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L’arciere amiatino e la costellazione di Orione - Una possibile interpretazione


TAG:  grotta arciere, Orione, archeologia, monte Amiata, protostoria, SBRG, SB Research Group, Niccolò Bisconti

 

LA COSTELLAZIONE DI ORIONE

Da sempre l’uomo scruta l’immensità del cielo stellato. Nelle serene notti, collegando virtualmente tra loro le brillanti stelle, le innumerevoli culture della terra hanno immaginato di poter rivedere i miti ed i loro credi religiosi nelle costellazioni.

La terra ed il cielo sono le uniche eredità che accomunano presente, passato e futuro; gli antichi astronomi osservando  le costellazioni non solo hanno riproposto personaggi e trame mitiche, ma hanno potuto calcolare con precisione il tempo ed i cicli cosmici, prevedendo particolari ordini metereologici spesso causa di disordini nelle abitudini quotidiane ma soprattutto nei ritmi dell’agricoltura. Molte civiltà passate hanno regolato la loro esistenza attraverso l’osservazione delle stelle, distinguendo e ordinando le odierne costellazioni.

Tra le tante costellazioni che si possono ammirare, Orione (in latino Orion, Orionis) è sicuramente una delle più belle e facilmente distinguibili alle nostre latitudini nel periodo invernale.

La nebulosa di Orione è una delle più belle e spettacolari dell’emisfro boreale, a causa della sua posizione in prossimità dell’equatore celeste, essa può essere vista da qualsiasi posizione della terra eccetto i due poli. Ai nostri occhi, ormai privi di quella fantasia di cui ricchi ne erano gli antichi, appare come “una grande caffettiera”. A nord-est è situata Betelguese (Alfa Orionis) una stella gigante rossa di tipo spettrale M2, distante 270 anni luce. La sua temperatura superficiale è stimata a 3200 gradi kelvin ed il suo diametro è pari a 400 volte quello del Sole. A nord-ovest  Bellatrix (Gamma Orionis) è una stella di magnitudine 1,9 distante dalla Terra 250 anni luce.

A sud-est è delimitata da Saif (Kappa Orionis); ed infine da Rigel (Beta Orionis, il piede del cacciatore Orione). Al suo centro troviamo tre brillanti stelle allineate da sud-est a nord-ovest che costituiscono la cosiddetta cintura di Orione: Alnitak (Zeta), Alnilam (Epsilon) e Mintaka (Delta), note anche come i tre re Magi o i tre re, o il rastrello.

La costellazione è ben osservabile nelle latitudini italiane in direzione sud, tra lo zenith e l’orizzonte nel periodo invernale. La sua particolare posizione rende questa costellazione un buon mezzo di orientamento; seguendo infatti una linea immaginaria avente come punto di inizio la stella centrale della cintura (Alnilam) e passante al centro della testa (Meissa),  si arriva ad individuare la Stella Polare.

I nomi delle stelle ed il loro significato possono da subito far intuire cosa gli antichi vedessero in questa costellazione: un figura umana, più precisamente un guerriero o un cacciatore.

                               

Fig.1 Le stelle della costellazione di Orione

 

• λ Meissa è la “splendente, colei che marcia con fierezza” (al-Maisan), la stella doppia che corrisponde alla testa di Orione;

• α Betelgueuse è la “spalla di Orione” (mankib al-jauza);

• γ Bellatrix è la “guerriera” (unico nome in latino);

• ς Alnitak è “la guaina” (al-Nitaq);

• ε Alnilam è “il filo di perle” (al-Nizam);

• δ Mintaka è “la cintura di al-jauza” (al-Mintaqa)

• κ Saiph è “la spada del gigante” (saif al-jabbar);

• β Rigel è “il piede del cacciatore”.

 

IL RITRATTO DI ORIONE NELLA CULTURA OCCIDENTALE

Orione è molto legato all’antichità, alcuni autori lo descrivono come un uomo instancabile e dotato di una grande forza, un gigante. Una descrizione della sua statura imponente la troviamo nelle odi di Pindaro nel descrive Melisso di Tebe che non essendo possente come Orione, usò tutta la sua forza ed i suoi mezzi per rovesciarlo durante uno lotta di pancrazio.

A Orione viene attribuita anche una grande bellezza, Nonnos narra che Orione fu superato in bellezza soltanto da Carpo . Secondo altri, i due giganti Oto ed Efialte, figli anch’essi di Poseidone, furono i più grandi ed i più belli, ma solo dopo Orione.

Secondo le molteplici versioni, Orione possedeva un arco in oro, una mazza in bronzo indistruttibile, una spada, o ancora uno scudo.

 

I MITI PIU’ CONOSCIUTI DI ORIONE NELL’ANTICHITA’

Nell'Antico Testamento Orione è appellato come Kesil "empio", la costellazione simbolleggia il mito ebraico di Nimroddove è descritto come un forte ed abile cacciatore,  in virtù del dono della pelle che Dio aveva fatto per Adamo ed Eva. Da grande servitore e adoratore di Dio ben presto però, forte delle proprie capacità, innalzò idoli di pietra e di legno affinché fossero adorati da tutti e costruì la torre di Babele, lanciando una sfida direttamente a Dio. Questo provocò la discesa degli angeli che punirono gli idolatri distruggendo la torre e confondendo il linguaggio. Nimrod continuò a regnare finché durante una battuta di caccia venne ucciso e privato degli indumenti da Esaù, fratello di Giacobbe che a sua volta rubò le sacre vesti e le nascose affinché nessuno potesse scovarle e perpetrare l'oltraggio.

Nella civiltà sumerica, gli astronomi chiamavano Orione, Uru an-na “la luce del cielo”, in essa rivedevano il re di Uruk, Gilgamesh, nell’atto di scontrarsi contro il toro GUD AN-NA “il toro del cielo”. Nel mito Gilgamesh rifiutò come sposa la dea Ishtar (corrispondente alla dea greca Venere), ella andò a chiedere vendetta al padre An, il dio del cielo astrale, il quale inviò un toro a gettare scompiglio nel regno. Gilgamesh aiutato dal fedele compagno Enkidu, riuscì ad ucciderlo e scagliò i pezzi in cielo contro la dea.

In egitto, Orione era assimilabile con Osiride il dio del regno dei morti, dove la ciclicità tipica stagionale,segnata proprio da Orione, "era associata al delicato momento di passaggio, carico di attese e di paure, in cui si consuma la vittoria sulla morte e si celebra la rinascita." Così, se da un punto di vista meteorologico l'avvento della costellazione segnava la fine della siccità estiva e la prossima piena fertilizzante del Nilo, da un punto di vista religioso, il mito della morte di Osiride per mano di Seth, e la straordinaria nascita del figlio Horo concepito con la sorella e moglie Iside, segnavano la garanzia della successione al trono e il mantenimento dell'unità stessa d'Egitto, attraverso il principio dinastico dell'istituto monarchico dei faraoni.

Orione (Ὠαρίων in greco) è conosciuto soprattutto come un cacciatore, un assassino di bestie selvagge. Viene accompagnato durante la caccia da un cane, Sirio, oppure da più cani. Secondo Diodoro di Sicilia, Orione amava la gloria, questo fu il principale motivo che lo spinse ad affrontare con coraggio e determinazione tutte le sue imprese . Lo storico sosteneva che la casa di Orione fosse in Eubea, mentre secondo Strabone, Orione deve il suo nome a la villa d’Orèos, situata sotto il monte Tèlèthrion, dove fu allevato.

Immaginato nell'atto di inseguire le Pleiadi o di attaccare con il suo arco il vicino Toro , in una versione del mito greco, Orione era considerato dai greci un possente cacciatore figlio di Poseidone ed Euriale. Delle sue imprese mitologiche ci narrano alcuni noti scrittori dell'antichità come Arato, Eratostene ed Igino.Il mito narra che dopo aver corteggiato Merope, la figlia del Re Enopione, Orione venne accecato da quest’ultimo per punizione, Efesto impietosito gli diede come guida uno dei suoi giovani assistenti, Cedalione. Seguendo un oracolo, la giovane guida lo condusse ad Est, nel punto dove si innalzava il cocchio che trainava il Sole; giunto a destinazione i miracolosi raggi del Sole all'alba gli restituirono la vista. Il Sole e L'Aurora, però, alla vista del cacciatore s'invaghirono di lui ed il loro dio Apollo, furioso, escogitò un inganno: invitò la sorella Artemide (la dea della caccia), anche lei innamorata di Orione, ad una gara di tiro con l'arco e le indicò come bersaglio nel mare un grosso pesce scuro così lontano da non poterne riconoscere l'identità. La dea colpì mortalmente il suo bersaglio, ma, avvicinandosi alla preda, scoprì che il pesce in realtà era proprio il suo amato cacciatore che stava nuotando nei paraggi: Artemide distrutta dal dolore,  lo immortalò tra le costellazioni.

In Sicilia, sempre secondo la mitologia greca, Orione eseguì molti lavori per la città di Zancle, (Messina), costruendo le porte ed inoltre dopo aver ammassato terra, il promontorio d’Aktè (Calatte).

Esistono molti miti e varianti riguardo la costellazione di Orione,  ciò che accumuna tutti i miti è la figura di cacciatore-guerriero che gli viene attribuita. Si può ipotizzare che tutto ciò sia dovuto alla conformazione stellare che tende ad assomigliare, con la dovuta immaginazione, ad una figura umana avente nel braccio sinistro un arco o comunque sia un oggetto assimilabile ad  un’arma.

 

ESEMPI DI CORRELAZIONE TRA SITI ARCHEOLOGICI E  LA COSTELLAZIONE DI ORIONE

Orione sembra aver rivestito un importante ruolo non solo nella mitologia e nella religione ma anche in importanti siti e complessi archeologici.

L’esempio più famoso è la piana di Giza, dove sono situate le tre grandi piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Negli anni ’80 lo studioso Robert Bauval notò un’assoluta corrispondenza tra la disposizione delle tre stelle della cintura di Orione rispetto la via Lattea, e le tre piramidi rispetto al fiume Nilo (Fig.2).

Teotihuacan, il più grande sito precolombiano, presenta una complessa area cultuale formato da tre strutture di forma piramidale, due più grandi denominate la piramide del Sole e della Luna ed una più piccola. La disposizione delle tre piramidi e le dimensioni risultano avere anche in questo caso una forte analogia con Orione ed il complesso di Giza. La differenza tra queste strutture e quelle egiziane è uno scostamento verso Ovest di 17° rispetto al Nord geografico, dove però in corrispondenza del solstizio d’inverno tramonta il Sole (Fig.2).    

                                          

Fig. 2

 

Nel deserto del Sahara, a circa cento km a ovest di Assuan si trova un sito archeologico, Nabta Playa. Secondo il fisico Thomas G. Brophy tre pietre all’interno del circolo megalitico rispecchiano il modello della cintura di Orione, mentre tre altre pietre rappresenterebbero le spalle e la testa della costellazione (Fig.3).

 

                                                   .

Fig. 3

 

La struttura degli antichi villaggi Hopi nel sud-ovest americano sembrano ricalcare la costellazione di Orione, il villaggio di Betatakin corrisponderebbe a Betelguese, Hom ol’ ovi a Rigel, Canyon de Chelly a Bellatrix, Wupatki a Saiph, mentre le tre Mese alla Cintura (Fig.4).

 

Fig. 4

 

Nello Yorkshire dell’Inghilterra del nord si trova Thornborough, un sito del neoltico che ha dell’incredibile, oltre infatti ad essere stato probabilmente un formidabile osservatorio astronomico più antico di mille anni rispetto alla costruzione delle piramidi, i suoi tre Henges (un “Henge” è una struttura circolare che comprende un fossato o delle pietre con uno o più ingressi) sembrano anche in questo caso rappresentare le tre stelle della cintura di Orione (Fig.5).

 

                                            

Fig. 5

                                      

 

Anche in un sito della Svezia, presso Bohuslan, sembra essere stata rappresentata la costellazione di Orione in una pittura rupestre  (Fig.6 nella seconda immagine è stata strofinata la carta carbone sulla roccia per mettere in evidenza le stelle).

 

 

 

Fig.6           

 

 

La dottoressa Phillis Pitluga, un’astronoma del Planetario Adler di Chicago, attraverso uno studio computerizzato sugli allineamenti astrali delle figure sull’altopiano di Nazca arrivò alla conclusione che il “Ragno” potrebbe essere un diagramma terrestre della costellazione di Orione e che la disposizione delle zampe non sia altro che la rappresentazione del declinare delle tre stelle nelle diverse epoche della terra (Fig.7).

 

                                         

Fig. 7

 

 

LA GROTTA DELL’ARCIERE

La Grotta dell’Arciere, conosciuta anche come “Grotta del Tesoro”, è un sito pre-protostorico situato  nel comune di Abbadia San Salvatore, paese situato nel versante senese del Monte Amiata. Questo riparo naturale risulta essersi originato da una frattura composta nella parete vulcanica. Il sito, ubicato a 1.050 metri s.l.m., si trova in coincidenza con la fascia delle sorgenti in località “Catarcione”, sulla strada che dal paese conduce alla vetta dell montagna. Poco distante dalla grotta è presente una sorgente d’acqua naturale, parte della quale sfocia a poche centinaia di metri più in basso nella località “Fonte Magria”, già nota per la presenza di un antico insediamento medievale.

 

Fig. 8 La collocazione del sito archeologico rispetto al paese di Abbadia San Salvatore e la vetta dell’Amiata

                           

Nel 1970 durante delle esplorazioni, effettuate da un gruppo archeologico all’interno dei numerosi ripari naturali presenti nella zona, venne scoperto un dipinto raffigurante un arciere. L’Arciere è collocato nell’ambiente più nascosto della grotta ed allo stesso tempo non raggiungibile dalla luce solare. Nonostante l’importanza della scoperta, si tratta infatti dell’unica pittura rupestre protostorica (media età del Bronzo) della Toscana, la prima segnalazione a stampa avvenne con un ritardo di dodici anni, nel 1982.

                                  

                                    

Fig. 9 La foto attuale del dipinto

 

La figura ha un’altezza testa/piede di 32, 5 centimetri, ed è stata dipinta di color nero sullo sfondo rossastro della roccia trachitica, in un punto in cui quest’ultima risulta essere più liscia. Il dipinto rupestre, raffigura un individuo che tiene nel braccio destro un arco con una freccia incoccata, la posizione risulta essere statica e ciò è marcato anche dalla posizione dei piedi dipinti con le punte opposte (Fig.9). L’altro braccio appare speculare al primo ma con una resa anatomica meno precisa, si presenta arcuato nella parte dell’avambraccio e sembra reggere un qualche oggetto che non è stato decifrato. Analoghe difficoltà di interpretazione si colgono nell’interpretazione della testa dell’arciere, sembra infatti che l’individuo abbia un “copricapo” la cui presenza è avvertibile ma del quale non si può dire con certezza se sia a tre punte. Per quanto riguarda il busto, il bacino e le gambe, già Priuli rilevava “una certa precisione anatomica”, data in particolare dal restringimento dei fianchi e dalle spalle arrotondate.

Nel 2002, grazie al Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università di Siena, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, sono state effettuate delle indagini preliminari sul dipinto, volte all’accertamento dell’autenticità. Sono stati effettuati degli studi sullo strato di colore nero, che sebbene sia conservato parzialmente nella sua estensione  risulta bene identificabile nel suo spessore.

Allo scopo di stabilirne le caratteristiche deposizionali e di esaminarne la morfologia, sono stati prelevati da questo, due piccoli frammenti delle dimensioni di circa 2 mmq ciascuno. L'osservazione al microscopio ottico ha mostrato che lo strato nero si presenta compatto, talvolta con frattura pseudoconcoide e che lo stesso ingloba elementi cristallini vitrei. Lo spessore si presenta variabile in relazione alla morfologia del substrato lapideo su cui è applicato, ed è comunque inferiore a 1 mm. Il substrato è costituito da una roccia trachitica appartenente alle colate laviche in affioramento nell'area.

Le determinazioni analitiche effettuate in microscopia elettronica e microanalisi a dispersione di energia (SEM-EDX) hanno permesso di individuare una composizione dello strato caratterizzata da elementi chimici riconducibili a frammenti di substrato (O, Mg, Al, Si, K, P, Ca, Ti, Fe) e a sostanze di diversa composizione chimica contenenti C, O, P e S, verosimilmente utilizzate per l'esecuzione della figura dell'Arciere.

La rappresentazione dell’arco ricorda come resa quelle di Porto Badisco, anche se in quest’ultimo complesso gli archi si presentano con un profilo biconvesso forse legato alla posizione di tiro degli arcieri. L’arciere dell’Amiata tuttavia, sia pure nel quadro di notevoli afffinità formali, sembra diffferenziarsi profondamente dagli arcieri di Porto Badisco per il suo carattere statico e per la posizione di non di tiro; elementi che potrebbero attribuire alla figura una valenza simbolica, probabilmente la rappresentazione di una qualche divinità.

 

COMPARAZIONE TRA LA COSTELLAZIONE DI ORIONE E IL DIPINTO DELL’ARCIERE.

L’arciere dipinto nella grotta amiatina, vista la sua staticità, il suo copricapo e la sua posizione simbolica è possibile che raffigurasse una divinità, siamo infatti lontani dai dipinti rupestri che illustravano scene di caccia. Tuttavia fino ad oggi non sono state avanzate però ipotesi su quale divinità in particolare rappresentasse l’Arciere, le analogie di seguito presentate in questo articolo vogliono aprire quindi una prima forma possibile di interpretazione del dipinto che lo vede in connessione con la costellazione di Orione.

 

L’ORIENTAMENTO

Ad un primo impatto visivo, l’Arciere risulta essere stato dipinto al contrario rispetto a come Orione è collocato nel cielo, come un riflesso o una proiezione delle stelle sulla terra.

La spiegazione può essere ricercata nella peculiare posizione della costellazione a Sud, che come è stato descritto in precedenza risulta essere utile per l’orientamento notturno: l’arco infatti indica l’Ovest mentre il braccio l’Est.

 

Fig. 10 La costellazione di Orione ed il dipinto dell’arciere messi a confronto.

 

Ponendosi con una bussola dinanzi al dipinto amiatino si nota immediatamente la sua marcata precisione di orientamento con i punti cardinali,  infatti come un riflesso della costellazione  l’arco indica l’ovest ed il braccio semi-piegato l’est.

In questa primo raffronto, valutando la corrispondenza tra  il preciso allineamento con i punti cardinali del dipinto e la posizione della costellazione alle nostre latitudini invernali , sembra verosimile quindi che l’arciere possa rappresentare  non solo il riflesso di Orione sulla terra, ma in modo simbolico anche l’alba ed il tramonto del sole. Una possibile chiave di lettura vedrebbe l’arco del dipinto ad indicare l’interno della grotta, quindi l’oscurità/notte, data dal tramonto del sole dietro la montagna, mentre il braccio semipiegato l’apertura, quindi la luce/giorno, la nascita del sole.

 

Riassumendo nella Tabella 1:

ELEMENTI

PUNTI CARDINALI

CAUSA

           EFFETTO

Arco orione

Ovest

tramonto

arrivo della notte

Arco arciere

Ovest

interno della grotta

oscurità

Braccio orione

Est

alba

arrivo del giorno

Braccio arciere

Est

apertura della grotta

luce

 Tab.1

 

Fig.11  La collocazione e l’orientamento del dipinto all’interno della grotta

 

 

RAFFRONTO GRAFICO TRA IL DIPINTO DELL’ARCIERE E LA COSTELLAZIONE D’ORIONE

Sovrapponendo l’immagine del dipinto con la mappa stellare si può notare un’incredibile corrispondenza. Il primo  elemento di corrispondenza è l’arco, poi la vita dell’Arciere con la  cintura di Orione; mentre  i piedi, raffigurati in posizione opposta, occupano la posizione delle stelle Saiph e Rigel.

Anche il copricapo che curiosamente è stato raffigurato avente  tre punte sembra riferirsi alle tre stelle della “testa di Orione” (Meissa,) il braccio piegato corrisponde in modo molto approssimativo alla continuazione delle stelle che hanno inizio da Betelguese, infine le spalle, una disegnata più alta dell’altra, sembrano ricalcare proprio la posizione delle stelle Bellatrix e Betelguese.  

Fig. 12

 

CONCLUSIONI

In questo articolo l'autore ha cercato di sintetizzare e di elencare i più famosi miti e  siti archeologici legati alla costellazione di Orione. Queste brillanti stelle, visibili alle nostre latitudini soltanto nel periodo invernale, hanno suscitato un grande interesse presso molte civilità del mondo distanti tra di loro sia nello spazio che nel tempo. La figura che viene associata al mito nelle diverse culture, cioè quella di un guerriero/arciere, potrebbe essere stata raffigurata anche nel caso dell’arciere amiatino,  oltre alla corrispondenza iconografica infatti è molto verosimile anche il raffronto grafico.

L’arciere amiatino, unica figura disegnata all’interno della grotta, è senza ogni ombra di dubbio la raffigurazione di una divinità o di un personaggio in posizione statica, come a simboleggiarne l’importanza.

Oltre all’orientamento e alle corrispondenze grafiche, ho verificato (anche se era un’ovvietà visto il lento mutare della posizione delle costellazioni attraverso la precessione degli equinozi)  se nel periodo in cui viene attribuita la realizzazione del dipinto, fosse ben visibile la costellazione di Orione dalla zona in prossimità della grotta dell’Arciere; utilizzando come planetario un comune software Open Source dal nome “Stellarium” ho inserito le coordinate della località e la data che più si avvicina al periodo in cui dovrebbe risalire il dipinto (1.700 a.C. circa).

 

Fig. 13 dal sotware Open Source “Stellarium

 

Come si può osservare dall’immagine, il risultato è che anche nella media età del Bronzo, come era facilmente intuibile,  la costellazione di Orione era ben visibile dalla zona presso la grotta dell’Arciere.

In conclusione resta impossibile comprendere, in assenza di ulteriori dati, se realmente l’intento dell’”artista” fosse quello di antropomorfizzare questa costellazione; tuttavia le anologie che sono state elencate in questo articolo (mito, orientamento, corrispondenza grafica) sembrano confermare, senza forzatura, la possibile interpretazione, che vede l’arciere amiatino comela rappresentazione simbolica o artistica della costellazione di Orione.

Niccolò Bisconti - 1 ottobre 2012

 

(Una coincidenza è una ...due coincidenze fanno un indizio, tre coincidenze fanno una prova - Agatha Christie)

 

BIBLIOGRAFIA

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