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Rapporto di Novembre 2010 sui Tunnel di Ravne - Approccio preliminare di studio

TAG: piramidi Bosnia, Civiltà Visoko, piramidi, archeologia, tunnel Ravne, SBRG, SB Research Group

 

 Fig. 1 - I tunnel di Ravne durante la spedizione

 

La spedizione scientifica  era composta in questa occasione solo da tre componenti: il sottoscritto, Paolo Debertolis, come antropologo fisico, Valeria Hocza, medico ungherese in veste di assistente scientifico, Andrea Venturini, in qualità di fotografo, già in passato volontario agli scavi sulla Piramide della Luna.

Partiti come al solito in automobile da Trieste, dopo un viaggio durato nove ore attraverso Slovenia, Croazia, e parte della Bosnia, siamo stati subito accompagnati nella notte ai tunnel di Ravne.

La magia di entrare a notte fonda in quel splendido labirinto è impagabile.

Come si penetra nei profondi tunnel posti nella lunga formazione di 3 Km situata su lato Ovest della Piramide del Sole siamo subito stati accolti dall’aria frizzante presente in essi.

 

 

Fig. 2 - L’aspetto a catenaria (ogivale) dei tunnel. Questo aspetto scompare laddove i tunnel sono stati allargati dagli operai di recente o nei tempi passati

 

In questa struttura, a suo modo angusta e nonostante l’umidità, vi è sempre un’aria così splendidamente pura e priva di odori sgradevoli, solitamente sempre presenti all’interno di gallerie prive di una ventilazione forzata.

Ormai i volontari hanno abbandonato da tempo il campo estivo ed i lavori nel periodo autunno-inverno 2010 sono portati avanti da circa sette operai sempre sotto l’attenta direzione del capo-operaio Amir Suša al quale Semir Osmanagić, il padre del progetto Piramidi Bosnia, ha affidato la gestione tecnica degli scavi.

Il piano degli scavi è stato in precedenza concordato con l’archeologa Sara Acconci, che è l'attuale responsabile scientifica degli scavi presso tutte le strutture della Civiltà di Visoko presenti nell’omonima valle per conto della Fondazione Bosniaca della Piramide del Sole.

 


Fig. 3 - Il capo operaio Amir Suša è molto orgoglioso dei risultati ottenuti e ci illustra gli ultimi progressi negli scavi

 

I lavori non sono mai stati interrotti, pur essendo diminuita la forza lavoro, ma forse ne è stata migliorata la qualità.

Qui non è come lavorare in miniera, lo scavo deve essere attento per non danneggiare gli eventuali reperti che possono emergere durante gli scavi e di reperti ultimamente ne sono emersi tanti e tutti con caratteristiche analoghe.

Senza la presenza di turisti il silenzio presente a quest’ora della notte nei tunnel non appare per nulla ostile, ma favorisce piuttosto la concentrazione.

Incredibilmente non ci sfugge il fatto che tutta la stanchezza accumulata durante il viaggio sparisce di colpo via via che procediamo in profondità nei tunnel. L’aria presente nella struttura non è solo frizzante, ma ha anche un qualcosa di euforizzante per la notevole quanto misteriosa ionizzazione della stessa.

Ci guardiamo stupiti e sostiamo a lungo di fronte ai megaliti di arenaria abbandonati qui e lì nelle gallerie.

In particolare ci fermiamo di fronte al megalite di 8 tonnellate (K2).

 

Fig. 4 - Il megalite K2 da 8 tonnellate è davvero molto grande ed è contenuto a malapena in una dilatazione del tunnel

 

La visita svolta nel pieno della notte non ha solo le caratteristiche dello straordinario, ma, rispetto a precedenti visite effettuate si riesce a cogliere certi aspetti impossibili da percepire tra torme di turisti vocianti o il rumore degli operai al lavoro.

 


Fig. 5 - La luce della torcia sta illuminando una delle tante piccole frecce disegnate sulla superficie del megalite

 

Fig. 6 - Cerchiata di rosso una piccola freccia che sembra incisa sulla superficie

 

 

Fig. 7 - Ancora il megalite K2 da 8 tonnellate

 
 

Io e la mia collega, come medici, conveniamo che, qualunque sia l’origine di questo flusso d'aria ionizzata (forse risultato dei campi magnetici presenti in questi tunnel), è comunque in grado di provocare molto probabilmente la produzione di endorfine, esattamente come nella terapia del dolore attraverso varie tecniche (agopuntura, elettrostimolazione, laser ecc.). Ciò spiegherebbe anche l’effetto blandamente euforizzante che si percepisce all’entrata nei tunnel di Ravne.

Le endorfine sono ormoni prodotti dal cervello e svolgono azioni di coordinazione e controllo delle attività nervose superiori. Sono responsabili del tono dell’umore e rappresentano una sorta  di "droga naturale", prodotta dal nostro stesso organismo, in grado di migliorare la nostra resistenza allo stress, alla fatica e soprattutto al dolore.

Il capo operaio Amir ci accompagna nella visita e ci fa vedere gli ultimi tratti dei tunnel riaperti dalla sua squadra di operai.

Come negli anni precedenti sono state trascurate in linea di massima le diramazioni laterali dalla liberazione della terra e, armati di bussola per orientarsi, si è fatta la precisa scelta di puntare decisamente verso la Piramide del Sole. Ma qualcosa si è anche fatto per i tunnel laterali, aprendo diversi di questi.

Paradossalmente questo ultimo aspetto ha consentito l’evoluzione della teoria sui tunnel di Ravne.

Questo perché, osservando l’insieme dei tunnel, che sembrano aprirsi in diramazioni senza nessuna logica, pian piano si comincia a cogliere la complessità ed il senso della struttura.

Non si tratta di tunnel ordinati secondo uno sterile schema geometrico, ma viene seguito un altro senso di disposizione.

Il fatto che all’interno dei tunnel ci siano differenti altezze delle gallerie, queste a momenti si allarghino e poi si restringano, si modifichi a momenti l’ampiezza tra i due lati dell’arco gotico che rappresenta la costante morfologia delle gallerie, fa sì che la circolazione d’aria, secondo il teorema di Bernulli, a momenti venga accelerata nella galleria e a momenti venga rallentata.

 

 


Fig. 8 - L’entrata di un tunnel laterale ancora bloccato dal consueto muro di pietre a secco

 

Solitamente nel nostro modo di costruire spazi abitativi o d’uso industriale il movimento dell’aria al suo interno è conseguenza delle aperture delle finestre e delle porte e viene spesso trascurato essendo la destinazione d’uso preponderante sulla circolazione dell’aria all’interno dello stabile.

In poche parole se a noi interessa, ad esempio, costruire una palestra ed i corridoi di comunicazione per raggiungerla, poco ci importa di come circoli aria in essa perché successivamente la doteremo di ventilatori e condotti di ventilazione per raggiungere un volume d’aria scambiato secondo le nostre aspettative. Ossia, se abbiamo bisogno di una certa cubatura e disponiamo di un certa disponibilità di denaro, costruiamo di conseguenza senza tener conto, perlomeno inizialmente, di altri fattori.

 


Fig. 9 - Ancora un tunnel laterale da liberare, ma che non è stato riempito fino all’orlo di terra da chi l’ha voluto ostruire

 

Ma se facciamo il ragionamento all’incontrario, ossia consideriamo la circolazione d’aria e dei fluidi come la parte preponderante della nostra struttura, finiremo con il costruire “intorno” alla circolazione dell’aria e, nel caso dei tunnel di Ravne, anche “intorno” al drenaggio dell’acqua.

Il quadro che emerge a questo punto è di notevole portata: i costruttori dei tunnel di Ravne hanno perforato la montagna con dei tunnel seguendo una logica che tiene conto dei flussi d'aria presente in essi.

Provate pertanto ad immaginare una struttura semicava di dimensioni di centinaia di metri di lunghezza ed altrettanti di larghezza.

Vi sembrerà impossibile che una civiltà possa costruire una cosa del genere solo perché noi non disponiamo di una tecnologia che ci permette di spostare milioni di metri cubi di materiale con disinvoltura come hanno fatto loro. Ma se disponessimo di una tale tecnologia non esiteremmo a farlo, se in questo modo potessimo ottenere una struttura estremamente biocompatibile.

Ecco perché quello che sta emergendo dai tunnel di Ravne non è solo in grado di riscrivere la storia, ma anche l’architettura. Perché questa struttura con i suoi tunnel e le sue proprietà è anche capace di sostenere milioni di metri cubi di terra sovrastante senza collassare minimamente a distanza di migliaia d’anni da quando è stata costruita.

Ma chi può aver costruito una simile magnificenza? E soprattutto, quando la cosiddetta Civiltà di Visoko (termine ombrello che raggruppa le possibili civiltà che si sono alternate in questa sede) può averlo fatto?

Per questo bisognerà attendere l’esito degli scavi intrapresi, ma i progressi fatti in questi ultimi mesi fanno ben sperare.

Per quanto riguarda il nostro neonato gruppo di ricerca (SBRG), sarà nostro obiettivo nei prossimi mesi la misurazione dei fenomeni acustici ed elettromagnetici presenti in questi tunnel, oltre che la valutazione del microclima esistente, in rapporto anche all'effetto che questi ultimi possono avere sull'organismo umano.

Paolo Debertolis, Valeria Hocza –  2 novembre 2010

 

(Fine prima parte)

 

Un ringraziamento sincero al Dr.Sci. Semir Osmanagić per aver permesso questo studio ed ad Amir Suša per la disponibilità e la pazienza.

 

 


 

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