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Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne – Teorie sui manufatti e le strutture

 

TAG: piramidi Bosnia, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group

 

Fig. 1 - Piccoli manufatti ritrovati durante gli scavi nei tunnel

 

Quale è la situazione attuale (2010) dagli scavi nei tunnel di Ravne (Valle di Visoko - Bosnia-Erzegovina) e quali le ipotesi emerse dal sopraluogo del nostro gruppo di ricerca?

In primo luogo che possono esserci diversi momenti storici di sviluppo dei tunnel, costruzione e poi sigillatura, ai quali si è poi sovrapposta un’altra civiltà, probabilmente temporalmente localizzata molto più tardi (forse nel tardo Periodo Neolitico o nel Periodo Protostorico), cha ha riabitato l’ingresso dei tunnel, mai sigillato integralmente, e che ha lasciato molte tracce del suo passaggio.

Esistono diversi reperti organici raccolti nel primo tratto dei tunnel che datati al C14 da varie istituzioni scientifiche hanno fornito un periodo compreso tra i 3.900 anni (Università di Upsala - Svezia) e i 5.000 anni (Christian-Albrechts  University a Kiel - Germania) dal tempo presente.

Vi sono stati anche dei i minatori che negli anni '60 si sono avventurati in questi anfratti alla ricerca dell'acqua per alimentare una fonte sottostante per i contadini, tuttora presente all'esterno dei tunnel. Essi hanno posto un tubo traforato sotto la pavimentazione del tunnel principale con lo scopo di raccogliere l'acqua di filtrazione dalle pareti e convogliarla attraverso questo tubo all'esterno. Hanno anche posto dei puntelli di sicurezza durante il percorso iniziale del tunnel, ma, tutto sommato, il loro intervento non è stato particolarmente destruente e limitato solo alla parte iniziale del tunnel, senza condizionare i tunnel laterali.

Nel 2007, quando in seguito i tunnel furono riaperti all'accesso pubblico e si iniziarono gli scavi, all’ingresso del tunnel furono trovati parecchi segni di quella antica civiltà che riabitò in epoca più tarda i tunnel e che lasciò tracce di fuochi per illuminare o scaldarsi. Di questa civiltà, probabilmente dell’Età del Bronzo o poco dopo, furono ritrovati anche alcuni stampi per la colatura di fusioni in bronzo per forgiare piccoli oggetti metallici come ad esempio punte di frecce.

 


Fig. 2 - Piccoli manufatti ritrovati lungo ll tratto iniziale delle gallerie. Si tratta di stampi per fusioni in metallo (dal catalogo dei manufatti ritrovati  dalla Fondazione che cura gli scavi nel primo tratto dei tunnel di Ravne; reperti n.26 e 44)

 

Ma se penetriamo in profondità nei tunnel dopo la rimozione della terra non vi è alcuna traccia di chi li ha chiusi o altri segni che possano raccontare qualcosa di quelli che li costruirono o li sigillarono, tranne alcuni piccoli monoliti ritrovati in corrispondenza di alcune stanze da dove si dipartono altri tunnel.

Nessuna traccia del fumo di torce ritrovato all’ingresso e neppure sostegni che potessero reggere qualche tipo di lampada. Eppure nei tunnel vige il buio più assoluto.

Nulla di nulla, come se coloro che sigillarono i tunnel si preoccuparono anche di far sparire qualunque cosa, oppure in origine i tunnel erano già vuoti e ciò che conta si trova solo più avanti, laddove i lavori di rimozione della terra non sono ancora giunti.

Se questi tunnel fossero solamente i resti di un'antica miniera, come alcuni propongono, ci dovrebbe essere ancora qualche segno dei lavori estrattivi, come ad esempio i residui del materiale accumulato durante l'estrazione, cosa che non è mai stata trovata all'esterno in nessun luogo.

Ma poi, che senso avrebbe scavare nel conglomerato di origine sedimentaria, che non possiede al suo interno alcuna vena metallica o carbonifera? L'ipotesi di un'antica miniera, va pertanto rigettata anche se le tecniche di scavo e di apposizione di muretti a secco per rinforzare le pareti appaiono molto simili a quelle rirovate in antiche miniere del periodo preistorico o protostorico.

 


Fig. 3 - Muretti a secco posti a rinforzo delle volte nei tunnel di Ravne

 

Così non andrebbero trascurati i piccoli manufatti che vengono alla luce man mano che si procede negli scavi. Sono gli unici segni dei costruttori dei tunnel o dei successivi sigillatori e, vista l’accuratezza nel rimuovere ogni altra traccia, non possono essere lì per caso.

Il materiale è lo stesso dei grandi megaliti (arenarie) e su alcuni di essi, se guardati in controluce compare una misteriosa simbologia sulla loro supeficie.

 


Fig. 4 - Uno dei manufatti trovati lungo le gallerie. È abbastanza evidente una specie di alabarda o di fiore inciso su di esso

 


Fig. 5 - Ancora uno dei manufatti trovato a lato dell’ingresso di una delle gallerie. La foto appiattisce i rilievi, ma su di esso c’è incisa una piccola freccia simile a quella ritrovata sui monoliti più grandi

 

Stante il fatto che non esiste nessuna altra traccia, questi manufatti vanno presi molto in considerazione. Sono solitamente appoggiati sul pavimento delle gallerie in posizione da non creare intralcio e sembrano posti in quella posizione come per dare un’indicazione.

Quindi sono stati coperti volontariamente di terra senza che fossero prima spostati o fossero stati trasportati con la terra che li ha coperti. I più piccoli, purtroppo, sono stati invece spostati dagli operai per facilitare la rimozione della terra. Questi ultimi, nonostante la foggia originale, hanno comunque un lato piatto per poterli appoggiare e mantenerli in equilibrio. Sembrano quasi delle sculture astratte.

 

Fig. 6 - Ancora uno dei manufatti trovati lungo le gallerie. La sua foggia è molto particolare, ricorda molto la forma di certi megaliti di più ampie dimensioni visti a Carnac in Bretagna e, con una certa fantasia può richiamare la testa di un uccello.

 

Per questo all’inizio, soprattutto i più piccoli, sono stati scambiati con residui di roccia trasportati assieme la terra usata per sigillare i tunnel e gettati assieme al materiale di riporto. Potrebbe trattarsi di una forma di indicazione oppure hanno un altro preciso utilizzo a noi sconosciuto, ma non si trovano dove si trovano solo per caso.

Parliamo ora della terra utilizzata per sigillare i tunnel.

Ciò che emerge chiaramente è la certezza che ad un certo punto della loro esistenza questi tunnel furono deliberatamente chiusi nella loro lunghezza con terra per motivi ignoti, esattamente come accadde per i templi a Göbekli Tepe (Turchia Orientale).

Forse neppure noi ci rendiamo conto dell’enorme quantità di terra utilizzata per sigillare i tunnel. Si scava dal 2007 e la prominenza creata nella scarpata di fronte all’entrata del tunnel appare sempre più grande. Ricorda molto quelle poste di fronte alle antiche miniere determinatesi con il deposito dei residui estratti.

 

Fig. 7 - Le foto non riescono a dare giustizia alla enorme quantità di materiale trasportato fuori dalle gallerie in tre anni. Eppure siamo solo all’inizio dei tunnel.

 

Ora, una così enorme quantità di materiale, ricordo che i tunnel sono stati liberati solo in una minima parte, o sono stati trasportati da una enorme quantità di persone oppure sono stati trasportati con una tecnologia in grado di trasportare una enorme quantità di materiale in breve tempo.

Io opterei per questa seconda eventualità per un motivo molto semplice: se si avesse utilizzato migliaia di persone per la sigillatura dei tunnel queste avrebbero lasciato sicuramente una notevole quantità di tracce.

Proviamo a pensare agli operai che giungono a casa nostra per fare dei piccoli lavori di ristrutturazione. Nel materiale di riporto trasportato nei secchi quanti pacchetti di sigarette vuoti, fazzoletti di carta, carte di caramelle potete trovare? Avrà mangiato qualcosa questa gente mentre lavorava, non vi pare? Dove sono questi residui che sarebbero stati sicuramente abbandonati nella terra che riempie le gallerie?

Eppure non troviamo nulla. Ne le tracce degli operai che hanno sigillato i tunnel, né le tracce dei loro attrezzi casualmente abbandonati. Non troviamo neppure tracce dell’uso di attrezzi.

E allora bisogna prendere in considerazione la seconda ipotesi posta all’inizio di questa discussione, ossia l’uso di una tecnologia per sigillare i tunnel che permise lo spostamento di un’enorme quantità di materiale in breve tempo, con relativa poca fatica e l’uso di pochi addetti.

L’uso di macchine per il trasporto è sicuramente escluso per le dimensioni anguste delle gallerie. E poi sarebbero ancora presenti oggi le tracce delle ruote delle stesse.

 


Fig. 8 - Le dimensioni anguste di alcuni tratti del tunnel fanno supporre che non sono state usate macchine per la movimentazione della terra che ha sigillato così accuratamente i tunnel.

 

Bisogna ricordare che attualmente per portare via la terra rimossa con la pala manualmente dagli operai o dai volontari che operano all’interno dei tunnel, e che non possono essere necessariamente troppo numerosi per problemi di circolazione nei tunnel, sono dei semplici carrettini con le ruote.

E questo rappresenta già un’evoluzione notevole rispetto a tempo fa quando si usava semplicemente la carriola.

 


Fig. 9 - I carrettini per trasportare la terra rimossa rappresentano il massimo dell’efficienza possibile nei movimenti all’interno dei tunnel. La foto è ripresa all’ingresso dei tunnel di Ravne.

 

Quindi se appare impossibile l’uso di una marea di schiavi (o semplici operai) all’interno del tunnel per sigillarli, dobbiamo ammettere che anche la civiltà che ha sigillato i tunnel doveva avere un grado di tecnologia molto sofisticata nella movimentazione della terra, di sicuro non molto inferiore alla civiltà che ha costruito i tunnel. Poteva essere magari la stessa civiltà? Potrebbe anche darsi, ma non ne abbiamo la prova.

Ma proseguiamo ad usare la logica applicandola ai dati fino ad ora raccolti nei tunnel di Ravne.

Se una civiltà possiede una tecnologia del genere, perché non ha semplicemente chiuso con un muro l’entrata dei tunnel?

La risposta più che ovvia è che semplicemente non lo riteneva sufficiente. Ma c’è un altro motivo perché è stata usata la terra per chiudere i tunnel: se una civiltà possiede una tecnologia avanzata che permette di spostare rapidamente molta terra in breve tempo per chiudere un tunnel, possiede anche la stessa tecnologia che gli permette di rimuoverla.

Quindi la chiusura dei tunnel era considerato un rimedio temporaneo ad una situazione temporanea, passata la quale si poteva riabilitare facilmente i tunnel. Ma evidentemente questa situazione temporanea non è stata così temporanea come sembrava e si è prolungata fino all’età odierna.

Cosa è successo di così grave che ha richiesto questo intervento di sigillatura? È difficile dirlo e tutte le ipotesi sarebbero campate in aria.

Ci sono alcuni che sono convinti che la sigillatura dei tunnel sia stata voluta per impedire che qualcosa dall’esterno potesse danneggiare le strutture all’interno (acqua, una guerra?), a noi l’intuito dice che  se questo fosse stato voluto non sarebbero state lasciate aperte proprio le prime porzioni dei tunnel, ossia quelle riutilizzate nell’Età del Bronzo.

Altri ritiengono che coloro che hanno sigillato i tunnel si sono chiusi all’interno della struttura, mettendo parecchi metri di terra tra loro ed il pericolo posto all’esterno.

Per noi è più probabile che sia sfuggito qualcosa di mano a quella civiltà e che abbia voluto confinarlo nella profondità della struttura (qualche gas pericoloso come il Radon o qualche altra minaccia per la salute di chi frequentava tali antri?).

Si presume che dopo qualche migliaia di anni questo pericolo non sia più presente, ma è una cosa tutta da vedere.

Per questo ultimo motivo abbiamo iniziato delle misurazioni sulla radioattività presente nei tunnel e in alcune fenditure apertesi per i movimenti tettonici che hanno investito la collina dentro la quale sono posti i tunnel. Si tratta di misurazioni che sono già state fatte in precedenza dall’Università di Sarajevo, ma il nostro team ha deciso di farle in modo diverso.

Queste nostre misurazioni, per la precisione le nostre iniziali misurazioni che verranno ripetute a dicembre di quest’anno, saranno argomento del prossimo elaborato.

 

Fig. 10 - Un muro di pietre a secco sigilla ancora l’entrata di una camera sotterranea che prosegue verso il basso a lato del tunnel liberato dalla terra.

 

Paolo Debertolis, Valeria Hocza –  16 novembre 2010

 

Alcuni piccoli video realizzati durante la ricerca:

1) Tunnel di Ravne sotto la Piramide del Sole - Megalite da una tonnellata

2) Tunnel di Ravne sotto la Piramide del Sole - Ultimi tratti del tunnel liberati

 

 


 

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