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Il significato dei simboli della cripta dell'abbazia di San Salvatore

 

TAG: monte Amiata, abbazia, San Salvatore, cripta, Abbadia San Salvatore, SBRG, SB Research Group, Niccolò Bisconti

LA SIMBOLOGIA CRISTIANA

Il Cristianesimo durante la persecuzione di Nerone (64 d. C.) fu considerato "una superstizione strana ed illegale". I pagani diffidavano dai cristiani e li tenevano a distanza, li sospettavano e li accusavano dei peggiori delitti; li perseguitavano, imprigionavano, condannavano all'esilio o a morte. In una  società pagana non potendo professare apertamente la fede, i cristiani cominciarono a servirsi di simboli, che spesso dipingevano sulle pareti delle catacombe o incidevano sulle lastre di marmo che sigillavano le tombe. 

Come gli antichi ed i pagani, i cristiani amavano molto il simbolismo. I simboli richiamavano visibilmente la loro fede, poichè il "simbolo" indica un segno concreto o una figura, che richiama un'idea, un concetto o una realtà spirituale. I simboli e gli affreschi cristiani possono essere considerati come un Vangelo in miniatura, un sommario della fede cristiana. (http://www.catacombe.roma.it/it/simbologia.php)

La cripta dell’Abbazia del San Salvatore è ricca di figure zoomorfe e antropomorfe che sono tutte attinenti al simbolismo cristiano. E’ scontato ma necessita ricordare che anche presso le culture pre-cristiane ogni animale simbolico avesse un preciso e profondo significato associato alla mitologia e al culto a cui apparteneva. L’interpretazione dei simboli non è difficile e di nicchia, soprattutto in un’epoca come la nostra dove grazie alla tecnologia dei media è possibile reperire facilmente tutte le informazioni che occorrono in qualsiasi momento. Purtroppo però sempre più spesso si tende a decontestualizzare i simboli dall’ambiente in cui si trovano costruendoci sopra false interpretazioni e speculazioni di ogni genere, confondendo in questo modo i significati originali con altri che appartengono a religioni e culture differenti nello spazio e nel tempo.

Se prendiamo come esempio il simbolo dell’aquila troviamo che nell’antica Grecia era l’animale sacro a Zeus; a Roma oltre che simbolo dell’Impero era considerata la protettrice delle legioni accreditata dalle divinità superiori; in India, è famosa Garuda,l’aquila di cui si serve Vishnu come cavalcatura e illustra la vittoria del bene sul male; nella tradizione irano-aria l’aquila è l’incarnazione della “gloria” dello hvarenò, come forza mistica e un potere che proviene dall’alto, e molti altri ci sono di esempi. Se invece interpretiamo l’aquila nel contesto biblico troviamo che essa è espressione della velocità, della forza e del rinnovamento:

Coloro che sperano nel Signore rinnovano le loro forze, mettono ali come aquile (Isaia 40, 31)

L’aquila è anche il simbolo dell’evangelista Giovanni: i simboli dei quattro evangelisti provengono dalla visione (tetramorfo) del profeta Ezechiele, come è narrato nel libro omonimo:

I quattro [esseri della visione] avevano una faccia d’uomo e quindi una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e poi una faccia d’aquila (1, 10)

Questa comparazione può essere fatta su molteplici simboli, pare abbastanza chiaro quindi, che per interpretare i simboli occorre valutare per prima cosa il contesto in cui essi sono collocati.

 

LA CRIPTA

 

 

 Planimetria della cripta dell'Abbazia del San Salvatore, numerate le colonne con i capitelli trattati in questo articolo.

FIGURE ZOOMORFE

In linea generale si può dire che l’attributo animale è una manifestazione del sacro e del divino, o dell’ascesa a una condizione dell’esistenza superiore a quella terrena. Nell’iconografia cristiana i principali esseri zoomorfi sono i quattro evangelisti.

 

Agnello simbolo di Cristo, Passione; attributo delle figure allegoriche di Innocenza, Mansuetudine, Pazienza e Umiltà.

L’agnello lo troviamo scolpito nel capitello della colonna numero 9. Nell’iconografia cristiana l’agnello è l’immagine di Gesù, dopo la profezia di Isaia, «Dio ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Lo si maltratta, e lui patisce e non apre bocca, simile all'agnello condotto al macello», Giovanni il Battista dirà di Gesú che gli veniva incontro nella valle del Giordano: «Ecco l'agnello di Dio: ecco Colui che toglie i peccati del mondo».(Giovanni 29). Il suo nome stesso collegato al sanscrito agnis (fuoco, il fuoco purificatore), al latino ignis (medesimo significato) e al greco agnòs (puro), indica le caratteristiche di questo sacrificio. Simbolo di dolcezza, di semplicità, di innocenza, di purezza e di obbedienza, per il suo comportamento e per il suo colore bianco, l’agnello in ogni tempo è stato considerato l’animale sacrificale per eccellenza.
Per evitare confusione con i culti pagani e di credenze che avrebbero potuto sorgere per analogie di simboli (nel culto di Dioniso i fedeli sacrificavano un agnello per indurre il dio a tornare dagli inferi), il Concilio di Costantinopoli del 692 impose che l’arte cristiana rappresentasse il Cristo in Croce, non più sotto la forma dell’agnello affiancato dal sole e dalla luna, ma in forma umana.

 

Ariete/Montone simboleggia la guida,i vescovi,i prelati; attributo della Forza, del Coraggio e della Fermezza.

L’ariete lo troviamo scolpito nella colonna numero 9 e 6 ed anch’esso un simbolo abbastanza frequente nel cristianesimo. Si rappresentò subito l’ariete che prese il posto di Isacco sulla montagna del sacrificio (Gen., 22, 13), ma non ci si contentò di rappresentare questo avvenimento. La teologia della sostituzione permetteva raffronti con la morte di Cristo: l’ariete immolato al posto di Isacco sembrava raffigurare il Cristo che muore al posto dei peccatori. Quindi, è proprio questo senso della morte di Gesù che si disegnava un ariete vicino alla croce del Calvario. Fu fatto anche un altro raffronto fra l’ariete ed il Cristo: di solito, l’ariete cammina in testa al gregge; ora, Gesù Cristo è il capo della Chiesa e, come tale, precede e trascina i suoi discepoli di ogni tempo. Questi raffronti si trovano già nella letteratura dei Padri della Chiesa: Tertulliani (Adv. Judaeos, c. XIII), Agostino (Contr. Max., II, XXVI). Riferendosi a Ezechiele, 34, 17, dove Israele è considerato il gregge che Dio dovrà giudicare separando capri e pecore, arieti e montoni, alcuni scultori di sarcofagi hanno rappresentato degli arieti alla sinistra del Cristo, nelle scene del giudizio finale. Essendo il capo del gregge l’ariete è naturalmente anche l’attributo dei vescovi e dei diversi prelati. La forma del pastorale episcopale è simile non a caso a quella delle corna dell’ariete e vuolo proprio evocarla.

       

Bue significato di sacrificio in alternativa all’agnello, Nuovo Testamento, Pazienza, Bontà.

Il bue lo ritroviamo scolpito nei capitelli della colonna numero 4. Esso è simbolo cristiano di bontà, di sacrificio e della forza del lavoro, è anche l’emblema dell’evangelista Luca. Compare nella Bibbia nella visione di Ezechiele (c.1) e nell’Apocalisse. Il bue che accanto all’asinello riscalda col suo fiato Gesù Bambino è una tradizione legata ai vangeli apocrifi e precisamente nello Pseudo-Matteo (cap. XIV):

 

Tertia autem die nativitatis Domini, egressa est Maria de spelunca et ingressa est stabulum et posuit puerum in praesepio, es bos et asinus adoraverunt eum. Tunc adimpletum est quod dictum est per Isaiam prophetam dicentem: “Cognovit bos possessorem suum et asinus praesepe domini sui” (Isai 1,3)

(Il terzo giorno dopo la nascita del Signore, Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bimbo nella mangiatoia e il bue e l’asino l’adorarono. Si compì così ciò che aveva detto il profeta Isaia: “Il bue ha conosciuto il suo padrone e l’asino il suo signore)

Nel Medioevo viene talvolta associato alla raffigurazione della Pazienza quale suo attributo, e come tale lo si può scorgere, per esempio tra le scene religiose che decorano la chiesa di Notre Dame a Parigi. L’animale può apparire inoltre come attributo di Sant’Agostino, che da giovane era stato soprannominato “bue silenzioso”, e di santa Lucia che venne legata a un tiro di buoi.

     


                      

Cavallo simbolo di Forza e Vitalità, Vittoria, Superbia, Lussuria.

Teste equine le ritroviamo nel capitello della colonna 11 e 25. Sebbene non siano isolate ma rappresentino scene verrà comunque elencato di seguito il loro simbolo nel cristianesimo.

Una bellissima descrizione del cavallo la troviamo nella Bibbia, si esaltanto nel seguente passo le doti del cavallo, cme animale da combattimento

Sei tu che dài al cavallo il coraggio? che gli vesti il collo d’una fremente criniera? Sei tu che lo fai saltar come la locusta? Il fiero suo nitrito incute spavento. Raspa la terra nella valle ed esulta della sua forza; si slancia incontro alle armi. Della paura si ride, non trema, non indietreggia davanti alla spada. Gli risuona addosso il turcasso, la folgorante lancia e il dardo.Con fremente furia divora la terra. Non sta più fermo quando suona la tromba. Com’ode lo squillo, dice: Aha! e fiuta da lontano la battaglia, la voce tonante dei capi, e il grido di guerra. E’ l’intelligenza tua che allo sparviere fa spiccare il volo e spiegar l’ali verso mezzogiorno? E’ forse al tuo comando che l’aquila si leva in alto e fa il suo nido nei luoghi elevati? Abita nelle rocce e vi pernotta; sta sulla punta delle rupi, sulle vette scoscese; di là spia la preda, e i suoi occhi miran lontano.

Il cavallo appare nella letteratura religiosa con vari valori simbolici; nella Bibbia (2 Re 2, 11) il profeta Elia viene innalzato verso il cielo su un carro di fuoco trainato da cavalli. In un altro libro della Bibbia, quello di Zaccaria, che ha carattere apocalittico, nella prima visione (1,7) compaiono cavalli di colore diverso, ma resta difficile cogliere il loro valore simbolico. Anche nell’Apocalisse (6,2) ci sono quattro cavalli con pelame diferente: bianco, rosso, nero e verdastro: il cavallo bianco è simbolo di vittoria, quello rosso di guerra, quello nero di carestia, quello verde di epidemia e morte. Nel cap. 19,11 è rappresentato Cristo su un cavallo bianco, accompagnato da cavalieri in groppa a bianchi destrieri. Molto spesso il cavallo lo ritroviamo nell’iconografia cristiana. I primi cristiani rappresentavano il cavallo sulle tombe dei martiri, come simbolo della gioa e della vittoria finale. Ma presso i Padri della Chiesa il cavallo di solito non trova buona accoglienza, viene giudicato come un animale arrogante e lussurioso. Egli rizza la testa per arroganza, secondo Agostino e non appena vede una donna nitrisce di desiderio secondo Girolamo[1]

 

Gallo Passione di Gesù, Vigilanza, Lussuria, attributo delle allegorie della Medicina, dello Studio e della Vigilanza.

Il gallo è presente nella colonna 25 ed è inserito in una probabile scena di caccia, peraltro diffusa nello stile romanico, tuttavia verrà comunque elencato il suo simbolo nel cristianesimo.Secondo la dottrina cristiana il gallo è il simbolo del potere della luce che scaccia le tenebre, esso veglia nelle ore di oscurità e annuncia la luce di Cristo che sorge a Oriente. Per questo motivo una sua effigie è posta già sulle chiese romaniche. La figura del gallo allude anche alla Passione di Gesù e soprattutto all’apostolo Pietro che, come egli era stato predetto, nega per tre volte di conoscere il suo Signore. Al contrario il gallo ha anche un’interpretazione negativa che lo vede come simbolo della lussuria, probabilmente a causa della sua natura bellicosa.

  

                       

 

Pecora rappresenta le anime ed i fedeli cristiani.

Questo animale è inserito nel capitello della colonna numero 9. Nel cristianesimo simboleggia le anime e i fedeli cristiani, come si ritrova per esempio nel Vangelo di Luca (15, 1-7):

Tutti i pubblicani e i peccatori si avvicinavano a lui per ascoltarlo. Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta". Vi dico che così ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.

Il Buon Pastore con la pecora sulle spalle rappresenta Cristo Salvatore e I'anima che Egli ha salvato,tra i primi cristiani questa figura voleva rappresentare il Cristo in quanto Dio, come l’eterno Logos.

 

Volpe Malignità, Perfidia e Astuzia.

Una probabile volpe (o cane?) è inserita nel capitello numero 25, dove viene rappresentata con un pennuto (gallo o gallina) in bocca, già stato oggetto di descrizione in precedenza. Come simbolo la volpe incarna la malignità, la perfidia e l’astuzia, cioè quelle caratteristiche in parte vere e in parte false che gli uomini le attribuiscono, esprimendo giudizi morali che sono assurdi se riferiti alle bestie. Nelle Scritture gode di cattiva fama:

Così parla il Signore, l’Eterno: Guai ai profeti stolti, che seguono il loro proprio spirito, e parlano di cose che non hanno vedute! O Israele, i tuoi profeti sono stati come volpi tra le ruine! (Ezechiele 13, 3)

 

 

ALTRI SIMBOLI

Nodo di Salomone o Gordiano

Il nodo di Salomone lo troviamo scolpito nella colonna numero 1. Gordio era un’antica città della Frigia in Asia Minore, famosa per il nodo col quale era legato il giogo dei buoi al timone del carro consacrato a Zeus. Un oracolo diceva che chi avesse sciolto il nodo avrebbbe ottenuto il dominio dell’Asia Minore. Alessandro il Macedone eluse l’oracolo, tagliando il nodo con un solo colpo di spada. Nella simbologia cristiana il nodo gordiano rappresenta l’eternità divina, senza inizio e senza fine, è anche simbolo e archetipo di alleanza, è un motivo decorativo che lo si ritrova fin dalle prime chiese cristiane

 


                                                

VITE Eucarestia, sangue di Cristo.

La vite è scolpita nel capitello numero 25. Questa immagine è piuttosto frequente come motivo decorativo, sia nell’arte sia nell’architettura sacra. La pianta ed il suo frutto son o perlopiù considerati simbolo di Cristo e del suo sacrificio, nonchè alla fede cristiana. Questa interpretazione la ritroviamo nel noto passo del Vangelo di Giovanni in cui Gesù stesso afferma:

 Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.

Nel particolare simboleggia l’Eucarestia, il sangue di Cristo nella sua Passione.

 

 


Niccolò Bisconti - 10 novembre 2012 

BIBLIOGRAFIA

BATTISTINI M.-IMPELLUSO L.; 2012, Il libro dei simboli, scoprire il significato delle opere d’arte.

CHARBONNEAU-LASSAY L.; 2006; Le bestiare du Christ.

CORVINI R. (Don); 1997; Abbazia del Ss. Salvatore al Monte Amiata, Guida Note Storiche.

HEINZ-MOHR.; 1984, Lessico dell’iconografia cristiana, I.P.L.

MASPERO F.; 1997; Bestiario antico.

TROCCHI C. G.;1996;  Enciclopedia illustrata dei simboli.

 

        



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