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L’archeoacustica in alcuni siti del Friuli Venezia-Giulia

Paolo Debertolis*

 

*Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Trieste e Super Brain Research Group

 

[Nota] Presentazione dell'archeoacustica in ambito sociologico e geografico locale (Regione Friuli - Venezia Giulia) effettuata presso l'insegnamento di Geografia nel Corso di Laurea in Scienze Storiche e Filosofiche dell'Università degli Studi di Trieste nel maggio del 2019. 

 

Introduzione

L'archeo-acustica o l'archeoacustica, dopo un primo momento di scetticismo da parte del mondo accademico, è oggi una disciplina riconosciuta, complementare all’archeologia e all'antropologia, che può contribuire ad espandere la nostra comprensione del perché alcuni siti siano sempre stati considerati sacri nel tempo antico. È la giusta metodica per analizzare siti archeologici che talvolta hanno interessanti caratteristiche sonore [2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15,16,17,18,19,20,23]. Infine, l’archeoacustica può anche aiutare a spiegare perché alcune strutture antiche siano state costruite o scavate nella roccia. L’implicazione sociologica di tutto ciò ha quindi un discreto peso.

 

La competenza di uno storico corrisponde alla capacità di dare un valore ai segni del passato. Si può assistere da testimone oculare ad una battaglia, ma se non si ha conoscenze tecniche sugli eserciti in battaglia, non si capirà nulla di quello che sta succedendo. Dunque la conoscenza solida dello storico si ricava dalla sua competenza nel saper dare un valore ad un segno. Ed il segno può essere qualsiasi cosa: un oggetto, ad esempio una semplice moneta, un documento scritto o inciso sulla pietra o, nel caso della archeoacustica, un suono presente in una determinata struttura. L’autore di un indagine storica è in ragione della sua competenza che dà a quel segno un significato ed un valore di documento. È chiaro che senza lo sguardo competente il documento non esiste.

 

I tempi antichi non erano privi di rumore né tanto meno erano vissuti nel silenzio, sappiamo infatti che il canto e le vibrazioni prodotte dagli strumenti musicali furono una delle più alte espressioni della cultura umana per un lungo periodo. Inoltre, i fenomeni sonori naturali sono stati usati in molte civiltà per creare riti più suggestivi, ma è anche noto che alcune strutture antiche sono state modellate appositamente per influenzare direttamente la mente, attraverso vibrazioni che possono produrre uno stato alterato di coscienza [5,9,10,15,16]. Così accadde anche per forti campi magnetici naturali, riconosciuti in maniera assolutamente empirica, in grado di influenzare pesantemente l’attività cerebrale.

 

In precedenti ricerche il gruppo di ricerca SBRG (Super Brain Research Group, sito web http://www.sbresearchgroup.eu), un team di tipo interdisciplinare composto da ricercatori di vari paesi europei fondato nel 2010, ha dimostrato l'esistenza di un rapporto non casuale tra vibrazioni meccaniche, indotte da un fenomeno di risonanza in alcuni templi antichi, e l’attività cerebrale [5,6,9,10,11,12,14,15,16,17,18, 19, 20]. Questo modo di interpretare i siti archeologici, pur essendo utilizzato già negli anni ‘70, ha avuto una maggiore espansione negli anni ‘90, grazie al miglioramento della tecnologia. Tale gruppo di ricerca ha seguito questa metodica a partire dal 2010, investigando un discreto numero di siti "sacri" in Europa e Asia Minore (Inghilterra, Bosnia, Serbia, Slovenia, Macedonia, Slovacchia, Italia, Portogallo, Malta, Turchia e Grecia). I risultati di queste campagne di studio sono stati pubblicati in una quarantina di articoli, di cui 27 sulla letteratura internazionale peer-reviewed in inglese [2,3,4,5,6,7,8,9, 10,11,12,13,14,15,16,17,18,19,20,23].

 

Utilizzando moderne tecniche di registrazione digitale è ora possibile registrare in modo molto accurato anche le bande sonore non udibili. Le frequenze non udibili come gli ultrasuoni o in particolare gli infrasuoni, da tempo sono ritenute capaci di modificare l'andamento dell’attività cerebrale. Grazie alle ricerche in questo tempo si è anche scoperto che la maggior parte dei siti sacri, da Göbekli Tepe nella Turchia sud-orientale all’ipogeo di Xaghra Stone Circle, da Gozo (Malta) all'Acropoli di Alatri in Italia, al palazzo Felix Romuliana in Serbia e ad Epidauro in Grecia, sono tutti situati su fonti di frequenze vibratorie molto basse o campi magnetici, che influenzano l'attività del cervello umano e la dinamica dell’organismo.

 

In base a precedenti ricerche effettuate da altri autori in alcuni siti sacri nel Regno Unito e in Irlanda (Robert Jahn con il gruppo di ricerca PEAR di Princeton, USA; Cook & Pajot, Università della California, USA) [1,21] si è riprodotto la banda di vibrazioni caratteristica di diversi siti archeologici in laboratorio, confermando che queste vibrazioni interferiscono con la mente umana in vari modi [5]. A volte queste bande sonore hanno un effetto diretto sul corpo umano, senza che la persona sia in grado di riconoscere consapevolmente le vibrazioni meccaniche associate, in particolare questo accade con gli infrasuoni. Così, dopo lo studio di circa quaranta siti antichi nel lasso di tempo fra il 2010 e il 2019, l'ipotesi del gruppo di ricerca SBRG è stata confermata da una notevole quantità di dati, diventando molto più di una tesi. Essa si può riassumere in poche parole: in alcuni siti archeologici considerati sacri per migliaia di anni, ci sono fenomeni sonori naturali o indotti misurabili che rendono questi siti un po' più 'mistici' di altri.

 

Ogni suono estremo e artificiale, imposto e disperso nell’ambiente, ha un effetto profondamente destabilizzante sull'individuo. Per questo molto spesso gli infrasuoni sono sono stati usati nel contesto delle guerre non convenzionali, nel triste capitolo delle armi acustiche [3,22]. Anche gli infrasuoni naturali a bassa intensità possono avere una forte influenza sulle condizioni di salute ed essere percepire non come suoni a bassa frequenza, ma come una sensazione fisica gradevole oppure di fastidio, in relazione alla frequenza considerata [3]. A volte tali sensazioni, in particolari distretti ricchi di terminazioni nervose vibratorie come ad esempio le palme delle mani o il petto (sensori vibratori del Meissner), sono definite come formicolio o “energia”. È, del resto, esperienza comune per ognuno di noi che le basse frequenze vengano percepite più con il petto che con l’udito, come ad esempio in discoteca o in un pieno orchestrale.

 

La produzione di queste vibrazioni infrasoniche può anche provocare sentimenti di timore o di paura e, poiché ciò non è consapevolmente percepito con i sensi comuni, può generare un sentimento di aspettativa indefinito, come se stesse per avvenire un evento inconsueto o soprannaturale [22], quasi come una premonizione. Quindi è possibile ipotizzare che, laddove siano presenti molte vibrazioni naturali a bassa frequenza, le popolazioni antiche considerassero questi siti "sacri" [3]. Attraverso l'analisi archeoacustica, è quindi possibile dimostrare che in passato vi era la conoscenza di fenomeni acustici, probabilmente scoperti in modo empirico, ma forse utilizzati consapevolmente nei riti per aumentarne l'autorevolezza [2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13,14,15, 16,17,18, 19,20,23].

 

 

Alcuni antichi siti sacri in Friuli Venezia-Giulia

Il gruppo di ricerca SBRG ha anche affrontato anche alcuni importanti siti archeologici sacri della Provincia di Udine, Gorizia e Trieste, con risultati già pubblicati o ancora da pubblicare. Per ragioni di sintesi su questa tesi si è accentrata l’attenzione solo su 3 siti in particolare: il Mitreo di Duino, l’ipogeo di Cividale del Friuli e la Dolina dei Bogumili. Tutti questi siti presentano caratteristiche sonore non casuali e nei tempi antichi sono stati accuratamente scelti o diligentemente modellati per rendere più impressionanti i rituali eseguiti all’interno di essi.

 

 

Materiali e Metodi

Per la registrazione dei suoni si è utilizzato un registratore portatile digitale con una frequenza massima di campionamento di 192KHz a 24 bit (Tascam DR-680 del gruppo TEAC). Allo stesso tempo, per la registrazione nell'aria, si è impiegato dei microfoni da studio professionali con un'ampia gamma dinamica e una risposta piatta a diverse frequenze (Sennheiser MKH 8020, Frequenza di risposta 10Hz - 60.000Hz), con cavi schermati (Mogami Gold Edition XLR) e connettori placcati in oro (Fig. 1). Si è posizionato i microfoni sia a contatto con il terreno, che in aria a poco meno di un metro d’altezza. Per evitare l’interferenza dei campi magnetici spuri di origine antropica talora abbiamo inserito direttamente i microfoni nel corpo del registratore digitale.

 


 Fig. 1 – Il registratore digitale Tascam DR-680 posizionato all’interno della struttura con i microfoni inseriti direttamente nel corpo del registratore.

 

 Per l’analisi dei dati sonori si è utilizzato la versione 4.2.1 del programma Praat dell'Università di Toronto e la versione 2.1.2 del programma software open source Audacity, sia in versione per Windows che per Linux. Prima delle registrazioni si è impiegato un analizzatore di spettro Spectran NF-3010 (Fig. 2) della fabbrica tedesca Aaronia AG, per cercare fenomeni elettromagnetici antropici presenti nel sito e che avrebbero potuto interferire negativamente nei risultati.

 

 

 Fig. 2 – L’analizzatore di spettro Spectran NF-3010 della ditta tedesca Aaronia AG.

 

Dopo aver esaminato i fenomeni sonori naturali di questi siti abbiamo capito che in due di essi era possibile stimolare la risonanza ricercata dai costruttori di questi siti sia con la voce che con un tamburo a testa unica, detto tamburo irlandese o sciamanico, che rappresenta assieme al flauto lo strumento musicale più antico del mondo e che sicuramente era contemporaneo alla costruzione di queste strutture.

 

 

Implicazioni sociologiche di comunità nei diversi siti del Friuli - Venezia Giulia esaminati.

 Il Mitreo di Duino (Fig. 3), dove veniva praticato il culto del dio Mitra tra la fine del I° secolo d.C. fino all’avvento del cristianesimo nel IV° d.C. nel mondo antico romano, è localizzato in una grotta naturale a poca distanza dalle Bocche del Timavo nel Comune di Duino-Aurisina in provincia di Trieste. É caratterizzato da due banconi e una pietra dei sacrifici posta al centro della sala. Sono presenti ai lati delle steli commemorative rappresentanti il dio Mitra. Sono state trovate dagli archeologi varie offerte in esso da delle monete romane ad un gran numero di ceramiche votive.

 

 

Fig. 3Il Mitreo di Duino.

 

Dal punto di vista dell’archeoacustica nel Mitreo di Duino (TS) è stato possibile misurare una forte vibrazione a bassa frequenza proveniente dal sottosuolo ascrivibile al passaggio sotterraneo del fiume Timavo che ha le sue risorgive a qualche centinaio di metri di distanza. Nonostante la presenza del frastuono causato dal passaggio del treno e dell’autostrada, nei momenti di silenzio il suono proveniente dal sottosuolo è chiaramente percepibile all’orecchio (due picchi 26Hz e 44Hz) e tale doveva essere stato nel periodo del maggior utilizzo del mitreo. Questi rituali eseguiti in particolar modo durante la notte alla luce delle lanterne devono essere stati particolarmente suggestivi grazie a questa colonna sonora che proseguiva senza interruzione. Si ricorda che questi rituali non erano aperti a tutti, ma in forma di setta permettevano un rapporto quasi diretto con il dio con delle richieste specifiche. Tale suono oltre ad essere presente in banda udibile è presente con un notevole picco anche a 14Hz, ossia in banda infrasonica, ed è in grado di modificare lo stato di coscienza fino ad uno stato mistico. Per l’irregolarità della grotta all’interno del sito non è presente alcuna risonanza o eco, per cui l’uso di strumenti musicali non fornisce alcun interessante dato.

 

Fig. 4Il rilevo di archeoacustica nel Mitreo di Duino. È evidente un forte picco a 14Hz, in banda infrasonica, oltre che a due picchi rispettivamente a 25Hz e 44Hz, in banda udibile.

 

 

 L’ipogeo celtico di Cividale del Friuli è localizzato nel pieno centro di Cividale del Friuli in provincia di Udine (per ipogeo si intende una struttura scavata nel sottosuolo di origine antica). Si trova non distante dal Ponte del Diavolo sul fiume Natisone verso il quale è presente l’unica apertura dell’ipogeo nell’argine del fiume e che si trova all’ingresso della struttura alla quale si accede attraverso una ripida scala. Dispone di varie camere sotterranee scavate nel conglomerato a diversi livelli e sembra vigilato da tre mascheroni scavati in rilievo nelle pareti.
Vi sono fantasiose interpretazioni non suffragate da valide fonti, si sa che vi è stato un uso funerario in epoca celtica e come carceri del periodo romano o longobardo.

 

 

 

 Fig. 5L’ipogeo di Cividale del Friuli (UD).

 

Stante le scarse informazioni storiche esistenti su questo ipogeo, dal punto di vista costruttivo e dell’archeoacustica bisogna sfatare alcuni miti per un uso funerario originale. Sicuramente i celti, non conoscendone la tecnologia, possono averlo usato per la sepoltura, ma le affinità con l’ipogeo maltese di Hal Saflieni datato migliaia di anni prima dell’arrivo dei celti sono impressionanti. In due delle quattro camere infatti ancora presenti dei fenomeni di risonanza, facilmente evocabili da un semplice tamburo sciamanico a testa unica. Questi fenomeni di risonanza sono infatti localizzati nella banda di frequenza presente tra gli 80-120Hz in grado di modificare lo stato di coscienza dei presenti ai rituali e spesso reperiti in altre strutture antichissime presenti in Europa e costruite dalle popolazioni autoctone prima dell’invasione dei popoli indoeuropei. Esempi simili li possiamo trovare non solo in Irlanda e nel sud dell’Inghilterra, ma anche in Sardegna nelle Domus de Janas.

È ipotizzabile che le altre due stanze, dove non è presente risonanza, siano state modificate per adattarle ad un altro uso successivo, proprio durante il periodo celtico, romano e longobardo. L’origine di questa struttura grazie all’archeoacustica va pertanto retrodatata.

 

 

Fig. 6Il fenomeno di risonanza nella camera “D” dell’ipogeo. Il primo picco arrotondato a sinistra corrisponde alla frequenza del tamburo, il secondo più elevato e appuntito alla risposta della camera a 114Hz.

 

 

La cosiddetta Dolina dei Bogumili, presente nel comprensorio di Basovizza nella provincia di Trieste, rappresenta sicuramente un mistero non ancora risolto. Una dolina è un profondo avvallamento del terreno dovuto al crollo di una galleria sotterranea determinata da un fiume sotterraneo. In particolare nel Carso triestino è causata dal cosiddetto fenomeno del “carsismo”. Il carsismo si sviluppa principalmente a seguito della dissoluzione chimica delle rocce calcaree. La corrosione avviene per opera delle acque meteoriche che, oltre a contenere una certa quantità di anidride carbonica atmosferica disciolta al loro interno, scorrendo sulla superficie del suolo e attraversando lo strato superficiale del suolo si arricchiscono ulteriormente di CO2. Ciò causa la formazione di lunghi percorsi sotterranei che con il loro crollo a volte creano un inghiottitoio, ossia una profonda depressione nel terreno di forma grossomodo rotondeggiante. Nel caso della Collina dei Bogumili la depressione nel terreno è stata sfruttata per costruirci da tempo immemorabile una specie di anfiteatro con caratteristiche acustiche straordinarie. Di lato, in fondo all’avvallamento, un dolmen ricoperto con terra di riporto e con uno stretto passaggio di entrata ed una camera rotondeggiante al termine di questo corridoio. Per certi aspetti può ricordare molto le fattezze delle Tombe dei Giganti in Sardegna.

 

 

 

 Fig. 7La Dolina dei Bogumili a Basovizza (TS). A destra il dolmen costruito sul fondo e ricoperto di terra di riporto.

 

 Come è possibile osservare dalla immagini poste qui sopra, la struttura è stata tutta costruita in pietra a secco e poi ricoperta con terra. Lo studio di archeoacustica è iniziato ponendo un tamburo sciamanico (o altresì detto anche “irlandese”) all’esterno della struttura megalitica registrando le armoniche prodotte e poi all’interno della camera rotondeggiante posta all’interno del dolmen. Ponendosi con il tamburo sciamanico all’ingresso della camera, è possibile far entrare in risonanza tutta la dolina che risuona a tre frequenze specifiche che sono ben diverse dalla frequenza base del tamburo e delle sue armoniche.

 

 

 Fig. 8 - Le caratteristiche sonore del tamburo sciamanico all'aria aperta. E' evidente una frequenza base di 71Hz da cui si dipartono poi le sue armoniche.

 

Fig. 9 - L'analisi sonora del suono che si propaga all'interno della dolina quando il tamburo suona all'interno della camera. Il suono dello strumento viene filtrato ed all'esterno fuoriescono solo tre frequenze che corrispondono alle frequenze di risonanza della camera rotondeggiante centrale del dolmen.

 

Tale fenomeno è da ritenersi non casuale e tutta la struttura sembrerebbe avere una funzione rituale in funzione dell’acustica. A riprova di quanto appena detto si può paragonare quanto ritrovato invece in un’altra stanza posta a metà delle gradinate dell’anfiteatro. Tale stanza, ben integrata nel complesso generale dell’anfiteatro, pur essendo costruita con la medesima metodica del dolmen è totalmente priva di caratteristiche sonore che ne fanno un semplice rifugio, dotato anche di feritoie che ne illuminano l’interno. La stanza a cupola (Fig. 10) posta centralmente al dolmen è, invece, priva di luce ed è situata dopo un lungo corridoio, similmente ad altri tempi neolitici, ad esempio Newgrange in Irlanda anche se in scala decisamente più piccola.

 

 

Fig. 10 La camera centrale del dolmen vista dall’ingresso.

 

Non si sa quando è stata costruito questo dolmen, ma i menhir dispersi all’interno della dolina fanno pensare ad una costruzione molto antica, quasi sicuramente preistorica. Le prime tracce sui documenti risalgono al ‘600, ma la tradizione orale racconta che anche l’eresia bogumilica lo ha utilizzato nel Medio Evo. Di solito i bogumili non costruivano questi manufatti, ma casomai si limitavano ad utilizzare tali strutture sotterranee già preesistenti. Inoltre, durante alcuni scavi, sono stati trovati al suo interno dei cocci di piatti romani. Risulta poco credibile che nel Medio Evo qualcuno avesse deciso di mettere dei piatti romani proprio lì dentro, per cui si può ipotizzare che la struttura fosse preesistente in epoca romana. Anche in questo caso l’origine del manufatto va ampiamente retrodatato forse fino alla preistoria.

 

Discussione e conclusioni

 Alla fine di ogni ricerca molte domande sorgono spontanee. È però importante ricordare che le frequenze riscontrate in questi manufatti nella regione Friuli-Venezia Giulia sono presenti anche in altri luoghi sacri antichissimi in Europa e che hanno un forte effetto sulle onde cerebrali, capace di indurre uno stato alterato di coscienza [10,12,13,18]. Non abbiamo fonti che possano confermare le capacità tecnologiche delle popolazioni che hanno costruito questi ultimi due manufatti in particolare, abbiamo solo qualche nozione sui popoli che ne hanno preso il posto, ad esempio gli etruschi e i romani. Tito Livio ne ha parlato parecchio (24, 25) a proposito ad esempio degli àuguri, particolare categoria di aruspici.

 

È importante comprendere il rapporto tra i siti antichi e i popoli che li hanno costruiti. L'analisi archeoacustica dei siti citati fornisce varie prove a sostegno dell'ipotesi che la decisione di scegliere questi siti come “sacri”, rimaneggiando le formazioni naturali, non fu casuale.

 

Se per il Mitreo di Duino, l’origine del suono è naturale, per quanto riguarda l’ipogeo di Cividale del Friuli, bisogna tenere presente che lo scavo nella roccia non è l'equivalente oppure, peggio, il sistema più primitivo rispetto alla costruzione di una struttura. Al contrario, un errore nello sviluppo della struttura ipogea non è rimediabile, sicché l’esatta intonazione della camera nel range di 80-120Hz presuppone una profonda conoscenza, seppur empirica, della forma necessaria per ottenere questo fenomeno e quindi una cultura molto avanzata. Questo tipo di fenomeno rimanda all’ipogeo di Hal Saflieni a Malta, costruito intorno al 4.000 a.C. e rimasto quasi inalterato anche ai nostri giorni [9]. È pertanto ipotizzabile che questa tecnologia basata sulla conoscenza del rapporto tra mente e suono, fosse patrimonio comune di varie civiltà che hanno abitato il bacino del Mediterraneo fino al Friuli – Venezia Giulia in quell’epoca. Di conseguenza è ipotizzabile, senza timore di slanci speculativi, che vi fossero scambi culturali tra quelle popolazioni, in particolare per le strutture più antiche, come l’ipogeo di Cividale del Friuli o la Dolina dei Bogumili e questi sono ormai gli unici loro resti che possiamo ancora ammirare nella Regione Friuli - Venezia Giulia.

 

 

  1. I.A. Cook, S. K. Pajot, A. F. Leuchter. 2008.“Ancient Architectural Acoustic Resonance Patterns and Regional Brain Activity”, Time and Mind 1(1), pp. 95-104.

  2. P. Debertolis, H.A. Savolainen: "The phenomenon of resonance in the Labyrinth of Ravne (Bosnia-Herzegovina). Results of testing", Proceedings of ARSA Conference (Advanced Research in Scientific Areas), Bratislava (Slovakia), December, 3-7, 2012, pp. 1133-1136.

     

  3. P. Debertolis, N. Bisconti: "Archaeoacoustics in ancient sites" Proceedings of the "1st International Virtual Conference on Advanced Scientific Results" (SCIECONF 2013), Žilina (Slovakia) June, 10-14, 2013, pp. 306-310.

  4. P. Debertolis, N. Bisconti: "Archaeoacoustics analysis and ceremonial customs in an ancient hypogeum", Sociology Study, Vol.3 no.10, October 2013, pp. 803-814.

  5. P. Debertolis, G. Tirelli, F. Monti: "Systems of acoustic resonance in ancient sites and related brain activity". Proceedings of Conference "Archaeoacoustics: The Archaeology of Sound", Malta, February 19-22, 2014, pp. 59-65.

  6. P. Debertolis, D. Gullà, F. Richeldi: “Archaeoacoustic analysis of an ancient hypogeum using new TRV camera (Variable Resonance Camera) technology”, Proceedings of the “2nd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results” (SCIECONF 2014), Žilina (Slovakia) June, 9 - 13, 2014, pp. 323-329.

  7. P. Debertolis, N. Bisconti: "Archaeoacoustics analysis of an ancient hypogeum in Italy", Proceedings of the Conference "Archaeacoustics: The Archaeology of Sound", Malta, February 19-22, 2014, pp. 131-139.

  8. P. Debertolis, A. Tentov, D. Nicolic, G. Marianovic, H. Savolainen, N. Earl: "Archaeoacoustic analysis of the ancient site of Kanda (Macedonia)", Proceedings of the 3rd Conference ARSA (Advanced Research in Scientific Areas), Žilina (Slovakia), December, 1-5, 2014, pp. 237-251.

  9. P. Debertolis, F. Coimbra, L. Eneix: "Archaeoacoustic Analysis of the ĦalSaflieni Hypogeum in Malta", Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 3 (1), 2015, pp. 59-79.

  10. P. Debertolis, D. Gullà: "Archaeoacoustic analysis of the ancient town of Alatri in Italy", British Journal of Interdisciplinary Science, September, Vol. 2, (3), 2015, pp. 1-29.

  11. P. Debertolis, M. Zivic: "Archaeoacoustic analysis of Cybele's temple, Roman Imperial Palace of Felix Romuliana, Serbia", Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 3 (2), 2015, pp. 1-19.

  12. P. Debertolis, D. Nicolić, G. Marianović, H. Savolainen, N. Earl, N. Ristevski: "Archaeoacoustic analysis of Kanda Hill in Macedonia. Study of the peculiar EM phenomena and audio frequency vibrations", Proceedings of the 4th Conference ARSA (Advanced Research in Scientific Areas), Žilina (Slovakia), November 9-13, 2015, pp.169-177.

  13. P. Debertolis, N. Earl, M. Zivic: "Archaeoacoustic Analysis of Tarxien Temples in Malta", Journal of Anthropology and Archaeology, Vol. 4 (1), June 2016, pp. 7-27.

  14. P. Debertolis, D. Gullà: “Preliminary Archaeoacoustic Analysis of a Temple in the Ancient Site of Sogmatar in South-East Turkey. Proceedings of Conference ‘Archaeoacoustics II: The Archaeology of Sound’, Istanbul (Turkey), Oct 30-31 Nov 1, 2016, pp. 137-148.

  15. P. Debertolis, D. Gullà: “New Technologies of Analysis in Archaeoacoustics”, Proceedings of Conference ‘Archaeoacoustics II: The Archaeology of Sound’, Istanbul (Turkey), Oct 30-31 Nov 1, 2015, pp. 33-50.

  16. P. Debertolis, D. Gullà: “Healing aspects identified by archaeoacoustic techniques in Slovenia”, Proceedings of the ‘3rd International Virtual Conference on Advanced Scientific Results’ (SCIECONF 2016), Žilina (Slovakia), June 6-10, 2016, pp. 147-155.

  17. P. Debertolis, D. Gullà, F. Piovesana: “Archaeoacoustic research in the ancient castle of Gropparello in Italy”, Proceedings in the Congress “The 5th Virtual International Conference on Advanced Research in Scientific Areas” (ARSA-2016) Slovakia, November 9 - 11, 2016: pp. 98-104.

  18. P. Debertolis, N. Earl, N. Tarabella: “Archaeoacoustic analysis of Xaghra Hypogeum, Gozo, Malta”, Journal of Anthropology and Archaeology, vol.1 no. 5, June 30, 2017, pp. 1-16.

  19. P. Debertolis, D. Gullà: “Archaeoacoustic Exploration of Montebello Castle (Rimini, Italy)”, Art Human Open Acc J 1(1): 00003, DOI: 10.15406/ahoaj.2017.01.00003.

     

  20. P. Debertolis, D. Gullà, H. Savolainen: “Archaeoacoustic Analysis in Enclosure D at Göbekli Tepe in South Anatolia, Turkey, Proceedings in Scientific Conference “5th HASSACC 2017 - Human And Social Sciences at the Common Conference", Slovakia, Žilina, September 25-29, 2017, pp. 107-114.

     

  21. R.G. Jahn, P. Devereux, M. Ibison: "Acoustical Resonances of Assorted Ancient Structures”, J. Acoust. Am Soc Vol.99 No.2, February 1996, pp.649-658.

  22. V. Tandy, T. Lawrence, "The ghost in the machine”, Journal of the Society for Psychical Research, April 1998, 62 (851): 360–364.

  23. N. Tarabella, P. Debertolis: “Archaeoacoustics in Archaeology”, Proceedings in19th International Conference and Assembly of the Experts of the Foundation Romualdo Del Bianco “HERITAGE FOR PLANET EARTH 2017 - Smart Travel, Smart Architecture and Heritage Conservation and its Enjoyment for Dialogue", Florence, Italy, 11-12 March 2017: 243-249.

     

     


     

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