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Analisi archeoacustica nel recinto sacro “D” a Göbekli Tepe nel Sud dell’Anatolia in Turchia

Paolo Debertolis*, Daniele Gullà**, Heikki Savolainen***

 

*Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Trieste e Super Brain Research Group

   **Super Brain Research Group, Bologna, Italy

***HSS Production e Super Brain Research Group, Helsinki, Finland

 

Riassunto – Il nostro gruppo di ricerca ha effettuato una valutazione archeoacustica del recinto sacro “D” nel sito archeologico di Göbekli Tepe. Questo sito è la più antica località archeologica riconosciuta dagli archeologi di tutto il mondo e la sua presenza è stata datata 7.000 anni prima della costruzione delle piramidi egizie. Grazie allo scopritore del sito abbiamo avuto la possibilità di registrare le vibrazioni provenienti dal sottosuolo, valutare i campi magnetici presenti in loco e studiare il suono prodotto colpendo con mano il pilastro centrale n.18. I risultati sono stupefacenti e confermano che Göbekli Tepe ha gli stessi aspetti archeoacustici di molti altri luoghi sacri tipici che abbiamo studiato in Europa e Asia Minore. Tuttavia la scoperta più interessante è stata la comprensione che il pilastro che abbiamo esaminato è probabilmente al centro di un sofisticato meccanismo di vibrazioni e di campi magnetici che possono modificare l’attività cerebrale. Questa scoperta è in contrasto con la nostra conoscenza del livello di tecnologia raggiunta dalla civiltà che ha costruito questi sacri templi. I nostri risultati devono essere considerati come risultati preliminari, ma a causa della morte dell’autore della scoperta del sito e l’attuale situazione geopolitica presente oggi in Turchia non potremo continuare la ricerca. Ci auguriamo che altri ricercatori potranno confermare i nostri risultati in futuro.

 

Parole chiave - archeoacustica, Göbekli Tepe, suoni a bassa frequenza.

 

Atti della Conferenza Scientifica “5th HASSACC 2017 - Human And Social Sciences at the Common Conference", Slovakia, Žilina, 25-29 Settembre, 2017: pp. 107-114.

(http://www.hassacc.com).

Pubblicato da: EDIS - Publishing Institution of the University of Zilina, Univerzitná 1, 01026 Žilina, Repubblica Slovacca.

ISBN: 978-80-554-0949-8, ISSN: 1339-522X

Potete trovare il testo originale della pubblicazione scientifica qui.

Potete trovare il testo originale dell'articolo in inglese dalla pagina web del congresso qui.


 

Ricognizione archeoacustica nel castello di Montebello (Rimini)

Paolo Debertolis*, Daniele Gullà**

 

*Dipartimento di Scienze Mediche - Università degli Studi di Trieste

**Super Brain Research Group, Bologna

 

Riassunto - Dopo sette anni di ricerca dal punto di vista dell’archeoacustica i vari luoghi sacri in Europa ed in Asia, un altro studio è stato completato con questa metodica nel castello di Montebello, altrimenti noto come il castello di Azzurrina. Esso si trova a Montebello Torriana (Rimini, Italia) sopra la Valle di Marecchia e Uso. La collina su cui è stato costruito il castello è un interessante sito archeologico la cui origine è stata persa nel tempo. Sappiamo che nel III° secolo dC l'Impero Romano ha eretto una torre di osservazione ancora presente in una parte del castello. Tuttavia questa torre a sua volta fu costruita su un sito sacro ben conosciuto, utilizzato dalla civiltà celtica, che è stata presente per molto tempo in questa valle prima della dominazione romana. Tutti i nostri risultati in questa sede mostrano che molti dei miti collegati al castello potrebbero essere attribuiti a fenomeni fisici presenti in questo sito in modo analogo a quanto ritrovato in altri siti sacri riconosciuti che abbiamo analizzato in Europa.

 

Parole chiave - archeoacustica, fenomeno fisico, fotocamera TRV, PIV, UV, Malatesta, Montebello, castello.

 

Questo articolo scientifico è stato pubblicato nel 2017 sulla rivista scientifica on-line Arts and Humanities Open Access Journal (vol.1 n. 1): 00003, DOI: 10.15406/ahoaj.2017.01.00003.

 

Potete trovare l'articolo originale in lingua inglese qui.

 


 

 

Melodie cellulari: quando il suono parla alle cellule staminali

C. Ventura (1,2,3) , D. Gullà (2,4) , M. Graves (2) , A. Bergonzoni (2) , R. Tassinari (3) , C. Cavallini (3) , and J. von Stietencron (2)

(1) Istituto Nazione di Biostrutture e Biosistemi (INBB), Laboratory of Molecular and Cellular Biology, University of Bologna,Bologna, Italy

(2) VID art|science/INBB, Bologna, Italy

(3) Stem Wave Institute for Tissue Healing (SWITH), Ettore Sansavini Health Science Foundation, Lugo (Ravenna), Italy

(4) Super Brain Research Group, Italy

 

Riassunto - Background: Le nostre cellule producono vibrazioni acustiche che possono informarci sul loro stato di salute o di malattia. La musica e la voce, attraverso la potenza diffusa del suono, permeano il nostro corpo. Le cellule staminali si trovano in tutti i tessuti del corpo, orchestrando la riparazione dei tessuti per tutta la vita. Ma il suono della musica e delle parole può influenzare le cellule staminali umane? Questa affascinante domanda è stata il tema conduttore di "CelMelodies", un esperimento dal vivo mondiale, organizzato dal 7 al 9 novembre 2016 a Bologna, in Italia, dalla VID art|science, un movimento internazionale di artisti e scienziati (www.vidartscience.org), e curato da Carlo Ventura, professore di Biologia Molecolare e studioso delle cellule staminali presso l'Università di Bologna, con Julia von Stietencron, direttore artistico di VID art|science. Materiali e metodi: sulla scena, insieme a Milford Graves, un famoso batterista jazz con sede a New York e Alessandro Bergonzoni, un rinomato attore teatrale, c'erano sul palco cellule staminali umane di origine adiposa esaminate da un microscopio dotato di capacità di produrre immagini multispettrali (MSI). La MSI consente la raccolta e l'elaborazione di informazioni attraverso lo spettro elettromagnetico (luce) e viene utilizzato per rilevare gli spettri di emissione elettromagnetica prodotta dalle cellule staminali in risposta ai modelli sonori generati dagli artisti. I dati della MSI sono stati proiettati su uno schermo e resi visibili al pubblico. Risultati: Diversi modelli di MSI sono stati generati dalle cellule staminali in risposta ai diversi spettri sonori prodotti dai musicisti, le cui performance affondano le radici nei ritmi e nei suoni ancestrali dell'Africa e dell'America Latina, usando il battito cardiaco come l'inizio di ogni ritmo possibile. La MSI ha anche rivelato che gli spettri di emissione delle cellule staminali sono notevolmente cambiati durante la performance dell'attore, variando in base al pattern di emissione sonora creato dalla sua finestra di dialogo. Conclusioni: Per la prima volta abbiamo fornito prove che le cellule staminali umane sono in grado di rispondere con diverse forme vibranti al suono generato dagli artisti sotto forma di dialogo musicale o vocale in tempo reale. Gli esperimenti futuri saranno orientati al fine di rivelare se le risposte cellulari osservate possano essere associate a cambiamenti nell'espressione genica / proteica e nel tipo di segnali, che sono rilevanti per l'omeostasi delle cellule staminali umane.

Parole chiave: cellule staminali derivate dall'adipe umano, vibrazioni sonore, musica, immagini multispettrali. Vibrazioni cellulari.

 

Questo articolo scientifico è stato prodotto in collaborazione con altre istituzioni dal nostro ricercatore Daniele Gullà e pubblicato come ricerca originale sul Volume 5, Numero 2: e2231 (2017) della pubblicazione scientifica CellR4. Cell4 è una pubblicazione scientifica con particolare attenzione sulla riparazione, replica, rigenerazione, riprogrammazione e differenziazione cellulare.

Potete trovare il lavoro originale in lingua inglese nel sito della rivista scientifica qui.

 

 


 

 

 

Analisi archeoacustica dell'ipogeo di Xaghra nell'isola di Gozo a Malta

**Paolo Debertolis, **Nina Earl, ***Natalia Tarabella

 

 *Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Trieste, Italia

 **SB Research Group, Londra, Regno Unito

***SB Research Group, Firenze, Italia

 

Riassunto - L'archeoacustica rappresenta un nuova metodica di interpretazione per questioni antropologiche pertinenti sia le antiche architetture che le popolazioni del passato. In varie ricerche condotte in un certo numero di siti antichi in tutta Europa e in Asia abbiamo scoperto la presenza di fenomeni naturali in grado di influenzare l’attività del cervello umano. In studi precedenti abbiamo dimostrato che proprio per questo motivo le antiche popolazioni mediante l'uso di semplici metodi empirici hanno scelto non casualmente la localizzazione dei loro siti cerimoniali. In particolare nell’ipogeo di Xaghra, un cerchio megalitico situato sull'isola di Gozo a Malta, abbiamo scoperto potenti infrasuoni e basse frequenze udibili in grado di influenzare l’attività cerebrale. Le cavità sotterranee e i megaliti circostanti agiscono come una cassa di risonanza che amplifica i suoni naturali presenti ed è anche possibile che le grotte naturali siano state appositamente modificate per migliorarne le caratteristiche sonore. Alcune simili caratteristiche naturali sono state scoperte anche in altri siti archeologici in Europa e in Asia, inclusi Epidauro in Grecia e Gobekli Tepe in Turchia. Questo è il terzo e conclusivo articolo sui risultati delle nostre ricerche dal punto di vista archeoacustico nelle di isole di Malta e Gozo situate nel cuore del Mar Mediterraneo.

 

Parole chiave: archeoacustica, basse frequenze, Gozo, Malta, Epidauro, Gobekli Tepe.

 

Questo articolo scientifico sarà pubblicato sul fascicolo di Giugno 2017 (Volume 5, Numero 1) del Journal of Anthropology and Archaeology (USA), ISSN 2334-2420 (Print Version) 2334-2439 (Online Version): 1-16. 

Potete trovare la bozza dell'articolo originale in lingua inglese qui.

Potete trovare l'articolo pubblicato (E-Publication FirstTM) sull'edizione on-line del Journal of Anthropology and Archaeology qui.


 

 

L'archeoacustica nell'archeologia

Natalia Tarabella*, Paolo Debertolis**

 

*SB Research Group, Firenze

**Dipartimento di Scienze Mediche - Università di Trieste

 

Riassunto L’archeoacustica rappresenta un approccio di analisi per tutti i siti archeologici che hanno caratteristiche acustiche interessanti o fenomeni fisici naturali che possano influenzare l'attività cerebrale. Può anche essere utilizzata ad esempio per dimostrare le caratteristiche sonore volutamente inserite nel disegno di antiche strutture dagli architetti di quel tempo. Questa non è l'unica applicazione nella metodologia dell’archeoacustica, seguendo un approccio antropologico, essa può spiegare perché durante certi rituali in questi siti compariva uno stato alterato della coscienza che intensificava tale l'esperienza. In realtà i fenomeni naturali, ora scientificamente misurabili, erano in grado di influenzare lo stato psicologico delle persone inducendo stati mistici. Nel corso di sette anni di ricerca in questo campo abbiamo dimostrato che le civiltà antiche avevano una certa conoscenza di questo fenomeno mediante la comprensione del significato del perché certi luoghi specifici erano stati scelti per la costruzione dei loro i templi. Utilizzando apparecchiature di registrazione digitale, è ora possibile registrare bande di frequenza del suono non udibili normalmente. Sicché queste bande sonore inudibili hanno un effetto diretto sul fisico umano e la mente umana senza che le persone possano essere a conoscenza dell'esistenza di queste vibrazioni meccaniche in grado di modificare il loro stato di coscienza.

Parole chiavearcheoacustica, ultrasuoni, infrasuoni, basse frequenze sonore.

Atti del congresso del 19th International Conference and Assembly of the Experts of the Foundation Romualdo Del Bianco “HERITAGE FOR PLANET EARTH 2017 - Smart Travel, Smart Architecture and Heritage Conservation and its Enjoyment for Dialogue", Firenze, 11-12 Marzo 2017: 240-246.

Potete trovare l'articolo originale in lingua inglese qui.

 



 

 

 

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