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Ricerca di archeoacustica alla Dolina dei Bugomili nel Nord-Est d’Italia

 

Tag: dolmen, menhir, dolina, Bugomili, archeo-acustica, archeoacustica, archeologia, SBRG, SB Research Group

Nel maggio 2014 il team SBRG ha iniziato ad esaminare un probabile sito neolitico posto al confine con la Slovenia denominato la Dolina dei Bugomili.

Una dolina è un profondo avallamento del terreno dovuto al crollo di una galleria sotterranea determinata da un fiume sotterraneo. In particolare nel Carso triestino è causata dal cosiddetto  fenomeno del “carsismo”. Il carsismo si sviluppa principalmente a seguito della dissoluzione chimica delle rocce calcaree. La corrosione avviene per opera delle acque meteoriche che, oltre a contenere una certa quantità di anidride carbonica atmosferica disciolta al loro interno, scorrendo sulla superficie del suolo e attraversando lo strato superficiale del suolo si arricchiscono ulteriormente di CO2.

Ciò causa la formazione di lunghi percorsi sotterranei che con il loro crollo a volte creano un inghiottitoio, ossia una profonda depressione nel terreno di forma grossomodo rotondeggiante.

Nel caso della Collina dei Bugomili la depressione nel terreno è stata sfruttata per costruirci da tempo immemorabile  una specie di anfiteatro con caratteristiche acustiche straordinarie. Di lato, in fondo all’avvallamento, un dolmen ricoperto con terra di riporto e con uno stretto passaggio di entrata ed una camera rotondeggiante al termine di questo corridoio. Per certi aspetti può ricordare molto le fattezze delle Tombe dei Giganti in Sardegna.

Di seguito alcune immagini dell’anfiteatro in totale stato di abbandono e cerchiata in rosso l’entrata del dolmen.

 


Fig. 1 - La Dolina dei Bugomili. Cerchiata in rosso l'entrata del dolmen posto sul fondo dell'avvallamento

 

 Fig. 2 - L’entrata del dolmen. In primo piano l'antropologo Alessandro Severi che ha già collaborato con il gruppo SBRG nelle nostre ricerche effettuate in Bosnia-Erzegovina

 

Fig. 3 - Il lungo e stretto corridoio che porta alla camera rottondeggiante posta alla fine di esso. Il tutto è costruito con grosse pietre a secco e poi ricoperto con terra di riporto

 

Come è possibile osservare dalle immagini poste qui sopra, la struttura è stata tutta costruita in pietra a secco e poi ricoperta con terra

Lo studio di archeoacustica è iniziato, come in altri siti esaminati secondo lo standard SBSA per l’archeoacustica, ponendo un tamburo sciamanico (o altresì detto anche “irlandese”) all’esterno della struttura megalitica registrando le armoniche prodotte.

 


 Fig. 4 - Sono state registrate le frequenze provenienti da un tamburo sciamanico suonato nel sito al di sopra del dolmen come valore base del suono presente all'interno della dolina

 

Ma, poi, ponendosi con il tamburo sciamanico all’ingresso della camera, è possibile far entrare in risonanza tutta la dolina che risuona a tre frequenze specifiche che sono ben diverse dalla frequenza base del tamburo e delle sue armoniche.

Non si sa quando è stata costruita questo dolmen, ma i menhir dispersi all’interno della dolina fanno pensare ad una costruzione molto antica, quasi sicuramente preistorica. Le prime tracce sui documenti risalgono al ‘600, ma la tradizione orale racconta che anche l’eresia bugomilica lo ha utilizzato nel Medio Evo. Di solito i bugomili non costruivano questi manufatti, ma casomai si limitavano ad utilizzare tali strutture sotterranee già preesistenti. Inoltre, durante alcuni scavi, sono stati trovati al suo interno dei cocci di piatti romani. Risulta poco credibile che nel Medio Evo qualcuno avesse deciso di mettere dei piatti romani proprio lì dentro, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse preesistente.

Di seguito alcuni dei menhir dispersi all’interno della struttura megalitica.

 


Fig. 5 - Sono numerosi i menhir dispersi a diversi livelli nella dolina

 

Alcuni storici hanno ipotizzato trattarsi di un tribunale celtico sulle cui gradinate poteva stare seduto il pubblico. Questa teoria appare difficilmente accettabile. Se vi era un pubblico, questo doveva stare in piedi. Infatti i gradini appaiono troppo alti per favorire il sedersi e se questo fosse accaduto le persone dovevano far pendere con le gambe e con il bordo tagliente delle pietre non sarebbe stato per nulla comodo. L’aspetto è comunque nettamente preistorico e la sua origine va retrodatata anche in base alle caratteristiche di archeoacustica ritrovate in questa prima esplorazione.

Questo sito rappresenta una prossima sfida per il nostro gruppo di ricerca. Il volume e la timbrica del suono del tamburo  cambia sostanzialmente nell’anfiteatro quando  si attiva la risonanza andando a mettere il tamburo a cavallo tra la stanza sagomata a cupola, presente all’interno del dolmen, e il corridoio d’entrata. Ossia la cupola fa da cassa di risonanza e fa vibrare tutto l’anfiteatro quando il tamburo viene collocato nel “nodo” di risonanza. È stato possibile rilevare questo sia graficamente che direttamente con i microfoni all’esterno del dolmen.

 

 

  Fig. 6 - Le caratteristiche sonore del tamburo sciamanico all'aria aperta. E' evidente una frequenza base di 71Hz da cui si dipartono poi le sue armoniche

 

 Fig. 7 - L'analisi sonora del suono che si propaga all'interno della dolina quando il tamburo suona all'interno della camera. Il suono dello strumento viene filtrato ed all'esterno fuoriescono solo tre frequenze che corrispondono alle frequenze di risonanza della camera rotondeggiante centrale del dolmen

 

 

Di seguito un file sonoro di esempio registrato nella dolina durante l’esperimento (circa al secondo 17 si può percepire la differenza del suono quando si attiva la risonanza).

Tale fenomeno è da ritenersi non casuale e tutta la struttura sembrerebbe avere una funzione rituale in funzione dell’acustica.

A riprova di quanto appena detto si può paragonare quanto ritrovato invece in un’altra stanza posta a metà delle gradinate dell’anfiteatro. Tale stanza, ben integrata nel complesso generale dell’anfiteatro, pur essendo costruita con la medesima metodica del dolmen è totalmente priva di caratteristiche sonore che ne fanno un semplice rifugio, dotato anche di feritoie che ne illuminano l’interno.

 


Fig. 8 - La seconda stanza presente ad un livello più alto della gradinata e di lato alla dolina (cerchiata in rosso l'entrata). La foto è ripresa dal fondo della dolina

 


 Fig. 9 - Particolare dell'entrata della stanza-rifugio

 

Fig. 10 - Le feritoie presenti nella stanza-rifugio riprese dall'interno e dall'esterno. Questa stanza è risultata totalmente priva di proprietà sonore

 

La stanza a cupola posta centralmente al dolmen è, invece, priva di luce ed è situata dopo un lungo corridoio, similmente ad altri tempi neolitici, ad esempio Newgrange in Irlanda anche se in scala decisamente più piccola.

 


Fig. 11 - Il lungo corridoio di Newgrange che conduce ad una sala centrale rotondeggiante. Disegno di William Frederick Wakeman, 1900

 

 

Fig. 12 - Per la valutazione delle caratteristiche sonore della camera a cupola posta alla fine del lungo corridoio i microfoni sono stati posti all'interno della struttura e al suo ingresso

 

Fig. 13 - Per tutte le altre valutazioni di archeoacustica i microfoni sono stati posti al centro della dolina

 
Tra le altre caratteristiche acustiche rilevate, esiste anche una bassa frequenza continua rilevabile in questa sede e in parte nel circondario della dolina. Di probabile origine dal movimento sotterraneo delle acque sembrerebbe non avere altra spiegazione, ma giustifica la scelta proprio di questa dolina per erigervi un tempio, esattamente come molti altri templi neolitici da noi esaminati.

Le ricerche di archeoacustica su questo sito proseguiranno nei prossimi mesi.

Paolo Debertolis – 7 luglio 2014

 

 


 

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