

 


Fig. 1 - La linea di contatto tra la placca tettonica africana e quella euroasiatica passa vicino a Malta

 

Fig. 2 - Velocità di movimento delle stazioni GPS poste lungo la linea di confine tra la placca africana e quella euroasiatica (da Serpelloni E. et al. Geophys. J. Int. 2007;169:1180-1200)

 

Abbiamo trovato qualcosa di ugualmente potente, oltre che a Tarxen, solo nelle nostre ricerche nel tempio di Cybele nel sito archeologico di Felix Romuliana in Serbia. In ogni caso questo largo picco sembra sconfinare senza problemi sia nel campo degli infrasuoni che in banda udibile comodamente fino ai 40Hz. Questo fa sì che la vibrazione sia chiaramente percepibile per un orecchio attento e, per chi è più sensibile, anche dai i sensori vibratori del nostro organismo (meccano-recettori del Meissner).

Ciò spiega perché anche oggi alcuni gruppi di meditazione chiedano di essere accompagnati in questo luogo, che può essere visitato solo con esplicita richiesta alle autorità maltesi competenti, per svolgere con successo questa tecnica di concentrazione mentale a scopo religioso, filosofico o spirituale.

Come rilevato nelle nostre precedenti ricerche in altri siti archeologici sacri, queste vibrazioni vengono percepite dalle persone più sensibili come una non specificata energia proveniente dal sottosuolo, ma che ha un chiaro effetto sull'organismo umano ed in particolare sull'attività cerebrale.

 


 

Fig. 3 - Lo straordinario picco di basse frequenze costantemente presente in tutte le diverse registrazioni eseguite nel cerchio megalitico di Xaghra

 

Il cerchio megalitico, che si trova a poche centinaia di metri dal più noto Tempio di Ggantija, fu scoperto la prima volta all’inizio dell’800, riscoperto poi negli anni ’60 e successivamente indagato congiuntamente in una collaborazione tra l’Università di Malta e l’Università di Cambridge a cavallo tra il 1987 e 1994. Di seguito lo scavo fu poi di nuovo ricoperto per preservare le sue caratteristiche mancando i fondi per aprirlo costantemente al pubblico.

Si ritiene che il primo insediamento risalga ad un periodo compreso tra 4.100 e 3.800 a.C. Successivamente, come per i templi di Tarxien a Malta, fu adattato a luogo di sepoltura dalla stessa comunità che praticava i suoi riti nel vicino tempio di Ggantija intorno al periodo 3000-2400 a.C.

Probabilmente questa struttura ipogea, ora in parte crollata, non aveva questa destinazione anche se in essa sono state trovate numerose parti di scheletri che sembrano essere state spostate in questo luogo e non originariamente tumulate in quanto incomplete e separate, quasi questa struttura fosse stato adattata successivamente a mausoleo per gli antenati.

Originariamente possedeva un enorme ingresso in pietra che dava accesso a dei gradini che portavano alle grotte sottostanti dove si trovavano gli altari. Tutta la zona superficiale era circondata da pietre megalitiche disposte a cerchio, come per delimitare la zona sacra sottostante. Nella zona ipogea vi era al centro una sala delimitata da altari e tutto attorno delle grotte, ora in parte crollate, suddivise al loro interno da ampie lastre di pietra.

 


Fig. 4 - Ricostruzione grafica del cerchio megalitico di Xaghra. Cerchiati in rosso le due posizioni dentro alle quali sono stati inseriti i microfoni

 

Le nostre misurazioni di archeoacustica si sono attuate in due principali posizioni: un profondo pozzo posto a lato del camminamento che conduce alla scala in pietra che porta alla sala centrale dell'ipogeo e in una grotta crollata che si affaccia nella sala principale dell'ipogeo (rispettivamente le posizioni A e B dell'immagine sovrastante). I microfoni ultrasensibili (Sennheiser MKH 3020) sono stati calati dalla superficie profondamente senza scendere nei pozzi in quanto ciò è esplicitamente vietato dalle autorità. In questo modo i cavi schermati accoppiati e sufficientemente lunghi sono stati lasciati sospesi in modo che i microfoni non toccassero il suolo. Ciò allo scopo di evitare fenomeni di attrito con il terreno da parte dei microfoni che avrebbero generato rumori spuri in grado di inficiare le registrazioni. Questa posizione dei microfoni è apparsa sufficientemente profonda e al riparo dal vento. Inoltre durante la registrazione si è valutato attentamente con l’ascolto in cuffia che i suoni provenienti dai microfoni fossero genuini e non frutto di attività umana o dal movimento del vento. Si sono ripetute diverse registrazioni in momento successivi con una lunga pausa tra i diversi file.

 


 

Fig. 5 - Le manovre per collocare i microfoni nel pozzo presente a lato del camminamento che porta all'ipogeo (posizione A della figura 4)

 

In entrambe le collocazioni A e B, circa ad una ventina di metri l’una dall’altra, dove sono stati posizionati i microfoni, si è rilevata la stessa bassa frequenza vibratoria come quella di un motore in movimento rotatorio. Il suono è senz’altro attribuibile a movimenti tettonici sottostanti e apparentemente non a corsi d’acqua sotterranei, vista la scarsità di questo elemento naturale nell’Arcipelago di Malta. In prossimità del cerchio megalitico sembra non esserci alcuna fabbrica o attività umana in grado di generare un rumore del genere.

 


Fig. 6 - Una delle grotte che si affacciavano sulla sala principale dellipogeo

 

 Fig. 7 - Il sito archeologico è protetto da un recinto e chiuso da un cancello. La visita è possibile solo a richiesta all'istituzione governativa Heritage Malta e solo se accompagnati. E' proibito scendere nella zona dell'ipogeo

 

In base alle ricerche eseguite dal nostro gruppo di ricerca in tutta Europa, possiamo supporre che, quando all’interno del cerchio megalitico era presente un ipogeo, in questa struttura la vibrazione poteva essere colta molto meglio, come alla stregua del ritrovarsi all’interno di una cassa armonica.

Questo tipo di vibrazione aveva un sicuro effetto sull’emozionalità di chi sostava in preghiera o in meditazione nell’ipogeo facendo il vero spazio sacro direttamente collegato al più famoso Tempio di Ggantija.

 


 Fig. 8 - In fase di ascolto prima delle registrazioni è importante valutare con un battito di mani se i microfoni possono essere influenzati dai rumori provenienti dall'ambiente circostante. In questo caso si è verificato che i microfoni erano stati calati così profondamente da essere scarsamente interessati dai rumori d'ambiente

 

 Fig. 9 - Anche nella posizione B della figura 4 i suoni rilevati erano del tutto sovrapponibili a quelli rilevati nel pozzo a lato del camminamento di ingresso (posizione A)

 

Abbiamo svolto un’attenta ricerca delle sonorità provenienti dal sottosuolo anche nel tempio di Ggantija, ma a parte l’inquinamento acustico presente per la strada di accesso al sito non molto lontana (comunque su frequenze più alte che quelle ritrovate nel cerchio megalitico) non si è ritrovato nulla di paragonabile sullo spettro sonoro di quanto ritrovato nel cerchio megalitico.

 


Fig. 10 - Il sito di Ggantija come è visibile nella sua interezza. Sopra: visione del tempio dalla collina di fronte. Sotto: l'aspetto del tempio visto dal retro

 

La ricerca volta anche ad accertare se vi fosse qualche fenomeno di risonanza presente all’interno delle absidi mediante strumenti musicali è stata ugualmente frustrante in quanto la presenza di gabbie metalliche atte a puntellare le enormi pietre presenti nel sito hanno agito da fenomeno di disturbo nella riflessione delle onde sonore, per cui non ci si può pronunciare definitivamente su questo aspetto.

 


 

 Fig. 11 - La presenza di numerosi tubi innocenti di contenimento ha comunque frustrato qualsiasi tentativo di verificare la presenza del fenomeno di risonanza sollecitato da strumenti musicali come tamburi o campane a percussione utilizzate nelle verifiche

 

Ugualmente le zone prive di puntelli hanno subito tali rimaneggiamenti nei millenni, tali da alterare la loro forma originale con tetto a cupola, da rendere praticamente impossibile una valutazione sonora adeguata nel campo della risonanza eventualmente voluta dai loro edificatori.

 


 Fig. 12 - Anche nelle zone più sacre del tempio i rimaneggiamenti o il deterioramento delle strutture hanno fatto sì che non fosse rilevato nulla

 

Fig. 13 - Grafico tipo delle registrazioni effettuale nel Tempio di Ggantija: non sembra rilevarsi nulla di eccezionale al contrario di quanto rilevato nel cerchio megalitico di Xaghra. I picchi rilevabili a metà della curva sono semplici rumori ambientali

 

È da notare però che alcuni megaliti presentano gli stessi buchi nel loro contesto che nei Templi di Tarxien. Ciò potrebbe indicare che a suo tempo potrebbero aver agito come diffusori, similmente alle canne di una cornamusa, per espandere le vibrazioni provenienti dal sottosuolo. Ora però tale vibrazioni, a differenza che nel cerchio megalitico di Xaghra, non sono più presenti.

 


Fig. 14 - I fori presenti nei megaliti a Ggantija sembrano del tutto simili a quelli presenti nei Templi di Terxien

 

Abbiamo comunque voluto ritrovare una linea di rumore di base presente in quella zona che potesse fungere da riferimento per quanto registrato nei templi sopra citati. A questo scopo abbiamo scelto la collina presente dirimpetto al Tempio di Ggantija, dove sono ancora presenti degli insediamenti preistorici. In particolare abbiamo calato i microfoni attraverso l’imbocco di una cisterna preistorica ormai asciutta, posta sulla cima della collina e scavata nella roccia.

Il tracciato ottenuto nelle registrazioni è apparso privo di qualsiasi picco determinato da rumori provenienti dal sottosuolo a conferma dell’eccezionalità di quanto ritrovato nel cerchio megalitico di Xaghra.

 

 Fig. 15 - La collina posta di fronte al tempio di Ggantija sede di un antico insediamento preistorico non ancora indagato

 

Fig. 16 - La cisterna ormai asciutta scavata nella roccia dove abbiamo calato i nostri microfoni

 

Fig. 17 - Sopra: l'aspetto grafico delle registrazioni eseguite nella cisterna: non vi è assolutamente nulla di significativo. Sotto: l'aspetto della curva sonora se misurata all'interno del cerchio megalitico di Xaghra. E' veramente evidente in questa registrazione quanto all'interno del cerchio megalitico sia presente una potente vibrazione  con un apice a 28Hz

 

La domanda che può essere posta è come l’antica civiltà megalitica abbia fatto ad accorgersi delle vibrazioni presenti in quella zona e all’interno delle caverne presenti del cerchio megalitico di Xaghra. La risposta è abbastanza semplice, visto l’alto livello sonoro presente di quelle frequenze comprese nello spettro uditivo umano e che molto semplicemente avrebbero potute essere ascoltate meglio appoggiando l’orecchio al suolo per trasmissione della vibrazione per via ossea.

È probabile che queste vibrazioni, molto vicine al ritmo della frequenza delle onde cerebrali, abbiano creato un senso di esaltazione e misticismo in chi trovandosi all’interno di questo ipogeo, che quando integro deve aver agito come una cassa armonica, abbia praticato la preghiera o la meditazione, e si sia sentito come avvolto nei rumori del ventre della Grande Madre e in contatto con le profondità del pianeta.

 


Fig. 18 - Ricostruzione grafica del cerchio megalitico di Xaghra presente all'interno del museo di Ggantija (Heritage Malta)

 

Fig. 19 - Alcuni degli oggetti votivi ritrovati durante gli scavi nel cerchio megalitico di Xaghra (Heritage Malta)

 

I nostri più sentiti ringraziamenti vanno all'istituzione maltese Heritage Malta per averci concesso l'accesso alle zone chiuse al pubblico del comprensorio di Ggantija per le nostre ricerche ed in particolare la nostra gratitudine va alla dr.ssa Daphne Caruna, curatrice del sito archeologico, che ci ha assistito ed aiutato durante le nostre rilevazioni

Paolo Debertolis – 25 marzo 2014

 

 


 

Analisi archeoacustica preliminare sui Templi Neolitici di Tarxien a Malta

Tag: archeoacustica, archeoa-acustica, basse frequenze, infrasuoni, trasduttori, Malta, Tarxien, neolitico, SBRG, SB Research Group

Qualche giorno prima e in coincidenza con la Conferenza sull’Archeoacustica dal titolo “L’Archeologia del Suono” che ha avuto luogo nell’isola di Malta il 19-22 febbraio 2014, un piccolo gruppo di membri del SBRG ha eseguito varie misurazioni di archeoacustica in alcuni antichi templi maltesi.

In particolare sono stati eseguite delle misurazioni nei templi di Tarxien dell’isola di Malta, mentre nell’isola di Gozo sono stati esaminati il tempio di Ggantija e il cerchio megalitico di Xaghra. 

Grazie alle autorizzazioni ottenute dall’organizzazione governativa Heritage Malta sono stati accessibili gli spazi normalmente chiusi al pubblico per le opportune misurazioni acustiche.

Per quanto riguarda i templi neolitici di Tarxien, che si trovano nell’abitato di Tarxien nel lato Nord dell’isola, questi si trovano totalmente circondati dalle case e non è stato facile effettuare delle registrazioni di alto livello al loro interno. L'analisi in studio delle registrazioni ha richiesto alcune settimane, ma ciò che sembra emergere in maniera evidente è una frequenza molto bassa che sembra provenire dal sottosuolo e che sembra aggirarsi tra i 21Hz e i 23Hz, sconfinando talora negli infrasuoni con un picco intorno ai 18Hz. 

 


 

 Fig. 1 - Tre esempi di registrazioni in due posizioni diverse all'interno del complesso archeologico: il tracciato audio appare costante per ogni registrazione. E' presente un picco che si aggira intorno ai 21-23Hz in quasi tutte le rilevazioni, talora esteso anche a 18Hz. La gobba alla fine del tracciato nell'ambito degli ultrasuoni sono un artefatto determinato dalle caratteristiche dei microfoni ultrasensibili, ma non sono stati rilevati ultrasuoni all'interno dei templi di Tarxien

 

 

Fig. 2 - Il tracciato registrato nel vicino ipogeo di Hal Saflieni, posto a poca distanza in linea d'aria dai Templi di Taxien. Il volume molto basso della partenza della linea sonora non deve ingannare: la registrazione è stata fatta ad un volume più basso. Ma a qualunque volume la forma non cambia, perché manca il picco a 21-23Hz rilevato nei Templi di Tarxiem. E' evidente che i rumori di faglia che sono percepibili a Tarxien non giungono molto lontano nel circondario

 

Come sappiamo e abbiamo verificato in precedenti ricerche su antichi siti in Europa (Bosnia, Serbia, Sud Inghilterra, ed anche in Italia ad Alatri), questo tipo di frequenze, se ad un volume adeguato e non troppo elevato, sono in grado di interferire con l'attività cerebrale in senso positivo. Questo effetto è particolarmente evidente in quelle persone che praticano la meditazione o la preghiera. Durante le misurazioni si è anche tentato di verificare l’eventuale presenza del fenomeno della risonanza all'interno di due templi, quelli in migliori condizioni, per la ricerca del quale sono stati usati vari strumenti musicali primitivi dal tamburo sciamanico alle campane a percussione, ma senza successo. Purtroppo la struttura appare troppo distrutta nelle sue porzioni più alte che si ritengono siano state ricoperte da un tetto disposto a cupola.

 

Fig. 3 - Le manovre di registrazione all'interno dei templi

 

Questi templi furono riportati alla luce dall’archeologo maltese T. Zammit nel 1915 dopo che nel 1913 alcuni contadini locali si erano lamentati che durante l'aratura del campo sovrastante avevano rovinato l’aratro per la presenza in esso di grandi blocchi di pietra. Tali templi sono stati poi ulteriormente scavati nel 1954 dall’inglese J.D.Evans e quattro anni dopo dall’archeologo D.Trump, che scoprì il riuso di essi ai tempi dell’Impero Romano come cantina.

Questo complesso neolitico fu inizialmente costruito tra il 3.600 ed il 3.000 a.C. come luogo sacro, ma all’inizio dell’Età del Bronzo (2.400-1.500 a.C.) i templi originali furono riutilizzati come deposito di urne funerarie. Ciò sta ad indicare che la popolazione originaria fu sostituita da nuovi venuti con diversi costumi sociali.

 

Fig. 4 - Uno sguardo dalle porte del tempio. Al centro la curatrice del sito archeologico che ci ha aiutato a comprendere meglio questa struttura

 

 

Fig. 5 - Ancora qualche suggestiva immagine del complesso preistorico che, come si vede, è circondato da un abitato densamente popolato

 

Inoltre, la struttura è stata ricostruita in più parti negli anni ’50 e laddove mancava un pezzo ai megaliti  è stata ricomposto utilizzando il cemento Portland, con il rischio di aver riprodotto un qualche cosa di non fedele all’originale, ma secondo i gusti del restauratore. Sicché sia il tipo di materiale utilizzato, rispetto il calcare corallino dei megaliti, che il loro posizionamento può aver nuociuto al corretto funzionamento sonoro dell’antica struttura. Non dimentichiamo che le ricostruzioni in cemento possono aver inoltre danneggiato la pietra originale. Purtroppo all’epoca del restauro questo problema non era conosciuto. 

Le parti ricostruite dei megaliti appaiono molto evidenti in particolare con la fotografia all’infrarosso, dove, al contrario che nella fotografia normale, le parti ricostruite appaiono più visibili in quanto molto più chiare. La fotografia all’infrarosso annulla anche il colore scuro dovuto alle muffe e i licheni presenti sulla superficie dei megaliti che impediscono di cogliere nella sua interezza l’elemento strutturale.

 


 

Fig. 6 - Alcune fotografie all'infrarosso che permettono di distinguere le pietre originali (in grigio) dalla parte ricostruita in cemento (in bianco). Nella fotografia all'infrarosso viene esaltata la differenza di riflessione della luce solare da parte dei due diversi materiali

 

 

Fig. 7 - Lo stesso elemento architettonico ripreso con due tecniche diverse. Sopra: la fotografia digitale è ripresa con un software proprietario della macchina fotografica Olympus E-5 che esalta il contrasto. Sotto: lo stesso soggetto però ripreso con una macchina fotografica all'infrarosso. Appare evidente la scarsa capacità di riflessione dei raggi solari del cemento che si presenta di colorito quasi bianco, mentre il cielo è quasi di completamente nero

 

Il complesso dei templi è costituito da quattro insiemi sacri. La prima delle quattro strutture, che si trova sul lato più orientale del sito è stato costruito tra il 3.600 e il 3.200 a.C., putroppo rimangono solo le fondamenta anche se la sua conformazione cinque absidi è ancora chiaramente visibile. Il Tempio Sud è il più altamente decorato di costruzioni megalitiche contenente anche la parte inferiore di una statua colossale di una figura femminile, e il Tempio Est, con le sue pareti a lastre di pietra ben conformate e dei fori denominati 'oracolari', sono stati entrambi costruiti tra il 3.150 e il 2.500 a.C. Il Tempio Centrale possiede sei absidi disposte su un unico piano e contiene elementi di prova di una copertura ad archi.

Il nostro gruppo di ricerca ha eseguito delle misurazioni su questi ultimi tre templi.

 


 Fig. 8 - Quel che rimane della colossale statua femminile (la Dea Madre) presente nel Tempio Sud

 

Per quanto riguarda invece le vibrazioni provenienti dal sottosuolo si è osservato che alcuni megaliti sembrano agire da trasduttori delle vibrazioni e alcune concavità o fori nel loro interno sembrano proiettare e concentrare queste vibrazioni su chi ci passa vicino. Il meccanismo appare molto interessante e rilevabile dagli strumenti. Un’antica tecnologia perduta che oggi può essere riscoperta grazie all’uso delle attuali sofisticate apparecchiature, ma che un tempo era rilevata solo dalla sensibilità dei soggetti più attenti o iniziati.

I fori, molto profondi, presenti nei megaliti sono tuttora considerati come dei buchi che servivano a sostenere i cardini di qualche sorta di porta. Ma la presenza dei fori sembra piuttosto diretta ad una maggior diffusione sonora delle vibrazioni meccaniche sotterranee come una sorta di altoparlanti antesignani. Il meccanismo scoperto da un nostro ricercatore associato, l'antropologo dr. Alesandro Severi, presente anche lui sul sito assieme a noi richiederà un ulteriore approfondimento di analisi, ma sembra fornire una nuova quanto intrigante interpretazione di questo sito archeologico. Certo occorre prudenza prima di affermare con sicurezza quanto riferito sopra, pertanto si sta già preparando un nuovo sopralluogo sul sito per riverificare quanto rilevato.

 

Fig. 9 - Anche da una mano sensibile può essere colta la vibrazione dell'aria a bassa frequenza

 

 Fig. 10 - Estrapolazione grafica della diffusione sonora

 

Si ringrazia per la disponibilità e la gentilezza il curatore del sito archeologico Joanne Mallia, del Dipartimento Siti Preistorici (Prehistoric Sites Department) del Heritage Malta. Grazie alla collaborazione della stessa si è potuto avere accesso a più parti dell’antico tempio senza limitazioni.

Sarà necessaria i prossimi mesi un ulteriore ricognizione nel sito archeologico per approfondire quanto ritrovato in questa occasione.

Paolo Debertolis - 20 marzo 2014

 

 


 

La nostra collega prof.ssa Lucia Krasovec Lucas lascia il gruppo di ricerca SBRG

 

Sempre più impegnata sul fronte universitario, la nostra collega del Politecnico di Milano e membro fondatore del SBRG, prof.ssa Lucia Krasovec Lucas, è suo malgrado costretta ad abbandonare la collaborazione con il nostro gruppo di ricerca per il carico accademico sopraggiunto in questo ultimo periodo. Termina pertanto la straordinaria consulenza che in questi tre anni di lavoro Lucia ci ha sempre fornito con determinazione e professionalità. Ricordiamo ad esempio la sua mappatura dell’ipogeo di Ravne nel 2011 durante le nostre ricerche in Bosnia-Erzegovina. Di conseguenza anche lo statuto e le finalità del SBRG subiranno alcune modificazioni.

A lei va tutta la nostra riconoscenza e gratitudine oltre che un sincero augurio per le nuove sfide che dovrà affrontare da qui in avanti.

SBRG – 11 febbraio 2014

 

 


 

Valutazione archeoacustica dell’Ipogeo di Cividale del Friuli mediante tamburo sciamanico

TAG: archeo-acustica, archeoacustica, ipogeo, Cividale del Friuli, risonanza, ultrasuoni, tamburo sciamanico, SBRG, SB Research Group

In data 21 febbraio 2014 ci siamo recati nuovamente dell’ipogeo di Cividale del Friuli per valutare la possibilità di sollecitare il fenomeno di risonanza nelle camere dell’ipogeo rimaste invariate nella struttura.         

In particolare abbiamo voluto testare la risonanza della stanza nella quale l’effetto appare più intenso, ossia la stanza posta più profondamente all’interno dell’ipogeo (lettera D della mappa) che appare orientata a Sud con qualche grado di scarto.


Fig. 1 – Sopra: la mappa dell’Ipogeo di Cividale del Friuli. Sotto: l’ingresso della stanza più profonda, segnata con la lettera D sulla mappa

 

Ricordo che questa stanza era risultata accordata ad una frequenza che si aggira intorno ai 101-103Hz (102Hz di media) e sensibile al canto e alla preghiera (mantra) intonati intorno a questa frequenza da una voce maschile. La voce femminile, che non possiede questa estensione, non è in grado di sollecitare la struttura.

Ma se abbiamo iniziato lo studio di questo ipogeo non è perché utilizzato dai Celti come luogo di sepoltura o dagli antichi romani e dai longobardi come prigione, ma perché l’ipotesi suggerita dal ricercatore indipendente V. Maestra è che si tratti di una struttura molto più antica, ossia un tempio dedicato alla Dea Madre. Un tempio che sembrerebbe possedere delle caratteristiche di acustica tali da far ritenere che la sua destinazione d’uso fosse orientata più verso i rituali sacri che a luogo di sepoltura.

In particolare durante il nostro studio sono risultate sensibili al fenomeno di risonanza solo due camere (la C e la D della mappa), probabilmente le uniche stanze che hanno mantenuto le fattezze originali e che non sono state modificate in epoche successive per un uso non sacro.

Le nostre ricerche precedenti sono state regolarmente pubblicate sulla letteratura internazionale negli Stati Uniti (qui).

Ma è rimasto un mistero. Se consideriamo l’Ipogeo di Cividale un tempio di Madre Terra la cui datazione si perde nel tempo, dobbiamo considerare che questo culto era abitualmente condotto da sacerdotesse. Non per nulla poniamo questo ipogeo in paragone al più noto ipogeo di Hal Saflieni a Malta notoriamente dedicato alla Dea Madre.

Ma se furono delle religiose a condurre i riti in questi ambiti, appare un controsenso che l’unico modo per stimolare l’effetto di risonanza, che crea una forte emozionalità nei presenti durante i riti, sia solo una voce maschile. Doveva esserci qualche altro modo per attivare questo processo che era gestito da una donna che non poteva con la sola voce raggiungere quella estensione sonora in grado di attivare il fenomeno fisico della risonanza.

Dopo aver preso in considerazione questo aspetto abbiamo deciso di orientarci su uno strumento acustico di facile uso che fosse presente nel periodo storico corrispondente all’ipotetica costruzione del tempio dedicato alla Dea Madre.

Scartati gli strumenti a fiato per la tonalità troppo alta o altre metodiche (calici di vetro), comunque collaudati in sede, ci siamo orientati verso quel tipo di strumento a percussione che va sotto il nome di “tamburo sciamanico” tanto comune tuttora in riti esoterici o più comunemente usato nella musica celtica eseguita nel Nord Europa.

È questo uno strumento antichissimo praticamente ritrovato in tutte le culture del mondo e tuttora costruito. Si tratta di un tamburo a testa unica, costruito su un cerchio in legno massello sul quale è tesa una pelle animale, solitamente di capra o di cervo a seconda della cultura di origine. Ma le pelli possono essere ricavate anche da differenti animali a seconda della zona e della cultura.

Queste pelli vengono tese sulla cornice di legno ancora umide mediante corde in modo da acquistare il giusto grado di tensione con l’asciugatura.

Il diametro va dai 30 ai 50 cm e solitamente sul lato posteriore il tamburo sciamanico presenta l'impugnatura che può essere realizzata con corde o parti di pelli tagliate a strisce e poi legate. Oppure presenta una croce in legno incastrata nel cerchio di legno che permette di afferrarlo saldamente con una mano, mentre l’altra mano rimane libera per percuoterlo con una mazza in legno (battente) fornita di batacchio di pelle (o industrialmente di gomma).

Vi sono tuttora tantissimi artigiani in grado produrlo in numerose versioni e, anche per un possibile disegno presente sulla pelle, diventa ognuno un pezzo unico nel suo genere.

Il suono è profondo, ma il problema è che la pelle risente tantissimo dell’umidità e il suono può cambiare di tonalità in quanto se più asciutta la pelle è tirata al meglio, se nell’ambiente è presente dell’umidità la pelle è meno tesa e vibra di meno.

Sicché il suono può cambiare molto rapidamente ed è condizionato dall’ambiente dove si vuole suonare. Se l’ambiente è umido bisogna scaldare la pelle sopra il fuoco per ricavare un suono più puro.

Per la nostra ricerca abbiamo utilizzato un tamburo sciamanico di 50 cm di diametro in pelle di capra. Sulla pelle è disegnato il simbolo dell’Uccello di Tuono della mitologia nativa americana, ma a due teste, voluto dall’artigiano che l’ha prodotto. Tale disegno non modifica le caratteristiche sonore dello strumento, ma ha pura funzione di simbolo ornamentale.

 

Fig. 2 – Il tamburo sciamanico utilizzato durante l’esperimento visto frontalmente e nella sua impugnatura

 

Tale tamburo ha una frequenza di risonanza media, battendo al centro dello strumento stesso, intorno ai 55Hz. Ma, come si diceva sopra, questa sonorità può variare così tanto che all’inizio dell’esperimento l'efficienza è stata sicuramente maggiore piuttosto che dopo la lunga permanenza nell’ambiente umido dell’ipogeo che ha minato le caratteristiche sonore di questo strumento a percussione. Ugualmente percuotendolo con il battente verso la periferia l’intonazione cambia notevolmente alzando il tono della sonorità, ma diminuisce anche fortemente la pressione sonora che è in grado di esercitare.

Il tamburo è stato posizionato sia all’ingresso che in profondità della camera D. Ovviamente il maggior effetto si è ottenuto ponendo il tamburo nel nodo acustico ritrovato precedentemente. Per “nodo” si intende il punto nello spazio della camera in cui si ottiene il maggiore effetto acustico di risonanza. In questo caso si trova a circa mezzo metro dal fondo della camera e a circa un metro d’altezza. Più ci si allontana da questo punto è più l’effetto di risonanza diminuisce drammaticamente.

 

Fig. 3 – Il tamburo è stato utilizzato in diversi punti della camera D, ma ovviamente la migliore configurazione si è avuta nel nodo acustico (immagine in basso)

 

La risposta della struttura è stata sorprendente. Anche se il tamburo ha un’estensione delle sue frequenze intorno ai 55Hz, la stanza ha risposto egualmente a 103Hz, la frequenza per la quale è accordata. È ipotizzabile che l’elevata pressione sonora esercitata dalla percussione del tamburo o una delle sue armoniche abbia messo in vibrazione tutta la stanza che ha risposto alla sua frequenza di vibrazione.

L’effetto sonoro ci ha notevolmente stupiti, ma l’analisi grafica dei file registrati ci ha dato ragione delle nostre sensazioni soggettive in quanto presenta due picchi molto ben distinti, il primo dato dal tamburo sciamanico e il secondo dalla stanza.

Se guardiamo il grafico logaritmico delle registrazioni effettuate in questa occasione durante i nostri test sonori, notiamo la presenza di due picchi di maggiore intensità. Se puntiamo il cursore sul secondo picco possiamo verificare che si tratta della risposta della stanza accordata sui 103Hz. Risposta del tutto sovrapponibile a quella ottenuta con la voce maschile accordata sulla stessa frequenza. Se si punta il cursore sul primo picco si legge 55Hz, che è la frequenza media di emissione del tamburo sciamanico. Come si vede, la risposta in volume della stanza e uguale alla pressione sonora esercitata dal tamburo e presenta anche delle armoniche superiori a minor volume.

 

 Fig. 4 – Il grafico logaritmico che si ricava dall’analisi delle registrazioni: sono evidenti due picchi, uno determinato dal suono del tamburo (il primo da sinistra) ed uno proveniente dalla stanza

 

Percuotendo il tamburo ad un certo ritmo si ottiene una vibrazione quasi continua della stanza che, essendo composta proprio da quelle frequenze sulle quali stiamo indagando in un’altra linea di ricerca mediante elettroencelefalografia (EEG), sicuramente possiamo dire che sono in grado di interferire con l’attività cerebrale, creando uno stato di estasi.

Quello che appare evidente a questo punto è che, se questo ipogeo era in origine un tempio di Madre Terra, non era necessario che fosse sempre presente un uomo con la sua voce per sollecitare la risposta di risonanza, ma bastava che la sacerdotessa di Madre Terra usasse un tamburo durante il rito, battendolo al ritmo giusto e nella giusta posizione (nodo acustico). Mentre è ipotizzabile che gli astanti fossero seduti sui numerosi sedili scavati nella roccia posti poco distanti dal celebrante. Abbiamo verificato, infatti, che il suono si diffonde molto agevolmente all'interno dell'ipogeo.

 


Fig. 5 – L’apparecchiatura di registrazione digitale (Tascam DR-680) e i consueti microfoni Sennheiser (MHK3020), come da protocollo standard SBSA usato anche in questa occasione

 

Di seguito qui uno dei file registrati. Dopo il battere del tamburo si sente distintamente la risposta della stanza che fa andare addirittura in saturazione i microfoni. Per l’ascolto di questo file è necessario l’uso di una buona cuffia stereo con ampia componente di bassi. Se si usano gli altoparlanti standard per computer si può correre il rischio di non sentire nulla.

Per inciso, stante alcune critiche sulla eventuale pericolosità di sostare troppo a lungo nell’ipogeo per lo stazionamento al suo interno di gas Radon derivante dal sottosuolo, abbiamo voluto fare una misurazione con un contatore Geiger (tipo GAMMA-SCOUT modello w/ALERT).

L’ambiente è risultato libero da radioattività ed abbiamo misurato un massimo di 0,08-0,09 µSv/h. Non vi è pertanto alcuna pericolosità in questo ambiente. Va ricordato che nel ipogeo di Ravne in Bosnia avevamo misurato una radioattività massima di 0,20 µSv/h. Ricordiamo però che la soglia di allarme è stabilita in 0,4 µSv/h, mentre valori superiori a 0,60 µSv/h rivelano la presenza di una fonte radioattiva.

 

 

Fig. 6 – Il contatore Geiger dimostra una radioattività molto bassa in quanto la struttura, essendo sotterranea, è protetta dall’azione dei raggi cosmici e non vi è apparentemente presenza di gas Radon

 

Tutte le registrazioni sono state eseguite secondo il Protocollo Standard SBSA.

Paolo Debertolis – 24 gennaio 2014

 

Un sincero ringraziamento da parte di tutto il gruppo di ricerca SBRG al proprietario dell'ipogeo, sig. Gaetano Bront, per la sua disponibilità e gentilezza nel cedere anche nelle ore notturne i suoi antichi locali per le nostre sperimentazioni. Un grazie di cuore anche al sig. Federico Morandini che con pazienza ci concede le chiavi dell'ipogeo per le nostre ricerche praticamente a tutte le ore del giorno e della notte. Grazie anche alla nostra nuova collaboratrice, sig.ra Dolores Dreosti, per l'aiuto dato nelle nostre ricerche svolte presso Cividale del Friuli.

 

 


 

Risultati preliminari nello studio dell’Acropoli di Alatri dal punto di vista dell’archeoacustica


Tag: archeoacustica, archeo-acustica, Alatri, mura poligonali, basse frequenze, infrasuoni

Per confermare gli interessanti dati raccolti nell’agosto del 2013 si è voluto ritornare in questa splendida antica cittadina come deciso al termine della prima missione svolta nell’estate precedente.

 


Fig. 1 – Una immagine invernale di Alatri colta tra gli olivi della collina di Montelungo posta di fronte

 

Effettivamente sul punto più elevato dell’acropoli c’è qualcosa che spiega perché sulla cima si ergeva un tempio megalitico, sul quale poi è stato costruito l'attuale duomo di Alatri. Le vibrazioni a cospicuo volume e a bassa frequenza sono notevoli e in base a quanto da noi accertato precedentemente facilitano la preghiera e la meditazione.

Per far capire quali fossero le dimensioni dei blocchi utilizzati dai costruttori del tempio posto un tempo in cima all’acropoli, qui sotto vi è una foto di quello che rimane di esso, poi utilizzato come base per la costruzione della cattedrale. Gli incastri sono numerosi e tuttora perfetti, privi di legante, e ricordano decisamente quelli reperiti a Cuzco in Perù, in quanto la tecnica è la stessa.

 


Fig. 2 – Uno dei tanti blocchi dell’antico tempio che ora costituiscono la base del muro posto a nord dell’attuale duomo di Alatri. Nell’immagine anche l’autore di questo articolo come paragone dimensionale (statura 1,74 m)

 

Le registrazioni effettuate in questa occasione sono state eseguite sia all’interno che all’esterno della attuale chiesa dedicata a San Paolo costruita sul tempio pagano. All’interno, liberi dai suoni dell’ambiente, le registrazioni sono state superbe. All’esterno un po’ meno, in conseguenza del rumore continuo dovuto ai veicoli sempre presenti nella strada di passaggio posta alla base della collina e sulla quale è adagiata Alatri ed all’attività umana presente nella città stessa.

Le registrazioni sono state svolte all’alba e, oltre al fattore archeoacustico di studio, hanno dato la possibilità di contemplare i paesaggi stupendi visibili dall’alto dell’acropoli nella cornice invernale.

Per il 21 dicembre 2013 si voluto anche osservare sull’antica incisione presente su una pietra all’interno dell’angolo Sud-Est delle mura se fosse stato previsto qualche particolare allineamento durante il Solstizio d’Inverno al sorgere del sole, ma così non è stato. Tale incisione, che aveva anche la funzione di astrolabio, risulta orientata dunque solo per gli equinozi, mentre per altri riferimenti presenti su di essa, le ipotesi sono tante anche se un’interpretazione definitiva appare ancora lontana.

 

Fig. 3 – Il paesaggio visibile dall’angolo Sud-Est dell’acropoli al sorgere del sole del 21 dicembre 2013 (sopra). Nell’immagine posta sotto è visibile in primo piano a destra e in basso l’antico astrolabio orientato sugli equinozi (e non sui solstizi) che probabilmente risale alla costruzione dell’acropoli o poco dopo

 

Gli equinozi evidentemente erano importanti nello scandire il ritmo delle stagioni per il popolo che costruì questa acropoli. Va infatti ricordato che la Porta Minore posta a Nord della cittadella sacra è ugualmente orientata astronomicamente per illuminarsi totalmente solo negli equinozi, mentre la Porta Maggiore, posta a Sud, è orientata perfettamente nel suo spazio con il Nord Astronomico.

Spiace che le amministrazioni pubbliche continuino a trascurare questo straordinario segno del passato, ossia tale astrolabio inciso su una enorme pietra liberata alcuni decenni fa dalla copertura di terreno. È di fatto evidente un inaccettabile deterioramento della stessa come evidente nelle foto prese nell’agosto 2013 e nel dicembre dello stesso anno. Probabilmente le gelate presenti dopo le forti piogge autunnali hanno avuto un certo ruolo nel degradare l’incisione vista la relativa durezza della stessa pietra. Eppure basterebbe così poco per proteggerla.

 

Fig. 4 – L’antico astrolabio come visibile dell’agosto del 2013 (sopra) e nel dicembre dello stesso anno (sotto). La differenza non è attribuibile ad un’ora diversa della ripresa, entrambe sono state colte all’alba, ma ad un reale deterioramento

 

Non si può dire anche che le numerose altre pietre di queste mura ciclopiche non stiano subendo la stessa degradazione, ma l’insipienza degli uomini verso i propri tesori storici anche in questo caso si rende manifesta come in altre tragiche occasioni.

Ritornando agli aspetti di archeoacustica del posto, analizzando i vari file registrati ad Alatri e dintorni appare sempre più evidente la motivazione della  costruzione del tempio sulla cima della collina che ora è occupata dalla cittadina di Alatri.

Come in altri siti sacri studiati dal SBRG anche qui c’è qualcosa di speciale. In particolare a livello di quello che viene chiamato dagli storici “l’ombelico” dell’acropoli e che si trova sul lato Nord della chiesa costruita sopra l’antico tempio.

 


Fig. 5 – La facciata principale della basilica cattedrale di San Paolo Apostolo (facciata Est) costruita sopra l’antico tempio

 


Fig. 6 – Gran parte delle registrazioni sono state eseguite a livello dell’apice dell’acropoli, detto "l’ombelico" dell’acropoli

 

Esiste una notevole prevalenza di basse frequenze in questa sede come appare evidente dal grafico del file raccolto a mezzanotte sul lato Nord dell’antico tempio ora chiesa cattolica. Tale anomalia è ancora più evidente se viene confrontato con quanto rilevato nella stessa notte nei file raccolti lungo il lato Est dell’acropoli.

 


Fig. 7 – Gran parte dei file raccolti nel cosiddetto “ombelico” della rocca sono stati raccolti di notte

 


Fig. 8 – Grafico raccolto nel cosiddetto “ombelico” della rocca dove è presente una frequenza intorno ai 30-31-Hz (sopra) posto a confronto con quello rilevato lungo il lato Est (sotto)

 

Come si vede dalle immagini poste qui sopra il secondo grafico è privo del picco di basse frequenze presente intorno ai 30-31Hz e reperibile al centro dell’acropoli. Il suono sembra sia concentrato proprio nell’ombelico della rocca e si sfuma fino a scomparire allontanandosene. È probabile che le vibrazioni provengono dalla faglia che passa proprio lì vicino e che vengono a incanalarsi per qualche strano fenomeno sulla cima della collina. 

 


Fig. 9 - La mappa dell’acropoli (sopra) e la sua visione aerea (sotto). Il lato superiore corrisponde al Nord (immagini dall'archivio di O.Tofani)   

 


Fig. 10 – La carta geologica della zona di Alatri dimostra un notevole movimento di faglia presente nel sottosuolo che può spiegare le vibrazioni che si raccolgono sull’apice dell’Acropoli di Alatri (mappa realizzata dal geologo dott. Rocco Torre)

 

L’esposizione continuata a queste vibrazioni nell’assenza di rumori può avere un notevole effetto sulla psiche di chi si reca in quel luogo in preghiera e o in meditazione, favorendo la discesa in un’estasi mistica. Certo di questo gli antichi se ne erano accorti, pur non possedendo la stessa strumentazione di oggi, ma semplicemente rendendosi conto che in quel luogo erano più vicini a Dio.  Sapienza antica ed attenzione per la cura dello spirito

La Porta Minore perfettamente orientata secondo gli equinozi (si illumina totalmente solo in quelle date per un breve periodo esattamente come le otto facce della Grande Piramide di Giza) è un luogo ideale per registrare la stessa vibrazione senza essere disturbati dai rumori presenti in campo aperto. Ciò ha permesso la realizzazione di registrazioni quasi libere dai rumori.

 

 

Fig. 11 - Anche in questo caso l’autore dell’articolo serve da paragone per comprendere le dimensioni dei blocchi di pietra che compongono le mura poste accanto alla Porta Minore, pesante ognuno una dozzina di tonnellate

 

Anche accanto la Porta Minore i file registrati molto presto al mattino presentano caratteristiche simili a quelle registrate all’apice della rocca. In essi solo qualche piccolo rumore d’esterno, ma attutito dalla posizione abbastanza protetta. Si pone qui  un file d’esempio da ascoltarsi solo se dotati di cuffie stereo ad alta fedeltà con ampia componente di bassi, altrimenti si può correre il rischio di non sentire nulla perché i normali altoparlanti di un computer non hanno una risposta in frequenza sufficiente alle basse frequenze.

Il grafico comune a tutti file raccolti all’interno della Porta Minore presentano un andamento non molto dissimile da quelli raccolti all’apice della rocca dalla quale si trova poco distante. Le variazioni di volume riscontrabili nei diversi grafici sono determinate dalla variazione del volume di registrazione. Ciò che conta in questa ricerca è soprattutto  la forma del grafico.

 


Fig. 12 – La forma del grafico dei file raccolti al riparo della Porta Minore è molto simile a quella rilevata sulla cima della rocca

 

Sono state esaminate anche le zone circostanti Alatri per evidenziare se lo stesso tipo di vibrazione è presente anche altrove. In realtà qualcosa è presente anche nelle colline vicine, ma è percepibile solo dagli strumenti e non fisicamente. Bisogna ricordare che le basse frequenze non sono direzionali e non vengono assorbite molto dal terreno attraversato, quindi viaggiano bene anche a distanza. Ma il basso volume riscontrabile ad esempio sulla collina posta di fronte ad Alatri,  Montelungo - La Crocetta, non è in grado di essere colto distintamente da chi vi si pone sopra come in cima all’acropoli di Alatri. Ciò potrebbe spiegare perché gli antichi abbiano scelto proprio la collina di Alatri per costruire il loro tempio pur avendo a disposizione una lunga sequenza di colline con caratteristiche simili.

 


Fig. 13 – Immagine delle registrazioni eseguite sulla collina di Montelungo - La Crocetta

 

In poche parole, anche se bisogna essere prudenti, si può supporre che la scelta di costruire un'acropoli proprio in cima alla collina di Alatri sia stata motivata più da ragioni mistiche-spirituali che conseguenze di una scelta di difesa militare. Ciò spiegherebbe anche il perfetto orientamento delle porte presenti nelle mura dell’acropoli.

Sorge a questo punto un altro mistero difficilmente spiegabile. In un’acropoli perfettamente orientata nelle sue porte, pur con la difficoltà di posizionamento corretto di blocchi di pietra enormi, non si capisce perché proprio sulla spianata del tempio, dove i problemi costruttivi erano inferiori, questo sia stato edificato senza un perfetto orientamento Nord-Sud o Est-Ovest. Certo l’orografia del territorio può spiegare la pianta poligonale dell’acropoli che forse segue la forma della collina naturale, ma ciò non spiega perché il tempio principale non sia stato ugualmente orientato secondo criteri astronomici, ritrovandosi in un punto della collina relativamente piano.

Il muro del lato Nord del tempio, ancora presente, è infatti orientato secondo un azimut intorno ai 259° (per alcuni 261°) invece che a 270°. Questa deviazione di circa 11° (o di 9°) rispetto l'asse Est-Ovest appare misteriosa ed inspiegabile, visto il perfetto orientamento delle porte presenti nella compagine delle mura molto più difficili da collocare correttamente dal punto di vista architettonico. E' evidente che ci deve essere stata un'altra ragione, forse politica, per orientare il tempio in quella maniera.

 


Fig. 14 – È abbastanza facile misurare l’azimut dell’antico tempio seguendo lo spigolo Nord-Est dell’attuale basilica costruita sopra ad esso e che ripete l'orientamento dello stesso

 

Le registrazioni effettuate all’interno della basilica cattedrale di San Paolo Apostolo nella loro perfezione del silenzio hanno registrate le stesse vibrazioni anche se a volume più basso che all’esterno. Ciò è attribuibile al fatto che al di sotto della chiesa è presente un sotterraneo che con la presenza d’aria al suo interno frena la trasmissione del suono a bassa frequenza, più rapido e intenso nella roccia.

È ipotizzabile che il tempio, sottostante tuttora la chiesa, non soffrisse di questo difetto e l’effetto sull’organismo umano fosse più intenso per una migliore trasmissione della frequenza meccanica. Per questo motivo chi si pone accanto al cosiddetto “ombelico” percepisce meglio questo fenomeno, anche se distratto dai rumori esterni.

 

 

Fig. 15 – Le registrazioni all’interno della basilica cattedrale di San Paolo Apostolo sono state eseguite in particolare nella navata di sinistra perché più libera da rumori provenienti dalle finestre

 

Tutte le registrazioni effettuate sono state eseguite secondo il nuovo protocollo SBSA (qui) anche per la ricerca di eventuali onde elettromagnetiche spurie in grado di inficiare le registrazioni. Si sono infatti usati i sensori ad ampio spettro per onde elettromagnetiche previsti dal protocollo che non hanno dimostrato nulla di anormale in grado di alterare le registrazioni effettuate ad Alatri.

 


Fig. 16 – Anche in questo caso si sono utilizzati i sensori per onde elettromagnetiche secondo il protocollo SBSA

 

Nel prossimo marzo si effettueranno gli ultimi rilievi per concludere la ricerca di archeoacustica in questa splendida Città.

Paolo Debertolis – 16 gennaio 2014

 

Si ringrazia di cuore don Antonio Castagnacci per la disponibilità nel concederci la possibilità di effettuare registrazioni anche all’interno della basilica concattedrale di San Paolo apostolo (duomo di Alatri) e, per l’aiuto fornitoci, anche il suo collaboratore, sig. Sisto Macciocca.

Si ringrazia inoltre il ricercatore indipendente Ornello "Paolo" Tofani e suo figlio Claudio per la documentazione e lo straordinario supporto fornito per questa ricerca.

 

 


 

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